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domenica 26 marzo 2017

SELFIE E BOCCACCE



Sorridere? Assolutamente no. Meglio una linguaccia. Le foto sui red carpet e quelle delle vacanze si riempiono di boccacce. L’ultima moda, non solo tra le star, è farsi immortalare con una smorfia sul viso: nasi arricciati, sopracciglia aggrottate, bocca spalancata e occhi storti. Gli scatti negli album di famiglia e sui social network sono quasi da film horror. Ma questo poco importa. Secondo uno studio del Dipartimento di psicologia dell’Università di Portsmouth, nel Regno Unito, le espressioni non alterano i lineamenti. Quindi chi è bello di natura, lo sarà sempre.

Le donne, però, non sono le sole a «esibirsi». Anche gli uomini si divertono. E sui social network i «comuni mortali» seguono la tendenza. «Il web ha un effetto moltiplicatore. Quindi la foto di un’attrice che fa una boccaccia sul tappeto rosso rimbalza ovunque. Viene visualizzata un’infinità di volte e si diffonde . E per il fenomeno dell’emulazione si tende a volerne fare una uguale», dice Gianluca Calì, psicologo e psicoterapeuta.
Secondo una ricerca condotta da Nadja Reissland della Durham University, si comincia a giocare con le espressioni già nella pancia della mamma. I ricercatori hanno monitorato quindici feti (sette maschi e otto femmine) attraverso le ecografie 4D e hanno dimostrato che i bebé sono capaci di quei movimenti del volto che contraddistinguo rabbia, tristezza o gioia. Una sorta di allenamento per quello che li attende dopo la nascita. I bambini, infatti, comunicano le sensazioni che provano con la mimica facciale. Quindi - dicono gli esperti - una linguaccia non dovrebbe mai essere punita, ma piuttosto andrebbe compresa.



«Online ci sono regole che rispecchiano solo in parte quelle della società offline - dice Calì -. Siamo più disposti a trasgredire e a regredire con comportamenti infantili perché non abbiamo la consapevolezza dei controlli. In realtà non è affatto così. Sappiamo bene quanto siano sotto osservazione i siti. Comunque si tratta di una trasgressione innocente rispetto ad altre di cui il web si nutre. La boccaccia ci permette di infrangere le regole, ma in modo innocuo».

Per la stragrande maggioranza i protagonisti dei selfie hanno tutti le stesse caratteristiche: donne, adolescenti, con il telefonino messo di lato in modo da fare la foto di profilo o al massimo di tre quarti, con un occhio strizzato o con i capelli tutti da un lato. L’espressione è per lo più una smorfia, ma l’ampia gamma va dal bacetto allo stupore  fino al sorrisetto con labbra arricciate, che è il grande classico.
Il fatto di nascondersi dietro ai capelli lunghi, o di farsi la foto includendo solo metà faccia è proprio il sintomo che gli adolescenti si mostrano, sì, ma secondo le loro dosi.  "E’ l’opposto del narcisismo”, dice il professor Federico Tonioni, psichiatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile del primo ambulatorio in Italia per le dipendenze da Internet, presso il Policlinico Gemelli di Roma.




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domenica 10 luglio 2016

A CHE ETA' LA PRIMA VOLTA?



La famosa e tremenda prima volta rappresenta uno dei principali momenti di passaggio verso il diventare adulti: dà il via ufficialmente alla grande e bellissima avventura dell'amore e della sessualità. Un episodio che magari tra 10 anni neppure ti ricorderai così bene,il tutto dipende dalla tua testa e dalla tua educazione, religione, mentalità, eccetera.

Secondo alcune ricerche in Italia, in media si aspetta la maggiore età per «consumare». I maschi aspettano i 18 anni, le femmine al massimo un anno in più.

E questo trend vale per l'Italia, ma anche per la Francia, Gran Bretagna, Austria. Anche negli Usa, Canada e Messico i giovani e le giovani si concedono per la prima volta a 18 anni. In Brasile invece si anticipa a 17, mentre in Bulgaria, Svezia, Norvegia e Finlandia il sesso non ha più segreti già a sedici anni. Le cifre non sembrano rispecchiare però la realtà fatta di quindicenni cubiste o quattordicenni disinibite che già alle medie si prestano ad incontri ravvicinati in bagno con i compagni di classe (casi confermati da presidi di istituti milanesi).

Un'inchiesta nelle scuole milanesi aveva rivelato che una quattordicenne su sei aveva già avuto il primo rapporto sessuale e uno studio per l'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'Infanzia e dell'Adolecenza ha scoperto che per un adolescente su cinque l'età della prima volta è sceso a 14 anni contro i 16-17 di qualche anno fa. Ma anche le statistiche più accreditate a volte non concordano. Gli specialisti del Congresso Europeo di ginecologia pediatrica e adolescenziale, per esempio, dicono che la «prima volta» delle ragazzine italiane avviene in media a 17 anni, con un trend in crescita rispetto al passato. La Società italiana di Andrologia, anticipa a 14 anni l'esperienza sessuale di molti maschi. Con gravi ricadute sanitarie: gli adolescenti che scoprono il sesso troppo presto snobbano gli anticoncezionali (il 42,5%) e vengono colpiti da patologie riproduttive e infiammazioni genitali di vario grado (il 52%).

A ciò si aggiunge, come conseguenza, che le gravidanze precoci e gli aborti tra le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 sono aumentati negli ultimi 5 anni. Sono soprattutto i maschi, però, a non affrontare con serenità i problemi sessuali. Mentre le ragazze si rivolgono al ginecologo, i loro coetanei si consultano solo con gli amici, con il web. E si consolano con la Tv (per il 46% dei diciottenni è meglio una notte con una velina che con la propria fidanzata). Proprio la televisione, del resto, è complice di un'attività sessuale precoce, perché parte integrante della cultura degli adolescenti. Secondo studi Usa, i giovanissimi stanno incollati alla tv fino a 3 ore al giorno e il 64% di tutti i programmi contengono riferimenti più o meno espliciti al sesso. Da qui uno studio ha concluso che il 90% degli adolescenti che guardano programmi ad alto contenuto sessuale ha una probabilità doppia di iniziare precocemente l'attività sessuale rispetto a coloro che guardano la tv in modo meno assiduo.

Ancora più insidioso è il cellulare, usato per trasmettere messaggi erotici. Ricercatori dell'Università dello Utah hanno distribuito dei questionari anonimi a 606 liceali dai 15 ai 17 anni: quasi il 20% del campione (il 18% dei ragazzi e il 17% delle ragazze) ha già inviato delle immagini delle proprie parti intime tramite cellulare. Nell'argomento sesso anche Internet diventa un veicolo inquietante. On line si possono trovare droghe facilmente acquistabili, utilizzate per prestazioni migliori o per affrontare il sesso da «sballati». Sempre sul web molti minorenni si procurano pure il Viagra. Non per problemi di erezione, ma per paura di andare in bianco.

Meglio aspettare lo sviluppo sessuale, in modo che anche il corpo sia pronto per vivere questa esperienza. Poi ci vuole anche un po' di maturità, perché fare sesso  è pur sempre qualcosa di coinvolgente ma anche rischioso, potenzialmente.

cipiri9.blogspot.it


Il consiglio è  dunque farlo quando si pensa di essere abbastanza capaci di provvedere a sé stesse e di affrontare le conseguenze possibili, anche verso i genitori.
Non importano le storie che le tue amiche ti raccontano per bullarsi, e le cinque o dieci ragazzine precoci della scuola che l'anno già fatto prima di compiere 16 anni non fanno molta statistica: la cosa più importante è non precipitarsi e aspettare il momento giusto. Perché la tua prima volta vada bene, evita ogni tipo di pressione: lo stress non ti aiuta a rilassarti. I tuoi muscoli potrebbero contrarsi e rendere difficile la penetrazione.
Ma alla fine, l'unica e sola verità è che non esiste un'età giusta: non devi sentirti inferiore se sei rimasta l'unica della classe a non averlo ancora fatto. E anche cedere perché lui insiste tanto non è una grande idea, alla fine e potresti pentirtene.
Il sesso vissuto in maniera imposta o non profondamente desiderata si può rivelare negativo, rovinando un'esperienza che, se scelta consapevolmente, può essere splendida.
Soprattutto se vissuta con trasporto e sentimento.

Tutto il mondo ha le sue regole: la soglia è 13 anni in Giappone, 14 in Cina, Italia (ma nel nostro paese si può iniziare anche a 13 purchè in partner non abbia più di 16 anni) e Ungheria, 15 in Argentina e in Francia, 16 in Gran Bretagna e alle Bahamas. Ci sono poi gli Stati che differenziano tra maschi e femmine, tra tipi di rapporti e tra orientamento sessuale. In Perù e Colombia l'età è 12 anni per le donne e 14 per i maschi, in Indonesia 16 per donne e 19 per gli uomini. In Venezuela è possibile iniziare a fare sesso a 16 anni ma può diventare reato qualora lui abbia più di 21 anni e lei sia vergine. In Tunisia, dove non è possibile neppure baciarsi in pubblico tra adulti, la soglia è 20 anni. Quanto agli Stati Uniti, ogni stato ha una diversa legislazione ma pare che i giovani non le tengano minimamente in considerazione. Esistono poi i casi incredibili come lo Yemen, in cui bisogna essere sposati per avere rapporti ma un uomo può prendere in moglie anche una bambina di nove anni.

Può sembrare assurdo, ma esistono anche leggi che contemplano il differente orientamento sessuale: in Burkina Faso l'età si può iniziare ad avere rapporti eterosessuali a 13 anni ma bisogna aspettare i 21 per quelli omosessuali. In Canada l'età è 16 anni, ma si alza a 18 per i rapporti anali. E che dire del Vaticano? Anche in questo caso si discosta dall'Italia: l'età del consenso è fissata a 12 anni mentre a 15 in caso di disparità, per esempio in una relazione tra alunno e insegnante.




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venerdì 26 febbraio 2016

ADOLESCENTI, INTERNET,VIDEOGAMES



L'uso di computer, videogiochi, Internet e televisione è ormai una parte fondamentale nella vita di bambini e adolescenti e rappresenta la principale fonte di svago e divertimento per la maggioranza dei giovani d'oggi.

Sebbene vi sia una crescente ricerca su questo argomento ed un consenso di gran parte dei ricercatori sul fatto che la violenza nei media possa essere dannosa, ancora ciò non è stato ben compreso dalla società. Generalmente, le ricerche si focalizzano da una parte sulla frequenza e la natura della violenza e dall'altra sulle emozioni, gli atteggiamenti e i comportamenti generati dalla vista di atti violenti.

Proviamo ad immaginare l'effetto che fa in un ragazzo osservare quotidianamente e per ripetute ore scene violente nei videogiochi, nei fumetti o alla televisione. Rispetto al passato c'è da considerare anche la maggiore intensità di esposizione a questi stimoli negativi. Un famoso precedente che deve farci riflettere sulla potenza dei mass media sui giovani è l'epidemia di suicidi verificatasi in Germania in seguito alla pubblicazione, nel 1774, del romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe.

Il fenomeno fu talmente potente che alcuni Paesi proibirono la diffusione del testo. Moderni studiosi di suicidologia hanno chiamato questo fenomeno `effetto Werther` per definire l'influenza esercitata dai mass media sui comportamenti autolesivi. Tra tutti i media interattivi i videogiochi sono sicuramente il passatempo preferito dei bambini e degli adolescenti e per questo motivo è importante capire quanto questi possano influenzarne lo sviluppo sociale e cognitivo. Giocare è il modo più comune per i giovani di utilizzare il computer o la televisione, in particolare per i maschi.

Dalle ricerche si è evinto che per valutare l'influenza dei media interattivi è necessario prendere in considerazione non tanto il tempo totale trascorso, quanto piuttosto il contenuto, la trama, i personaggi, gli obiettivi del gioco. Infatti, l'identificarsi con un personaggio e il coinvolgimento attivo possono facilitare l'apprendimento di materiale educativo e formativo, ma possono anche facilitare incredibilmente l'apprendimento di contenuti violenti. È emerso come i maschi preferiscano in larga misura giochi che prevedono azioni violente o sport rispetto alle ragazze che invece prediligono giochi fantastici, di relazione o puzzle.

Secondo la prospettiva dell'apprendimento sociale, la relazione tra il giocare ad un videogioco violento e il conseguente comportamento aggressivo si deve attribuire al modeling, cioè i soggetti apprendono come commettere azioni aggressive emulando altri. Inoltre, i media possono avere il potere di trasmettere ai giovani, spesso erroneamente, quali comportamenti sono appropriati e quali invece sono da punire.

A sostegno dell'ipotesi che vi sia un legame tra utilizzo dei videogiochi a carattere violento e comparsa o aumento di comportamenti aggressivi vi sono i seguenti elementi:

- l'identificazione con il personaggio aggressivo potrebbe essere maggiore nel gioco interattivo, in quanto è possibile scegliere determinate caratteristiche di combattimento del personaggio per sconfiggere gli avversari;

- il giocatore è un partecipante attivo, per cui prova sensazioni di successo o di fallimento in base alle decisioni prese durante il gioco;

- il giocatore effettua scelte comportamentali aggressive, le mette in atto e riceve ricompense se queste si sono rivelate vincenti.

Le scelte e le preferenze dei giovani riguardo ai media cambiano con la crescita, ciò sia per le maggiori opportunità di accesso al mondo esterno sia per lo sviluppo sociale e cognitivo. In ogni caso è bene ricordarsi che i modelli formati da bambini tendono ad essere altamente predittivi riguardo alle preferenze e al tipo di interazione futura con i media.

In conclusione, perché i giovani trascorrono così tanto tempo giocando ai videogiochi, navigando su Internet o guardando la televisione? Purtroppo oggi i genitori hanno poco tempo per stare con i figli, sia per motivi di lavoro sia per interessi personali, per cui i mass media fungono da baby sitter in un mondo sempre più frenetico dove i genitori, in particolare le mamme, devono districarsi tra mille cose da fare.

Alcuni ricercatori hanno riscontrato che la comunicazione con i genitori sia una variabile fondamentale nell'ambito dell'influenza dei media sui giovani. Laddove tale comunicazione sia scarsa è più facile che si verifichi l'effetto negativo dei videogiochi violenti, in quanto viene a mancare il ruolo protettivo ed esplicativo del genitore. Condillac sosteneva che l'uomo è il frutto della sua educazione. Ciò è sempre vero ed è per questo motivo che la famiglia rimane il fulcro della formazione e dell'evoluzione di un giovane.

In questi ultimi 10 anni stiamo assistendo ad una nuova forma di dipendenza, chiamata tecnologite o tecno-addiction (tecnodipendenze). La perdita di ruolo sia spazio-temporale che fisica dei mezzi tecnologici, oggi, ha prodotto nelle nuove generazioni un multimedia overload: televisione, telefono, gioco, studio, lettura si trovano tutti contenuti in un unico device (si pensi all’ iPad) e sono fruibili contemporaneamente.



Il multimedia overload provoca un aumento del consumo sostanze di abuso (alcol in primis), della violenza, del bullismo (classico e cibernetico) e degli stati ansiosi in età adolescenziale. Contestualmente, riduce la fantasia, il gusto per la lettura, l’interazione con i compagni e il rendimento scolastico. La dipendenza tecnologica è una forma di abuso dei multimedia (TV, Internet, videogames, cellulari) che possiede caratteri di dipendenza simili a quella da alcool: forte desiderio di usare la tecnologia (Internet, Facebook, Chatline, Videogames ecc.); instabilità dell’umore; frequenti litigi con gli altri famigliari; negazione dell’esistenza del problema.

Chi ne risulta affetto si chiude in camera e comunica con il mondo esterno esclusivamente mediante cellulare, e-mail e SMS, isolandosi in un mondo parallelo. Oltre all’isolamento sociale, si osservano danni alla comunicatività con un linguaggio che diventa impersonale e privo di emozioni e che rende gli adolescenti ancora più fragili nell’affrontare i problemi che incontreranno nella vita. Infatti nel cyberspazio per comunicare viene usata esclusivamente la modalità verbale, mentre quella paraverbale è omessa: questo linguaggio imperfetto oltre a inaridire i rapporti tra pari, blocca lo sviluppo di un mondo di relazione basato sul corpo e sui suoi atteggiamenti.

Gli studi mostrano come gli adolescenti che svilupperanno dipendenza multimediale sono stati per lo più bambini “tecnologizzati”, ossia quelli che nei primi anni di vita sono stati esposti ad un ambiente esterno globalizzato, dove tempo e spazio hanno una rappresentazione diversa dalla realtà. Assenza di limiti, possibilità di essere in più posti contemporaneamente, sensazione di onnipotenza e diminuzione della capacità di attesa sono fattori che alimentano e cronicizzano la dipendenza tecnologica.

Nei paesi orientali come Taiwan e Giappone, dove l’impatto con tra tecnologia e adolescenti è maggiore, studi osservazionali condotti su un grande numero di soggetti in età scolare hanno evidenziato che esiste un rischio maggiore di Internet dipendenza per quei soggetti che non trovano piacere nelle attività extra-Web, che hanno tendenza ad isolarsi socialmente, che sono affetti dalla Sindrome deficit di attenzione/iperattività (ADHD) oppure che presentano aggressività, depressione o fobie. Esiste altresì un nesso scientificamente documentato tra dipendenza da videogames e violenza, in particolare vandalismo e violenza di gruppo.

Tale rapporto di causa-effetto è drammaticamente visibile soprattutto in chi gioca ai videogames violenti. E’ ormai universalmente accettato il fatto che i ragazzi siano propensi ad imitare le azioni di un personaggio nel quale si identificano: poiché nei videogiochi il giocatore deve spesso uccidere o stuprare, appare evidente il potenziale danno che questi programmi possono provocare. In questa forma di dipendenza il controllo genitoriale è assente o addirittura colpevole di induzione alla dipendenza stessa. Nel mondo Occidentale la percentuale di adolescenti che presenta dipendenza da Internet si aggira tra 5 e 8 %. La percentuale di adolescenti “a rischio” è stimata tra 11 e 25% degli utenti.
L’aspetto più grave della tecnodipendenza si manifesta attraverso la sindrome da hikikomori. Questa parola, che in giapponese significa “stare in disparte”, identifica un auto-isolamento in cui si confinano gli adolescenti: la comunicazione verso il mondo esterno avviene esclusivamente tramite sms o chat. Il malato di hikikomori non esce più dalla camera, nemmeno per mangiare. Mentre in Giappone, il paese più colpito dal fenomeno con circa il 15% degli adolescenti, la crisi è scatenata dalle rigide regole della società e della famiglia nipponica, in Europa l’auto-isolamento è scatenato dalla difficoltà dei rapporti con i coetanei, dal bullismo o da disavventure scolastiche. L’abuso di tecnologia, inoltre, aumenta il consumo di alcool e di droghe “ricreative” come la marijuana e le amfetamine.

Il rapporto 2012 della Società Italiana di Pediatria indica come spartiacque una media di 3 ore/giorno dedicate alla fruizione della multimedialità (computer, gioco, messenger, televisione). Oltre tale soglia si possono cominciare ad osservare problemi comportamentali (aumento dell’aggressività, dell’isolamento sociale e del deterioramento delle prestazioni scolastiche). Anche l’acquisto di smart-drugs e di farmaci on-line rientra tra gli “effetti collaterali” di chi naviga troppo. Gli adolescenti con fattori predisponenti alla dipendenza da Internet sono più esposti a sviluppare anche una dipendenza per i giochi d’azzardo on-line. da ultimo, Internet è il terreno di caccia preferito dai pedofili. Il 12% degli adolescenti incontra persone conosciute in chat ed il 6% instaura relazioni con persone conosciute sul Web.



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domenica 21 febbraio 2016

TUTTI I BENEFICI DEL FAI DA TE



Se un tempo era visto come una fase di passaggio fra l'adolescenza e l'età adulta, le ricerche attuali smentiscono questa credenza: l'autoerotismo accompagna uomini e donne in ogni fase della vita. La masturbazione può infatti continuare anche durante l'invecchiamento e rappresenta un bisogno naturale della sessualità. È importante iniziare a parlare di autoerotismo in maniera libera e limpida, liberando questa pratica dai tabù, dalla vergogna e dai sensi di colpa, espressione di un'educazione rigida.
Secondo i dati di un'indagine condotta presso l'Università dell'Indiana, negli Stati Uniti, quasi tutte le donne coinvolte nello studio hanno dichiarato di aver sperimentato almeno una volta nella vita la masturbazione, tuttavia solo il 7.9% delle intervistate tra i 25 e i 29 anni la pratica almeno tre volte alla settimana, contro il 23.4% della controparte maschile. Eppure per il sesso femminile l'autoerotismo può costituire un'occasione preziosa, in grado di migliorare il rapporto con la sessualità.
Attraverso l'autoerotismo è possibile accedere a una conoscenza intima del proprio corpo e scoprire il piacere nelle sue numerose varianti. Non è possibile indicare al partner i punti dove la percezione è più intensa senza aver sperimentato sulla propria pelle: toccarsi diventa esplorazione di sé, momento di libertà, ricerca di ciò che può rispondere ai nostri bisogni.
Con la stimolazione genitale aumenta la produzione di dopamina e ossitocina, rilasciata anche durante il parto e connessa alla gestione del dolore. I livelli di cortisolo si abbassano: diminuiscono stress e ansia, mentre si verifica un'impennata positiva dell'umore. Grazie al rilassamento a livello fisico e mentale, si riducono le tensioni nervose e si scaricano le emozioni: il rilascio di endorfine produce un'intensa sensazione di benessere.
Aiutando il rilassamento dell'utero, l'autoerotismo femminile contribuisce a dare sollievo ai dolori mestruali aumentando l'afflusso di sangue alla regione pelvica. Alcune ricerche effettuate negli Stati Uniti hanno evidenziato che la masturbazione può alleviare la sofferenza della Sindrome gambe senza riposo (RLS) e concorrere al migliorare del sistema immunitario.
Praticare regolarmente l'autoerotismo può aiutare le donne a rafforzare il pavimento pelvico e il tono muscolare della zona genitale. Molte donne sono convinte di non poter avere un orgasmo senza essersi date effettivamente il tempo e il modo per esplorare il corpo. Provare un orgasmo da soli è più facile che in due, se non altro all'inizio. Addentrarsi nei misteriosi meccanismi del corpo permette di raggiungere un sessualità nuova, più consapevole e matura, capace di un ascolto profondo verso il desiderio e in grado di decodificare ciò che riesce a scatenare il piacere. Un viaggio al centro di noi stessi.



Masturbarsi fa bene. Promuove il rilascio di endorfine, i neurotrasmettitori associati al sentimento di felicità che possono migliorare l’umore generale e combattere la depressione.  Produce una sostanza chimica chiamata ossitocina, che funziona come un antidolorifico naturale. Contribuisce a ridurre mal di testa e dolori muscolari.  Allevia lo stress e la tensione dopo una giornata stressante. Fornisce uno “sbocco sessuale” per le persone sole, per scelta o circostanza. Aiuta a indurre il sonno, o, al contrario, contribuisce a iniziare la giornata con più energia. Migliora il sistema immunitario e contribuisce alla salute generale. Rafforza il tono muscolare nella zona genitale e pavimento pelvico, che può portare a una vita sessuale migliore. Tiene liberi da infezioni a trasmissione sessuale, visto che è il tipo più sicuro di sesso. Aiuta le persone che soffrono di Sindrome gambe senza riposo (RLS), una malattia neurologica che causa dolore alle gambe, crampi, formicolio e prurito, (pubblicato sulla rivista medica Sleep Medicine ). Diversi medici negli Stati Uniti hanno avuto la conferma che aiuta i loro pazienti Possibili benefici per la salute per le donne. Combatte tensione pre-mestruale e altre condizioni fisiche associate al ciclo mestruale, come crampi. Allevia dolori mestruali, aumentando il flusso di sangue alla regione pelvica, che sarà anche ridurre i crampi pelvici e mal di schiena correlate. Costruisce resistenza alle infezioni da lieviti.  Permette alle donne di esplorare e capire i loro corpi meglio, così sapranno cosa gli piace quando hanno rapporti sessuali con un partner. Possibili benefici per la salute per gli uomini. Può aiutare a combattere l’eiaculazione precoce attraverso la formazione di durare più a lungo, è più facile mettere in pratica il controllo quando sul proprio.  Mantiene lo sperma sano. La masturbazione frequente aiuta a prevenire lo sviluppo del cancro alla prostata. I prodotti chimici che causano il cancro possono accumularsi nella prostata se gli uomini non eiaculano regolarmente.

"Trattenere il liquido seminale non fa sì che i suoi componenti 'ritornino' nel sangue," mi spiega un professore "Però, se il liquido seminale resta nel tuo corpo, significa che non stai facendo sesso né ti stai masturbando, e che perciò devi essere più pronto e vigile nel caso si presenti l'occasione. Penso che questa sia l'energia di cui si parla nel sesso tantrico. Imparando a mantenere un'erezione senza eiaculare fa sì che l'organismo esperisca un piacere più intenso. È vero per noi come è vero per i ratti. Questo aumento di 'energia' è più un fattore psicologico che propriamente fisico."

 "Alcuni uomini provano un forte sentimento di colpa legato alla masturbazione," dice il professore "Altri cercano di raggiungere l'orgasmo diverse volte al giorno, in maniera ossessiva. Alcuni uomini soffrono di entrambi i problemi. Questo meccanismo ossessivo-compulsivo li porta a masturbarsi frequentemente—forse troppo frequentemente, perché alla fine creano un rapporto di rifiuto verso il loro pene e il meccanismo di eiaculazione."

"L'erezione, sia per gli uomini che per le donne, richiede l'azione del sistema nervoso simpatico e di quello parasimpatico. Innanzitutto il cuore deve pompare più sangue nei tessuti. Poi, una volta che il sangue irrora la spongiosa—il tessuto spugnoso posizionato nella parte cavernosa di pene e clitoride, vicino alle labbra e in altri tessuti erettili—il sistema nervoso parasimpatico prende il sopravvento, facendo in modo che il sangue rimanga nelle zone genitali. C'è un meccanismo spinale nella zona lombare inferiore che serve a passare dal sistema parasimpatico a quello simpatico, che di conseguenza attiva l'orgasmo (e nell'uomo l'eiaculazione). Mentre hai un'erezione, questo meccanismo è inibito (tra le altre cose) da una diminuzione della serotonina."

"Quindi, se ti masturbi di frequente, finisci per essere in uno stato refrattario, che attiva il meccanismo di diminuzione di serotonina, ma che ora diminuisce o inibisce il sangue che fluisce nei genitali, perché mantiene il tono parasimpatico (che genera una contrazione dei vasi sanguigni). Perciò se ti rilassi per un po', dalle 24 alle 48 ore, diciamo, noterai che l'erezione successiva sarà maggiore. Comunque ognuno è fatto a modo suo, per cui una situazione ottimale per una persona può rappresentare una disfuzione per un'altra. Bisogna prendere caso per caso."


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martedì 16 febbraio 2016

DIPENDENZA SMARTPHONE



La nascita e lo sviluppo del mercato della telefonia mobile ha avviato profonde trasformazioni sociali, attribuendo nuove funzioni psicologiche al telefonino rispetto a quelle assolte dal telefono tradizionale.
La tendenza di questo moderno e trasportabile strumento di comunicazione telefonica a diventare nel giro di poco tempo alla portata di tutti, indipendentemente dall’età o dallo status socio-economico, insieme allo sviluppo di crescenti ed innumerevoli caratteristiche tecniche, implicano delle riflessioni relative alle principali funzioni sociali e psicologiche che il telefonino attualmente assolve.

Inizialmente, infatti, il cellulare era uno strumento essenziale, alla portata di pochi, il cui possesso assolveva alla funzione di rendere costantemente rintracciabili in tempo reale un numero privilegiato di utenti “socialmente impegnati ed importanti”.

Ben presto il cellulare ha cominciato a rispondere e ad alimentare il bisogno comune di essere vicini, superando i confini dello spazio e del tempo, trasformando profondamente le possibilità delle relazioni quotidiane, favorendo la possibilità di aumentare le occasioni di intimità e, talvolta, anche quelle di violazione della libertà e degli spazi personali.

Così, di pari passo alla moltiplicazione delle funzioni tecniche di un telefonino si sono trasformate anche le sue funzioni sociali e psicologiche: il cellulare oggi è uno strumento che accompagna ogni momento della giornata e che aiuta ad organizzare ed a gestire ogni momento della vita, dal lavoro (con le agende, le sveglie, le rubriche, l’orologio) ai momenti di svago (con i giochi, le fotocamere, le videocamere).

Conseguentemente all’evoluzione del mondo della telefonia mobile oggi, oltre alla generica e tradizionale funzione di comunicazione, il telefonino rappresenta uno strumento che riveste almeno tre importanti funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale, che a quella relazionale.

Una delle principali funzioni psicologiche del cellulare è quella di regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni. Attraverso il telefonino, infatti, ci si può avvicinare o allontanare dagli altri: ci si può proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando una risposta alle proprie insicurezze relazionali, alla paura del rifiuto ed ai sentimenti di insicurezza; ma ci si può altresì mantenere vicini e presenti costantemente alle persone a cui si è legati affettivamente, gestendo l’ansia da separazione e la distanza, costruendo un “ponte telefonico” che attraversa infiniti spazi in pochissimo tempo.
Gli adolescenti sono più spesso esempio dell’utilizzo del telefonino come strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione, sia nella fase di iniziale di conoscenza che in quelle di trasformazione e gestione delle relazioni.
I genitori invece, sempre più spesso sostenitori del precoce possesso del telefonino da parte dei bambini e ragazzi, trovano nel telefonino una risposta al proprio bisogno di restare costantemente presenti nella vita dei propri figli, adoperando il cellulare come ciò che è stato definito un “guinzaglio tematico”.

Un rischio della estremizzazione della telefonino-mediazione delle relazioni è che il cellulare, piuttosto che diventare uno strumento di sostegno per affrontare le difficoltà di confronto con gli altri, diventi uno strumento per gestire abitualmente le relazioni. In tal modo è possibile che la “comunicazione telefonica” diventi un sostituto della “comunicazione reale” , che lo strumento tecnico prenda il sopravvento e finisca per sostituirsi alla realtà, creando e alimentando una equazione “comunicazione telefonica = comunicazione reale”.

Un altro rischio intimamente connesso al precedente è la possibilità che il contatto-distacco finisca per far idealizzare il referente delle comunicazioni telefoniche o via sms , sulla base di meccanismi di proiezione di desideri che possono innescarsi facilmente su comunicazioni fatte di brevi conversazioni o di pochi caratteri.
È altrettanto possibile che con l’abuso di comunicazione via cellulare si finisca per vivere relazioni esclusivamente legate alla sfera mentale-emotiva , che alimentano una frammentazione e un disconoscimento del corpo come irrinunciabile mezzo di contatto nelle relazioni interpersonali.

Infine, esiste il rischio che la facilità a prendere le distanze, quanto quella ad avvicinarsi, acceleri eccessivamente alcuni processi di distacco emotivo che prima avevano tempi più “umani” rispetto a quelli tecnologici offerti dal telefono mobile, nel corso dei quali gli irrinunciabili scambi faccia-a-faccia potevano portare a riflessioni importanti, oggi talvolta impossibili.



Un’altra importante moderna funzione psicologica del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento , assumendo quasi il ruolo di “antidepressivo o ansiolitico multimediale”, nei confronti del quale diviene ben presto facile diventare dipendenti. In questo senso il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro”, che è un’entità sempre a portata di mano. Da ciò nasce conseguentemente un estremo investimento affettivo del telefonino che può trasformarlo in una specie di oggetto-feticcio ed il suo possesso può essere ribaltato verso la dimensione dell’“essere posseduti”, in cui spegnere il cellulare diventa quasi come diventare trasparenti e incapaci di entrare in altro modo in relazione. In tal modo, gli altri e la realtà, mantenuti costantemente presenti, non sono conseguentemente mai vissuti come assenti; ciò genera una mancanza della possibilità di sperimentare la dimensione del lutto e la sua possibile elaborazione , una esperienza centrale per la differenziazione tra “mondo interno” e “mondo esterno” che, soprattutto fra i giovani, può rendere confusi e persino “fusi”, con possibili conseguenze negative sulla capacità di mentalizzazione e di interiorizzare l’altro attraverso la rappresentazione fantastica della realtà. Si rischia altresì di trovare con difficoltà una separazione tra “pubblico” e “privato”, tra “intimo” e “condiviso” , una distinzione che è invece un aspetto fondamentale per la costruzione della propria identità attraverso la possibilità di stabilire dei confini che sono la base delle capacità di entrare in contatto.
Una terza funzione ormai crescente del cellulare è quella di rappresentare un mezzo per vivere e dominare la realtà , con le sue innumerevoli possibilità tecniche in grado di regalare l’idea di poter essere presente e capace di “fermare il tempo”, con una o più immagini, un’illusione di potere che può essere spinta fino alla sensazione estrema di onnipotenza.

I rischi dell’abuso di queste funzioni sono maggiori nei ragazzi, in quanto l’età evolutiva è il momento dell’apprendimento delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni.
La comunicazione attraverso il telefonino, infatti, potrebbe finire per divenire l’unica capacità di mettersi in relazione e contemporaneamente la sua perpetua possibilità di contatto non stimola né la capacità di controllare il rinvio della soddisfazione dei bisogni che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che si sviluppa nell’attesa.
In tal modo, il pensiero lascia sempre più spazio all’azione, al prezzo dell’incapacità crescente di reggere la lontananza e il distacco, perdendo di vista che essi non sono esclusivamente pesi da alleviare, ma anche spazi che è possibile colmare coltivando quelle importanti dimensioni psicologiche rappresentate dalla fantasia e dalle immagini interiori.
Inoltre, l’abuso della possibilità di superare le barriere spazio-temporali sembra rendere sempre di più approssimativi, ossia incapaci di prendere decisioni e impegni precisi, in virtù della possibilità di rinviare le scelte e gli appuntamenti a momenti successivi di contatto.

Le importanti possibilità di risposta a bisogni psicologici da parte del telefonino sottolineano come l’uso del cellulare si può muovere lungo il continuum “elemento risorsa – fattore di rischio”, in modo simile a molti altri strumenti multimediali.

Il sistema dei messaggini telefonici ha trovato ben presto grande diffusione in relazione alle possibilità di conciliare un mezzo di comunicazione economico, scritto (e quindi conservabile) e indiretto quanto una lettera. Prima, infatti, chi non riusciva ad esprimere qualcosa verbalmente, poteva farlo attraverso una cartolina o con una lettera.
Oggi ciò è possibile attraverso una e-mail o, più velocemente e più alla portata di tutti, attraverso un sms.
Ben presto la necessità di esprimere tanto attraverso uno short message ha portato allo sviluppo di un linguaggio sintetico, fatto di abbreviazioni e codici che è indubbiamente più diffuso tra i giovani e che rappresenta il vero rischio della dipendenza da sms, soprattutto in età evolutiva. Il linguaggio sintetico infatti rischia di prendere il sopravvento tra le funzioni cognitive ed emotive in via di sviluppo, predisponendo alla strutturazione di una forma di pensiero eccessivamente sintetico.

Nomofobia, è un termine, introdotto recentemente per indicare la condizione di forte ansia e di paura sconsiderata di rimanere senza connessione, senza telefoni cellulari e più in generale, la preoccupazione costante di non potere accedere, da un momento all’altro, alla rete e dunque, di non essere più in contatto con gli altri e col mondo.

Dietro questa “paura moderna”, si nasconde, talvolta, la paura di rimanere soli o ancora, si può presentare un’eccessiva forma di “attaccamento” alle nuove tecnologie, che spesso può sfociare in un vera e propria forma di dipendenza dalle nuove tecnologie.

Il primo rischio concerne lo sviluppo di un “attaccamento” morboso nei confronti del cellulare, alcune persone non riescono a separarsi dal proprio telefonino neanche per pochi minuti poiché tale condizione li proietta in uno stato di ansia, irrequietezza ed insicurezza. Questo tipo di persone, a rischio dipendenza o già dipendenti, sfidano norme e buon senso pur di non separarsi dal proprio cellulare neanche in luoghi dove l’uso ne è proibito o sconsigliato (ospedali, aerei, ristoranti, cinema, teatri ecc.); tipicamente le persone a rischio possiedono più apparecchi o li cambiano in continuazione, passano un eccessiva quantità di tempo al telefono o ne utilizzano i servizi (specie sms) in modo spropositato.

Sul piano più strettamente psicologico, la persona dipendente da cellulare  si caratterizza per alcune peculiarità come preferire la comunicazione telefonica all’interazione dal “vivo”, uso compulsivo del mezzo, tendenza ad utilizzare il cellulare come strumento consolatorio (una specie di ansiolitico che permette di rassicurarsi dinnanzi ad eventi percepiti come minacciosi), scarsa tolleranza per le separazioni, scarsa capacità di sopportare la solitudine e l’incertezza, bisogno di controllare gli altri significativi attraverso frequenti chiamate, scarsa spontaneità, tendenza a preferire le relazioni virtuali alle relazioni concrete. In conclusione si può ipotizzare che l’uso eccessivo del cellulare e di altri strumenti di comunicazione tecnologica possono avere l’effetto di “disabituarci” a tollerare le separazioni, la solitudine e l’incertezza che la vita normalmente comporta e questa disabituazione produce il ricorso, in una sorta di circolo vizioso che si autoalimenta, al cellulare per lenire questi stati di sofferenza.




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mercoledì 3 febbraio 2016

CHATTIAMO E .........?



Una volta se non si poteva stare vicini e si desiderava aggiungere un pizzico di trasgressione alla relazione bastava alzare la cornetta e lasciare che il sesso corresse sul filo, ma in tempi di iPhone il caro vecchio telefono è ormai superato! Oggi possiamo concederci qualcosa di più delle semplici frasi hot mormorate alla cornetta, basta sapere come usare queste risorse in maniera corretta.
Il sexting, divenuto una vera e propria moda fra i giovani, consiste principalmente nello scambio di messaggi sessualmente espliciti e di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il telefono cellulare, o nella pubblicazione tramite via telematica, come chat, social network e internet in generale, oppure nell’invio di semplici MMS. Tali immagini, anche se inviate a una stretta cerchia di persone, spesso si diffondono in modo incontrollabile e possono creare seri problemi alla persona ritratta nei supporti foto e video.

Negli USA, paese in cui il fenomeno ha avuto origine, il sexting è una pratica molto diffusa: secondo un sondaggio, infatti, lo pratica il 20% dei ragazzi tra i 16 e i 19 anni. Secondo una ricerca inglese, hanno avuto a che fare con il fenomeno, nel Paese, più di un terzo dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni.

Il fenomeno del sexting ha iniziato a diffondersi anche in Italia: dall’Indagine nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza condotta da Telefono Azzurro ed Eurispes su un campione di 1.496 ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni, emerge che circa un ragazzo su dieci (10,2%) ha ricevuto messaggi o video a sfondo sessuale con il cellulare, mentre il 6,7% ne ha inviati ad amici, fidanzati, adulti, o altre persone, anche sconosciute. Dall’indagine nazionale emerge inoltre che il fenomeno del sexting interessa sia maschi che femmine, seppur con qualche differenza: sono prevalentemente i maschi a inviare sms o mms a sfondo sessuale (contro il 3,6% delle femmine), e a riceverli (15,5% contro il 7,1% delle femmine). Al crescere dell’età, prevedibilmente, aumenta l’interesse dei giovani per il sesso e questo si riflette anche nella pratica del sexting: l’8,1% del ragazzi di 16-18 anni ha inviato un sms o mms a sfondo sessuale, contro il 5,6% dei ragazzi di 12-15 anni. Analoghe considerazioni valgono per la ricezione di sms o mms a sfondo sessuale: il 7,3% dei ragazzi di 12-15 ne ha ricevuto almeno uno, contro il 14,9% dei ragazzi di 16-18 anni. In diversi casi, l’invio e la pubblicazione on line di tali materiali è legata ad atti di bullismo e mira a ferire il protagonista delle immagini stesse. I ragazzi, inoltre, non sembrano essere consapevoli di scambiare materiale pedopornografico, che può arrivare nelle mani sbagliate, anche in questo caso con gravi conseguenze emotive per i protagonisti delle immagini e dei video, favorendo fenomeni come l’adescamento on line.

Il sexting, in alcuni casi, è accompagnato dalla microprostituzione. Alle volte, infatti, le foto e i video osé servono come presentazione ai clienti che possono disporre, oltre alle immagini, anche prestazioni sessuali vere e proprie. L’ambiente in cui si svolgono tali incontri è nella stragrande maggioranza dei casi la scuola.

Il fenomeno del sexting giunge spesso alla ribalta mediatica per casi di cronaca eclatanti. Celebre è il caso di Vanessa Hudgens, di cui è circolata una foto che la ritrae completamente nuda. Anche Chiara Fantoni, Miss Modena 2008, fu scartata nelle selezioni di Miss Italia poiché apparsa in foto in pose sconvenienti.
Nel 2009, un giudice della Pennsylvania ha respinto l’accusa di pedopornografia per tre ragazze che avevano compiuto sexting. Nell’opinione pubblica è aperto un dibattito su questo fenomeno.

Il ‘sexting’ è una pratica più diffusa di quanto si possa pensare anche tra gli adulti, e non è detto che sia negativa.



È quanto emerge da una ricerca presentata alla 123/ma convention annuale dell’American Psychological Association, secondo cui negli Stati Uniti otto persone su 10 inviano e ricevono messaggi osé.

L’indagine ha preso in esame 870 uomini e donne tra i 18 e gli 82 anni per “capire che ruolo gioca il sexting nelle attuali relazioni romantiche e sessuali, viste le possibili implicazioni sia positive che negative per la salute sessuale”, ha spiegato Emily Stasko della Drexel University. L’88% degli intervistati ha ammesso di aver ricevuto messaggi espliciti nell’ultimo anno, l’82% di averli inviati. Al 75% è capitato all’interno di una relazione stabile, mentre al 43% in un rapporto occasionale.

I ricercatori hanno scoperto che più alti livelli di sexting sono collegati a un maggior livello di soddisfazione sia sessuale, sia del rapporto di coppia. Chi è più incline a mandare questi messaggi, li considera come una pratica divertente e spensierata.

Il sexting, ha osservato Stasko, ha ricevuto un’attenzione crescente come attività pericolosa, associata a numerosi altri comportamenti sessuali a rischio come il sesso non protetto, e a conseguenze negative per la salute quali le malattie trasmesse sessualmente. Tuttavia questo punto di vista, ha evidenziato l’autrice della ricerca, non riesce a dar conto degli effetti potenzialmente positivi di una comunicazione sessuale aperta con il partner.

II cybersesso è una forma di sessualità vissuta attraverso internet: utilizza chat, webcam, siti pornografici, messaggi di posta elettronica. Anche il sesso telefonico attraverso le hot line, o tramite l'uso di messaggi SMS e MMS, è una forma di sesso virtuale.

Si tende a fare una distinzione tra la ChatSex Addiction e CyberPorn Addiction. Infatti la ChatSex Addiction (dipendenza da chat erotiche) è relazionale, nel senso che le fantasie erotiche vengono scambiate simultaneamente con un’altra persona. Manca però il contatto reale ed emotivo tra i soggetti coinvolti e vi è un bisogno continuo di connettersi ad internet per scopi sessuali.

La CyberPorn Addiction invece si consuma da soli: la fantasia sessuale in questo caso si appiattisce di fronte alle immagini stereotipate della pornografia. La persona è dominata da un bisogno continuo di ottenere piacere sessuale attraverso la visione di filmati pornografici, a cui talvolta segue un’attività compulsiva di tipo masturbatorio.

Le Dipendenze dal sesso virtuale (CyberSex Addiction) si sviluppano prevalentemente, ma non solo, in soggetti con tratti di tipo ossessivo-compulsivo, ansiosi, insicuri, che non riescono a gestire le relazioni della vita reale e si rifugiano nel mondo virtuale.

La CyberSex – CyberPorn Addiction è caratterizzata dai seguenti sintomi:
Navigazione prolungata alla ricerca di materiale pornografico o contatti sessuali;
Aspettative di gratificazione sessuale legate alle connessioni successive;
Masturbazione compulsiva prolungata di fronte alle immagini erotiche;
Eiaculazione finale (uomini) / orgasmo (donne) vissuto come scarica liberatoria. Spesso è l’unica possibilità per interrompere la connessione;
Senso di vergogna e senso di colpa;
Calo del desiderio sessuale verso il partner, calo del desiderio per il sesso reale;
Disfunzione erettile
La componente emotivo-affettiva della sessualità si riduce, o viene eliminata;
Ansia, nervosismo, agitazione, sbalzi d’umore quando non si riesce ad accedere ad internet per scopi sessuali;
Tentativi fallimentari di controllare, limitare e sospendere l’utilizzo della pornografica  o del sesso virtuale;
Continuare con il consumo di materiale pornografico e sesso virtuale, nonostante le serie conseguenze a livello familiare, sociale, lavorativo ed economico.
Spesso si tendono a sottovalutare le dipendenze virtuali, che invece creano effetti disastrosi sul sistema psichico e nella vita sociale della persona dipendente. Attraverso un percorso di tipo psicoterapeutico cognitivo-comportamentale è possibile scardinare i meccanismi compulsivi che stanno alla base dei comportamenti di dipendenza, per riappropriarsi della propria vita sociale e relazionale e liberarsi dalla dipendenza.



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