domenica 14 febbraio 2016

INTERNET DIPENDENZA



La comunicazione sociale è sostenuta oggi da moderni strumenti che consentono di superare le barriere e i vincoli di tempo e di spazio e, fra i nuovi modi di comunicare, Internet è certamente uno dei mezzi che offre maggiori opportunità.
Tra atteggiamenti sociali di attrazione e diffidenza, il popolo di navigatori quotidiani è cresciuto e comprende ormai ogni razza ed ogni età e, grazie alla rete, i bambini trovano nuove opportunità di gioco e i giovani, gli adulti e perfino i nonni telematici si informano, comunicano, commerciano e sperimentano se stessi attraverso la cosiddetta comunicazione virtuale.
Ma come tutti gli strumenti di comunicazione, anche la rete non è esente da cattivi usi e da abusi che, negli ultimi anni, hanno talvolta portato ad osservare nel campo della salute mentale, una moderna forma di dipendenza, definita internet-dipendenza , retomania o anche Internet Addiction Disorder (I.A.D.).

Il contatto sociale attraverso chat, IRC, Comunity ed e-mails se utilizzato con prudenza, si configura come un utile strumento per superare le difficoltà di comunicazione, in quanto consente di mettersi in gioco mediante una graduale conoscenza che, tuttavia, non è esente da rischi connessi al cattivo uso (es. incontri al buio pericolosi) e all'abuso (IAD).

L'abuso nell'utilizzo delle informazioni disponibili in rete può portare ad un sovraccarico cognitivo che satura il cervello, riducendo l'attenzione razionale; contemporaneamente il conseguente isolamento sociale sostiene il ricorso ad Internet per cercare occasioni di socializzazione virtuale che possono sconvolgere i delicati equilibri dell'identità, creando la possibilità di sperimentare ruoli e parti del Sé altrimenti non sperimentabili nella vita reale che, tuttavia, accrescono il numero di ore trascorso on-line, con il risultato che si può finire incollati ad una sedia e ad un monitor per giornate intere, rinunciando a salutari e reali esperienze di vita. Alla base di un ricorso frequente alla Rete da parte di alcune persone che non mostrano segni psichiatrici è stata riscontrata spesso una tendenza comportamentale definita solipsismo telematico , ossia la propensione ad eleggere il web come luogo di rifugio in cui appartarsi per trovare sollievo da problemi quotidiani, secondo una modalità che potenzialmente potrebbe aumentare le possibilità che la Rete conquisti fette sempre più ampie del tempo delle proprie giornate.
Si aggiunge a tutto questo che la Rete, in virtù delle sue enormi risorse, possiede delle cosiddette potenzialità psicopatologiche, quali la capacità di indurre sensazioni di onnipotenza, come vincere le distanze e il tempo, o cambiare perfino identità e personalità, si comprende come sia necessario utilizzare questo potente strumento rimanendo padroni di tutte le proprie capacità razionali di controllo del proprio comportamento.

Al di là delle diverse componenti che possono contribuire ad originare i diversi casi di rete-dipendenza, la caratteristica costante che fa da sfondo ad ogni Dipendenza da Internet è la capacità della rete di rispondere (o illudere di rispondere) a molti bisogni umani, consentendo di sperimentare dei vissuti importanti per la costruzione del Sé e di vivere delle emozioni sentendosi, al contempo, protetti.
Internet, infatti, annulla lo spazio e consente ciò che nella realtà non si può realizzare o che si può fare in molto tempo, viaggiando per ore ed interagendo più lentamente e spesso in strutture diadiche o in piccoli gruppi. Le chat, invece, abbattono le frontiere e consentono di parlare con gruppi numerosi in stanze che la realtà difficilmente rende disponibili, consentendo spesso discorsi paralleli, solo virtualmente possibili. Inoltre, le comunity più stabili creano, più o meno vere, sensazioni di appartenenza, rispondendo ad un grande bisogno umano e consentendo di esercitare quella che è stata definita la moratoria psico-sociale, ossia l'allenamento ai ruoli e alle interazioni che sospende le conseguenze e quindi le responsabilità, le scelte e i vincoli definitivi.
Nelle stanze virtuali si può sperimentare la propria identità in tutte le sue sfumature, cambiando l'età, la professione e perfino il sesso di appartenenza, ascoltando le reazioni degli altri e maturando delle convinzioni, attraverso il confronto con altre personalità più o meno reali. La recita nel teatro on-line diventa perfino dichiarata e condivisa nelle Mud (Multi User Dimensions), in cui il gioco di ruolo viene esaltato ai limiti della fantasticheria e in cui, all'ombra del personaggio che si interpreta, si possono tirare fuori, rimanendo al sicuro, perfino gli istinti più crudeli.
I rischi sono quelli legati ad ogni situazione che consenta di far emergere e di soddisfare i bisogni più profondi e inconsapevoli: si sperimentano parti di sé che potrebbero sfuggire al controllo, soprattutto quando si dispone di uno strumento di comunicazione che consente di rimanere uomini e donne senza volto, una condizione che potenzialmente può favorire la comparsa di comportamenti guidati da una minima morale.
Per i più giovani in età di sviluppo e per alcuni soggetti predisposti, il rischio è che l'abuso della rete per comunicare crei confusione nella distinzione tra reale e virtuale (soprattutto nel senso di Sé), che non sia più facile comprendere cosa fa parte di Sé realmente e cosa è possibile sperimentare solo virtualmente, poiché ciò che è concesso in Rete non ha le stesse conseguenze che si produrrebbero nella realtà. In considerazione di ciò, soprattutto i bambini e i giovani dovrebbero limitare il tempo trascorso su Internet ed integrare delle esperienze di comunicazione reale, al fine di evitare di sviluppare delle abilità emotive e sociali prevalentemente attraverso questo strumento tecnologico che, in questo caso, risulterebbero estremamente limitate o deformate rispetto a quelle poi richieste per adattarsi nella vita reale.

Negli anni '90, il famoso psichiatra Goldberg propose dei criteri diagnostici molto discussi per diagnosticare la I.A.D., rifacendosi ai sintomi abitualmente osservati per isolare le dipendenze più comuni. Egli, più precisamente, sottolineò l'importanza per la diagnosi dei segni clinici di tolleranza, di astinenza e di danno in aree del funzionamento sociale, occupazionale o in altri ambiti importanti.
Più recentemente, per individuare e distinguere i segni di rete-dipendenza dal consumo non patologico di Internet, si fa riferimento ad alcuni comportamenti, che rappresentano indicatori qualitativi o quantitativi di differenza tra normalità e patologia e che hanno permesso di distinguere 3 tappe nel percorso verso la forma più stabile della Dipendenza Patologica dalla Rete.



Prima tappa verso la rete-dipendenza o fase iniziale è caratterizzata dall'attenzione ossessiva e ideo-affettiva a temi e strumenti inerenti l'uso della rete, che genera comportamenti quali controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat.
Seconda tappa o tossicofilia è caratterizzata dall'aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, di agitazione, di mancanza di qualcosa o di basso livello di attivazione quando si è scollegati (una condizione paragonabile all'astinenza). Inizialmente ciò era accompagnato anche da un notevole aumento delle spese, che spesso rappresentava un lieve fattore di inibizione della tossicofilia, oggi pressoché irrilevante, date le numerose possibilità di rimanere a lungo collegati a basso costo. Restano, tuttavia, importanti indicatori di tossicofilia il malessere soggettivo off-line e l'abuso on-line, spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne, in cui si è disposti a rinunciare anche al sonno.
Terza tappa o tossicomania è la fase in cui la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita, quali quella lavorativa, delle relazioni reali e quella scolastico-lavorativa e in cui si rilevano problemi di scarso profitto, di assenteismo scolastico-lavorativo e di isolamento sociale anche totale.
Dalla classificazione precedente, è facile intuire che più sono presenti comportamenti tossicomanici, che indicano la cronicizzazione e l'aggravamento del disturbo, più difficile e lungo potrebbe risultare ripercorrere a ritroso la via della guarigione, tornando verso un utilizzo non patologico della Rete.
Un'altra importante distinzione che viene operata nella descrizione della sintomatologia associata alla rete-dipendenza concerne la differenziazione tra:

condizioni on line
condizioni off line
Nella prima classe di sintomi si fanno rientrare in genere i comportamenti relativi all'abuso del tempo in rete (in genere anche 60-70 ore settimanali); nella seconda categoria si comprendono invece i sintomi di ansia e irrequietezza, nonché le predette problematiche relazionali, lavorative o scolastiche che permangono tra un collegamento ed un altro, accompagnando il corteo sintomatologico che caratterizza la sindrome multimediale.

Alcuni studiosi statunitensi hanno evidenziato un cambiamento nelle modalità di comunicazione del linguaggio parlato degli adolescenti in relazione all’uso dell’informatica. Sempre più spesso questi adolescenti terminano le frasi in tono crescente e lievemente dubitativo, come per suggerire che tutto quanto dicono sia una domanda più che un’affermazione (fenomeno battezzato come upspeak). La natura condizionale e aperta di questo nuovo modo di parlare sembra suggerire che i pensieri di ciascuno, per avere un senso ed essere convalidati, debbano essere sempre collegati alle relazioni altrui.

L’utilizzo della rete e delle varie applicazioni è in grado di determinare un ampliamento ed una errata percezione dei confini del Sé. Presi nel vortice dei rapporti sociali, dividiamo disperatamente la nostra limitata attenzione, concedendo frammenti della nostra coscienza a ogni cosa o persona che richieda il nostro tempo. Nel farlo, rischiamo di perderci pian piano nella rete labirintica di connessioni mutevoli e temporanee in cui siamo sempre più integrati.
Gergen scrive: “Questa frammentazione della percezione di sé corrisponde a una molteplicità di relazioni incoerenti e fra loro sconnesse. Queste relazioni ci spingono in una miriade di direzioni, invitandoci a interpretare una varietà di ruoli tale da far sfumare il concetto stesso di sé autentico, dotato di caratteristiche conoscibili. Il sé completamente saturato diventa un non sé.
D’altro canto la mancanza di una reale presenza fisica e l’impossibilità di poter accedere a tutta una serie di messaggi non verbali ai quali siamo abituati nelle relazioni interpersonali diminuisce la possibilità di accesso a tutta una serie d’informazioni fondamentali nell’interazione tra due individui. Questi due fenomeni appena descritti sono alla base di sensazioni d’onnipotenza legate all’uso di Internet e ai vissuti di depersonalizzazione spesso descritti nelle situazioni di grave intossicazione.
Elemento fondamentale per comprendere le dinamiche legate alla dipendenza da Internet è il fenomeno della “distorsione del tempo” prodotta dalle chat. La comunicazione in chat possiede “l’interattività” che le permette di essere assimilata alle altre forme di comunicazione verbale.
Ciò porta istintivamente a confrontarla con esse e a considerare come unità di misura del tempo il volume di informazioni trasmesse e ricevute. Purtroppo nonostante l’interattività, la chat è comunque più lenta di una comunicazione verbale, per cui alla fine di una conversazione in cui ci si sono scambiate “tot” informazioni il tempo trascorso sarà molto maggiore di quanto sarebbe stato se la comunicazione fosse avvenuta a voce.
Questo però viene percepito solo successivamente quando controllando l’orologio si vede che, come sempre, si è stati in chat molto più tempo di quanto non ci si era prefissati. Non è solo la chat a possedere questa peculiarità ma a nostro avviso tutta la struttura del net, sebbene con forme diverse, amplifica il problema tempo. Fra tutti ricordiamo l’ipertesto, elemento fondamentale della rete, costituito da una serie infinita di collegamenti che ci portano a navigare per ore e ore ricercando e reperendo una quantità così vasta d’informazioni che la mente umana non può “contenere” e rendendo in questo modo il nostro “viaggio” vano.

Alcuni pazienti vanno incontro ad un’ inversione del ritmo sonno veglia e a veri e propri stati deliranti in rapporto al costante utilizzo della rete.



Le modificazioni psicologiche che si producono nell'individuo che diviene dipendente dalla rete sono : perdita delle relazioni interpersonali, modificazioni dell'umore, alterazione del vissuto temporale, cognitività completamente orientata all'utilizzo compulsivo del mezzo; il soggetto tende a sostituire il mondo reale con un oggetto artificioso, quasi una sorta di “feticismo tecnologico”, con il quale riesce a costruire un proprio mondo personale e in questo caso virtuale analogo al mondo del tossicodipendente che ha un proprio linguaggio, uno specifico abbigliamento, atteggiamenti e comportamenti diversi e differenti rispetto al mondo reale nel quale è abituato a vivere.

Ogni dipendenza implica dei meccanismi: la tolleranza (per cui si è costretti ad aumentare le dosi di una sostanza per ottenere lo stesso effetto), l'astinenza (con comparsa di sintomi specifici in seguito alla riduzione o sospensione di una particolare sostanza) e "craving" o smania che porta a un fortissimo e irresistibile desiderio di assumere una sostanza, desiderio che, se non soddisfatto, causa intensa sofferenza psichica e a volte fisica, con fissazione del pensiero, malessere, alterazione del senso della fame e della sete, irritabilità, ansia, insonnia, depressione e, nei casi più gravi sensazioni di derealizzazione e depersonalizzazione.

Questi elementi sono tipici di droghe come tossicodipendenza, tabagismo, alcolismo, gioco d'azzardo, attività sessuale irrefrenabile, assunzione di cibo seguita da vomito e sono anche riconoscibili in quanti fanno un uso eccessivo di Internet per soddisfare sul piano virtuale quel che non riescono a ottenere sul piano della realtà, fino al punto di percepire il mondo reale come un semplice ostacolo o impedimento all'esercizio della propria onnipotenza che sperimentano con immenso piacere nel mondo virtuale.

La dipendenza da Internet ha in comune con le altre droghe il tratto ossessivo-compulsivo, la compulsione da Internet si basa sul "piacere" anziché sulla "fobia". E proprio perché si basa sul piacere, anziché sul disagio e la sofferenza, eliminarla risulta molto difficile.
Il sesso virtuale, vera e propria dipendenza, dove la masturbazione individuale si accompagna alla condivisione. La possibilità di essere espliciti e diretti, nell'anonimato, porta a scoprire forme di eccitazione ignote e all'inserimento nelle proprie perversioni con potere seduttivo. In tal modo ci si allontana dai rapporti sessuali reali i quali appaiono insignificanti e troppo limitati.

Tra le varie posizioni assunte dal soggetto, quella perversa è quella che più “resiste” a un  approccio curativo. Nella maggioranza dei casi, questo tipo di declinazione della propria  sessualità assume l’aspetto più di una trasgressione personalizzata  che non viene percepita come problematica dal soggetto. La rete si presenta come un osservatorio privilegiato della perversione  per alcune sue peculiari caratteristiche.  Il suo mondo digitale e astratto, immaginario e virtuale, così  impalpabile, parallelo a quello reale pare trasfigurato in un palcoscenico  ideale sul quale il perverso mette in scena diverse identità,   coperto dall’anonimato e al riparo dalla contaminazione del contatto  e della vicinanza fisica, trovando una immediata corrispondenza  al suo mondo magico, artificiale nel quale ogni differenza tra  i sessi e le generazioni è annullata, per ritornare a una dimensione  fantasmatica in cui dominano la finzione e l’illusione che si possa in  qualche modo sfuggire alle leggi del vivere comune e al principio di  realtà.  La rete inoltre rappresenta uno spazio relazionale del tutto particolare,  in cui l’interazione avviene tramite tastiera e monitor.   Ciò costringe a una mancanza di contatto diretto con il proprio   interlocutore che, tuttavia, nel caso particolare delle perversioni,   rappresenta un vantaggio in quanto tale assetto consente una distanza  di “sicurezza” da chi si trova all’altro capo del collegamento.

La tossicodipendenza potrebbe essere vista come un bisogno dell'individuo di crearsi un mondo personale indipendentemente dalla sostanza o strumento che lo rende dipendente. E’ evidente che attraverso internet si possono provare intensi e piacevoli sentimenti di fuga, superando on-line i problemi della vita reale, con un effetto simile ai “viaggi”consentiti da alcune droghe e inoltre permette al soggetto di provare un senso di onnipotenza, connesse con il superamento di ogni limite personale e spazio temporale. Il tempo sembra fermarsi in rete, la parola fine non c’è mai.

I soggetti che utilizzano le rete, oltre a non rendersi conto delle diverse ore già trascorse dinanzi allo schermo, tendono ad alterarsi facilmente con chi disturba il loro “viaggio”; esperienza questa che può essere paragonata alla risposta che un alcolista da ad un amico trovandosi ad una festa “soltanto un biccherino”, o a quella del fumatore che dice a se stesso “solo un’ultima sigaretta e andrò a dormire; lo stesso procedimento viene messo in atto dagli internet dipendenti che risponderanno irritati a chi gli chiede di disconnettersi “ancora un minuto e spengo”, oppure diranno a se stessi razionalizzando “un altro minuto non farà molta differenza” ma poi rimarranno connessi ancora per ore e ore.

Altra caratteristica importante tra gli internet dipendenti è la negazione del problema come spesso accade con qualunque altro tipo di dipendenza; differenza questa ancor più difficile da riconoscere.

E’ molto difficile infatti chiedere aiuto per qualcosa che la maggior parte delle persone apprezza per la sua potenza e il suo potere innovativo; e quando questi soggetti vengono messi di fronte alla chiara evidenza di un comportamento tossicomanico si trincerano dietro l’opinione comune secondo la quale internet è grandioso, “non può far male”.



Curioso è il ruolo degli operatori nei canali chat. Questi particolari utenti del canale, hanno determinati "poteri" come ad es. eliminare altri utenti dal canale o impedirne l'accesso, dare il ruolo di operatori ad altri utenti, etc. Il ruolo degli operatori dovrebbe essere quello di moderare il canale stesso, "kikkare" ovvero togliere dal canale utenti che disturbano la chat, "bannare" (impedire l'accesso al canale) utenti che effettuano spam (messaggi pubblicitari, testo ripetuto, etc.). Ogni utente in chat  ha la facoltà di creare una stanza, diventando operatore non appena accede per primo alla stanza stessa. Essere operatore  non è un titolo per grazia ricevuta, è un titolo acquisito da sè quando si crea una stanza o dato da un altro operatore . Tutti possono creare una stanza! Nessuna laurea, nessun esame, nessun altro particolare merito! Molto spesso si da questo titolo per semplice simpatia verso un utente, per amicizia nella vita reale. Essere operatore, quindi, deve essere considerato un titolo ben lungi da far pensare alla persona che lo detiene, come "speciale", "particolare", "superiore".

Per chi usa il proprio "titolo" di operatore con fini diversi da quelli di moderare il canale, potrebbe creare due aspetti negativi :

aver bisogno del titolo di operatore per sentirsi superiore e più "interessante" verso gli altri utenti della chat e verso se stessi. Questo accresce la propria autostima in modo del tutto ingiustificato anche nella realtà, danneggiando la psiche di chi da troppa importanza al proprio titolo.

Gli operatori che mal usano la loro posizione , distorcendo il mondo della chat e avvicinandolo al mondo reale, acquisiscono una specie di titolo "dittatoriale", decidendo della "vita" o della "morte" di un utente del canale chat. L'operatore che fa mal uso del suo titolo, quindi si sente padrone-dittatore del proprio mondo (canale chat), li dentro può dettar legge, eliminare utenti "antipatici", scrivere quello che vuole nel canale (senza timore di essere eliminato da nessuno), far credere ad altri utente del canale che lui è degno di maggior attenzione, è interiormente superiore per il solo motivo di essere operatore. Può screditare altri utenti o parlare male di loro, in pubblico o privato. Tutti comportamenti scorretti, maleducati, infantili, non da "operatore corretto" e che invece di enfatizzare la persona per il titolo che ha, ha l'effetto completamente opposto.

In realtà bisogna rendersi conto che è soltanto una chat e non la vita reale.

Ovviamente chi si vuol fregiare degnamente del titolo di operatore di un determinato canale della chat, si dovrebbe limitare al ruolo che gli compete, ovvero quello di moderare la chat, di essere utile al canale, senza limitare la libertà di parlare se non nuoce al pubblico del canale stesso, senza abusare del proprio ruolo, senza crearsi falsi aloni di "superiorità" (del tutto ingiustificati), senza eliminare utenti che sono a lui personalmente antipatici. Vi immaginate un simile individuo che abusa del proprio potere nella realtà?  Non è certo questo il corretto modo di "controllare" qualcosa, né il internet né nella realtà.

E' facile essere preda di minacce e di insulti di ogni tipo in chat, proprio per la peculiarità del mezzo, infatti la propria identità è nascosta. Non bisogna però dimenticare che si può risalire attraverso il numero ip al computer dal quale si sta chattando. Minacciare in chat, usare violenza attraverso una chat con parole e metodi psicologici, può essere perseguito. Attraverso il "log" del provider attraverso il quale si ha accesso ad internet e il "log" del server attraverso il quale si chatta, si può risalire all'identità. Se ci si sente minacciati, offesi ed in qualche modo lesi, è consigliabile contattare il servizio "abuse" del provider. E' facile rendersi conto di come sia vile colui che minaccia usando l'anonimato e credendo di non essere perseguibile per il solo motivo che si trova su Internet. Il mondo ideale di queste persone sole e vili può essere proprio quello di Internet. Non lasciatevi quindi infastidire o impaurire di colui che usa il media Internet in questo meschino modo.

Una certa percentuale di persone trova un profondo senso di appagamento quando raccoglie tanti "mi piace", i soggetti che hanno più successo sui social network come Facebook sono quelli che rischiano di più la dipendenza.

L'eccesso porta l'individuo fuori dalla realtà, in un turbinio di ostentazione di sé, di sovraesposizione della propria identità la quale è però fittizia.

Fa pensare l'affermazione del filosofo francese Pierre Zaoui "si esiste più intensamente quando non si appare"; già Baudelaire diceva che solo nella folla di una grande metropoli era possibile perdersi, in un villaggio medievale, dove tutti si conoscevano, era molto più difficile essere discreti.

Il filosofo francese inoltre dice "è necessario liberarsi da una delle grandi paure contemporanee: non è vero che quando non si appare non si esiste. Anzi, spesso si esiste più intensamente quando non si appare. Come quando assaporiamo il piacere di guardare l’amata che dorme o i figli che giocano. O la soddisfazione che provavamo, da ragazzi, a stare in fondo alla classe a sonnecchiare accanto al termosifone mentre veniva interrogato qualcun altro".

Per sottrarsi all'ansia di apparire a tutti i costi, è utile riscoprire il valore della separatezza, la capacità di stare bene anche da soli, riprendendosi gli spazi e i momenti da tenere solo per sé e da custodire gelosamente.

L'uso errato dei social network potrebbe trasformarci in tanti esibizionisti sul set virtuale, in qualcosa che potremmo definire "follia autopubblicitaria".

In realtà siamo noi stessi a violare la nostra privacy, il nostro diritto alla riservatezza.

I social network seducono e ci chiedono, una volta inscritti o in fase di iscrizione, di mettere più possibile a nudo la nostra identità e i nostri fatti privati.

Ma attenzione, il divulgare tutto di noi significa anche una cosa :  rinunciare ad ogni privacy.

Se si andrà verso la cosiddetta "condivisione automatica" la nostra privacy non esisterà più.

E questa sarà regalata o svenduta a una cerchia di persone proprietaria che saprà tutto di noi, con la possibilità, questa volta, di vendere tutte le informazioni a caro prezzo ad esempio per uso pubblicitario o di marketing.

E' molto difficile, e probabilmente impossibile, vivere una vita piena e felice senza riconoscimento, cioè senza alcuna conferma o attestazione affettiva, ti stima e di rispetto da parte degli altri essere umani che vivono sul nostro pianeta.

I social network sembrano aver rivoluzionato gli schemi sull'essere e sull'apparire.

L'interazione immediata "faccia a faccia" con il prossimo, quella in cui ci si incontra fisicamente con gli altri e si rischia l'imprevisto, ovvero "perdere la maschera", si sta riducendo, mentre aumentano le possibilità di manipolare la propria faccia "stando dietro le quinte" dello schermo.

E' molto più facile quindi "portare maschere", fingere.

Bisogna essere ben consci però che nessuno ci costringe a usare i social network o a iscriverci ad essi.

E' anche possibile affermare che ormai essere inscritti a questi siti è normale ed è utile perché i lati positivi ci sono indubbiamente.




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