sabato 7 maggio 2016

L'ARROGANZA IN DIVISA



Ogni capo di abbigliamento può essere considerato un’estensione del proprio essere, infatti, anche la percezione che si ha di se stessi, può essere modificata dall’abbigliamento che indossiamo.

All’epoca dell’Ancien règime, per strada, “si indossavano abiti che rendevano riconoscibile il proprio rango, e che per funzionare, dovevano essere sufficientemente familiari e conosciuti”. Quindi, il modo di vestire “era un tentativo di utilizzare schemi noti per identificare l’appartenenza sociale, in modo da conferire un ordine alla vita nella strada”.

Anche ai nostri giorni, ci viene spontaneo, almeno nel primo approccio, cercare di carpire la personalità degli altri osservandone il loro aspetto esteriore e l’abbigliamento. Questa osservazione, fornisce ancora un indizio potente e serve come una scorciatoia mentale per identificare: il sesso di una persona, lo status, l'appartenenza al gruppo, la legittimità, l'autorità e il lavoro che svolge. Abbigliamento e aspetto fisico, come abbiamo visto, sembrano quindi importanti nello sviluppo iniziale delle relazioni sociali. Alcuni studi fatti in America, hanno rivelato che l’esteriorità (compreso il modo di vestire), rimane ancora il maggiore indicatore utilizzato per la prima impressione delle persone.

Nate inizialmente per distinguere i nemici dagli amici sul campo di battaglia, le divise militari e quelle delle forze dell'ordine sono diventate uno dei modi per sottolineare esteriormente la propria identità. Un'identità che punta tutto sul gruppo, sullo spirito di corpo, sulla storia che quella divisa incarna. Accanto all'abito d'ordinanza, infatti, c'è un insieme di accessori, di atteggiamenti, di comportamenti e di regole che spiegano per filo e per segno chi è, e che cosa deve pensare, chi lo indossa. Un edificio di norme difficili da catalogare come il frutto di processi storici, visto che molti di questi aspetti appartengono a eserciti di culture ben diverse tra loro sia per epoca sia per collocazione geografica.
Ma, al di là agli aspetti esteriori, tutti gli appartenenti alle forze armate condividono la stessa esigenza psicologica: sembrare più forti e potenti di quanto, individualmente, non si sia. E infatti fin dalla loro comparsa le divise militari e quelle delle forze dell'ordine sono state confezionate con un obiettivo
preciso: esaltare la virilità di chi le indossa, stabilire una distanza con il resto del mondo e segnalare l'appartenenza a un gruppo.

Una delle strategie psicologiche più comuni per “dominare” senza colpo ferire è quella di esagerare, enfatizzare, quegli elementi del corpo e del portamento che hanno un significato diretto di superiorità. Persone alte, ad esempio, incutono più rispetto e soggezione di persone basse. Anche le spalle larghe, accompagnate da un girovita stretto, che attribuisce al busto un profilo a V, una muscolatura sviluppata, una voce bassa e profonda, un portamento eretto, con lo sguardo alto, e la visibilità nel gruppo sono fattori decisivi nel trasmettere dominanza. Le uniformi, specialmente quelle da cerimonia, presentano una serie di accorgimenti tesi ad enfatizzare proprio questi aspetti corporei.
L’uso di copricapi alti non ha solo la funzione di proteggere il militare dalle avversità atmosferiche, ma anche e soprattutto quella di aumentarne l’altezza percepita. Copricapi alti si trovano in eserciti appartenenti a culture molto distanti (si pensi ai capi indiani) e possono raggiungere altezze considerevoli. Possono essere di pelliccia, stoffa, metallo lucente, come nei corazzieri, e decorati con piume, come nel caso degli alpini e dei bersaglieri. Per quanto riguarda la larghezza delle spalle, notiamo l’uso di giubbe con spalline più o meno decorative ed evidenti, a seconda del grado. Nei casi più eclatanti, sono in metallo con frange, mentre a volte sono costituite da semplici imbottiture o risvolti di stoffa su cui sono appuntati i gradi sotto forma di galloni, barre, stellette, torri, greche. Tutto ciò favorisce l’impressione di spalle possenti e larghe e, come per il copricapo, il loro uso è stato riscontrato in culture molto diverse fra loro.

Per favorire la forma a V, sopra la giubba c’è un cinturone, spesso di colore bianco, di stoffa o pelle, che stringe il girovita, e i bottoni metallici e lucenti della giubba sono disposti in modo divergente verso l’alto.

Per quanto riguarda la visibilità, si può notare nelle uniformi l’uso frequente di colori contrastanti, come il rosso della giubba ed il nero dei pantaloni delle guardie reali inglesi, l’uso della sciarpa azzurra degli ufficiali italiani, posta trasversalmente sul busto, l’adozione di bottoni in metallo lucente , l’uso di ghette bianche. La dominanza è anche trasmessa da un’elevata ornamentazione e ciò si traduce, nelle uniformi militari, nell’uso di mostrine e fregi, che identificano il corpo d’appartenenza, e di cordoni, cordelline, placche, pendagli, dragoni, ed anche nell’adozione di armi bianche come lo spadino o la sciabola, nel caso di ufficiali e sottufficiali. L’abbigliamento con grosse giubbe, cinturoni e copricapi pesanti contribuisce, tra l’altro, a rendere i movimenti più rigidi e per questo più marziali.

Ormai è abbastanza noto, specialmente per i sempre più numerosi studiosi del linguaggio non verbale e della prossemica, che l’abbigliamento e l’apparenza fisica, sono importanti nello sviluppo iniziale di una relazione sociale e hanno addirittura più effetto della personalità, quindi nelle relazioni iniziali, l’uso, in particolare, dell’uniforme, che identifica una persona con un potere coercitivo, una potenziale capacità di arrestare e usare la forza per ristabilire l’ordine ha un significativo impatto psicologico.

La divisa della polizia rappresenta una tradizione antica come la Legge e alcune ricerche svolte negli Stati Uniti d’America, hanno dimostrato che l’abbigliamento ha un notevole impatto nel modo in cui le persone percepiscono gli altri.

Secondo questo studio, l’uniforme delle forze  di polizia ha un profondo impatto psicologico sugli altri e, anche una lieve alterazione allo stile della stessa può cambiare la percezione del cittadino nei confronti di chi la indossa.

Nel 1829, la London Metropolitan Police, fu la prima forza di polizia moderna, ad adottare un abbigliamento particolare per la propria forza di polizia. L’uniforme di questi poliziotti (i famosi "Bobbies" di Londra) era di colore blu scuro, in stile paramilitare. Il colore blu, in quell’epoca, serviva soprattutto per distinguere la polizia dai militari inglesi, che indossavano uniformi di altri colori.

Nel 1845, la città di New York ha istituito il primo corpo di polizia negli Stati Uniti e, successivamente, prendendo esempio dalla polizia di Londra, il New York City Police Department adottò la divisa blu scuro nel 1853. A breve, anche altre città, come Filadelfia, Boston, Cincinnati, Cleveland, Buffalo e Detroit, istituirono i dipartimenti di polizia sul modello di Londra inclusa l'adozione del colore blu scuro, in stile paramilitare per le uniformi.

In uno studio, sono state classificati venticinque diversi modelli di uniformi, afferenti a varie professioni, chiedendo ai partecipanti di inserirle in diverse categorie di sentimenti già prefissate in una griglia.



I soggetti che hanno partecipato al sondaggio, hanno confermato che la divisa della polizia rimane quella che maggiormente trasmette sensazioni di sicurezza.

In un altro esperimento, i partecipanti hanno dichiarato di ritenere uno dei modelli effigiati, più competente, affidabile, intelligente e socialmente utile, quando era raffigurato con l'uniforme della polizia, rispetto a quando, lo stesso modello, era ritratto con abiti civili.

Ancora un altro esperimento americano, ha rilevato che, la sola presenza di un individuo, che indossava una divisa simile a quella della polizia, lasciato sostare a piedi su un marciapiede vicino a un incrocio, aveva permesso l’allontanamento dei personaggi che erano soliti commettere infrazioni, i quali si vedevano circolare di meno in quella intersezione. Ciò era avvenuto, anche se l'uniforme non era di un vero e proprio poliziotto e l'individuo non indossava né un distintivo né un’arma.

In un esperimento per testare la potenza della divisa da poliziotto, un ricercatore, avvicinando casualmente alcuni pedoni su una strada di città, ordinava loro di raccogliere un sacchetto di carta buttato dagli stessi in terra, o stare un passo indietro a una fermata dell'autobus, o altri ordini simili. Il ricercatore, nel fare ciò, indossava alternativamente, abiti casual, una divisa di addetto alla consegna del latte o un uniforme grigio simile a quella della polizia completa di un distintivo, ma senza armi.

Solo l'uniforme simile a quella della polizia ha provocato un’alta percentuale di cooperazione da parte dei cittadini. Le persone inoltre, hanno continuato a obbedire a quanto detto dal ricercatore in uniforme, anche dopo che questi si era allontanato e non c’era nessuno a valutare le ulteriori azioni dei cittadini.

Detto questo, gli importanti risultati dei test americani, hanno permesso di rilevare che anche alcuni dettagli dello stile dell’uniforme possono influenzare il livello di autorevolezza del pubblico ufficiale. Al campione che ha partecipato all’esperimento, sono state fatte valutare fotografie di agenti di polizia in uniforme maschile e femminile, che indossavano diversi stili di copricapo e altre foto nelle quali gli stessi agenti non indossavano alcun berretto.

Anche se i test psicologici hanno dimostrato che i partecipanti hanno comunque percepito gli agenti come autorevoli in tutte le circostanze, il tipo di cappello ne variava il livello attribuito all’agente. Il tradizionale berretto della divisa (detto Tesa), o il basco dell’uniforme da combattimento, avevano suscitato un senso di maggiore autorità rispetto al berretto con visiera modello “baseball” o l’assenza di copricapo.

Altri studi, in passato, hanno affrontato l’ipotesi di eliminare lo stile paramilitare della divisa della polizia. In un esperimento, gli studenti dovevano visionare disegni in bianco e nero di tre stili di uniformi della polizia. Due delle uniformi rappresentavano uno stile paramilitare tradizionale, ma mancavano o il cinturone o le armi. Il terzo modello, era un uniforme non tradizionale, composta da pantaloni, una camicia con la cravatta e una giacca o blazer. Sebbene gli studenti abbiano espresso per tutte e tre le divise, un giudizio analogo rispetto all'obiettività e l'affidabilità, la divisa con la giacca blazer, veniva classificata leggermente superiore per professionalità.

Lo stesso esperimento, fatto con foto a colori, ha invece favorito lo stile tradizionale, le uniformi stile paramilitare venivano classificate come quelle che suscitavano un senso di onesto, buono, utile, autorevole e competente rispetto al blazer.

Gli esperimenti sopra citati, concernenti la foggia dei berretti e delle divise della polizia, suggeriscono che i cambiamenti dello stile possono avere un importante effetto sulla percezione dell’autorità e del potere da parte dei cittadini e sulle capacità di controllo da parte degli operatori di polizia, ma anche il colore della divisa può influenzare psicologicamente le persone.

Molti dipartimenti di polizia negli Stati Uniti utilizzano colori più scuri per le loro uniformi, come il nero, blu, marrone, verde o grigio. Proprio come si è detto circa lo stile delle uniformi della polizia, anche il colore della divisa ha un significato.

I test psicologici hanno rivelato che tutti noi tendiamo ad associare i colori con specifici stati d'animo, ad esempio il rosso o arancione per l'eccitazione e la stimolazione, il che spiega perché sia usato spesso per lampeggianti dei veicoli d'emergenza, il blu per sentimenti di sicurezza e comfort e il colore nero è spesso associato a potenza forza e negatività.

Studi effettuati presso scuole degli Stati Uniti (superiori e università), hanno dimostrato che gli studenti, percepiscono i colori chiari, tipo il bianco e giallo, come deboli, ma anche come buoni e attivi. Gli stessi studenti percepivano colori scuri, tipo il nero e il marrone, come forti e passivi, ma anche come cattivi. Le differenze culturali non hanno influenzato questi risultati, che non variavano neanche con la razza diversa degli studenti. La gente in Europa, Asia occidentale, Africa centrale e il Medio Oriente ha la percezione di colori simile, quindi queste ricerche dovrebbero valere anche in casa nostra.

In tutte le culture osservate, le persone hanno costantemente associato colori chiari con sentimenti di bontà e di debolezza e colori scuri come forza, ma di fatto cattivi o comunque temibili.

Molti studi psicologici, indicano i colori più chiari, come più piacevoli e meno dominanti, i colori scuri, invece, suscitano emozioni di rabbia, ostilità, dominio, e aggressione.

Il colore sembra avere anche un impatto considerevole sui vestiti e le percezioni di chi lo indossa. Quando la gente sceglie le foto di modelli in base alla loro attrattività, il colore dell’abbigliamento è apparso determinante.

Sempre in tema di colori, un altro interessante studio ha rilevato ad esempio che gli arbitri di calcio, sanzionano più severamente i giocatori di una squadra che indossa una divisa scura, rispetto a una squadra che indossa la divisa dai colori vivaci.

L'esperimento americano circa la squadra con la maglia scura, suggerisce inoltre che gli agenti di polizia in uniforme scura inconsciamente potrebbero agire in modo più aggressivo, quindi, accogliendo questo assunto, si dovrebbe trovare un compromesso per azzeccare la giusta combinazione di colori per l’uniforme perfetta, in grado di trasferire sentimenti di autorevolezza, potere e nello stesso tempo cordialità e disponibilità. Un’impresa ardua, ma non impossibile, giacché potremmo prendere spunto da un altro esperimento americano.

In un test, sono stati presentati soggetti in foto a colori, indossanti due divise tradizionali in stile paramilitare. Una delle divise con camicia blu scuro e pantaloni blu (indossati dalla polizia americana oggi), l’altra divisa tradizionale, era simile a quella degli agenti dello stato della California, costituita da una camicia cachi e pantaloni verde scuro.

Anche se i soggetti intervistati, avevano classificato entrambe le uniformi allo stesso modo, con aggettivi del tipo: buono, onesto, utile e competente, l’uniforme Californiana di colore più chiaro veniva valutato sensibilmente superiore per il calore e la cordialità che sembrava suscitare.

Quindi, l’uniforme con una metà chiara e l’altra metà scura, inviava comunque un messaggio migliore delle rimanenti uniformi tradizionali americane di colore blu scuro o nero.

Anche in America, dove si è molto investito sul concetto di polizia di prossimità e tanti sono gli sforzi per presentare un'immagine più amichevole per il pubblico, trascurare il significato del colore dell’uniforme della polizia potrebbe rendere il compito più difficile del necessario.

A causa della percezione negativa in termini psicologici, da parte dei cittadini dei colori scuri, gli stessi, possono percepire un agente di polizia in modo negativo anche a causa del colore dell’uniforme. Infatti, se è vero, come abbiamo visto, che gli arbitri, ritengono che atleti che indossavano divise scure mostravano un comportamento più aggressivo, i cittadini potrebbero percepire gli agenti in divisa scura, come più autoritari rispetto a quelli che indossano divise più chiare.

L'uniforme della polizia, come abbiamo visto, può determinare anche il livello di sicurezza dell’operatore che la indossa. Le divise di colore nero, possono provocare sentimenti inconsciamente negativi nei cittadini, qualora, per questo, percepissero l’agente come aggressivo, e addirittura potrebbero incoraggiare o suscitare una reazione ostile o violenta nei confronti della polizia.

Oltre al colore, però, anche la cura e il modo di indossare l’uniforme e l'equipaggiamento a essa abbinato, costituiscono un fattore importante per la sicurezza dell'operatore di polizia. Alcune interviste con detenuti che avevano ucciso agenti di polizia in America, hanno fatto emergere che gli assassini, prima di decidere di usare la violenza, osservano il comportamento dell’agente e ne valutano la pericolosità.

Se un operatore delle forze dell’Ordine, dimostra di avere scarsa cura dell’uniforme e degli accessori della divisa o per le armi in dotazione e contemporaneamente non si mostra professionale, attento, fermo e autorevole durante un controllo, incoraggia l’aggressore che ne percepisce la debolezza e quindi facilità la scelta di affrontare l’agente.

In molte situazioni che comportano l'uso della forza, il fatto che un agente di polizia abbia un’uniforme in ordine e il portamento è composto e adeguato alla circostanza può aiutare a prevenire danni allo stesso operatore o addirittura a evitarne la morte, in pratica questo vuol dire che il cittadino è portato a rispondere in maniera differente secondo il tipo di pubblico ufficiale che si trova davanti.




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