domenica 7 febbraio 2016

LADRI DI BICICLETTE



Capolavoro cinematografico del neorealismo italiano, il film di Vittorio De Sica, Ladri di Biciclette ci offre uno spaccato di Italia alquanto moderno. Dal 1948 a oggi, infatti, le cose non sono cambiate. Al contrario, i ladri paiono pedalare sempre più veloce e i furti di due ruote si infittiscono giorno dopo giorno. Il fenomeno, democratico e trasversale, colpisce tutti.

Un tempo c’erano i mercati delle pulci. Oggi anche le biciclette rubate sono su internet: dietro le occasioni potrebbe esserci un ladro. Se una bici da corsa è sparita dal vostro box una ricerca in rete può essere più efficace di una faticosa indagine negli androni semibui dei palazzi di periferia. Sostiene la Federazione degli amici della bici che in Italia ne circolano 4 milioni e 200 mila e che ogni anno ne vengono rubate 360mila, una ogni 90 secondi.

Ritrovarle? Quasi impossibile. Le vittime dei furti lo sanno: solo quattro su dieci fanno denuncia, in media. Più rigorosa Reggio Emilia, città in cui le denunce arrivano all’89% dei furti, rassegnata Milano che si ferma al 21%. E poi, se c’è bici e bici, c’è chiaramente ladro e ladro.
 
Una Scapin originale può costare quattromila euro, una Pinarello 2400, una Felt seimila: i ladri si sono specializzati. Bande di quattro o cinque persone in azione di notte, vetri antiproiettile sfondati, ladri in muta da sub per ingannare gli antifurto a infrarossi, colpi da decine di migliaia di euro. Il ricettatore? C’è il web: poche ore dopo il colpo i commercianti derubati individuano le bici su siti che hanno base nei Paesi dell’Est Europa, molti ucraini. Il sito più chiacchierato della rete è proprio ucraino, si chiama Proday2kolesa.com. Le denunce non mancano, recuperare la refurtiva è altra cosa. Una procura dovrebbe inviare una rogatoria internazionale per una bicicletta, come se non mancassero emergenze giudiziarie? E comunque Kiev non risponderebbe mai, non c’è targa, si tratta di un «bene mobile non identificabile». Qualche commerciante prova a ridurre il danno ricomprando le sue stesse biciclette. Così - mai Kiev rispondesse davvero - rischia una denuncia per ricettazione.

Ma l’uso della tecnologia va ben oltre la rivendita. A Pordenone, racconta Raffaele Padrone, vicesegretario dell’Ugl Polizia e appassionato del pedale «una banda è a craccare il gps dei ciclisti per studiare orari e percorsi e pianificare il colpo». Dal furto si passa alla rapina: «Ciclisti affiancati da furgoni al termine di una salita, strappati dalla sella spesso sotto la minaccia di un coltello». Ancora: «A Castelfranco Veneto un furgone in retromarcia ha sfondato i box di una palazzina con tale violenza che i Vigili del fuoco hanno dichiarato l’edificio inagibile». La tecnologia, però, può aiutare anche le vittime.



E poi ci sono i ladri classici, quelli che si “fanno” la bici al palo. «Di solito sono sbandati, cani sciolti che dietro non hanno alcuna organizzazione» spiega Michele La Pietra, agente scelto della polizia municipale di Torino che fa parte del progetto “Ladri di biciclette”, il primo gruppo nato in Italia con il preciso scopo di ritrovare e restituire le bici rubate. Il gruppo è nato nel 2012: attualmente sul sito sono elencate 117 biciclette in attesa che il loro legittimo proprietario si presenti per riportale a casa.

«Una volta - racconta La Pietra - abbiamo rischiato una denuncia proprio mentre cercavamo di restituire una bici. Le abbiamo trovate e, con una piccola indagine nei negozi del vicinato abbiamo individuato i derubati, una coppia di anziani. Così ci siamo presentati per restituirle. La reazione? Gli sembrava impossibile che qualcuno si presenti per portare indietro una bici rubata, così hanno pensato all’ennesima truffa. E hanno chiamato i carabinieri».

I ladri di biciclette rubano di tutto: dalle moderne e costose mountain bike alle classiche city bike, fino ad arrivare alle due ruote ormai datate e arrugginite, in certi casi veri e propri ricordi di famiglia.

Il problema è che pare non serva neanche munirsi di catena con lucchetto, perché i ladri le aprono a proprio piacimento nel giro di pochi secondi. Anche perché basta andare su internet per trovare il manuale del perfetto scassinatore! Leggendo comprendiamo che i lucchetti “a U” classici si scardinano con una falsa chiave o un semplice cacciavite. Lo metti dentro la serratura, martelli, giri e si apre. Per i bloster, invece, che dovrebbero essere più sicuri, mentre una volta si usava l’azoto liquido (perfetto per portare a bassissima temperatura il meccanismo di sicurezza che, una volta ghiacciato, si frantuma con una botta) adesso si prediligono il tronchese taglia-bulloni o il seghetto, perché l’azoto liquido si trova difficilmente e se ti va sulle mani ti si staccano le dita… Altrimenti c’è il cric delle macchine, che spacca il bloster dilatandolo e, anche in questo caso, servono non più di due minuti.



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