domenica 25 giugno 2017

PEGGING




Il pegging è la pratica sessuale nella quale un uomo è penetrato analmente da una donna che indossa un dildo.

Il pegging non è affatto una novità: tanto per fare un esempio, nel III secolo a.C. l’intera economia della città greca di Mileto si basava sulla produzione di olisboi, cioè le stesse cinture falliche che oggi chiamiamo ‘strap-on’.

Il godimento maschile proveniente dalla stimolazione della prostata, a sua volta dovuta allo sfregamento del dildo penetrato profondamente nell’ano, non è manifestazione di omosessualità; bensì una banalissima (e non identica per chiunque) sensazione provata dall’uomo nel venire penetrato.



Il dildo deve essere pulito e dovete munirvi di un lubrificante di qualità. La scelta del tipo di dildo è a discrezione dell’uomo, e nei casi più perversi della vendicativa partner. La decisione può ricadere in oggetti anatomicamente più “realistici” e altri più impegnativi ed astratti.

Le donne possono “godere” di una sessione di pegging per almeno due motivi: intanto il senso di dominanza e sottomissione sull’uomo; ma esistono anche apparecchiature più articolate e complesse che prevedono sia il doppio dildo anche se è usato principalmente per il rapporto donna a donna; o ancora un’altra possibilità combinata tra dildo e piccoli vibratori che stimolano vagina e clitoride della dominatrice.

Non fate mai, e nemmeno provate, ad usare dildo troppo piccoli e corti, e soprattutto non ben saldati alla cintura della partner: il rischio “supposta” potrebbe portare fastidiose sorprese e la rapida fine dell’idillio nello scambio di ruoli.




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martedì 20 giugno 2017

SCHELETRI ABBANDONATI



Case, impianti sportivi e cantieri. Abbondano incompiute e strutture abbandonate. .

Case in costruzione, non ancora ultimate, forse perché il costruttore ha finito i soldi o è fallito. Oppure i lavori sono stati bloccati dal Comune a causa di qualche irregolarità.

Sono lì, si stagliano contro il cielo con gli spazi delle finestre che sembravano orbite vuote. La vegetazione ha già preso il sopravvento sulla costruzione e rovi e arbusti entrano ed escono da finestre e porte.

Scheletri: capannoni, armature in cemento non terminate, infrastrutture incompiute, casali abbandonati. Tutti questi elementi raccontano di una corsa selvaggia e inebriante verso una modernità necessaria e di una rivoluzione incompleta che ha lasciato molte vittime sul terreno, vittime che oggi si rivelano come un problema difficile da affrontare. Non c'è niente di sublime nella sensazione che, ogni volta, proviamo nel guardare con attenzione ai troppi frammenti che il boom economico e i decenni seguenti hanno generato dando forma alle cartoline di un nuovo paesaggio da cui non possiamo più fuggire. A poco serve quel moralismo, velato da una malinconia pericolosa, che vorrebbe azzerare tutto e cancellare di colpo i risultati potenti e paradossali di un'intera società che ha semplicemente desiderato essere moderna ed evoluta, come tutto il resto del mondo occidentale, senza avere una completa maturità e senza disporre degli strumenti per controllare questa incredibile energia.
Il Novecento è stato per l'Italia un secolo travolgente, in cui una massa di nuovi individui ha cercato e costruito il suo frammento individuale di paradiso e benessere, non calcolando le conseguenze e l'impatto poderoso di quei milioni di balconi e di quelle centinaia di 'fabbrichette' sul nostro fragile territorio. Oggi ci troviamo a fare i conti con una tavola apparecchiata inutilmente per troppi convitati, con scorie che non sappiamo come smaltire e con i postumi fastidiosi di un'ubriacatura collettiva che ha consumato energie, terreno, culture e risorse.



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domenica 26 marzo 2017

SELFIE E BOCCACCE



Sorridere? Assolutamente no. Meglio una linguaccia. Le foto sui red carpet e quelle delle vacanze si riempiono di boccacce. L’ultima moda, non solo tra le star, è farsi immortalare con una smorfia sul viso: nasi arricciati, sopracciglia aggrottate, bocca spalancata e occhi storti. Gli scatti negli album di famiglia e sui social network sono quasi da film horror. Ma questo poco importa. Secondo uno studio del Dipartimento di psicologia dell’Università di Portsmouth, nel Regno Unito, le espressioni non alterano i lineamenti. Quindi chi è bello di natura, lo sarà sempre.

Le donne, però, non sono le sole a «esibirsi». Anche gli uomini si divertono. E sui social network i «comuni mortali» seguono la tendenza. «Il web ha un effetto moltiplicatore. Quindi la foto di un’attrice che fa una boccaccia sul tappeto rosso rimbalza ovunque. Viene visualizzata un’infinità di volte e si diffonde . E per il fenomeno dell’emulazione si tende a volerne fare una uguale», dice Gianluca Calì, psicologo e psicoterapeuta.
Secondo una ricerca condotta da Nadja Reissland della Durham University, si comincia a giocare con le espressioni già nella pancia della mamma. I ricercatori hanno monitorato quindici feti (sette maschi e otto femmine) attraverso le ecografie 4D e hanno dimostrato che i bebé sono capaci di quei movimenti del volto che contraddistinguo rabbia, tristezza o gioia. Una sorta di allenamento per quello che li attende dopo la nascita. I bambini, infatti, comunicano le sensazioni che provano con la mimica facciale. Quindi - dicono gli esperti - una linguaccia non dovrebbe mai essere punita, ma piuttosto andrebbe compresa.



«Online ci sono regole che rispecchiano solo in parte quelle della società offline - dice Calì -. Siamo più disposti a trasgredire e a regredire con comportamenti infantili perché non abbiamo la consapevolezza dei controlli. In realtà non è affatto così. Sappiamo bene quanto siano sotto osservazione i siti. Comunque si tratta di una trasgressione innocente rispetto ad altre di cui il web si nutre. La boccaccia ci permette di infrangere le regole, ma in modo innocuo».

Per la stragrande maggioranza i protagonisti dei selfie hanno tutti le stesse caratteristiche: donne, adolescenti, con il telefonino messo di lato in modo da fare la foto di profilo o al massimo di tre quarti, con un occhio strizzato o con i capelli tutti da un lato. L’espressione è per lo più una smorfia, ma l’ampia gamma va dal bacetto allo stupore  fino al sorrisetto con labbra arricciate, che è il grande classico.
Il fatto di nascondersi dietro ai capelli lunghi, o di farsi la foto includendo solo metà faccia è proprio il sintomo che gli adolescenti si mostrano, sì, ma secondo le loro dosi.  "E’ l’opposto del narcisismo”, dice il professor Federico Tonioni, psichiatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile del primo ambulatorio in Italia per le dipendenze da Internet, presso il Policlinico Gemelli di Roma.




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martedì 14 marzo 2017

"MI PIACE"



Un "mi piace" a una cosa che abbiamo pubblicato su Facebook ci fa sentire felici ed esaltati. Alcuni studi hanno mostrato che quando pubblichiamo qualcosa sui social non solo avviene un rilascio di dopamina, ma un'area del cervello, chiamata nucleus accumbens, si attiva secondo le stesse modalità di quando pensiamo a cose piacevoli come il sesso, il cibo e i soldi. La nostra rete di interazioni sociali sintetiche, la nostra finta realizzazione personale e l'illusione di essere popolari scatenano questa reazione—una specie di dipendenza—lasciandoci poi con il bisogno di ottenere ulteriori pollici in su digitali.

La maggior parte di questi "mi piace" sono una farsa: vogliono addirittura dire "mi fa schifo".  Ci sono persone a cui di voi non frega poi tanto, ma che si sentono obbligate a convincervi del contrario.

Ogni tanto vi compaiono nella home dei post tanto imbarazzanti che non potete fare a meno di mettere "mi piace." La persona che li pubblica dovrebbe ricevere un premio per il contributo che presta alla stupidità del mondo. Il caso classico è quello dell'idiota che pubblica le sue lamentele non richieste sulle persone di cui si circonda. Parla di un luogo dove non esiste il perdono, dove la "fiducia" e la "lealtà" sono valute instabili e i "veri amici" sono sempre meno ogni giorno che passa. Chi gli fa notare l'abisso di stupidità in cui nuota viene liquidato come "hater."

Vedere con i propri occhi che al mondo esistono persone del genere può farvi bene. Magari non a livello assoluto, ma su un piano più personale. Anche nei vostri momenti peggiori, quando sarete rossi di vergogna e avrete sospeso ogni giudizio morale su quello che vi circonda, sarete sempre meglio di lui. O di lei. Quindi sì, effettivamente state mettendo "mi piace" al fatto di essere una persona un tantino migliore.

Molto spesso, mettendo "mi piace" facciamo le veci dei nostri genitali. Insieme all'atto dei "preferiti" su Twitter, è il modo più facile e meno impegnativo per far capire a una persona che siamo interessati. Un tempo, per questo su Facebook c'era la funzione "poke," che esiste ancora oggi anche se la usa solo quel tuo amico che ogni volta che manda un poke ride per dieci minuti. Adesso il più blando "mi piace" può essere usato per mettere in moto una serie di eventi, la cui conclusione può tradursi o meno in azioni estremamente pratiche.

Se nella foto c'è anche un'altra persona che non è amica del soggetto, l'intenzione dietro al "mi piace" è molto esplicita. Chiunque abbia una relazione sa che almeno una volta al mese c'è una crisi dovuta al fatto che uno dei due pensa che ci sia qualcuno che vuole sottrargli l'amato. Ricordate: gli amici non permettono che il numero di "mi piace" alla foto profilo di un amico resti basso.

Se siete troppo discreti ed educati per una dichiarazione tanto esplicita, potete aggirare il problema e provare a lanciare i vostri segnali mettendo "mi piace" alle foto in cui la persona è taggata. Oppure potete mettere "mi piace" a una foto di qualcosa di divertente, o a una in cui le persone fotografate non sono vistosamente in posa. In questo modo il vostro intento diventa molto più ambiguo e misterioso. State dicendo una cosa tipo, Ciao, mi piace il fatto che tu ti stia divertendo. E forse, magari, vorrei anche fare sesso con te. Questo vale solo per le foto che vi appaiono in bacheca, ovviamente. Non vorreste mai che l'altra persona pensi che la state spiando, e che dedicate tutta la pausa pranzo a osservare le foto che ha pubblicato negli ultimi otto anni.

Per un approccio ancora più sottile e sofisticato, potete mettere "mi piace" a uno stato in cui la persona racconta uno dei suoi ultimi successi, o a una canzone che ha pubblicato. Così facendo, lancereste il segnale che a voi e a quella persona piace la stessa musica (e che forse ve la fareste) o che siete felici per come è andato il suo ultimo esame (e che forse ve la fareste). C'è un messaggio nascosto anche nel mettere "mi piace" a un video di gattini.

I contenuti di qualità sono e rimarranno la cosa più importante su Instagram (così come sugli altri social). Sono il primo requisito per fare davvero la differenza. Eppure, non possiamo fare a meno di chiederci se esistano altri piccoli accorgimenti che possano contribuire al successo del nostro profilo, portandoci ad aumentare follower e like.
Il primo segreto per ottenere più follower e like su Instagram è anche il più semplice e apparentemente banale.



Ricevere commenti, condivisioni e like quando scriviamo un post è per noi tutti motivo di piacere, di appagamento della nostra innata voglia di protagonismo e consenso sociale.

In rete è facile trovare centinaia di articoli su come aumentare la propria popolarità sui social. Ci sono anche agenzie di marketing che vendono pacchetti di like.

Ci sono poi utenti che sfruttano questo circolo con intelligenza per curare la loro immagine a fini professionali, fino a costruirci un lavoro vero e proprio. Sono i cosiddetti influencer, persone considerate esperte su alcuni ambiti di loro competenza e che godono dell’ammirazione, della stima e della fiducia di migliaia di altri utenti. In realtà quella dell’influencer non è una novità. Già nel secolo scorso i sociologi, che studiavano gli effetti della comunicazione di massa sugli individui, avevano individuato nell’opinion leader colui che riusciva a condizionare gli altri. Oggi l’opinione degli influencer conta così tanto da influenzare il pensiero e finanche i comportamenti, nonché gli acquisti, di tanti altri utenti che li seguono.

Alla luce di quanto detto non deve stupire, quindi, un’altra dinamica sociale tipica dei giovani, come l’irresistibile voglia ad uniformarsi. Dall’osservazione fatta i ricercatori si sono accorti che i ragazzi sono più propensi a dire “mi piace” se molti coetanei lo hanno già fatto. Anche in questo caso non si tratta di nulla di nuovo per gli scienziati sociali. È questo un fenomeno conosciuto già da molto tempo prima dell’avvento dei social network. Senza ricorrere alle teorie sulla psicologia delle folle, elaborate nella prima metà del ‘900, (secondo cui tante persone riunite in un ambiente circoscritto tendono ad adottare comportamenti simili) basterà ricordare quando da ragazzi seguivamo le mode del momento solo perché lo facevano anche i nostri coetanei. «Nello studio i ragazzi rispondevano alle scelte espresse da un gruppo di estranei virtuali e la volontà di conformarsi si è manifestata sia a livello cerebrale che nella scelta pratica di ciò che piace o meno», riflette Mirella Dapretto, docente di psichiatria e scienze comportamentali all’Ucla e autrice dello studio. «Possiamo aspettarci – aggiunge – che questo effetto sia amplificato nella vita reale, quando i teenager si relazionano a persone importanti per loro». Ecco riproporsi la famosa questione sulla valenza educativa dei mezzi di comunicazione. Parafrasando il titolo del celebre saggio sulla televisione di Karl R. Popper potremmo chiederci: Cattivi maestri social? Tutto, ovviamente, dipende da come si utilizzano. «Se gli “amici” social mostrano comportamenti virtuosi – spiega l’altra autrice Patricia Greenfield, direttrice del Children’s Digital Media Center dell’Ucla – anche la condotta dei figli verrà influenzata in questa direzione. È dunque importante che i genitori sappiano con chi interagiscono i loro ragazzi e il tipo di contenuti che questi coetanei stanno condividendo o apprezzando».

Alcuni “mi piace”, puntualizzano i ricercatori, nascondono delle insidie molto pericolose, che comportano nei ragazzi l’allentamento dei “freni mentali”. Nello studio i teenager sono stati messi di fronte a foto neutrali e a foto rischiose (persone con sigarette, alcol o abiti provocanti). Un dato comportamentale confermato anche a livello dell’attività cerebrale, con una minore attivazione delle aree associate al controllo cognitivo e all’inibizione della risposta.



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venerdì 10 marzo 2017

LA PAZIENZA



La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d’eroico.
Giacomo Leopardi

La pazienza è la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità, mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro. La pazienza è una qualità e un atteggiamento interiore proprio di chi accetta il dolore, le difficoltà, le avversità, le molestie, le controversie, la morte, con animo sereno e con tranquillità, controllando la propria emotività e perseverando nelle azioni. È la necessaria calma, costanza, assiduità, applicazione senza sosta nel fare un'opera o una qualsiasi impresa.

Giobbe, principale personaggio dell’omonimo libro della Bibbia, è la personificazione del giusto che soffre mentre i malvagi prosperano, e che tutto sopporta inchinandosi al volere di Dio.

Ricco e potente, Giobbe fu messo alla prova da Dio che gli tolse progressivamente i beni, i figli e la salute. Di fronte a tutto ciò, il suo commento fu: “Dio ha dato, Dio ha tolto: sia benedetto il nome del Signore”. Per questo motivo la Bibbia ne ha fatto simbolo ed esempio di giustizia e di pazienza.



La pazienza nella sua accezione migliore è senz’altro una virtù ma al polo opposto potrebbe coincidere con la rassegnazione. 

Nel caso di un conflitto che ci fa soffrire, c’è una bella differenza tra l’adattamento  e la ‘governance’ della inevitabile tensione.  Quindi attendere, sopportare senza lasciarsi sopraffare dalla depressione (come conseguenza della inevitabile frustrazione) ma concentrarsi per trovare una possibile soluzione, la pazienza.

Quando invece decidiamo di essere impazienti agiamo con frettolosità e l’imprevisto è un fastidio da cui scrollarsi e il tempo a disposizione viene sprecato.   

L’impazienza legata al conflitto non aiuta a risolverlo (anzi lo peggiora) e, inevitabilmente sfocia  ma nella rabbia.



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giovedì 2 marzo 2017

SOTTO IL VELO



Nonostante il numero crescente di donne velate, il mondo arabo mantiene la passione per la biancheria intima licenziosa.
 
Dal Marocco agli Emirati, passando da Tripoli e Il Cairo, pare che le donne musulmane facciano a gara a riempire i propri guardaroba di biancheria sexy. Non a caso il Medio Oriente detiene il primato mondiale di spesa media pro capite per l’abbigliamento intimo. Una passione femminile che cresce senza sosta, malgrado l’ostruzionismo delle autorità saudite (che proibiscono alle donne di lavorare nei negozi di intimo) e la feroce campagna “moralizzatrice” del gruppo estremistico Hamas, che ha vietato nella Striscia di Gaza ogni genere di pubblicità di biancheria intima (banditi pure i manichini delle vetrine).
Le donne arabe, costrette a coprirsi in luoghi pubblici con veli e abiti castigati, comprano senza freni e inibizioni completi osé dalle trasparenze allusive, per poi sfoggiarli ai mariti nel segreto delle proprie case. «Il business della lingeria è alimentato dalle forze più conservatrici e maschiliste della società islamica», osserva il sociologo Ammar Abdulhamid della Brookings Institution di Washington, che azzarda una teoria: «Nel mondo arabo l’emancipazione femminile è inversamente proporzionale all’erotismo della biancheria intima».



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PIGIAMA SI PIGIAMA NO



«Un gentiluomo può farsi vedere in pigiama soltanto dalla moglie e dal maggiordomo» — meglio di Winston Churchill: quando le bombe naziste piovevano su Londra, dormiva nel bunker sotto Westminster non in pigiama ma con una comoda tuta militare appositamente realizzata dal suo camiciaio di Jermyn Street (Turnbull & Asser). Era per lui impensabile che il primo ministro di Sua Maestà, in caso di evacuazione del bunker nella notte, venisse visto in pigiama dal suo staff e dalle guardie militari.

Il padre della tendenza di passeggiare in pigiama — come sempre quando si parla di stile informale — è un americano, Hugh Hefner, fondatore di Playboy , che da adolescente aveva l’aspirazione di vivere circondato da belle ragazze senza prendersi neppure il disturbo di scendere dal letto e così è stato, sei decenni in pigiama di seta e vestaglia circondato dalle sue Playmate. Immagine da viveur che non poteva influenzare la moda: ci sono voluti molti anni per questa lunga marcia, da quando Hefner archiviò giacca camicia e pantaloni (per non parlare della cravatta: si parla dei sogni di un adolescente che non voleva diventare grande), ma il pigiama ce l’ha fatta: è sdoganato. Ora in versione modaiola, di lusso, con tessuti pregiati e stampe esclusive.

Pigiama non come trasgressione o segnale di sbraco imperante ma come diritto, simbolo di indipendenza. Artisti contemporanei come Julian Schnabel, rapper come Wiz Khalifa e cantanti come Rihanna, attrici come Jessica Alba, modelle come Cara Delevingne (peraltro abituata a fare tardi la sera, è logico che possa confondere gli orari) lo portano di giorno, al punto che il pigiama è diventato a sorpresa il capo del concluso 2016. Marina Abramovic aveva organizzato al Heaven Gala benefico di Santa Monica una performance in pigiama (con sfilata di Costume National allora diretto da Ennio Capasa) davanti alle star di Hollywood; Dolce & Gabbana hanno preso il pigiama e l’hanno trasformato in prezioso capo di alta moda, con una capsule collection «Pigiama Party» e un evento ad hoc a Hollywood, e un marchio di elegante nicchia come F.R.S. di Francesca Ruffini (le iniziali della stilista, ma è un acronimo che sta anche per «For Restless Sleepers», per dormienti inquieti) ha fatto del pigiama il suo capo fondamentale. Forse perché di questi tempi difficili ci rassicura: è il capo che indossiamo a letto, al sicuro, sotto le coperte.



Dormire nudi fa bene, rende più felici, migliora la qualità del sonno e fa sentire più rilassati.

Secondo l’American Academy of Sleep Medicine, la temperatura corporea scende in modo naturale mentre si dorme profondamente. Questo fenomeno è dovuto al Ritmo Circadiano, un ciclo di circa 24 ore, che regola molti fenomeni, come le fasi di dormiveglia, il ritmo cardiaco, le secrezioni ormonali, la pressione sanguigna o la risposta immunitaria. Indossare il pigiama può disturbare questo naturale abbassamento di temperatura e, di conseguenza, disturbare il sonno e provocare insonnia.

Il nostro corpo durante la notte si raffredda, facendo crescere il livello dei nostri ormoni e, contemporaneamente, abbassando quello del colesterolo. Il sonno perfetto si compone di due cicli: il primo in cui il nostro organismo fa abbassare i livelli di cortisolo e il secondo in cui il corpo lavora per innalzare di nuovo questi livelli in vista del giorno dopo, per farci alzare con energie sufficienti. Se il sonno è interrotto (per esempio dal pigiama scomodo), il corpo produrrà più cortisolo del solito e questo eccesso fa si che l’appetito aumenti.

Uno studio scientifico, ha scoperto che dormire in temperature più fredde è strettamente collegato a migliorare il nostro metabolismo: abbassa i livelli di zucchero nel sangue e previene il diabete di tipo 2. Gli scienziati hanno scoperto che, quando i partecipanti dormivano nudi abbassando così la loro temperatura, il loro grasso malsano ha cominciato a diminuire nel giro di poche settimane, e la loro salute è rapidamente migliorata, soprattutto negli aspetti metabolici.

Dal momento che la vagina ha temperature interne simili a quelle tropicali, è anche il luogo adatto per la proliferazione di batteri e infezioni. Dormire nudi aiuta a rendere più asciutte le parti intime e a preservarle da questi rischi.

Gli uomini possono fare in modo che i testicoli riposino a una temperatura inferiore, aumentando la fertilità e migliorando la qualità dello sperma.

Dormire senza pigiama e vederci nudi appena svegli ci rende più felici e fa crescere la fiducia in noi stessi. Essere più sicuri di noi serve a sentirci anche più belli e perfettamente a proprio agio col nostro corpo.
 
Abbandonare il pigiama aiuta a sentirci freschi durante la notte, ci fa sudare meno e ci fa risparmiare quei 20 o 30 minuti che avremmo dedicato alla doccia il mattino seguente.

Le ore di sonno profondo sono tra le 10 di sera e le 2 di notte quando i livelli di cortisolo sono al minimo, poi dopo le 2 del mattino, le ghiandole che producono il cortisolo iniziano a lavorare più attivamente per preparare il corpo per il giorno successivo. Per questo ci si sente così eccitati al risveglio.

Questo perché gli ormoni della crescita come il cortisolo, vengono rilasciati durante la notte. Se si ha un rilascio graduale perchè il sonno è costante, non si otterrà l'effetto pericoloso di svegliarsi con un grande appetito (causato proprio dalla produzione massiva di cortisolo durante una notte agitata) che viene generalmente tappato mangiando alimenti che si concentrano proprio sulla pancia. 

Facile pensare che essendo già nudi è un attimo fare sesso. Ma vi sono anche motivi scientifici alla base di questa idea. Non solo il contatto pelle-a-pelle stimola la voglia e aumenta l'intimità, ma rilascia anche ossitocina nel cervello. Questo ormone riduce i livelli di stress, che a sua volta ti fa permette di essere più propenso anche al rapporto sessuale. Insomma dormire nudi è un processo che induce diversi meccanismi positivi. 

Più tempo si spende nudi, più contatto avete con la vostra pelle, e via di seguito più fiducia nel vostro corpo. Tanto da sentirti decisamente più attraenti anche verso gli altri. Secondo uno studio svolto dalla University of Central Florida, gli studenti pro-nudità "erano significativamente più positivi nell'accettare altri gruppi religiosi e i membri della comunità LGBT" rispetto agli studenti anti-nudità.



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mercoledì 22 febbraio 2017

IL RANCORE



Il rancore è un sentimento che si prova quando ci vengono negate le opportunità o le risorse di valore.

Il rancore non dà tregua a chi lo prova, inquinando la qualità della vita e delle relazioni. Un sentimento presente da sempre nell’uomo ma che oggi, con la complessità spiccata ma molto precaria del cervello moderno, può creare intoppi mentali e disturbi fisici notevoli, oltre a essere un potenziale pericolo per l’oggetto delle sue attenzioni.

Se ogni mancanza dell’altro, vera o presunta, diventa una fissazione cerebrale e una rigidità difensiva, l’energia vitale della persona e della relazione ristagna. Il rancoroso paralizza il rapporto nella condizione che inconsciamente sente più vantaggiosa: la vittima. Da lì non può nascere più niente di buono.

Il rancore è un’emozione negativa che non ci permette di dimenticare una situazione che si è verificata nella quale ci siamo sentiti feriti. A causa del dolore che questa situazione ci ha provocato vogliamo restituire il “favore” a chi ce l’ha causato, aspettando il momento migliore per agire. Per questo, il rancore ci fa solo stare male per molto tempo.



Il rancore è in realtà un’emozione non risolta, dovuta a una situazione che ci ha fatto stare male e che non abbiamo affrontato, ma che abbiamo messo momentaneamente a tacere, prolungando a tempo indeterminato il nostro malessere.

Il rancore rimane, e con questo anche la sofferenza, perché proviamo risentimento nel profondo che non ci permette di risolvere il problema, ma che al contrario ci fa conservare il nostro dolore.

Il rancore non ci permette di voltare pagina, perché si aspetta il momento migliore per “restituire il dolore“. Gli atteggiamenti delle persone che portano rancore girano intorno all’intenzione di ristabilire l’equilibrio, facendo pagare l’accaduto alla persona responsabile.

È un’emozione che favorisce la vendetta, l’ostilità e l’aggressività, così come l’odio verso la persona responsabile della sofferenza e del danno inflitto.




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martedì 21 febbraio 2017

OGGI E' LA GIORNATA....



Su social e catene whatsapp dicono "oggi è la giornata dell'..."

1º gennaio - Giornata mondiale della pace
27 gennaio - Giorno della Memoria
27 gennaio - Giornata mondiale per i malati di lebbra

2 febbraio - Giornata mondiale delle zone umide
4 febbraio - Giornata mondiale per la lotta contro il cancro
10 febbraio - Giorno del ricordo
11 febbraio - Giornata mondiale del malato
12 febbraio - Darwin Day
14 febbraio - San Valentino
20 febbraio - Giornata mondiale della giustizia sociale
21 febbraio - Giornata internazionale della lingua madre (ONU)

Terzo martedì di marzo - Giornata mondiale del Servizio Sociale
8 marzo - Giornata internazionale della donna
20 marzo - Giornata internazionale della felicità
21 marzo - Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale
21 marzo - Giornata internazionale delle foreste
21 marzo - Giornata mondiale della poesia
22 marzo - Giornata mondiale dell'acqua
23 marzo - Giornata mondiale della meteorologia
24 marzo - Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime (ONU)
25 marzo - Giornata internazionale di commemorazione delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi
27 marzo - Giornata mondiale del teatro

2 aprile - Giornata mondiale dell'autismo
7 aprile - Giornata internazionale della salute
22 aprile - Giornata della Terra
23 aprile - Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore
24 aprile - Giornata mondiale contro la Meningite
26 aprile - Giornata mondiale della proprietà intellettuale
27 aprile - Giornata mondiale del disegno
28 aprile - Giornata mondiale delle vittime dell'amianto
29 aprile - Giornata internazionale della danza
30 aprile - Giornata internazionale del Jazz

Prima domenica di maggio - Giornata mondiale della risata
1º maggio - Festa dei lavoratori
3 maggio - Giornata mondiale della libertà di stampa
5 maggio - Giornata internazionale delle ostetriche
5 maggio - Giornata mondiale dell'igiene delle mani
8 maggio - Giornata mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
9 maggio - Giornata mondiale della lentezza
12 maggio - Giornata internazionale dell'infermiere
15 maggio - Giornata internazionale delle famiglie
17 maggio - Giornata internazionale contro l'omofobia
21 maggio - Giornata internazionale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo
22 maggio - Giornata internazionale della biodiversità
24 maggio - Giornata Europea delle Aree Protette
25 maggio - Giornata Mondiale dell'Africa
29 maggio - Giornata internazionale dei peacekeeper
31 maggio - Giornata mondiale senza tabacco

4 giugno - Giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni
5 giugno - Giornata mondiale dell'ambiente
12 giugno - Giornata mondiale contro il lavoro minorile
14 giugno - Giornata mondiale del donatore di sangue
15 giugno - Anniversario fondazione Croce Rossa Italiana
                      - Giornata mondiale del vento
17 giugno - Giornata mondiale dedicata alla lotta alla desertificazione
20 giugno - Giornata mondiale dei profughi
21 giugno - Giornata mondiale della SLA
21 giugno - Festa della lotta a leucemia, linfomi e mielomi
21 giugno - Festa della musica
23 giugno - United Nations Public Service Day
26 giugno - Giornata internazionale contro l'abuso ed il traffico illecito di stupefacenti
26 giugno - Giornata internazionale per le vittime di tortura

Primo sabato di luglio - Giornata internazionale delle cooperative
5 luglio - Giornata di azione europea raccolta coperchi di plastica
6 luglio - Giornata mondiale del bacio
11 luglio - Giornata mondiale della popolazione
18 luglio - Nelson Mandela International Day
30 luglio - Giornata mondiale dell'amicizia

9 agosto - Giornata internazionale dei popoli indigeni
12 agosto - Giornata internazionale della gioventù
13 agosto - Giornata internazionale dei mancini
23 agosto - Giornata internazionale della commemorazione del commercio degli schiavi e della sua abolizione
30 agosto - Giornata internazionale dei Desaparecidos

8 settembre - Giornata internazionale dell'alfabetizzazione
16 settembre - Giornata internazionale sulla protezione della fascia di ozono stratosferico
19 settembre - International Talk Like a Pirate Day
21 settembre - Giornata internazionale della pace
26 settembre - Giornata europea delle lingue
27 settembre - Giornata mondiale del turismo
28 settembre - Giornata Mondiale per l'accesso all'informazione
ultima domenica di settembre - Giornata mondiale del sordo

Primo lunedì di ottobre - Giornata mondiale dell'habitat
1º ottobre - Giornata internazionale delle persone anziane
2 ottobre - Giornata internazionale della nonviolenza
2 ottobre - Giornata internazionale del sorriso
2 ottobre - Giornata degli angeli custodi
2 ottobre - Festa dei nonni
5 ottobre - Giornata mondiale degli insegnanti
Secondo giovedì di ottobre - Giornata mondiale della vista
8 ottobre - Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali
9 ottobre - Giornata mondiale della posta
10 ottobre - Giornata mondiale contro la pena di morte
10 ottobre - Giornata mondiale della salute mentale
16 ottobre - Giornata mondiale dell'alimentazione
17 ottobre - Giornata mondiale del rifiuto della miseria
24 ottobre - Giornata delle Nazioni Unite
24 ottobre - Giornata mondiale dell'informazione sullo sviluppo
27 ottobre - Giornata Mondiale del Patrimonio Audiovisivo (UNESCO)

6 novembre - Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell'ambiente nella guerra e nei conflitti armati
13 novembre - Giornata mondiale della gentilezza
14 novembre - Giornata mondiale del diabete
16 novembre - Giornata internazionale della tolleranza
17 novembre - Giornata internazionale degli studenti
19 novembre - Giornata internazionale dell'uomo
20 novembre - Giornata internazionale dell'industrializzazione dell'Africa
20 novembre - Giornata universale del bambino
21 novembre - Giornata mondiale della televisione
25 novembre - Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne
29 novembre - Giornata internazionale di solidarietà per il popolo palestinese

1º dicembre - Giornata mondiale contro l'AIDS
2 dicembre - Giornata internazionale per l'abolizione della schiavitù
3 dicembre - Giornata internazionale delle persone con disabilità
5 dicembre - Giornata internazionale del volontariato per lo sviluppo economico e sociale
7 dicembre - Giornata internazionale dell'aviazione civile
9 dicembre - Giornata mondiale contro la corruzione
10 dicembre - Giornata mondiale dei diritti umani
10 dicembre - Giornata internazionale dei diritti degli animali
18 dicembre - Giornata internazionale dei migranti
20 dicembre - Giornata internazionale della solidarietà umana

25-31 maggio - Settimana della solidarietà con i popoli dei territori non autodeterminati
Prima settimana di agosto - Settimana dell'allattamento materno nel mondo (in Italia prima settimana di ottobre)
Ultima settimana di settembre Settimana della pace
1-7 ottobre - Settimana Mondiale dell'allattamento (in Italia)
1-7 ottobre - Settimana vegetariana mondiale
4-10 ottobre - Settimana mondiale dello spazio
24-30 ottobre - Settimana del disarmo
16-24 novembre - Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (SERR)

Le giornate internazionali e mondiali e gli anni internazionali definiscono un lasso di tempo dedicato alla sensibilizzazione nei confronti di un argomento di interesse internazionale. Molte di queste ricorrenze sono state istituite e promosse dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite o dall'UNESCO, in questi casi l'agenzia di riferimento affianca un logo dedicato a quello dell'agenzia e sostiene e coordina la promozione dell'evento con le proprie infrastrutture presentando inoltre un resoconto scritto sulle diverse attivita' svolte nel mondo in occasione dell'evento e contenente le raccomandazioni per le occasioni successive. Sia per queste che per quelle Nazionali, vi possono essere delle differenze di date, rispetto ai calendari ufficiali.




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SBUFFA....l'insofferenza.



Borbottare di continuo fra sé e sé, sbuffare, contrariarsi per un nonnulla, rispondere nervosamente a una semplice e innocua domanda. Così si esprime l’insofferenza, quello stato d’animo sfumato ma disturbante, a metà strada fra la scontentezza e la sopportazione.
 
Sbuffare, sospirare, scuotere la testa, rispondere in tono seccato, o dopo varie insistenze, muoversi a scatti, nervoso; sbattendo contro le cose, aver voglia di piangere all’improvviso, senza motivo: questa è l'insofferenza.

È abbastanza difficile che l’insofferente abbia una scarsa forza di volontà. Poiché deve impiegarla nelle sue varie aspettative, in genere elabora una buona forza di volontà anevrotica perché ciò gli serve “in generale”.

La sua autostima si basa spesso sui successi che ottiene, cioè sulla realizzazione delle aspettative; può sembrare una persona molto sicura di sé finché tutto va bene, ma può crollare in una profonda insicurezza quando l’aspettativa non si realizza. Può essere una persona che appare molto superba (convinta di fare al meglio qualunque cosa faccia, tesa sempre a vantare i suoi successi in tutti i campi in cui si muove ecc.) oppure che appare molto modesta (convinta che qualunque cosa faccia fallirà). Poiché il successo è alla base dell’autostima, il confronto con gli altri può trasformarsi in una gara, più o meno diretta. L’insofferente adotta delle regole (basate su leggi, educazione, civiltà ecc., soprattutto se è stato educato alla disciplina) che pretende che gli altri rispettino, sempre e comunque, a prescindere dal danno che ne ha se gli altri le negano.



Gran parte delle aspettative fallite dipendono dalle interazioni con gli altri; è pertanto naturale che l’insofferente, pur partendo con tutte le buone intenzioni verso chi gli sta intorno, arrivi a scontrarsi con gran parte dei suoi simili, visti come “ostacoli”, “zavorre” o addirittura “nemici” (mania di persecuzione: “ce l’hanno con me”) relativamente alla realizzazione dei suoi progetti. Se l’insofferente è debole tenderà a “subire” gli altri, mentre se è forte tenderà a “dominarli”. La sua umanità è cioè frenata dalla necessità di realizzare le sue aspettative.

Non è raro riscontrare malattie psicosomatiche nell’insofferente; in molti casi sono problemi che l’organismo innesca per distogliere il soggetto dalle sue mancate aspettative esistenziali.

Quando l’aspettativa non si verifica ecco che non scatta nessun piano di riserva, ma arriva l’esplosione, verso gli altri (ira) o verso sé stessi (frustrazione). Non a caso molti insofferenti deboli soffrono di malattie psicosomatiche, rivelatrici di un profondo disagio esistenziale.



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mercoledì 15 febbraio 2017

RUMORI ....NOTTURNI



I rumori notturni hanno una spiegazione: non sono storie di spiriti o fenomeni paranormali, perché la “colpa” è delle tubature dell’acqua che tutti abbiamo in casa, sotto i pavimenti o nelle pareti. Il mistero di quegli inquietanti scricchiolii sono dei tubi che, per per una serie di ragioni, si mettono a vibrare propagando il suono. Può essere a causa della pressione troppo forte dell’acqua, o di una bolla d’aria che circola in un termosifone facendolo sibilare. Rumori che, di solito, si avvertono maggiormente nelle case vecchie perché il metallo dei tubi è più spesso e pesante.

Gli scricchiolii possono essere prodotti anche da movimenti “di assestamento” dell’edificio stesso, che possono essere più o meno normali ma che comunque sono inevitabili, specialmente nelle case di recente costruzione: pareti, tetto, fondamenta stanno si assestano con il terreno sottostante, muovendosi in modo impercettibile, ma evidentemente piuttosto rumoroso. Un processo che può durare anche due o tre anni dalla fine dei lavori. Le assi di legno del parquet reagiscono in base ai cambi di temperatura, dilatandosi o restringendosi e provocano i caratteristici “schiocchi”.



In verità questo non succede solo di notte. Il legno dei nostri mobili è vivo, si muove, scricchiola, invecchia con noi, ci fa sentire i cambi di stagione e soprattutto i cambi di temperatura dal giorno alla notte.... Il fatto é che ce ne accorgiamo solo di notte poiché regna il silenzio assoluto e quindi è più semplice sentirli. Questo fenomeno viene detto assestamento. I mobili, se fatti di legno, subiscono il comportamento di tale materiale e cioè l'acqua presente sulle pareti delle cellule del legno, una volta abbattuta la pianta, inizia a diminuire. Il legno, che si asciuga perdendo acqua, si muove e produce scricchiolii e, a volte, anche veri schianti e rotture. Ciascun tipo di legno si comporta in modo diverso, e anche se non esistono legni "immobili", alcuni sono più indicati di altri a trasformarsi in mobili di arredamento. Tra i tipi di legno che presentano il minore movimento vi sono il pino silvestre, gli abeti in generale, il larice.



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