giovedì 4 febbraio 2016

Dove Finiscono i SOLDI delle MULTE



In questi ultimi sei anni, secondo i dati Aci, le sanzioni per infrazioni sono aumentate del 21%. I Comuni, alle prese con le casse vuote, dirottino i soldi previsti per mobilità e sicurezza ad altre pur importanti voci di spesa. Facendo ciò, i sindaci contemporaneamente violano una legge e il Codice della strada. Partiamo dalla legge, del 1997, che impone che a livello locale gli introiti dei biglietti coprano almeno il 35% delle spese per il Trasporto pubblico locale. Secondo i calcoli della Fondazione Filippo Caracciolo forniti all’Aci, solo 5 dei 20 capoluoghi di regione riescono a rispettare questo parametro (Milano, Firenze, Bologna, Ancona e Perugia). Napoli si ferma al 17%, Palermo all’11% e Potenza addirittura al 2%. E Torino? L’Aci spiega che il Comune non ha mai risposto e fornito le cifre dei ricavi dai biglietti. «Questo è anche il problema - continua Sticchi Damiani - non c’è trasparenza e comunicazione. Quanti soldi sono? Dove finiscono?». Lo stesso vale per i proventi delle multe. Il Codice prevede che il 50% vada reinvestito in strade più sicure, nuove tecnologie, riammodernamento. Gli incassi da sanzioni dei 20 capoluoghi sono un miliardo di euro circa, dei quali la metà, 500 milioni, dovrebbe essere destinato alla sicurezza degli automobilisti. A Torino la media annuale calcolata è 61 milioni, 30,5 dei quali andrebbe alla mobilità. E invece: «Le amministrazioni comunali disattendono questo obbligo».
 
«Basterebbe prevedere pesanti misure sanzionatorie per le amministrazioni inadempienti. Le norme ci sono, ma dobbiamo farle rispettare» esorta Sticchi Damiani. Anche perché gli incidenti hanno un costo sociale collegato. E anche qui, l’Italia va a diverse velocità. Ci sono regioni più virtuose, come Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Piemonte e Veneto, che attraverso investimenti mirati hanno diminuito le disgrazie stradali. E poi ci sono le maglie nere: Campania, Puglia e Sicilia. Gli interventi da fare sono specifici, le tecnologie neanche troppo dispendiose: infrastrutture, formazione e controlli su auto che il ricambio mancato durante la crisi ha gravato di troppi chilometri.
Un tasto su cui preme l’Aci sono gli incroci a raso, da sostituire con le rotatorie che costringono anche i più fanatici del brivido a rallentare. O gli attraversamenti pedonali ancora troppo poco visibili. Se i soldi che ci sono fossero sfruttati sulla sicurezza la spesa sociale diminuirebbe. Basti pensare che lo Stato oggi spende 18 miliardi di euro l’anno per gli incidenti. Secondo l’Aci, se tutte le regioni si fossero comportate come quelle più virtuose dal 2001 l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro.

Una domanda che ci poniamo molto spesso, soprattutto quando notiamo buche e crateri di notevoli dimensioni, tombini che sporgono minacciosamente e masselli fuori posto; tutto questo nonostante siano aumentati i costi delle sanzioni. Dopotutto il pensiero di fondo dovrebbe essere quello di migliorare la sicurezza stradale: più fondi vengono riservati al rifacimento delle strade, minore sarà il numero di sinistri.



Ma i Comuni, tutt’ora, non sono in grado di fornire con chiarezza un rendiconto preciso sulle spese sostenute con questi soldi. E’ importante sottolineare che, secondo una recente stima della Fondazione ACI “Filippo Caracciolo”, in gioco ci sarebbero niente meno che 600 milioni di euro l’anno, i quali molto spesso vengono impiegati per coprire buchi di bilancio provocati da settori che non riguardano assolutamente le infrastrutture.

La confusione sulla destinazione d'uso dei fondi derivanti dagli incassi delle contravvenzioni concerne soprattutto le casse dei cosiddetti EE.LL, ovvero gli Enti Locali, cioè i Comuni che, a tutt'oggi, non sono in grado di fornire con chiarezza un rendiconto preciso sulle spese sostenute con questi soldi. E' importante sottolineare che, secondo una recente stima della Fondazione ACI "Filippo Caracciolo", in gioco ci sarebbe un "piatto" da 600 milioni l'anno. A tal proposito anche il Consigliere della Corte dei Conti, Vittorio Raeli cita alcune testimonianze di spese portate a bilancio da alcuni comuni (ed in seguito bocciate), effettuate con i proventi delle contravvenzioni, come l'acquisto delle divise dei vigili urbani o il riammodernamento degli impianti di illuminazione strade (scelta opinabile la prima, meno la seconda). Addirittura alcune previsioni di bilancio degli Enti Locali comprendono nella voce entrate il plusvalore dato dai proventi delle sanzioni del Codice della Strada: una sorta di aberrazione economica data dall'impossibilità di prevedere la copertura di costi fissi con entrate variabili. Entrate, quelle delle contravvenzioni, che tutti ci augureremmo fossero sempre più basse a dimostrazione di un miglior comportamento di guida da parte degli automobilisti. In buona sostanza "continuiamo ad essere vessati da tasse e contravvenzioni senza sapere come poi vengano investiti i nostri soldi - come fa rilevare Lino Setola - Non abbiamo ancora un servizio idoneo sul controllo della manutenzione delle nostre strade, sulla sincronizzazione e sul funzionamento dei semafori, sull'illuminazione delle strade, sulla segnaletica orizzontale e verticale. Talvolta si circola in strade dove la segnaletica è scarsamente visibile, nascosta e addirittura in qualche caso indicante un senso di marcia precedente e contrario". "Molte volte, circolare per strade come Roma con la moto - rincara la dose Andrea Di Palma - rappresenta un vero rischio per la propria vita con i crateri che si creano nell'asfalto dopo un acquazzone!" E, come si dice a Roma, aggiungiamo: "Noi pagamo!".



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