venerdì 25 marzo 2016

SESSO E RELIGIONI



Nei riguardi del sesso si è rimasti in una posizione ibrida e paralizzante: il pregiudizio moralistico nei riguardi della sessualità, anzi una specie di “odio teologico” per essa, la stretta relazione fra sessualità e peccato è una caratteristica mai perduta nella religione venuta a predominare in Occidente, la quale la mette in contrasto con le altre religioni creazionistiche. 

Spesso la funzione procreatrice fu da esse glorificata come un riflesso nell’uomo del potere creatore divino. Cosa che per ogni cristiano apparirebbe blasfema, l’Islam contempla invocazioni divine durante l’atto sessuale, l’antico Iran giunse a promettere grazie divine a che desse il massimo ardore nell’amplesso, note formule indù nell’unione dei sessi fanno intervenire simboli cosmici e sacri, e via dicendo. E ciò, a tacere di correnti, come il dionisismo, che all’estasi del sesso riconobbero possibilità mistiche. Si sa che lo stesso Platone mise il trasporto eros vicino a specie varie di entusiasmo divino, profetico e iniziatico.

Se dicessimo che di tutto ciò nel cristianesimo non si trova traccia, udremmo solo ribattere che esso conosce il matrimonio come sacramento.Il matrimonio come sacramento è cosa tardiva, nella tradizione cattolica. Prese questa forma solo verso il XIII secolo e fu obbligatorio come tale solo col Concilio di Trento. Ma, in più, il matrimonio è concepito dal cristianesimo come un pis aller, come un ripiego dovuto alla fragilità umana, perché come dice San Paolo, “è meglio prender moglie che ardere”. Se no, è la castità, l’astinenza, che è l’ideale: non il “Sacro connubio” ma il “casto connubio”. Che non si sa più che connubio sarebbe.

Ciò si conferma nell’idea, che l’unico fine del matrimonio sarebbe la procreazione, ossia quel di più naturalistico e di biologico presenta la sessualità: indulgere a questa per altro scopo, perfino fra coniugi, sarebbe peccato. Si vede perciò che il carattere di sacramento conferito al matrimonio non porta a nessun mutamento di piano, non dà dimensioni diverse, spirituali, all’esperienza sessuale presa in se stessa, la lascia tale e quale come una mera necessità della natura e ha alla fine, una portata sociale: sancisce il regime di una società trovatasi ad essere monogamica, cercando di rafforzarlo attraverso il principio della indissolubilità del matrimonio.

La consegna di tutto ciò è stato, nel mondo cristiano, un inselvatichimento per repressione di tutto quanto è proprio al sesso, con molta ipocrisia, finchè lo sbarramento è saltato. Così oggi si assiste ad una specie di scatenamento di tutto ciò che si lega a sesso e a donna, nel senso più primitivistico, pandemico e pericoloso. Per questo, delle revisioni dei rapporti fra spiritualità e sesso si impongono.

Il partner che prevale sull'altro, imponendogli una sessualità egocentrica, che non rispetta la sua dignità e non è un'espressione d'amore. Il coniuge non è uno strumento per sfogare la propria libidine, ma è una persona con la quale si condivide il sentiero della vita. 

Il letto coniugale deve esprimere anche la pulizia da pensieri di peccato. Se, per esempio, un marito desidera avere un rapporto sessuale con sua moglie solo perché è stato eccitato dalla visione di un film erotico, la sua motivazione non è onesta, perché sfrutta la moglie per soddisfare un suo personale bisogno nato da una fonte diversa. In quel caso, il rapporto sessuale non esprime più la comunione fisica, affettiva ed emotiva tra marito e moglie, ma – sotto sotto – è un adulterio mentale.

Una ricerca mette sotto la lente 3 principali comportamenti sessuali: il sesso fuori dal matrimonio, quello che definiremmo dei “single”; quello extraconiugale, cioè di chi ha rapporti sessuali con terzi pur essendo coniugato; e i rapporti prematrimoniali, quelli che riguardano principalmente i giovani  e giovani adulti.
La prima osservazione  dello studio è che la maggior parte delle grandi religioni scoraggiano il sesso fuori dal matrimonio ma alcune religioni appaiono più efficaci di altre a limitare questo comportamento.

I musulmani, per esempio, emergono come  i più conservatori in  fatto di comportamento sessuali. Insieme agli indù hanno  il 45% delle probabilità in meno  di cristiani ed ebrei di praticare sesso prima del matrimoni ed hanno anche meno probabilità di  avere rapporti extraconiugali di tutte le altre religioni tranne i buddisti.
Diversamente dai fedeli dell’Islam, i buddisti non hanno regole rigide su specifici comportamenti sessuali anche se osservazione di 4 precetti etici del Buddismo precluderebbe il sesso fuori del matrimonio.
La ricerca mette in evidenza che i buddisti sono più propensi  dei musulmani ai rapporti  sessuali fuori dal matrimonio, ma sono simili a questi ultimi per l’ostilità al sesso extraconiugale e prematrimoniale.
Infine, i cristiani e gli ebrei emergono dallo studio come più tolleranti e aperti ai rapporto sessuali pre e fuori matrimonio e extraconiugali.
I ricercatori  concludono che  la cultura religiosa islamica nazionale influisce sui comportamenti sessuali prematrimoniali  i quali non sono riconducibili  a credenze individuali dei musulmani,  e ciò spiega chiaramente il potere che la cultura può avere nel plasmare i comportamenti degli individui.



Un’analisi molto puntuale ed approfondita del comportamento sessuale in relazione alla religione cattolica è stato compiuto da un’altra ricerca “La sessualità degli italiani” condotta da Giampiero Della Zuanna, docente all’Università di Padova, dalla quale emerge  chiaramente che l’intensità della fede religiosa  influisce fortemente sulla  libertà dei comportamenti sessuali. Dalla ricerca per esempio emerge che  le percentuali più alte di coloro che propendono per una relazione stabile ed esclusiva (97%) è tra  i credenti attivi e che questa cala al 77% per  gli atei.
L’affermazione che per le donne conta più il sentimento che il sesso è condivisa dal 64% delle donne credenti attive ma solo dal 54% dagli atei; che sia meglio sposare una donna vergine, lo pensano il 24% dei credenti e solo il 6% degli atei. Che sia possibile fare sesso senza essere sposati lo pensa il 64% dei credenti attivi ed il 95% degli atei; infine che sia ammissibile la masturbazione quando non si ha un partner lo ammettono il 50% dei credenti attivi  e l’87% degli atei.
In sintesi: più le religioni sono tradizionaliste e dense di divieti e meno accettano la libertà nei comportamenti sessuali; ed i comportamenti sessuali sono tanto più liberi quanto più ci si allontana dalle religioni per diventare massime in chi è ateo.

Per i cattolici:
Il sesso consentito nel matrimonio: penetrare solo per procreare.
Quando il marito penetra nella vagina della sua donna e vi abbia versato dentro il seme, il matrimonio si reputa consumato.

L'amore tra fidanzati: non fare sesso prima del matrimonio. 
Il giovane che fa sedere una ragazza sulle sue ginocchia e la trattiene, o abbracciandola la preme su se stesso ordinariamente, commette peccato mortale e la donna non va immune dallo stesso peccato se volontariamente a tutto ciò acconsente.
È peccato mortale dilettarsi deliberatamente in emozioni carnali, ancorché eccitate casualmente.

Vi è una specie di sodomia, che può accadere anche fra persone di sesso diverso, quando la relazione carnale avviene all'infuori dell'accoppiamento delle parti genitali; per esempio, quando si mettono in  opera le natiche, la bocca, le mammelle, le cosce, ecc. Benché questo genere d'infamia non sia punito egualmente come la sodomia propriamente detta, è certo ch'esso è sempre una grande ignominia contro natura.

Nel caso dell'uomo passivo e della donna attiva, l'invertimento della natura sarebbe ancor più grave.
Peccano mortalmente i coniugi… se si accoppiano carnalmente usando di una parte del loro corpo che non è quella voluta dalla natura, per esempio, se la moglie prende in bocca il membro virile del marito, ecc.
È severamente da biasimare, specialmente il marito, se per sentire maggiore piacere s'introduce nella vagina della moglie facendosi volgere da lei il didietro come usano le bestie, oppure mettendosi sotto di lei, giacché queste strane posizioni corporali sono spesso segni di passionalità moralmente cattiva in coloro che non si accontentano delle posizioni naturali.

Anche a letto deve comandare l'uomo.
La donna non può prendere l'iniziativa.

Il palparsi fra coniugi è peccato mortale quando ne risulti un prossimo pericolo di eiaculazione, perché la polluzione non è lecita né ai coniugati né ai liberi, e non si può ammettere scusa alcuna ad esporsi volontariamente al pericolo di essa.

Il concubinato è il rapporto fra un uomo libero e una donna libera, i quali convivono come se fossero in matrimonio, o sotto lo stesso tetto, o in separate abitazioni. È certo che il concubinato, inteso così, è un peccato molto più grave della semplice fornicazione, perché c'è l'abituale disposizione dello spirito a peccare.

La fornicazione con persona eretica o infedele, è peccato ancor più grave, in quantoché ridonda in obbrobrio alla vera religione.

Anche i fornicatori, gli adulteri, ecc. non possono opporsi alla generazione, lasciando volontariamente cadere il seme fuori della vagina della donna, perché questa è sempre una cosa contro natura.

I baci in parti inconsuete del corpo, per esempio, sul petto, sulle mammelle o, come usano i colombi, introducendo la lingua nella altrui bocca, stimansi fatti con intendimenti libidinosi, o almeno inducono nel grave pericolo della libidine, e perciò non vanno esenti  da peccato mortale.

È certo che i baci, anche se onesti, che inducono nel prossimo pericolo di eiaculazione o di veementi commozioni di libidine, sono da reputarsi peccati mortali.

Se qualcuno, per ragioni di sua particolare debolezza, è solito provare eiaculazione guardando eroticamente una donna in qualche parte sensuale del corpo, o toccandole una mano, premendole le dita, conversando con lei, abbracciandola onestamente, ma senza una ragione, assistendo a balli, ecc. deve astenersi da tutti codesti atti sotto pena di peccato mortale.



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