venerdì 3 giugno 2016

COSA CONTIENE LA PIOGGIA?



Le gocce di pioggia sono spesso descritte e raffigurate come a "forma di lacrima", tonde sul fondo e più strette verso la cima, ma questo è scorretto (solo le gocce d'acqua che gocciolano da qualche sorgente sono a forma di lacrima al momento che si formano). Le gocce di pioggia piccole sono quasi sferiche. Le gocce più grandi sono molto appiattite a forma di panino, quelle più grandi ancora sono a forma di paracadute. Le gocce di pioggia che risultano dallo scioglimento poco tempo prima di un fiocco di neve sono grandi e formano una rosellina di gocce più piccole quando arrivano al suolo. In media le gocce sono 1–2 mm di diametro, le più grosse sono state registrate in Brasile e nelle Isole Marshall nel 2004 con più di 1 cm di diametro. Questa grandezza è stata spiegata con la condensazione di grandi particelle di fumo o di collisione tra gocce in zone relativamente piccole con un contenuto d'acqua particolarmente notevole.

Generalmente la pioggia ha un pH leggermente inferiore a 6, cioè debolmente acido a causa dell'assorbimento di anidride carbonica dall'atmosfera, che a contatto con l'acqua delle goccioline dà luogo alla formazione di quantità minime di acido carbonico. In alcune aree desertiche, il pulviscolo atmosferico contiene tanto bicarbonato di calcio da bilanciare la naturale acidità della precipitazione e quindi la pioggia può essere neutra o addirittura alcalina.

La pioggia con un pH inferiore a 5,6 è considerata pioggia acida.

L'odore caratteristico che accompagna talvolta la pioggia è quello dell'ozono. Infatti, quando l'ossigeno atmosferico viene percorso da scariche elettriche (in questo caso i fulmini), perde l'originale struttura biatomica per assumere quella triatomica, l'ozono appunto. L'odore che segue una pioggia dopo un periodo di siccità viene detto "petricor".

A seguito di un prolungato periodo di siccità sul suolo (campi, strade) e su ogni superficie (tetti, grondaie) si accumula una notevole quantità di inquinanti; anche nell'atmosfera rimangono dispersi per molto tempo le emissioni antropiche industriali e civili, quest'ultime legate al traffico stradale e alle caldaie. Al ritorno della pioggia, l'acqua si carica di una notevole quantità di inquinanti, subisce una contaminazione determinata dal dilavamento degli inquinanti dall'atmosfera e dalle superfici.
Si definiscono acque di prima pioggia ed hanno il merito da una parte di ripulire l'aria che respiriamo mettendo fine al problema smog, dall'altra di contenere nelle goccioline elementi tossici per l'uomo che si sono accumulati nel periodo secco. La maggiora parte di questi va a finire nelle fogne e poi depurati anche se con difficoltà per l'elevato carico; la parte non depurata si accumula sui suoli e nel peggiore dei casi va a finire in falda.



L'acqua di prima pioggia contiene sostanze inquinanti di natura organica, inorganica e metalli pesanti. Tra gli agenti inquinanti sono presenti Particolato, Azoto, Fosforo, Piombo, Zinco, Cadmio, Cromo, Nichel, Petrolio, Gomma, Amianto, Bitume, Bromo, ecc..

L'acqua é pericolosa per l'uomo quando si viene a contatto con essa o ingerita, con riferimento all'acqua che scorre sulla sede stradale e fognaria; le gocce di pioggia che cadono dal cielo seppur non abbiamo la composizione di un'acqua di sorgente non rappresentano un pericolo. Inoltre la pioggia libera l'aria di tutto il carico di inquinanti che si è accumulato nel periodo siccitoso, ancor più aggravato in inverno con la presenza dell'alta pressione e delle inversioni termiche. in questo senso sono un toccasana per l'aria che respiriamo.

Spesso ci capita di dover fare i conti con la polvere rossa caduta sulle macchine o sui panni stesi di bucato. E' il deserto del Sahara che ci fa visita. Secondo le previsioni dei ricercatori queste "tempeste di sabbia", capaci di trasportare verso l'Europa tonnellate di polveri, saranno sempre più frequenti in futuro. Ad esserne più colpita è l'Italia meridionale, ma nel 1990, le sabbie trasportate dal vento hanno raggiunto persino la Svezia mescolandosi alla neve.

La massa d'aria è molto calda e pertanto una volta messasi in moto dai suoi luoghi di origine, anche per mezzo delle classiche tempeste di sabbia tipiche del deserto, tende a risalire in quota e a sorvolare il Mediterraneo in direzione della nostra Penisola. Il fatto che sorvoli il mare a quote comprese tra 1500 e 3000 metri, non permette a questa massa d'aria, già secca in origine, di acquisire un adeguato quantitativo di umidità.
Essa si presenta dunque sui nostri cieli con nubi stratificate irregolari, velature e solo occasionalmente con addensamenti misti anche cumuliformi in caso di aria instabile. Sono proprio questi ultimi i casi in cui possiamo vedere associate precipitazioni. Si tratta quasi sempre di piogge brevi costituite da qualche gocciolone di passaggio che appena bagna il suolo ma che sporca molto.
Non si hanno precipitazioni abbondanti, pur in presenza di venti sciroccali perchè le goccioline che costituiscono le nubi si aggregano ai granelli di sabbia per condensare e ne vengono inglobati. L'aria è secca e pertanto le goccioline condensate sono poche e quindi non abbastanza pesanti per precipitare verso il suolo, rimanendo così in sospensione. A volte la precipitazione effettivamente riesce a partire alla nube ma l'aria secca che deve attraversare la fa evaporare prima che tocchi il suolo.
Da terra noi vediamo le classiche nubi dalle sfumature giallastre. In caso di addensamenti misti però, può accadere che le goccioline, portate in alto dai monti convettivi all'interno delle strutture cumuliformi, ghiaccino. I cristalli tendono così a cadere verso il basso inglobando le goccioline e divenendo così più pesanti. Essi poi fondono ma nel frattempo hanno già superato lo strato di aria secca ed ecco che possono così giungere fino al suolo.
Nella caduta si portano però dietro la sabbia ed ecco quei quattro goccioloni che bagnano poco e... sporcano tanto.


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