sabato 23 aprile 2016

FURTI NEI CIMITERI



I ladri sono democratici, arraffano di tutto ovunque riescano a farlo, senza distinzione di censo. E la livella dei cimiteri in versione criminale: grondaie, vasi di fiori, croci, lettere dalle lapidi scompaiono ai grandi colonnelli un tempo potenti, agli impiegati e agli operai.

È un fenomeno diffuso in tutt’Italia, da Narni a Torino, da Livorno a Pinerolo e Varese. Ed è in forte aumento. A Osio di Sotto, in provincia di Bergamo hanno rubato un intero tetto di rame,la copertura del magazzino del custode. In genere la tecnica prevede che i ladri entrino nel cimitero poco prima della chiusura, in particolare nei mesi invernali quando fa buio presto ed è più facile passare inosservati.



Staccano tutto quello che è di bronzo, di rame, o di ottone. Ma anche busti di marmo, lapidi o sculture nel caso di furti su commissione. Raccolgono il materiale in un punto preciso e il giorno dopo tornano con un’auto o un furgone a prendere il bottino.

In alcuni cimiteri, invece, la sensazione è che sia possibile fare qualsiasi cosa. Non solo rubare. Anche portare il proprio sacco della spazzatura se si è perso il turno della differenziata e buttarlo lì, in mezzo alla strada. O lasciare batterie usate e copertoni di auto dietro la camera mortuaria.

In tempi di crisi ci si attacca davvero a tutto. Senza badare , naturalmente, ai sentimenti altrui. Così accade che si sorprendano ladri a rubare mazzi di fiori.Ma il rispetto dov'è? E sopratutto cos'è?




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venerdì 22 aprile 2016

QUELLO CHE LE DONNE OSSERVANO DI PIU'



“La prima cosa che guardo in un uomo è il fondoschiena! Un bel sederotto di quelli giusti, quando lui cammina, parla da solo… E io lo ascolterei per ore!”. Non punto certo all’uomo comodino (quello che, sdraiato a pancia in giù, ha il culo talmente piatto da poterci fare le parole crociate) ma devo ammettere che non ci faccio proprio caso!

Le mani grandi, affusolate, provate dai lavori manuali… Mille e più sono i film che scattano nella nostra testa. A ognuno il suo genere, sì. Ma un paio di manine da bambola assassina non hanno mai fatto ribollire il sangue di nessuna: questo è poco ma sicuro!

Pare che la dimensione della schiena dell’uomo sia un po’ come quella della tela per un pittore. Maggiore è la superficie a disposizione, maggiore la possibilità di imbrattarla di passione dando sfogo al nostro… estro creativo!

L’uomo mingherlino, sostenuto dalla forza del vento non risveglierebbe l’istinto animale nemmeno della sciura Maria in astinenza da 4 soffertissimi anni. Vero. Al tempo stesso, però, c’è chi perde la testa per  il palestromane e chi va in tilt per i fisici dove non trovi un filo di carne attaccato alle ossa manco a pagarlo oro! Che cosa strana, in effetti.
Vestitevi di fretta, arrangiatevi pure con la maglietta bucata (fa anche un po’ vintage…) e il maglione di sette taglie in più, ma… Occhio a quello che mettete ai piedi! Un sandalo alla tedesca con tutti quegli strip-strap o un calzino bianco abbassato su un mocassino di classe potrebbero nuocere gravemente alla salute… !

Il fico spaziale, di quelli da pensieri perversi al primo caffè del mattino, può permettersi di girare con un vecchio Pandino scassato. Probabilmente lancerebbe anche una nuova moda, ormai funziona così. Ma quel poveretto che ancora non sa come far colpo non essendo stata Madre natura particolarmente generosa con lui, beh… di certo presentandosi con un Porschettino ottiene un effetto diverso che con la vecchia Peugeot-anteguerra della madre! Guarda caso, assumono un “fascino” inaspettato!

Fortunatamente, vari ed eventuali sono i gusti ed i capricci di noi donne. Altrimenti ci ritroveremmo a scannarci per lo stesso uomo, che… a un certo punto, in preda a deliri di prestazione, punterebbe a farsi prete.



La capacità di far ridere è un aspetto molto semplice e quasi scontato, ma l’uomo che strappa una risata a una donna ha sempre la meglio su tutti.

Anche l'altezza è un fattore decisamente influente, le donne sentono il bisogno di sentirsi protette dal proprio uomo e non riescono ad immaginare a come potrebbe reagire il loro ragazzo dalla statura bassa contro un gigante che lo importuna. Meglio evitare.

La voce gioca brutta scherzi. Molte volte il binomio voce bella-uomo bello non si completa spesso. Ma, se la voce in questione è “live” e accompagnata da un bel fusto, beh, addio ormone.

Dal rockettaro ribelle al business man tutto d’un pezzo: dipende. Vari ed eventuali i gusti e le voglie, ma sicuramente un look deciso è sinonimo di carattere forte. E il carattere forte alle donne piace.
Per quanto riguarda i capelli la donna in questo caso è costretta ad accettare un compromesso, dato che molto spesso la sorte degli uomini, col passare dell'età, è la tendenza alla calvizie. La donna sarà costretta a farsene una ragione, quindi cari uomini, non preoccupatevene troppo.

La donna nota ed apprezza sempre i gesti galanti, l'intraprendenza, la simpatia, il romanticismo e l'intelligenza.




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COSA GUARDANO DI PIU' GLI UOMINI?



Gli uomini sono animali visivi e non possono fare a meno di guardare, ma sono anche un tantino superficiali, per cui tutti quei dettagli che notano le donne a loro sfuggono completamente. Non guardano che modello di scarpe indossi, ma guardano le gambe sopratutto se non indossi le calze. Non importa se sono lunghe, affusolate o un po' grosse, a loro fa sangue già il solo vederle.

Ma dopo questo primo impatto primitivo accendono i neuroni e gli scienziati hanno scoperto che gli uomini sono eccitati da donne che somigliano a loro. La ricerca è stata condotta dall'Institut des Sciences de l'Evolution de Montpellier che ha chiesto a 100 uomini di guardare una serie di foto di donne e di indicare quelle che secondo loro erano più attraenti; a un altro gruppo di 100 uomini sono state fatte vedere foto create al computer in cui era simulata una somiglianza. La maggior parte ha trovato attraente quelle donne che gli somigliavano. Questo potrebbe dimostrare anche il fatto che gli uomini sono più portati al colpo di fulmine e sono capaci di innamorarsi in 5 minuti (sentimento da confermare nel tempo, però).

L'attrazione sessuale è chimica e va ben oltre la bellezza del corpo. L'attrazione sessuale si nutre di odori, mistero, sguardi seducenti e sorrisi accattivanti che promettono mille delizie. Non smettere di essere te stessa e goditi la vita, non c'è niente di più eccitante per un uomo.

Cosa c'è di più sensuale e seducente del divertirsi assieme? Lui con te può abbassare la guardia e tu lasciati andare perché è divertente flirtare!

Lui vuole sentirsi orgoglioso di te perché tu sei una donna sicura che ha fiducia in se stessa e che conosce il suo valore. Gli uomini vogliono sentirsi sempre dei campioni perché hanno conquistato la più desiderata: ambiscono a sentirsi come il ragazzo più fortunato della stanza. Qui a trionfare è il cervello e non l'aspetto fisico: vuole solo essere sicuro che potrà presentarti a sua madre, farti conoscere tutti i suoi amici e accompagnarlo alle cene di lavoro.

Sei autonoma, hai una vita e sei indipendente, sei già una persona completa e soddisfatta senza di lui. Sei il massimo della seduzione per un uomo: già ti adora perché tu sei il meglio e non hai bisogno di lui, sei felice con te stessa e questa felicità ti rende sensuale.

Sei forte, non ti lasci abbattere. Hai grandi valori e fai sentire un uomo sicuro. La sensazione di sicurezza è uno degli elementi più importanti quando si tratta di far abbassare la guardia a un uomo, di conquistare la sua fiducia. E nei momenti di incertezza sai che l'unica cosa certa sei tu: così sei altamente eccitante.

Essere vulnerabili vuol dire essere aperte: esponi i tuoi punti deboli senza riserve. Mostra la tua fragilità e rivela cose di cui non sei orgogliosa o che rimpiangi: solo le donne forti lo fanno. La tua vulnerabilità emotiva lo fa sentire più sicuro e lo aiuta a mostrarsi vulnerabile e per questo ti trova eccitante.

La femminilità è un mix di una bella presenza e di atteggiamento: è tenerezza, nutrimento, dolcezza. Hai bisogno di lui e te ne prendi cura perché non importa quanto tu possa essere forte e indipendente: sai che sei sensibile e conosci le sue vulnerabilità e crei un rapporto in cui entrambi vi sentite a casa quando siete assieme.

Sei felice per la tua vita, per il tuo lavoro, perché hai degli obiettivi. Una donna felice è sexy.

I glutei sodi piacciono e tanto, ma agli uomini poco importa che il lato B sia perfetto. Loro sono incantati dal dondolio dei fianchi quando cammini, dalla sensualità con cui ti presenti e un bel lato B aiuta al primo approccio. Ma poi ci devi mettere anche tanta testa.

Non stare a guardare la tua taglia: grande o piccolo che sia, ai ragazzi il seno piace e di tutte le misure. Lo adorano e sono incantati quando generosamente lo mostri. Non farti problemi se è troppo piccolo o troppo grande, devi solo sentirti orgogliosa della tua fisicità e sprizzare felicità.

Un bel vitino da vespa e una pancia piatta sono il sogno di ogni donna, ma gli uomini vanno meno per il sottile. Una pancia piatta indubbiamente piace, ma i ragazzi se hanno davanti una bella donna, sensuale e femminile, non stanno con il metro in mano a misurare il punto vita, sono coinvolti perché è attraente e sexy.

Non nascondere le tue gambe perché le trovi storte, corte o grosse. Un uomo non sta a guardare questi dettagli, ma è colpito dal fatto che tu possa mostrarle con orgoglio e naturalezza. Le gambe sono sexy sempre e un uomo le trova eccitanti quando sono nervose, scattanti, ben esibite.



Dunque, fai il pieno di autostima, sfoggia il tuo sorriso più bello, accendi la felicità nei tuoi occhi e inizia a sedurre con allegria.

Logicamente i gusti dipendono dall’istruzione, dalla personalità o dall’età di un uomo e per questo non è possibile dare un giudizio di valore del tutto esatto. In ogni caso, nel corso degli anni si sono però venute a creare certe variabili che sembrano appartenere indifferentemente a tutti gli uomini.

Gli uomini preferiscono una donna che possa parlare di politica, religione, geografia, sport… Insomma, un vasto repertorio di argomenti con cui la donna possa dimostrare di essere acculturata e, soprattutto, che sappia difendere la propria posizione. Allo stesso tempo, gli uomini apprezzano una donna che sappia ascoltare, che sia ricettiva e che non si scandalizzi di fronte ad opinioni più radicali. L’uomo capisce così che la sua opinione è presa in considerazione e rispettata.

Secondo il dottor Paul Dobransky, psicologo ed esperto di relazioni, nei primi cinque minuti, gli uomini sono attratti da particolari dettagli fisici. Se si scende più sul particolare si scopre, sempre secondo l’esperto americano, che ogni uomo ha il suo particolare gusto ed è incredibilmente attratto da un singolo aspetto della donna: ‘In quei momenti non si tratta di personalità, intelligenza, carriera o qualsiasi altra cosa fondamentale per una relazione, ma è solo sex appeal’.

È il sorriso che li attrae? Un vestito succinto che accompagna un bel corpo? Sembrano entrambe ottime idee ma per andare sul sicuro l’unica cosa da fare è chiederlo ai diretti interessati. Un sondaggio realizzato da un sito americano, rivela cosa guardano gli uomini nelle donne: risposte davvero interessanti e anche una bella sorpresa.

Sembra davvero incredibile ma la maggior parte degli uomini giura di essere attratto, in primo luogo, dai capelli. Lunghi, brillanti e dalla capacità ipnotica sono il primo elemento che si nota da lontano. I capelli, poi, riescono a regalare una prima impressione sul modo di essere. Le donne con i capelli sani sembrano denotare maggiore personalità, intelligenza e sicurezza professionale, tutti elementi ritenuti importanti per una relazione.

Dopo i capelli, ad essere notati e scrutati sono gli occhi e i lineamenti del viso. Un bel volto accompagnato da uno sguardo intenso colpisce gli uomini molto più che un vestito troppo attillato e li spinge a cercare una conversazione e un primo contatto.

Al contrario delle aspettative, tra le cose che gli uomini guardano per prime, il corpo si trova ‘solo’ in terza posizione tra le preferenze maschili. Per avere un bel corpo, infatti, serve cura, dedizione e disciplina, tutte caratteristiche molto apprezzate in una donna.

Infine, lo stile di una donna sembra passare in secondo piano. Il modo di camminare e il tipo di atmosfera che si crea in sua presenza ovvero il tipo di coinvolgimento che provoca sono caratteristiche che sfuggono al primo incontro.






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lunedì 18 aprile 2016

COS'E' LA PRIVACY?



La privacy, termine inglese equivalente a riservatezza o privatezza, è appunto il diritto alla riservatezza della propria vita privata: the right to be let alone ("il diritto di essere lasciati in pace"), secondo la formulazione del giurista statunitense Louis Brandeis che fu probabilmente il primo al mondo a formulare una legge sulla riservatezza, insieme a Samuel Warren. Brandeis fu ispirato dalla lettura dell'opera di Ralph Waldo Emerson, il grande filosofo statunitense, che proponeva la solitudine come criterio e fonte di libertà. Si applica la logica del recinto: il cosiddetto ius excludendi alios.

In Italia il primo a parlare di riservatezza fu Ferrara Santamaria, che teorizzò un diritto analogo nel 1937, mentre i primi casi di personaggi famosi italiani che furono coinvolti in controversie giudiziarie relative al diritto alla riservatezza furono: Enrico Caruso, anche se la lesione del diritto fu contestata dagli eredi in relazione a due film biografici che riguardavano il tenore; Claretta Petacci, in relazione alla sua relazione con Benito Mussolini; la principessa Soraya in relazione ad una sua love story. Se la Cassazione, nel caso di Caruso, era arrivato a negare un autonomo diritto alla riservatezza, nel tempo (e fino ad arrivare al «caso Soraya») si convinse a riconoscere vita autonoma a tale esigenza.

Il significato di privacy, nel tempo, si è evoluto anche in relazione all'evoluzione tecnologica che dai tempi di Warren e Brandeis (fine XIX secolo) ad oggi è intercorsa. Inizialmente riferito alla sfera della vita privata, negli ultimi decenni ha subito un'evoluzione estensiva, arrivando ad indicare il diritto al controllo sui propri dati personali. Quindi, il significato odierno, di privacy, comunemente, è relativo al diritto della persona di controllare che le informazioni che la riguardano vengano trattate o guardate da altri solo in caso di necessità.

Il diritto alla privacy non va confuso con il diritto al segreto, anch'esso finalizzato a tutelare un'area riservata della vita privata ma che per qualche motivo comprenda elementi comunque conosciuti da alcune persone: il medico, ad esempio, è sicuramente consapevole dello stato di salute del proprio paziente, ma ha il dovere di mantenere il segreto professionale sulle notizie di cui è a conoscenza.

La privacy non va confusa nemmeno con la solitudine, e questa non va confusa con l'abbandono, in quanto sussiste una profonda differenza, infatti, tra «l'esser soli», «l'esser lasciati soli» e «l'esser lasciati in condizioni di non-autosufficienza».

La recente diffusione delle nuove tecnologie ha contribuito ad un assottigliamento della barriera della privacy, ad esempio la tracciabilità dei cellulari o la relativa facilità a reperire gli indirizzi di posta elettronica delle persone, che può dar luogo, ad esempio, al fenomeno dello spamming, pubblicità indesiderata. Anche la geolocalizzazione degli smartwatch, combinata con funzioni in questi contenute, come il cardiofrequenzimetro, può impattare in modo significativo sulla privacy, permettendo ad aziende di marketing di monitorare l'utente nelle sue abitudini di consumo e gusti personali attraverso tecniche di pubblicità comportamentale, come evidenziato da Federprivacy nel 2015, e confermato da uno studio condotto dall'Università di Pisa in collaborazione con l'Università dell'Essex, e l'Harvard Medical School (USA).



La digitalizzazione delle immagini contribuisce ad una continua e progressiva riduzione della privacy: condividere un'immagine o un video on line comporta la perdita di controllo sul materiale inserito. Ad esempio il sexting - condivisione di foto hot prevalentemente sui social network - comporta la totale impossibilità di nasconderla potendo essere scaricata da altri utenti e reimmessa in Rete in qualunque altro momento. Analoghi problemi sorgono allorché vi siano video che in qualche modo siano lesivi della privacy o in qualche modo lesivi di altre persone (peggio ancora se minorenni).

Oggi, con la nascita del Laboratorio Privacy Sviluppo presso il Garante per la protezione dei dati personali, la privacy viene anche intesa come «sovranità su di sé», in un'accezione del tutto nuova, non più limitata, come in passato, ad un diritto alla «non intromissione nella propria sfera privata», ma ponendosi come indiscutibile strumento per la salvaguardia della libera e piena autodeterminazione della persona.

Nei paesi di common law è Habeas data.

Inoltre ha anche un'accezione culturale: secondo alcuni ricercatori il concetto di privacy distingue la cultura Anglo-americana da quella Europea occidentale, come quella Italiana, Tedesca o Francese. Tuttavia si hanno troppi punti in comune tra le due soprattutto dal punto di vista del ruolo delle informazioni personali all'interno della società.

Malgrado ogni evento di violazione della privacy sia paragonabile a un atto di spionaggio contro la minoranza più inerme di tutti, ossia contro l'individuo, la consapevolezza individuale dell'esigenza di difendere pienamente sia la propria privacy, sia il proprio diritto alla privacy è anche un'espressione di dignità e rispetto di sé.
La privacy è un diritto riconosciuto dall’ordinamento giuridico Italiano che recepisce in merito anche disposizioni a livello Europeo.

Se non venisse garantita questa tutela, ognuno di noi potrebbe subire conseguenze negative con una conseguente forte limitazione della propria libertà individuale e dell’esercizio dei propri diritti.
Il punto fermo di questa evoluzione è che ogni persona è titolare del diritto di disporre dei dati che lo riguardano e che descrivano e ne qualifichino l’individualità. 
La normativa sulla Privacy garantisce il “diritto ad esercitare un controllo sulle informazioni che ci riguardano” mettendo l’interessato:
nel diritto di sapere che qualcun altro sta raccogliendo informazioni sul nostro conto e per quale finalità desidera utilizzarle;
nel diritto di decidere se vogliamo consentire questa raccolta ed utilizzo o se preferiamo negare questo consenso.
Quando si parla di privacy quindi oggi non si fa riferimento solo al diritto alla riservatezza, ma anche al nostro diritto di scelta circa l’uso che vogliamo gli altri facciano dei nostri dati personali.
La vigente normativa della Privacy è un presupposto fondamentale per esercitare i diritti che lo Stato ci riconosce, infatti possiamo davvero sentirci liberi e privi di condizionamenti solo se possiamo essere certi che nessuno abbia raccolto informazioni sul nostro conto per motivi illeciti o senza il nostro consenso.





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LO SPANKING



Lo spanking è un gioco erotico che consiste nello sculacciare il partner allo scopo di provocare l'eccitazione sessuale di entrambe o anche di una sola delle due parti in causa.

Lo spanking è di norma considerato una delle discipline tipicamente appartenenti al BDSM (sadomasochistiche in particolare) ma non tutti i praticanti la interpretano in tal modo; per alcuni infatti tale pratica può essere considerata gratificante anche all'interno di una relazione sessuale tradizionale o addirittura al di fuori di ogni contesto di coppia, come pratica del tutto a sé stante.

La pratica della sculacciata erotica è comunemente combinata con altre forme di preliminari sessuali, quali ad esempio il sesso orale; ma può anche esser combinato col bondage, al fine d'aumentar l'eccitazione ed il senso di sottomissione. Le forme più "avanzate" di spanking, come il swiching, paddling, belting, bastonatura, flagellazione e birching comportano invece della mano l'uso d'un attrezzo apposito.

La storia della sculacciata come gioco erotico, nasce sicuramente con la progressiva consapevolezza femminile (limitata ad alcune specialissime donne, è chiaro) di voglie e fantasie erotiche molto prossime a quelle correzioni che realmente ma non certo volontariamente venivano subite da larghe fasce della popolazione.
Essere frustate sul sedere, ricevere gli stessi colpi degli schiavi e degli alunni indisciplinati, oppure, essere sculacciate. Nel 1786, Lady Henriette P. Montagne, scrisse nel suo diario come dovrebbe comportarsi l'amante ideale: «Sollecito e comprensivo, ma non eccessivamente perspicace. Detesterei un uomo con sensibilità femminile, quel modo di indagare nei pensieri che fa sentire l'indagato colpevole anche se non lo è, bugiardo anche se sta recitando un versetto della Bibbia. Le punizioni dovrebbero avvenire invece per cause futili e sciocche, ed essere comminate dall'uomo sulla donna che ama con sguardo enfaticamente burbero - che la donna fingerà di prendere sul serio, naturalmente - e mano leggera. Una sculacciata può essere molto divertente e anche straordinariamente eccitante, se data e ricevuta con queste premesse.»

Molte donne covano in segreto il desiderio di essere "punite" dal proprio partner e per l'uomo non c'è niente di più gratificante che poter disporre del lato b di una donna sottomessa. Come in tutti i giochi fetish, è fondamentale che entrambi i partner condividano i medesimi orizzonti di gioco; calatevi nei personaggi che rispecchiano la vostra personalità e sperimentate i ruoli che meglio si addicono alla vostra coppia.

Molte antichissime culture descrivono d'altra parte il dolore fisico come altamente afrodisiaco, ad esempio il Kama Sutra vi si sofferma con particolare accuratezza, descrivendo nei dettagli su come colpire correttamente il partner durante il rapporto sessuale.

Le origini, la portata ed il "valore" da attribuire alla sculacciata come consensuale pratica erotica rimangono in gran parte occultati ai più, e la sua storia, esistente fin dalle epoche più remote, quasi del tutto sconosciuta. Raffigurazioni di flagellazioni a scopo sessuale si trovano all'interno di tombe etrusche databili al VI secolo a.C., denominate per l'occasione Tombe della fustigazione.

Coloro che sono interessati alla pratica del dare o ricevere sculacciate son detti in ambito anglosassone spankophiles: un esempio in tal senso lo abbiamo dal poeta Algernon Swinburne (più volte implicita nella sua poesia è tal pratica). Famose sono poi Le confessioni di Jean-Jacques Rousseau della seconda metà del Settecento in cui il filosofo, nel primo capitolo dell'opera, parlando della sua infanzia racconta di quando fu sculacciato per la prima volta dalla cameriera di casa per una marachella commessa: da allora e per tutta la vita seguitò poi a cercar questa (a suo dire) deliziosa forma di punizione che doveva essergli inflitta rigorosamente da una giovane donna.

Il marchese De Sade descrive questa pratica nei suoi romanzi, così come lo scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch. Per avvicinarsi a tempi più recenti, la stragrande maggioranza della pornografia inglese dell'epoca vittoriana è costituita da centinaia di migliaia d'incisioni e fotografie di donne e uomini frustati e/o sculacciati. Ma non mancano neppure, per tutto l'800 (quando i giochi di sottomissione sessuale d'un uomo verso la donna eran definiti come vizio inglese) molteplici e variegate rappresentazioni letterarie di flagellazione (birching)e spanking: i romanzi erotici dell'epoca The whippingam papers, The birchen bouquet ed Exibition of female flagellants, assieme all'opera buffa pornografica Lady Bumtickler's revels han alimentato le fantasie d'intere generazioni.

Di molti personaggi noti è stata scoperta, solo dopo la morte, questa loro predilezione e gusto particolare, tra cui il più famoso di tutti è certamente T.E. Lawrence (Lawrence d'Arabia). Un moderno romanzo francese del 1988 è intitolato L'arte della sculacciata. La sculacciata è presente spesso e volentieri nella letteratura erotica, passata e contemporanea.



Della pratica erotica dello spanking possiamo trovar tracce fin dall'antichità romana, si possono citar come esempio gli affreschi che si trovano a Pompei ed il romanzo di Petronio Satyricon.

Un celebre dipinto di Max Ernst del 1926 è intitolato La Madonna sculaccia Gesù bambino. C'è' poi un film erotico francese del 1976 di Claude Bernard-Aubert; Spanking è una canzone di George Brassens del 1966 in cui narra di come una sculacciata somministrata come punizione corporale possa trasformarsi in gioco erotico. Milo Manara ha illustrato un'opera erotica di Jean-Pierre Enard intitolata L'arte dello spanking.

Un libro di Pierre Gripari si chiama Il mercante di sculacciate: in questa storia si racconta di come un "somministratore di sculacciate" si trovi ad aver la somma sfortuna di vivere in un paese dove i bambini non commettono mai marachelle, e pertanto i genitori non debbono mai richieder il suo aiuto correttivo. In tal modo nessuno ha mai bisogno dei suoi servigi e lui rischia di morir di fame: ma il bisogno aguzza l'ingegno, e troverà presto una felice soluzione.

In altre culture sculacciare le donne fino ed oltre l'età adulta, da parte del maschio capo famiglia (padre, marito, fratello maggiore) continua ad esser ancor oggi uso e costume comune ed approvato di disciplina domestica. È difatti convinzione che l'uomo in quanto guida dell'istituzione famiglia abbia il diritto, oltre che il dovere, di punire adeguatamente moglie e figli quando se ne presenti il giusto motivo.

Nella maggior parte dei paesi occidentali moderni, questa pratica di coercizione fisica ha finito col tempo per esser considerata illegittima, oltreché socialmente inaccettabile, in quanto violenza domestica e abuso. Punizioni corporali di routine da parte di mariti nei confronti delle mogli esiste tuttavia in alcune parti del mondo in via di sviluppo (e si verifica ancora, in casi isolati, anche nei paesi occidentali). È rimasta al giorno d'oggi come modo consensuale di erotizzazione del rapporto di coppia in ambito privato e che prelude al sesso più completo; il suo uso è specifico all'interno della galassia SM più soft.

Il tipo più comune di spanking viene somministrato sulle natiche scoperte: è eseguito principalmente usando le mani nude, ma spesso ci si può avvalere anche di una varietà di strumenti specifici quali: palette, canne di legno o cuoio, cinture, righelli scolastici, frustini, (Paddle, Cane, Hairbrush, Ruler, Strap); ma anche altri strumenti sono molto popolari, tra i quali possiamo certamente citare rami flessibili di betulla, fruste e frustini, scarpe da ginnastica o zoccoli, spazzole per capelli, padelle da cucina, giornali arrotolati ed infine anche il martinet (un flagello a più strisce di pelle dura).

La posizione classica è quella Over the Knee(OTK), ovvero con il partner sottomesso alla sculacciata (Spankee) posto sulle ginocchia del partner dominante sculacciatore (Spanker). Altre posizioni vedono colui, o colei, che riceve la sculacciata appoggiato alla spalliera di una sedia o poltrona con il busto piegato in avanti a 90°, oppure toccarsi le caviglie con le mani, o in tante altre posizioni anche in relazione allo strumento utilizzato.

La posizione può anche esser scelta per aumentar certi effetti specifici, quali l'aumento dell'umiliazione e del sentirsi completamente alla mercé dell'altro; questi sentimenti s'aggiungono così alla semplice sofferenza fisica, accrescendo alla fine il soddisfacimento.

La maggioranza degli appassionati del genere preferisce ricevere lo spanking direttamente dalle ginocchia del partner. Questa posizione riporta alla mente le punizioni dell'infanzia ed il piacere, oltre ad essere amplificato dal contatto fisico, deriva soprattutto dalla sensazione di vulnerabilità e di sottomissione. La pozione sulle ginocchia è particolarmente gradita alle donne, in quanto ogni sculacciata provoca la stimolazione del clitoride, a stretto contatto con il corpo del partner.Lo spankee (colui che riceve) può adagiarsi su entrambe le ginocchia dello spanker(colui che da) seduto a gambe strette su una sedia, oppure può stare su un solo ginocchio con entrambe le gambe bloccate dall'altra gamba dello spanker.

La testa tra le gambe altrimenti conosciuta come la posizione di Martin Van Maele (1863 -1926), illustratore erotico belga dal gusto macabro e grottesco. In questa posizione lo spanker è in piedi e tiene la testa dello spankee stretta tra le gambe mentre con la vita tra le gambe lo spanker è in piedi e tiene il busto dello spankee stretto tra le gambe, all'altezza della vita. Si può fare anche con lo spankee sdraiato e lo spanker seduto, a gambe divaricate, sulla schiena dello spankee; oppure con lo spankee a quattro zampee (doggie o pecorina) e lo spanker seduto su di lui.

In tutte le posizioni naturalmente spanker e spankee sono rivolti in direzioni opposte. Sdraiati sul letto, sul divano o in terra, lo spankee si posiziona a pancia in sotto, con un cuscino sotto il bacino, per offrire meglio il lato b allo spanker. Possono essere utilizzate anche manette e legacci per stringere l'un l'altra le gambe dello spankee, altrimenti divaricate all'estremo e legate ai bordi del letto.

Per rendere giustizia al lato erotico dello spanking bisogna prestare attenzione al come farlo. Innanzitutto è importante colpire nelle zone giuste: colpire troppo in alto o troppo in basso può risultare fastidioso e lesivo, dunque concentriamoci sulla zona centrale dei glutei, più carnosa e quindi meglio disposta ad essere picchiata. E' fondamentale mettere a proprio agio il partner. Prima di iniziare massaggiate con amore e passione i glutei che vi stanno offrendo; in questo modo aumenterete la circolazione facilitando il riscaldamento della zona e quello del partner, che pregiustando il trattamento inizierà ad eccitarsi.

Chiaramente nessuno vi impedisce di allungare le mani oltre la zona dei glutei; un pò di masturbazione sarà utile a far rilassare il partner. Molto importante è variare l'intensità della sculacciata e la posizione delle mani e delle dita. Una mano estremamente rilassata colpisce molto più forte di una mano rigida; le dita aperte, diminuendo la resistenza con l'aria, fanno più male delle dita serrate.Dopo aver riscaldato la zona a suon di sculacciate, usate le dita anche per pizzicare e graffiare la pelle. Bandite la monotonia e giocate sull'effetto sorpresa; il pathos subito dallo spankee nell'attesa tra un colpo e l'altro vi aiuterà moltissimo a far salire l'eccitazione.

Quando sono gli uomini che sculacciano le donne a volte richiedono ch'esse si travestano da studentesse, oppure che giochino a fare la "sorellina", la "segretaria", l'"infermiera" interpretando fino in fondo un ruolo che rende tutto più eccitante. In questi giochi la donna viene sculacciata per punizione, per qualcosa che ha commesso o per una mancanza. Lei inizialmente non accetta la punizione e tenta di ribellarsi ma alla fine cede ed offre il fondoschiena all'uomo per ricevere la sculacciata. Quando è invece la donna che sculaccia l'uomo questa sarà la maestra o la madre severa, la domestica o baby sitter, la sorella maggiore o, nello specifico BDSM, la mistress-padrona.

In alcuni casi lo spanking può essere applicato come forma di correzione fisica all'interno di una relazione di dominazione, in cui il partner dominante, detto Master o Mistress, assume il compito di educatore o addestratore nei confronti del partner sottomesso, detto slave. In questi casi non necessariamente la pratica dello spanking comporta l'eccitazione sessuale di uno dei partner, ma può concretizzarsi in una vera e propria forma di tortura intenzionalmente diretta a provocare l'umiliazione psicologica (causata ad es. dall'esposizione imbarazzante e coattiva delle proprie parti intime al di fuori di un contesto sessuale) o il dolore fisico, anche persistente, nel soggetto che vi viene sottoposto.

La spank skirt (gonna da sculacciata) ha un'apertura aggiuntiva sul retro progettata espressamente per esporre più facilmente e velocemente il sedere al momento dello spanking: tipicamente aderente e realizzata con materiali di pelle sintetica (PVC, lattice), è considerata una delle vesti classiche del fetish in ambito BDSM.

La "panchina" o "cavallo per lo spanking" è un mobile utilizzato per posizionare lo Spankee, e può essere con o senza legacci: disponibile in varie dimensioni e stile, anche se il tipo più popolare è quello simile ad un cavalletto con la parte superiore su cui ci si appoggia imbottita ed anelli o corde ai lati per imprigionare. Familiarmente chiamato l'inginocchiatoio, in ricordo dell'uso comune medioevale monastico di fustigare o sculacciare i novizi e/o postulanti nei conventi proprio adagiandoli su un inginocchiatoio.

Molto cospicui sono gli studi sulla correlazione fra le pratiche di masochismo o sadismo, come lo spanking, e traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline. In particolare, l'individuo che sceglie di assoggettarsi a pratiche di spanking, risulta mosso da un comportamento psicologico la cui causa emotiva è, a sua volta, il senso di colpa.



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UMILIAZIONE EROTICA



L’umiliazione erotica consiste nell'uso consensuale, sia psicologico/verbale che fisico, dell'umiliazione a scopo di eccitazione sessuale della persona che viene svilita o di quella umiliante; può essere parte di qualche pratica inclusa nel BDSM oppure realizzata all'interno di qualche altro gioco di ruolo sessuale, può infine avvenire sia in pubblico che in privato. Se svolto in un contesto pubblico può associarsi all'esibizionismo.

L'umiliazione erotica non dev'essere necessariamente di natura sessuale, in quanto sono le sensazioni derivate da essa che vengono ricercate, indipendentemente dalla natura dell'attività; queste sono di solito il sentimento di sottomissione per a persona che viene umiliata e un sentimento di dominio per chi invece attua l'umiliazione. Spesso può entrare a far parte di un rituale e venire facilmente effettuata anche su lunghe distanze, ad esempio online.

L'umiliazione erotica è poi un esempio della dinamicità esistente in un rapporto di dominazione-sottomissione o di Total Power Exchange: ad esempio, in un'attività come lo spanking l'effetto ricercato è principalmente il sentimento umiliante che ne deriva, l'attività specifica è solamente un mezzo per aggiungere tal fine.

Mentre la fascinazione scaturita dall'umiliazione erotica è parte rilevante nel sadomasochismo, relativamente poco è stato scritto su di essa. In certi casi diventa abbastanza estrema da essere considerata una forma di edgeplay, in tal caso si ritiene possa esser meglio affrontata anticipando una negoziazione riguardante i limiti che si possono raggiungere e l'utilizzo di una safeword.

La persona che viene umiliata viene spesso denominata Bottom, mentre quella che umilia è spesso chiamata Top (Master (BDSM) o Mistress). L'umiliazione può comprendere il feticismo del piede e il retifismo, il bondage e la maggior parte degli stili BDSM; può anche essere, per un determinato periodo di tempo una "scena" o aspetto costante di un rapporto: a volte costituisce uno dei preliminari sessuali.

L'umiliazione non è intrinseca all'atto o all'oggetto; piuttosto, è semioticamente rafforzata dall'atteggiamento condiviso dei soggetti coinvolti: essi investono atti specifici, oggetti o parti del corpo per ampliare l'aspetto umiliante della relazione.

Sono molti gli scenari che possono dar luogo a umiliazioni erotiche: alcuni possono esser basati su abusi verbali (insulto), altri su aspetti fisici. Il pony-play è uno dei più usati; l'ingiuria, lo scherno e la derisione, l'obbligo all'adulazione ed il trattare come bambini da rimproverare e punire sono alcuni degli altri modi usati. Per alcuni possono anche essere un modo per superare l'inibizione sessuale.

L'Ass worship, lo spanking, il caning e altri tipi di punizione corporale rientrano tra le umiliazioni erotiche che coinvolgono la persona fisica; il Cock and ball torture e la femminilizzazione (BDSM), la negazione dell'orgasmo (compreso l'uso di una cintura di castità (BDSM)), indossare segni esteriori indicanti la sottomissione a cui è sottoposto il soggetto (ad esempio un collare (BDSM)), l'essere trattati come meri oggetti sessuali o "poggiapiedi", l'esser costretti ad assistere o partecipare ad un cuckold, subire un bukkake ed infine venire obbligati alla masturbazione in modo degradante sono altre maniere di umiliazione fisica.

I sentimenti di umiliazione sono fondamentali poi per molti di coloro che s'impegnano nella Klismaphilia (o clisterofilia).

L'umiliazione, in generale, stimola le stesse regioni del cervello che sono associati con il dolore fisico. La fantasia sessuale relativa all'umiliazione erotica, alcuni giochi di ruolo sessuali come il pony-play e l'ageplay sono modi feticistici che si riconducono al sentimento di umiliazione e al piacere che da questa ne deriva, ma anche la fantasia di stupro può esserlo.

L’umiliazione, fra le emozioni, è una fra le meno studiate, anche se recentemente ha iniziato a ricevere attenzione come una emozione del “self conscious”, o dell’autoconsapevolezza, cioè quelle emozioni che si cominciano a provare una volta che si sia sviluppato il senso di sé.

Il senso di umiliazione è un’emozione che proviamo quando qualcuno ci fa notare una nostra grave mancanza, facendo risaltare pubblicamente questo suo giudizio sprezzante. Una umiliazione può avvenire solo quando ci si sente dipendenti dal giudizio e dal potere degli altri: non a caso, l’etimologia della parola deriva da “humus”, la terra, cioè il sentirsi abbassati fino a terra.

Un altro termine, un po’ più antico, ma ancora oggi usato, per definire questo stato di penosa vergogna e costrizione è “mortificazione”: in questo caso l’umiliazione subita ha l’effetto di uccidere, dare la morte, alla propria considerazione di sé, al proprio orgoglio.

Diametralmente opposta all’emozione dell’umiliazione è infatti quella dell’orgoglio, che si prova quando ci si sente autonomi, non dipendenti dalle risorse e dai giudizi di altri.

Le emozioni di umiliazione, vergogna e imbarazzo vengono considerate come appartenenti alla stessa “famiglia”, date le molte affinità fra loro. In particolare, l’imbarazzo o la vergogna vengono provati in presenza di situazioni spiacevoli, ma non sono in genere provocati da altri, come è invece spesso nel caso dell’umiliazione pubblica, quando cioè vi è la volontà di un’altra persona di umiliarne un’altra, degradandola e rendendola ridicola agli occhi degli altri.
Alcune persone sono particolarmente sensibili all’umiliazione, così come alla vergogna o ai potenziali rifiuti. In questi casi, anziché cercare di realizzare progetti che rafforzino la propria autostima, ci si chiude nei propri confini, limitandosi a “giocare in difesa” impegnandosi solo a limitare le perdite. Questo è tipico della personalità evitante, tendenzialmente pessimista, che anziché concentrarsi sui propri punti di forza, si contenta di minimizzare le proprie debolezze evitando i rischi di una possibile umiliazione.

La paura di subire umiliazioni si manifesta già in età molto giovane ed è particolarmente diffusa fra gli uomini, specialmente per quanto riguarda i rapporti con l’altro sesso. La riluttanza a stringere relazioni personali e nuove amicizie deriva dall’esagerazione e dalla esasperazione delle proprie potenziali difficoltà, oltre che dell’importanza che viene data al rifiuto dell’altro.

Ci sono, del resto, persone che non si fanno scrupoli nell’infliggere umiliazioni, al solo scopo di godere della dipendenza e della soggezione esercitata nell’altro, distrutto nell’onore e nel rispetto di sé, dequalificato come essere umano, per diventare niente più che un oggetto, un attrezzo, un animale. Il giudizio sprezzante, che arreca umiliazione, non riguarda un atto o una parola, ma il valore stesso della persona, ritenuta incapace di agire in altro modo, indegna di fiducia, di stima e di interesse. Una forte umiliazione subita rischia di lasciare una traccia indelebile nella propria vita.

In campo sessuale l’umiliazione del partner è frequente in presenza di un tentativo fallimentare di un rapporto sessuale: evento che può essere particolarmente traumatico e che potrebbe generare impotenza a causa dei sentimenti di vergogna e di umiliazione provati.

Nella pornografia invece, come nelle parafilie, si assiste di frequente a scene erotiche in cui il/la partner viene umiliato/a. Potrebbe sembrare strano che una persona consenta ad un altro di essere umiliata sessualmente, ma è tipica della parafilia una certa mescolanza fra piacere sadico e masochistico, che sono due facce della stessa medaglia. Ad esempio, la temuta sculacciata ricevuta da bambini in segno di umiliante punizione, potrebbe essere erotizzata attraverso la pratica dello spanking (farsi sculacciare).



A volte, quando la persona cade nell’abisso della umiliazione ha un sussulto di dignità e decide di ribellarsi. In questo caso può esservi rabbia, anche verso persone che non sono responsabili dell’umiliazione subita, e ricerca di giustizia, se non sete di vendetta. Altre volte invece si ricade nella tristezza e nella depressione e questo capita in particolare alle persone che hanno scarsa autostima e sentono maggiormente i sentimenti di vergogna e di umiliazione.

Chi ama servire, può detestare la punizione. Chi preferisce gli stimoli visivi, forse rinuncia volentieri all’essere toccato. Una persona masochista in certe circostanze non trova alcun piacere nello stare in ginocchio.”
Il dominante entra consapevolmente nel suo ruolo per godere del suo potere, mentre il sottomesso può esplorare la sua capacità di abbandonarsi e godere nell’essere “vittima”. Mettiamo vittima fra virgolette perché nella prassi il più delle volte è il sottomesso a godere di più: c’è qualcuno che si prende cura di lui, viene viziato e riceve molte più attenzioni e stimolazioni erotiche, che in altre occasioni. Se per il sottomesso la sfida più grande è quella di abbandonarsi e di concedere all’altro la regia del gioco, il compito per il dominante è molteplice. Molti principianti pensano che con quattro corde, due fruste e un’idea in testa si possa fare il dominante. Si meravigliano quando dopo un quarto d’ora non sanno più cosa fare, lasciano perdere la dominanza e passano a fare l’amore come hanno sempre fatto.

Una volta creata la sceneggiatura, nella dominazione ci sono alcuni punti da osservare:
preparazione degli attrezzi come corde, fruste, gel vaginale, preservativi, prima di iniziare il gioco per avere poi tutto a portata di mano. Come dominante ti metti gli abiti appropriati e ordini al sottomesso come deve vestirsi per arrivare al gioco, abbigliamento intimo compreso.
Dominare non significa essere crudele, ma implica una maggiore comprensione di quanto si pensa. I sentimenti sono sempre presenti. Ricordatevi che nessuno di voi è un oggetto ma una persona. Se invece fa parte della tua sceneggiatura trattare l’altro come un oggetto, va definito prima del gioco. Per rendere il gioco erotico, oltre alla determinazione ci vuole anche empatia, allora si può godere attraverso il contatto con il sottomesso dell’intensità che questo sta provando. Essere dominante vuol dire avere il controllo su quattro cose: su se stesso, sul sottomesso, sulla relazione tra voi due, sulla sceneggiatura. Dominare è divertente e al contempo impegnativo, perché il dominante porta simultaneamente sia se stesso che l’altro ai propri limiti.
Per entrambi durante i giochi hard è tassativo: niente alcool e nessuna altra droga, né legale né illegale. Tutti le droghe cambiano la sopportazione e la percezione ed estendono i limiti “normali”, possono ingannare sia te che il sottomesso senza che vi rendiate conto.
Tieni conto che tutti abbiamo dei limiti. Se il sottomesso ti dice “puoi fare tutto con me” si sta illudendo o non è consapevole dei propri limiti. La stessa persona dopo 20 frustate stillerà “basta, fa troppo male” Se lui non riesce a essere preciso, è il tuo compito specificare fin dove puoi veramente andare.
Almeno durante i primi giochi per allenare te e il sottomesso, puoi anticipare ogni azione a parole come: per questo errore ti do ora dieci sculacciate. Ti porterò un po’ più indietro per vederti meglio. Ti bendo gli occhi, allora non potrai più vedere, ma sentirai di più.
Il sottomesso può entrare in uno stato di coscienza offuscata per vari motivi: perché ha varcato il limite del piacere conosciuto, o per l’intensità dell’abbandono, o del dolore, o dell’eccitazione, o di tutti questi fattori messi insieme. Se osservi che ha uno sguardo strano, che non reagisce più in maniera chiara e non ti sembra del tutto presente, fagli delle domande per testare la sua presenza. Chiedigli per esempio: “cosa senti? Ti ricordi il codice di sicurezza? Vuoi che mi fermi un po’?” E fatti dare delle risposte chiare. Con questo gioco portiamo le ombre alla luce, ma le ombre non devono sopraffarci, dobbiamo rimanere integri nella nostra psiche e nel nostro corpo.
Dominare implica sedurre il sottomesso a esplorare i propri limiti, portarlo oltre a quello che da solo farebbe, portarlo oltre la prima soglia del coraggio e tenerlo nel gioco tra le due soglie. Perciò, una volta chiarita la linea generale del gioco, non chiedere troppo. Ricordati che tu hai la regia in mano, non lui! Questo riguarda anche le pratiche sessuali. Il sottomesso ti ha delegato di gestire il suo piacere e si aspetta di essere portato a esperienze nuove, si aspetta che tu lo fai eccitare, che attraverso la forza del tuo terzo chakra riesca ad aprire la sensualità del suo secondo e la passione del suo primo.
Dominare non vuol dire necessariamente far soffrire il sottomesso. Dominare significa soltanto che tu hai il comando, ma non implica cosa fai. Potresti anche legarlo a una sedia e ordinargli di masturbarsi, mentre tu mangi comodamente una fetta di cocomero. Ricordati però che per masturbarsi gli serve avere una mano libera. Oppure potresti provocargli tanto piacere come lui non si sarebbe mai permesso, in modo sottile e graduale, trattandolo con piume, carezze, parole eccitanti, ordinandogli di guardarti.
Se lo schiavo prova ad uscire dal suo ruolo con parole tipo “non farmi questo” o “vedi di stare attendo, dove mi tocchi” o “aspetta, sono un po’ stanco” o simili imposizioni o manipolazioni, dove cerca di riprendere la regia, come padrone ricordagli del suo ruolo con un tono sicuro e deciso. Lo devi fare subito, al primo segnale, altrimenti rischi che pian piano i ruoli si omogeneizzeranno e il gioco si trasformerà nel solito brodo. Ricordati, finché il sottomesso non dice il codice di sicurezza, la direzione del gioco spetta esclusivamente e te!
Ogni dominante ha un punto debole e ogni sottomesso ha dei momenti dove abbandonarsi è difficile. In questi momenti il sottomesso sarà tentato a togliere la forza al dominante manipolandolo. Donne sottomesse lo fanno spesso con delle battute ben piazzate, con sorrisi lusinganti, oppure ridendo. Se come dominante in questo momento non sei ben centrato, ti può tirare giù in un attimo. Per il dominante si tratta di riconoscere queste modalità e di tutelarsi per la prossima volta. Se per esempio il sottomesso ride, puoi punirlo severamente o usare un bavaglio.
Non ti stupire se ti trovi in imbarazzo a fare il dominante. Se sei una persona abituata a compiacere gli altri, entrare consapevolmente nel ruolo del dominante può essere una tra le sfide maggiori. E potrebbe succedere che il sottomesso dice “ancora, ancora” mentre il dominante esclama “non ce la faccio più” e getta la spugna.
Dominare non significa necessariamente duro lavoro. Molti dominanti all’inizio fanno l’errore di usare troppi strumenti, di fare nodi complicati, di perdersi nei dettagli tecnici, di preoccuparsi più dell’attrezzatura che della persona che ha di fronte. Finiscono con l’essere “gli indaffarati” e dimenticano di essere “i dominanti”. Non conta tanto la tecnica, ma il tuo stato interiore, che il tuo terzo chakra si espanda, che provi piacere nel comando, che respiri il tuo potere. Alla fine del gioco prendetevi una pausa, non condividetevi subito i vostri vissuti, ma fatelo con una certa distanza, per esempio il giorno dopo. Ditevi apertamente cosa avete provato nel sottomettersi e nel dominare, nel fidarvi di te stesso e dell’altro, cosa vi è piaciuto e cosa non, cosa era particolarmente eccitante, quali modifiche hai percepito nell’aura, quali chakra erano accesi e vibranti e quali non. Ma parlate anche di eventuali difficoltà, incomprensioni, vergogne, timori, sensi di colpa o altre ombre della passione. Ditevi come vi siete sentiti nel periodo dopo il gioco. Questo è un punto importante, perché talvolta la vera ombra non si rivela durante, ma dopo il gioco. Raccontatevi, se qualcosa è rimasto inconcluso e sarebbe da riprendere un’altra volta, se avete scoperto un nuovo desiderio, se il dominante in un certo punto poteva andare anche oltre, se la sceneggiatura sarebbe da revisionare. Così da ogni gioco potete anche imparare: ognuno per sé e per la vostra relazione di coppia.

L'umiliazione online è il desiderio di essere visto in un contesto sessuale imbarazzante su Internet: questa pratica permette al sottomesso di cercare partner fetish da tutto il mondo, mantenendo nel contempo la sicurezza data dall'anonimato.


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venerdì 15 aprile 2016

Tradimenti Con La FEDE al Dito



"Credete  veramente che l’anello al dito rappresenti uno status? Credete veramente che sia una fascetta dorata a tenere le donne lontane dagli uomini “impegnati”? Credete che sia un pezzo di metallo al dito a garantire la fedeltà coniugale?”

Da sondaggio emerge che il  14% degli uomini sposati non portano mai la fede. Ed è una percentuale che sta crescendo esponenzialmente negli ultimi anni. I motivi o meglio le scuse  sono che fa male, dà fastidio, paura di perderla, è larga o è stretta.
Poi c’è una percentuale di uomini che, per motivi di sicurezza, non indossa la fede al lavoro.
E questi sono i mariti con la fede nel tempo libero (quando se ne ricordano).
Poi ci sono i mariti alternativi, quelli portano la fede appesa alla collanina o ben custodita nel portafogli.

E infine i mariti tradizionalisti: modello standard con fede al dito… ma ormai è una “razza” in via d’estinzione.

Le donne che non portano la fede, invece, sono meno dell’8%, io compresa.

In ogni caso, la differenza tra l’uomo e la donna sta nel significato che attribuiscono a questo anello: per  4 uomini su 10 non rappresenta  simbolo di fedeltà. Per 6 donne su 10 invece sì.

Ammettiamolo, portare la fede al dito si è sempre pensato potesse fare da deterrente per le persone intenzionate a sedurre – sia che si tratti di uomini che di donne. E, invece, secondo quanto rivelato da un sondaggio condotto da un noto sito d’incontri britannico, l’uomo che indossa la fede nuziale attira a sé più donne, rispetto a chi non lo fa o ai single.

Per gli uomini sposati il rischio di essere attirati o cedere in tentazione è dunque alto. Lo si è scoperto dopo che un sito di incontri extraconiugali ha condotto un sondaggio che ha coinvolto oltre 2.000 utenti. L’indagine ha rivelato che l’87% degli uomini indossano comunque le loro fedi nuziali mentre stanno cercando una partner con cui avere una storia «extra matrimonio». E questo pare funzionare alla grande. Cosa dimostrata dalle dichiarazioni del 68% delle donne intervistate, che ha ammesso di trovare sessualmente più attraente l’uomo con la fede al dito.



Secondo un portavoce del sito web, alla base di questo fenomeno ci può essere una particolare convinzione: le donne che cercano un’avventura ritengono che un uomo sposato sia l’ideale per avere una relazione senza impegno, senza coinvolgimento d’amore e possibili (pericolose) serie intenzioni. Secondo invece una utente del sito il motivo può anche essere che «si è più attirati da ciò che non si può avere», per cui l’uomo sposato può essere più attraente di un single. Le cose tuttavia sono diverse nei due generi: al contrario dei maschi, le femmine del sito hanno infatti rivelato che nel 73% dei casi la fede nuziale, piuttosto che all’anulare, la tengono nella borsetta quando hanno un incontro segreto.

Le donne preferiscono l'amante con la fede al dito, più sexy e meno impegnativo di uno che potrebbe rivendicare attenzioni da un momento all'altro, mandando in frantumi il sogno di un rapporto "easy" e senza pretese. Più difficile da conquistare, certo, ma senza dubbio più appagante per l'orgoglio femminile. Il 53% delle donne sceglie come amante il marito di qualcun'altra. Più sexy e trasgressivo come tradimento, ma soprattutto una sorta di "vittoria" nell'eterna competizione fra donne.

Il 25% delle intervistate, invece, ha detto di dare molta importanza al modo di vestire e di preferire l'uomo in giacca e cravatta. L'eleganza non passa mai di moda e le donne, anche se non tutte lo ammettono, sono molto sensibili all'intramontabile fascino dell'uomo d'affari.

Al terzo posto del podio dell'amante perfetto si piazza il palestrato. Il 22% lo sceglierebbe per trascorrere momenti di pura passione lasciandosi travolgere dalla sua prestanza fisica. Insomma va bene il fascino e la sete di conquista, ma anche l'occhio vuole la sua parte.




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mercoledì 13 aprile 2016

PAESI "STRANI"




Esistono in Italia, come nel mondo, città e paesi dai nomi improbabili.
Non si offendano gli abitanti di Bastardo quindi se li definiamo “bastardi”, nè se ci chiediamo curiosamente come si vive a “Orgia”.
A volte, un cartello stradale può metterti di buon umore e, perchè no, strapparti anche un sorriso.

Sono parecchi in Italia i comuni e le città con nomi davvero originali. Tra questi Paperino (frazione di Prato), Femminacorta in provincia di Pistoia o Purgatorio in provincia di Trapani. I nomi più simpatici sono però quelli che ricordano il sesso. Da Gnocca a Belsedere, quando incontri un cartello stradale di quel tipo non può passare inosservato. E questi cartelli che non possono passare inosservati, in Italia, sono forse più di quelli che vi sareste potuti aspettare (per non parlare dei bizzarri nomi di strade e piazze...).

In provincia di Perugia troviamo Bastardo, e il fatto più paradossale è che sopra il cartello che stabilisce l'entrata nella frazione umbra, ecco la dicitura che riporta: "Polizia Municipale. Controllo elettronico della velocità". Altra simpatica località è Altolà frazione del comune di San Cesario in provincia di Modena che, più che darti un benvenuto, sembra mettere sul "chi va là" chi guida in macchina. Ci spostiamo in Veneto dove troviamo Gnocca, in provincia di Rovigo, un luogo dove molti vorrebbero andare. Ma se non vi basta, semopre nei pressi di Gnocca troviamo trovare anche “Po di Gnocca”, che abbraccia un piccolo fiume. Si arriva poi ai più classici Sesso e Scopa, rispettivamente in provincia di Reggio Emilia e in provincia di Vercelli in Piemonte. E ancora, Figaccia in provincia di Olbia in Sardegna. A provincia di Lucca invece si può scegliere, e troviamo sia Vagli sopra, che Vagli sotto. Sempre in Lombardia, vicino Sondrio troviamo Trepalle. Infine Sega in provincia di venezia, Orino, in provincia di Varese e Bellano, in provincia di Lecco. 

Pare che a Loculi (Nuoro) gli abitanti alla sera accendano un cero, al posto delle lampadine...  Camposanto (Modena)  di loculi ne ha in ogni angolo. 
Nell’astigiano è divertente passare in auto e leggere l’uno dopo l’altro quelli di tre paesi in fila: Frinco, Zanco e Tonco.

In provincia di Alessandria c’è Alluvioni Cambiò, che un tempo si chiamava Sparvara ed era un fiorente borgo medioevale con tanto di castello posto sulla sponda sinistra del Po; ma una notte buia e tempestosa il fiume ruppe gli argini, facendo strage di case e genti. 
Non solo. Quando il giorno dopo i superstiti si guardarono attorno, si accorsero con stupore di essere finiti sulla sponda destra; il Po aveva cambiato corso. Così gli alluvionati decisero, in perenne ricordo del fatto, di ribattezzare il loro paese.

Esistono nomi brevissimi come Lu (AL), Alà (SS), Alì (MS), o sportivi come Calcio (BG), Fallo (CH) e Piscina (TO); si sa che l’Italia è ricca di fonti, terme, sorgenti e perciò vi è un incredibile numero di paesi il cui nome inizia per Acqua seguito da vari aggettivi: fredda (BS), canina (MC), formosa (CS), negra (CR), pendente (VT), viva (CB): persino santa (AP), seria (CO) e lagna (PS) per il fastidio provocato dall’incessante scorrere dei fiumi Burano e Candigliano.



La toponomastica ha pescato a piene mani sia dal regno vegetale battezzando un luogo col nome di piante, fiori e frutti che lo caratterizzavano – Nespolo (RI), Mirto (ME), Oliva (PV), Olmo (BG); Pigna (IM); Pero (MI), Pesco (BN), Noci (BA) – che da quello animale, vero o soprannome umano che fosse: Cicala (CZ), Falcone (ME), Tortora (CS), Gallo (CN e CE), Leonessa (RI), Pavone (TO). 
Felino (PR) invece non ha nulla a che fare coi gatti, ma deriva dal latino figulinus, “fabbricante di vasi”.

Anche le caratteristiche fisiche del posto o del suo antico proprietario servivano all’uopo; un esempio ne sono Occhiobello (RO), Destro (CS), Erto (PN), Vasto (CH), che per la precisione deriva da Guasto, poiché fu devastato dall’esercito di Pialy Pascià), Spessa (PV), Lustra (SA), Donnadolce (RG): ma chissà che mucche infelici nei pascoli di Pocapaglia (CN)…

Il numero 3 ha sempre qualcosa di magico e divino, nonostante ciò che possa seguirlo: per questo in provincia di Catania troviamo Tremestieri, Trepunti, Trepuzzi, mentre nei dintorni di Sondrio esiste Treppalle.

Se ci sono paesi dai nomi gentili e allegri come Bene (CN), Benestare (RC), Benetutti (SS), Ameno (NO), Campodimiele (LT), Buonabitacolo (SA), Sostegno (VC) e Buonvicino (CS), ne esistono anche di poco rassicuranti quali Malvicino (AL), Bomba (CH), Ossaia (AR) e Strozza (BG), oppure tristissimi quali Travagliato (CS), Sospiro (CR), Tornimparte (AQ) e Femminamorta (PT).

Meglio la quiete di posti mistici dove Casto (BS), Morigerati (SA) e Provvidenti (CB) si sentirebbero a proprio agio: Altare (SV), Cappella (CR), Candela (FG), Cardinale (CZ) e Cattolica (FO).

In compenso chissà quanti agognerebbero trascorrere ferie felici a Canna (CS), Canne (BT) o a Belvedere di Spinello (CZ)…

Perché l’Italia è un paese libero, democratico e parcondicèsco: infatti se esiste Bellona (CE) può esserci pure Barbona (PD); se c’è Primiero (TN) c’è anche Ultimo (BZ).

Abitare a Cessalto (autostrada Trieste-Mestre), piuttosto che a Bastardo o a Casa del Diavolo (ambo in provincia di Perugia) o magari Aramengo (AT) possa causare qualche problema anche psicologico,  domandiamoci quanto siano felici gli abitanti di Carini (PA) e di Bellino (CN): l’importante per questi ultimi è che il nome del loro paese non venga pronunciato da un ligure…

Cantello (VA), a tre km dalla Svizzera, sino a poco tempo fa si chiamava Cazzonne, pronunciato e scritto però regolarmente senza una N; Piero Chiara raccontò che il cambiamento venne chiesto non dagli abitanti, bensì dal Comando generale della Guardia di Finanza a seguito delle lamentele dei militari accasermati in quel luogo di confine e stanchi di ricevere dalle famiglie lettere con su scritto come indirizzo “A Salvatore Cacace, Cazzone“.

Stessa cosa accadde a Lieto Colle (CO), pur’esso al confine confederato e sede di caserma della Finanza, che in origine si chiamava Figazzo; sempre nel varesotto Cazzago ha invece coraggiosamente mantenuto il suo nome, come il monte Baciaculo (BS).





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I BAMBINI INDACO



L'espressione "indigo children" è stata introdotta negli anni settanta dalla parapsicologa Nancy Ann Tappe, ma ha acquisito popolarità soprattutto a partire dalla pubblicazione di The Indigo Children di Lee Carroll e Jan Tober, nel 1999. L'opera di Carroll e Tober ha dato l'avvio a un vero e proprio movimento, che nell'ultimo decennio ha prodotto libri, documentari, film e congressi internazionali.

A seconda delle fonti, i bambini indaco vengono descritti come dotati semplicemente di spiccate qualità caratteriali (in particolare di empatia, creatività, forza di volontà) oppure addirittura di poteri paranormali come telepatia, chiaroveggenza o la capacità di comunicare con gli angeli. Sebbene negli anni siano state raccolte numerose testimonianze di genitori che asseriscono di riconoscere nei loro figli le caratteristiche dei bambini indaco, la teoria non ha alcun fondamento scientifico, per cui appartiene al campo dell'immaginazione popolare di tipo New Age.

Nancy Ann Tappe sviluppò la teoria dei "bambini indaco" negli anni settanta, e la espose al grande pubblico per la prima volta nel suo libro del 1982 Understanding Your Life Through Color ("Capire la vostra vita attraverso il colore"). Tappe si occupava principalmente del concetto New Age dell'aura, e nel suo libro riportò di aver notato, a partire dagli anni sessanta, una presenza sempre maggiore di bambini dotati di un'aura di colore indaco. Tappe mise in relazione questo fenomeno con l'avvicinarsi di una nuova era dell'umanità, in cui il colore indaco dell'aura sarebbe stato predominante.

Le idee di Tappe furono riprese quasi vent'anni dopo dal sensitivo e channeler Lee Carroll e da sua moglie Jan Tober, già celebri nella sottocultura New Age quali portavoce dell'"entità angelica" Kryon. Nel 1999, Carroll e Tober pubblicarono il libro The Indigo Children: The New Kids Have Arrived ("I bambini indaco: i nuovi bimbi sono arrivati"), che divenne poi la più nota e citata fonte sull'argomento. Carroll e Tober diedero una descrizione dei bambini indaco soprattutto dal punto di vista dei tratti caratteriali, includendo numerosi elementi nei quali molti genitori avrebbero potuto vedere rispecchiati i propri figli. Come Tappe, Carroll e Tober sostennero che l'avvento dei bambini indaco preludeva a un salto evolutivo dell'umanità, e che proprio quei bambini avrebbero costruito un nuovo mondo senza guerre e senza inquinamento. Al libro contribuirono anche altri autori, alcuni dei quali enfatizzarono gli aspetti soprannaturali della natura dei bambini indaco, per esempio descrivendo la loro stretta relazione con gli angeli e altre creature eteree. Nonostante la disomogeneità dei contributi, l'opera di Carroll e Tober ebbe un'eco molto vasta, tanto che a partire dai primi anni 2000 iniziarono a tenersi congressi internazionali sull'argomento (il primo si svolse alle Hawaii nel 2002).

Sebbene le opere di Tappe, e ancor più di Carroll e Tober, costituiscano tuttora il più importante riferimento sui bambini indaco, il corpus della letteratura sull'argomento è in continua espansione. Fra i più noti seguaci della teoria dei bambini indaco c'è Doreen Virtue, già fondatrice della angel therapy (una forma di terapia alternativa basata sull'interazione con gli angeli), che ha recentemente annunciato l'avvento di una nuova generazione di bambini successiva a quella indaco, detta dei "bambini di cristallo" (crystal children).

Nel vasto panorama della letteratura New Age si trovano numerose diverse descrizioni dei bambini indaco. Quella più influente, sviluppata da Carroll e Tober, presenta i bambini indaco come dotati di grande empatia, curiosità, forza di volontà, e una spiccata inclinazione spirituale. Sono anche descritti come molto intelligenti, intuitivi, e insofferenti nei confronti dell'autorità. Carroll e Tober sostengono che quest'ultima caratteristica è uno dei motivi per cui i bambini indaco sono generalmente percepiti come problematici nel sistema scolastico tradizionale. I loro testi sui bambini indaco si collocano anche in una posizione critica nel dibattito sulla controversa patologia infantile nota come sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e sulla sua cura farmacologica. Carroll e Tober sostennero che questi bambini, classificati dalla medicina come affetti da ADHD, erano, secondo loro, bambini particolarmente dotati, bisognosi di attenzioni particolari sul piano spirituale e non di cure mediche.



Secondo gli studiosi dei bambini indaco questa nuova specie umana è arrivata al mondo per costruire una terra priva di inquinamento e di guerre, un mondo più giusto ed equo, e lavorerebbe per creare una nuova umanità.

Il primo tipo di bambino indaco è quello dell'umanista, che svolgerà il suo lavoro a contatto con le masse. Sono i medici, gli avvocati, gli insegnanti, i commercianti, gli uomini d'affari e i politici di domani. Saranno al servizio delle masse, e sono iperattivi. Sono estremamente socievoli. Parlano con tutti, in qualunque situazione, sono estremamente affabili; hanno opinioni molto radicate. Inoltre non si sentono a loro agio nel corpo fisico, sono iperattivi, come ho detto, e talvolta si scontrano coi muri perché dimenticano di usare i freni. Non sanno giocare con un giocattolo alla volta, devono tirarli fuori tutti, averli tutti lì davanti, anche se poi magari non li toccano nemmeno.

Sono quel tipo di ragazzi a cui non basta dire una volta di riordinare la loro stanza, bisogna continuamente ricordarglielo perché si distraggono facilmente. Entrano nelle loro camerette, cominciano a mettere ordine, ma poi vedono un libro; allora si siedono e si mettono a leggerlo, perché sono avidi lettori. .

Il secondo tipo è quello dell'Indaco concettuale. I concettuali sono più interessati ai progetti che alle persone. Sono gli ingegneri, gli architetti, i designer, gli astronauti, i piloti e i militari di domani. Non si sentono a disagio fisicamente e spesso sono molto atletici fin da bambini. Hanno problemi di controllo, e la persona che cercano di controllare di più, se sono maschi, è la loro madre. Le bambine invece cercano di controllare i loro padri. Se glielo si lascia fare, si creano problemi, anche gravi. Durante l'adolescenza questo tipo di Indaco tende a sviluppare delle forme di dipendenza, specialmente rispetto agli stupefacenti. I genitori devono tenere l'occhio puntato sul loro comportamento, e quando questi ragazzi cominciano ad appartarsi, o mettono cartelli del tipo "Proibito entrare", è il momento che la madre faccia un controllo in camera loro.

Poi esiste il tipo dell'artista. Questo tipo di Indaco è molto più sensibile e spesso è fisicamente più minuto, sebbene ci siano eccezioni. Sono ragazzi più orientati verso l'arte. Sono creativi, e saranno gli insegnanti e gli artisti di domani. Qualunque cosa facciano, la affrontano dal lato creativo. Se si occupano di medicina, possono scegliere di diventare chirurghi o ricercatori. Nel campo delle belle arti sono attori eccezionali. Fra i quattro e i dieci anni di età c'è caso di vederli scegliere quindici attività creative diverse e praticarne una per cinque minuti lasciandola subito da parte.
L'artista Indaco magari studia cinque o sei strumenti diversi, ma una volta divenuto adolescente fa una scelta e diventa artista in quel campo o in quell'attività.

Il quarto tipo è quello dell'Indaco interdimensionale. Sono i più robusti fra tutti gli Indaco e fin dall'età di uno o due anni non gli si può più dire niente. Loro ti rispondono: «Lo so. Lo so fare. Lasciami stare». Sono i ragazzi che porteranno nel mondo nuove filosofie e nuove religioni. Possono permettersi di fare i bulli perché sono grandi e grossi e anche perché non si conformano agli altri tipi di Indaco.

Curiosi, iperattivi, ribelli ad ogni forma di regola imposta, insofferenti nei confronti dell’autorità, forti e intelligenti. I bambini indaco possono diventare anche problematici e difficili da gestire ed educare. Secondo Carroll e Tober i bambini che la scienza medica classifica come affetti da deficit di attenzione ed iperattività sarebbero, in realtà, bambini indaco e non dovrebbero essere sottoposti a cure mediche e farmacologiche, ma dovrebbero essere solo riconosciuti per ciò che sono e arricchiti di cure, attenzioni e affetto.

La teoria dei bambini indaco non è tenuta in alcuna considerazione dalla comunità scientifica, in particolare per la totale assenza di prove empiriche a sostegno; la mancanza di fondamento scientifico è confermata peraltro anche da alcuni fra coloro che sostengono la teoria, come Doreen Virtue, autrice di The Care and Feeding of Indigos. Alcuni autori, come lo psicologo Russell Barkley, hanno anche osservato che la maggior parte dei tratti attribuiti dalla letteratura New Age ai bambini indaco sono definiti in modo così vago da applicarsi praticamente a chiunque. Un celebre episodio, talvolta menzionato per dimostrare la debolezza concettuale della teoria, riguarda una intervista fra "ricercatore" e un bambino indaco, pubblicata sul quotidiano statunitense Dallas Observer. Nel dialogo, l'intervistatore si mostrò molto colpito dal fatto che il bambino parlasse di sé come di un "avatar" e facesse riferimento ai "quattro elementi dell'universo". Dopo la pubblicazione, alcuni lettori scrissero al giornale osservando che alcune delle frasi pronunciate dal bambino erano citazioni testuali di dialoghi di un celebre cartone animato, Avatar - La leggenda di Aang, trasmesso sul canale televisivo per bambini Nickelodeon.

Critiche più specifiche alla teoria dei bambini indaco vertono, in particolare, sulla sua connessione implicita con la polemica sull'ADHD e sul trattamento farmacologico dei disturbi del comportamento infantile negli Stati Uniti e in altri paesi.

Alcuni psicologi hanno espresso la preoccupazione che l'influenza del movimento indaco sui genitori possa contribuire a ritardare o rimandare la diagnosi e il trattamento di malattie mentali anche gravi.

Nonostante l'inesistenza di fondamenti concreti, il cosiddetto "movimento indaco" ha sviluppato in pochi anni un significativo valore commerciale in termini di libri e video venduti, sedute a pagamento tenute da psicologi o parapsicologi per i genitori dei bambini dotati, congressi, donazioni e così via. Nick Colangelo, professore dell'Università dello Iowa specializzato nell'istruzione di ragazzi particolarmente dotati, ha osservato che:

« Il movimento dei bambini indaco non ha a che vedere con i bambini, né col colore indaco. Ha a che vedere con adulti che si atteggiano a esperti e fanno soldi vendendo libri, presentazioni e video».



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