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domenica 2 ottobre 2016

SPIARE I PROFILI DI FACEBOOK



Facebook è il social network più utilizzato al mondo che permette a tutte le persone di rimanere in contatto da qualsiasi nazione del mondo.

Spesso gli italiani s’iscrivono su Facebook per “spiare” i loro parenti e amici, visualizzando tutte le amicizie in comune, gli aggiornamenti di stato e molto altro. Utilizzare Facebook per riallacciare dei rapporti sociali è molto utile, visto che al giorno d’oggi siamo sempre tutti di fretta e le possibilità di organizzare un incontro diventano sempre più remote.

Quando si utilizza da tanto tempo Facebook la voglia di leggere le novità dai contatti, visualizzare foto e album è diventato all’ordine del giorno.

Esistono delle applicazioni innovative che permettono di visualizzare le fotografie pubblicate dagli iscritti su Facebook.

Moltissime persone cercano strumenti per vedere profili privati su Facebook per avere maggiori opportunità con una ragazza su cui si vuol far colpo, oppure su una persona che ha voluto tagliare i ponti.

La funzione più semplice da effettuare è quella di richiedere l’amicizia alla persona, senza utilizzare strumenti che potrebbero mettervi nei guai: utilizzare applicazioni che permettono di visualizzare foto e info su contatti privati è un reato.

La privacy è un argomento molto sentito nella nostra società e spiare le persone in questo modo, potrebbe diventare anche pericoloso. Se la persona interessata, si accorgesse del “pedinamento virtuale”, potrebbe accusarvi di violazione della privacy, quindi prestate molta attenzione agli strumenti che utilizzate per spiare profili Facebook con cui non avete contatti.

Alcuni hacker utilizzano questi strumenti per vedere i profili privati su Facebook senza che nessuno se ne accorga. Con l’utilizzo di indirizzi di posta elettronica temporanei, gli hacker professionisti entrano negli account fasulli per inviare richieste d’amicizia a tutti gli amici salvati sul “profilo fantasma”.

Oggi i social network e le moderne tecnologie hanno senza dubbio (e purtroppo) aumentato le possibilità di tradimento, creando un mondo virtuale altro rispetto a quello reale ma ad esso complementare. Le opportunità di incontrare nuove persone si sono moltiplicate e con esse pure le tentazioni per i fedifraghi.
Allo stesso tempo, però, sono aumentate anche le possibilità per chi sospetta un tradimento del partner di verificare la fondatezza dei propri dubbi senza dover necessariamente controllare che sui colletti delle camicie non ci siano stampi di rossetto o che sugli indumenti o nelle tasche non ci siano altri indizi di tradimento.



La giurisprudenza ci ha raccontato casi di persone condannate per illecita interferenza nella vita altrui ai sensi dell'articolo 615-bis c.p. per aver introdotto delle telecamere in un'abitazione per riprendere i supposti (e poi effettivi) incontri del partner con l'amante, ad aver avuto guai con la giustizia sono state anche persone tecnologicamente meno evolute.
Basti pensare che consultare una chat altrui violando la relativa password di sicurezza può configurare il reato di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico. Lo stesso reato può essere posto in essere anche da chi consulti la chat quando è già aperta, approfittando della momentanea assenza dalla postazione pc del titolare dell'account.
Accedere all'e-mail, invece, è comportamento passibile di condanna ai sensi dell'articolo 616 del codice penale, che sanziona chi viola, sottrae o sopprime la corrispondenza.
E che dire di chi crea un falso account per fingere di essere un'altra persona e svolgere la propria attività investigativa? Il questo caso c'è la sostituzione di persona sanzionata dall'articolo 494 del codice penale.
I temerari che per ira o rancore decidano di sfidare l'ordinamento e rischiare una condanna sappiano poi che l'unico obiettivo che potrebbero raggiungere con i predetti mezzi sarebbe quello di scoprire (o credere di aver scoperto) la verità.
Le risultanze dello "spionaggio", infatti, in quanto acquisite illecitamente e violando la riservatezza del partner, non possono essere utilizzate come prove nell'eventuale giudizio di separazione per richiederne l'addebito, nonostante non manchino opinioni di segno contrario (che spariscono quando si parla di utilizzabilità di simili prove nel processo penale, dato che l'articolo 191 del codice di procedura penale esclude espressamente, salve poche eccezioni, l'utilizzabilità di prove acquisite in violazione di divieti stabiliti dalla legge).




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martedì 5 aprile 2016

SPUTARE PER TERRA



Camminando sui marciapiedi, assistiamo abbastanza frequentemente alla disinvolta liberazione della gola da ingorghi vari, che taluni preferiscono lasciare in strada piuttosto che in robusti fazzoletti di carta.

Lo "sputo" è un fenomeno frequente nei giovani.

Forse abbiamo notato come, con tranquillità i giovani sputano per terra, da soli o in presenza di amici coetanei. Trattasi generalmente di saliva, una specie di dispersione salivare emessa con decisione......

Evidentemente non è una necessità, un bisogno fisiologico impellente e incontrollabile. E' piuttosto un'espressione che poggia su basi personali, psicologiche e antropologiche.

Se andiamo a guardare anzitutto le componenti dello sputo, trattasi di saliva. E' prodotto tutti i giorni in bocca; è per la maggior parte costituito da acqua a cui si aggiunge un muco prodotto dalle ghiandole salivari, più alcuni altri prodotti chimici tra cui ossitocina e cortisolo. E, come sappiamo, possiamo trovarvi l'aggiunta di batteri vari....

Sputare ha una connotazione indubbiamente aggressiva.

Ha il significato di disprezzare, respingere..

Sputare è anche un atto liberatorio di qualcosa di dannoso o pericoloso. Più di 3.000 anni fa nelle pratiche magiche degli antichi egizi erano contemplati gli "sputi", come azioni efficaci per incantesimi e liberazione dai demoni.

Ancora oggi, alcuni stregoni africani si cimentano in rituali e formule magiche che includono soffi e sputi.

Nello sputare c'è senza dubbio un simbolismo ; come altre funzioni corporee di base, è intrisa di un proprio contenuto simbolico. "Sputare" è un atto di "spurgo", si può dire che sputare significa liberare se stessi da una brutta sensazione o da una paura paralizzante. Questo simbolismo è ancora molto forte e alcuni che sono superstiziosi credono, ad esempio, che sputare tre volte al risveglio da un brutto sogno, possa essere utile a sbarazzarsi dalla sfortuna.

Proprio come era in uso presso gli antichi egizi e in molte culture che seguirono, ancora oggi lo sputo è simile, si avvicina al significato di incantesimo su di una persona perché sputare può rappresentare rabbia e odio (allontanare).

Alcuni sociologi danno allo sputo anche una connotazione più maschile, di marcatura del territorio. Molto simile a ciò che fanno gli animali con la pipì. E' un modo di apparire più forti e segnare il proprio spazio. Ciò naturalmente è un "atteggiamento" e non un'azione volta razionalmente a ciò.

Durante le competizioni sportive e nei campi di calcio in particolare, gli sputi dei giocatori e degli atleti sono quasi parte integrante della situazione. Non sono fastidiosi agli occhi degli spettatori ma sono accettati come se in quel momento i protagonisti potessero permettersi qualunque cosa, purché funzionale al successo. E' visto come una preparazione, un rinfrescarsi, un liberarsi, un concentrarsi. Anche qui i significati magici e scaramantici sembrano prevalere e dominare sia i protagonisti che gli spettatori.

Questo uso "pubblico" e quasi naturale dello sputo da parte degli idoli sportivi, rinforza lo stesso comportamento nei giovani attraverso un processo imitativo dei propri "eroi".



Gli adolescenti sputano per terra in continuazione. Possono essere in gruppi numerosi, e allora sputano tutti insieme, oppure a coppie o da soli, e sputano lo stesso come lama. Con le facce serie un po’ disgustate, con gesti di disprezzo. Del tipo, prima sputo poi mi calco il berretto di più sulla testa, oppure, prima sputo e poi tiro un calcio a un sasso. Non tutti gli onesti cittadini sanno di questo passatempo giovanile…ma purtroppo oltre al tipico vecchietto che si diletta nell’arte dell’espettoramento, sono numerosi i teenagers che passano molto del loro tempo in questa sgradita attività. Ve lo ricordate il film dell’Archibugi “Lezioni di volo”? Dove i due amici Pollo e Curry hanno il passatempo di centrare con lo sputo i passanti dall’alto? Beh, i due ragazzi sono il riflesso di tanti altri, già annoiati dalla vita, senza interessi e responsabilità. Forse. Una lettura potrebbe essere questa. Oppure il mondo animale potrebbe suggerire l’idea di marcare il terreno, nel loro immenso bisogno di conquistarsi un piccolo spazio in questo mondo. Se lo chiedete ai diretti interessati vi sentirete rispondere che “gli viene così, senza un perchè”. Magari perchè “ne hanno bisogno”… ma è un bisogno fisico? Un’ipersecrezione di muco e saliva come conseguenza del fumo di sigaretta e cibi grassi da loro tanto amati? Oppure un bisogno psicologico per attirare l’attenzione e darsi un’importanza di menefreghismo? Chissà. Forse lo fanno semplicemente per essere un gruppo, o perchè lo fanno i calciatori, per loro maestri di stile e di vita, fatto sta che resta l’idea di denigrazione e, ahimè, di tanto disagio.

Sputare sul bene di altri è reato. Il reato che scatta è quello di “deturpamento e imbrattamento di cose altrui” previsto dall’articolo 639 del Codice Penale, in quanto questo gesto determina l’“insudiciamento” – e dunque l’“imbrattamento” – della cosa altrui. Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione, massimo Giudice in Italia, nella Sentenza n. 5828 del 24.10.2012.

Va ricordato che per il reato in questione l’articolo 639 applica la multa fino ad euro 103; opera invece la pena della reclusione fino a sei mesi o la multa da euro 300 ad euro 1.000 se il bene è un immobile o un mezzo di trasporto (tipo un’auto); mentre, la pena è la reclusione da tre mesi ad un anno più la multa da 1.000 a 3.000 euro se il bene è di interesse storico od artistico.

Non costituisce invece reato lo sputare per terra. Vi è comunque la possibilità, per i singoli Comuni italiani, di applicare delle multe a chi lo fa (in tal caso però scatterebbe un illecito amministrativo e non un reato penale).


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sabato 19 marzo 2016

LA FUITINA



La fuitina, dialettismo estratto dal siciliano con il significato di "piccola fuga", identifica l'allontanamento di una coppia di giovani aspiranti coniugi dai rispettivi nuclei familiari di appartenenza, allo scopo di rendere esplicita (o far presumere) l'avvenuta consumazione di un atto sessuale completo, in modo da porre le famiglie di fronte al "fatto compiuto" inducendole a concedere il consenso per le nozze dei fuggitivi.

Tale fuga prematrimoniale, precedentemente in uso nelle regioni del sud Italia, veniva sovente compiuta in accordo con una o entrambe le famiglie dei transfughi le quali, in tale frangente, erano giustificate alla celebrazione di immediate nozze riparatrici, prive dei rituali e dei costosi ricevimenti di un matrimonio in piena regola.

Fino all’inizio degli anni Novanta, in tutto il Sud d’Italia prese piede il cosiddetto fenomeno della ‘fuitina’.

Più anticamente però, questo fenomeno di costume riguardava anche i ceti più abbienti, e, soprattutto, non era una pratica che veniva portata avanti di nascosto, bensì molto spesso organizzata in concerto, con parenti e genitori. Questo perché una volta, le famiglie erano notevolmente più numerose; le prime a sposarsi erano le figlie, poi i maschi, in ordine d’età.

Anticamente il matrimonio veniva organizzato con un grande dispendio di energie e di denaro. Una tradizione, che ove possibile continua a rimanere viva e presente in tutto il Sud, Sicilia compresa. Quello che però non è più uso preparare, è la dote: spesso biancheria finissima oppure mobili, che gli sposi dovevano portare come offerta il giorno del matrimonio; era una sorta di contributo, che ognuna delle due famiglie coinvolte nel contratto, si doveva preparare a rispettare, pena il non compimento del matrimonio.

Non tutti però se lo potevano permettere, specialmente dopo aver sposato altri 5 figli. Ed ecco che entrava in campo la ‘fuitina’, una maniera ben accordata e articolata, di permettere alle proprie figlie femmine una posizione, e mettere a tacere i pettegolezzi di paese.
Una volta infatti era parte del costume delle celebrazioni, dare bella mostra della ricchezza e dello sfarzo, di cui era capace la propria famiglia; la ‘fuitina’ avrebbe eliminato ogni dubbio circa l’eventuale povertà dei ragazzi e dei loro genitori, che con la forza del sentimento avrebbero potuto giustificare la loro fuga agli occhi indiscreti dei compaesani.

Ecco quindi la messinscena, che veniva organizzata con grande dispiego di forze: prima, un rapido rapido di messaggi tra i due amanti, che attestava il luogo dell’incontro preposto al viaggio, solitamente breve; poi, il coinvolgimento di parenti prossimi, coloro i quali offrivano alla giovane coppia il luogo in cui rifugiarsi, molto spesso vicino casa.
Normalmente, alla ‘fuitina’ occorrevano solo poche ore. Una volta consumato il matrimonio, infatti, i giovani avvisavano casa, confermando i finti sospetti che serpeggiavano in famiglia sulla loro ‘fuga d’amore’.

Tornati a casa dopo lo ‘sdillinchio’ del padre della ragazza, a volte ‘con pagnotta già nel forno’, i due giovani erano ora tenuti a sposarsi. Solo così infatti il ragazzo avrebbe ‘protetto il buon onore’ della di lei, che altrimenti non avrebbe voluto più nessuno, in quanto già ‘fuiuta’. Dopo i dovuti complimenti
di rito, anche da parte degli altri abitanti della città o del paese, il matrimonio poteva essere celebrato.



La fuitina sembrerebbe trovare spiegazione non tanto nel carattere romantico che in genere viene attribuito all’azione, ma in ragioni prettamente sociali che affondano le ragioni in meccanismi di gestione dei rapporti umani all’interno di un gruppo. La fuga d’amore è un modo per dirimere conflitti sociali attraverso la messa in atto di un evento che interrompe il corso consueto degli rapporti contrastanti tra due famiglie.

Per questo nel suo carattere intrinseco la fuitina è un evento”straordinario”, che esula dal consueto e si oppone ad esso. Ma fa anche di più: riesce a rivedere il consueto e a modificarlo, applicando ad esso un altro corso, che differisce da quello seguito fino a quel momento. Con la fuitina anche le famiglie rivedranno i loro schemi di interazione, apportando ad essi sostanziali cambiamenti.

Vi sono stati casi in cui si è cercato di adombrare l'ipotesi della fuitina al fine di nascondere una più grave circostanza di rilievo penale. Nel 1966, ad esempio, durante il processo per il caso Franca Viola, la difesa del rapitore tentò invano di screditare l'immagine della ragazza, sostenendo che avesse acconsentito ad una fuitina. Franca Viola aveva invece rifiutato il matrimonio riparatore previsto dalle leggi dell'epoca dopo il rapimento e lo stupro.

Va aggiunto che, nel caso in cui uno dei fuggitivi sia minorenne, verrebbe a configurarsi il reato di sottrazione di minorenne consenziente, previsto dall'art. 573 del Codice penale.

Le responsabilità penali e civili derivanti da tale disposto sono state applicate ad esempio da una sentenza del Tribunale di Ancona, confermata dalla sentenza n. 43191/04 della Corte di Cassazione. Detta sentenza è stata emessa, nonostante lo stesso sostituto procuratore generale della Cassazione avesse denunciato l'incostituzionalità della norma contenuta nell'art. 573. In merito, la VI sezione penale non ha ritenuto di interpellare la Consulta, affermando che la fuitina coinvolgente un minore è tuttora da considerare validamente un atto penalmente illecito.



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mercoledì 27 gennaio 2016

Quando Si Trova Un Portafoglio Per Strada.....



Non di rado capita che, camminando per la strada oppure smistando qua e la ci ritroviamo di fronte al ritrovamento di differenti oggetti i quali sono stati smarriti oppure dimenticati da qualche persona: si può trattare di portafogli, ingenti o piccole somme di denaro, di bollette, oggetti personali, gioielli oppure semplicemente di oggetti di valore personale.

Il comportamento che si deve tenere nel caso in cui venisse ritrovato un oggetto smarrito, sia esso di valore che non, è regolato da leggi ben precise presenti nel codice civile. Molto spesso, il non rispetto di questa regola può anche essere perseguibile. Infatti l'articolo n.927 presente nel codice civile, prevede che, in caso di ritrovamento di tali oggetti venga adottato, da chi ha trovato l'oggetto stesso, un certo tipo di comportamento, adoperandosi in diverse procedure che stanno alla base del proprio codice civile, e anche della propria onestà, se vogliamo essere più puntigliosi.

Quando rinveniamo un qualsiasi oggetto la prima cosa da fare è quella di constatare se abbiamo l'opportunità di capire a chi potrebbe appartenere quel dato oggetto in modo tale che potremmo riconsegnarlo direttamente alla persona interessata. Vedi per esempio un portafoglio contenente una carta di identità oppure una valigia in cui è presente il cartellino con scritto il proprietario e l'indirizzo. Se ciò non non avviene, e dunque colui che ha smarrito l'oggetto è a noi sconosciuto, allora si procederà secondo l'articolo di legge: non ci resta che andare al comune e rivolgerci all'apposito sportello degli oggetti smarriti in modo tale che la persona che desidera rinvenire l'oggetto possa recarsi in sede e riprenderlo.


Una volta consegnato l'oggetto all'ufficio "Oggetti smarriti"si compilerà un verbale che attesta la tipologia dell'oggetto e le circostanze in cui è stato rinvenuto specificando anche il nome di colui che lo ha presentato in sede.  In seguito sarà compito del reparto comunale occuparsi della faccenda. In seguito sarà compito del reparto comunale occuparsi della faccenda.
Se invece si tratta di oggetti quali portafogli, bollette e somme di denaro è obbligatoriamente richiesto di rivolgersi agli enti di interesse, come ad esempio i carabinieri. Essi, attraverso una denuncia e il verbale che verrà rilasciato da colui che ha trovato l'oggetto smarrito, faranno un controllo incrociato e potranno risalire al soggetto che ha perso i suoi averi, se esso ha comunque presentato una denuncia.

L'art. 927 del codice civile regola ciò:
Chi trova una cosa mobile (812) deve restituirla al proprietario, e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo in cui l’ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento.
Quindi è un tuo obbligo di Legge o metterti in contatto col proprietario del portafoglio o consegnarlo alle Forze dell'Ordine o all'ufficio oggetti smarriti del Comune.
La mancanza di voglia è solo un alibi.
Se ciò non dovesse accadere s'incorre nel reato art. 647 c.p.
E’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa da Euro 30 a Euro 309;
chiunque, avendo trovato denaro o cose da altri smarrite, se li appropria, senza osservare le prescrizioni della legge civile sull’acquisto della proprietà di cose trovate;

chiunque si appropria cose, delle quali sia venuto in possesso per errore altrui o per caso fortuito.
Nei casi preveduti se il colpevole conosceva il proprietario della cosa che si è appropriata, la pena è della reclusione fino a due anni e della multa fino a Euro 309.

Sappi che hai diritto per Legge ad una "ricompensa":

Art. 930 c.c.

Il proprietario deve pagare a titolo di premio al ritrovatore, se questi lo richiede, il decimo della somma o del prezzo della cosa ritrovata.
Se tale somma o prezzo eccede le diecimila lire, il premio per il sovrappiù è solo del ventesimo.
Se la cosa non ha valore commerciale, la misura del premio e fissata dal giudice secondo il suo prudente apprezzamento.



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lunedì 25 gennaio 2016

FARE LA PIPI' IN STRADA



Gli orinatoi pubblici stradali, un tempo molto presenti nelle città, erano detti vespasiani, ma accoppiavano in realtà un orinatoio verticale ad una "turca" consentendo quindi teoricamente che potesse essere usato anche dalle donne e comunque non solo per la minzione.

Vespasiano" è il nome comune con cui in Italia venivano designati gli orinatoi pubblici in forma di garitta o di edicola.

Il termine deriva da Tito Flavio Vespasiano, imperatore romano, a cui, secondo la testimonianza di Svetonio, devono il proprio nome, in quanto furono da lui sottoposti a tassazione.

La tassa era dovuta dai "fullones" (erano coloro che lavavano e smacchiavano le vesti) che dai residui organici ricavavano ammoniaca.

Gli scavi di Pompei hanno fatto conoscere varie "fulloniche" ben conservate nel loro impianto, con vasche e condutture. La sede dei "Fullones" era all'interno dell'edificio di Eumachia donato dall'omonima sacerdotessa nel foro pompeiano.

Addio ai vespasiani. Pezzi di storia che se ne vanno. Addio Vespasiani, tempietti del bisogno fisico, mitici esemplari di città che non ci sono più. A forma di "garitta o di edicola" come dicono le enciclopedie. Troppo sporchi, manca l'igiene, dicono al Comune di Roma. E cosi' quei "bagni" stradali ancora presenti in molte vie della capitale sono stati fatti sparire. Portati via perche' rischiosi per la salute pubblica. L' ennesima vittoria della modernita' . Povero Tito Flavio Vespasiano: se lo sapesse si rivolterebbe nella tomba. O forse ne sarebbe contento. Chi lo puo' sapere. Racconta infatti Erodoto, storico delle guerre del Peloponneso: nell' anno 79 dopo Cristo un imperatore romano, sentendo avvicinarsi la fine, disse: "Sento che sto per diventare Dio". Si alzo' dal letto, si vesti' di tutto punto e disse: "Voglio morire in piedi". Che ironia della sorte: proprio lui, Tito Flavio Vespasiano, l' uomo che mori' con tanta dignita' della sua coscienza imperiale, l' imperatore appartenente alla dinastia che fece costruire il Colosseo, sarebbe stato destinato nel corso dei secoli a dare il suo nome a quei luoghi dove la pipi' si fa in pubblico. Raccontano le testimonianze di Svetonio che l' imperatore Tito Flavio Vespasiano fece costruire i primi gabinetti pubblici a pagamento perche' dall' orina raccolta potesse ricavarsi l' ammoniaca.



Fare la pipì per strada non sarà più reato, ma il rischio è una multa fino a 10.000 euro. Allo stesso pericolo andrà incontro chi va in giro seminudo o prenderà la tintarella come "mamma l'ha fatto" (salvo che nelle apposite spiagge per nudisti) si apparterà intimamente in un'auto, o si macchierà di una delle tante fattispecie di atti contrari alla pubblica decenza che sino ad oggi hanno ricevuto l'attenzione dei tribunali italiani, arrivando sino in Cassazione. La novità  è contenuta nel decreto sulla depenalizzazione, che dovrebbe arrivare all'esame del Consiglio dei ministri.

Secondo la nuova disposizione "chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza" non sarà più punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda da dieci a 206 euro, bensì sarà soggetto soltanto ad una sanzione amministrativa pecuniaria, che si rivela piuttosto "salata", andando da un minimo di 5 mila ad un massimo di 10 mila euro.





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venerdì 16 ottobre 2015

Il Mondo nel BUCO della SERRATURA



Chi è che non si è mai fermato ad ascoltare un litigio tra due persone per strada o non ha mai spiato qualcuno dal buco della serratura? L'uomo è di natura un voyeurista nel senso che ama guardare, essere spettatore spinto dalla curiosità e dal desiderio di scoprire l'ignoto. L'arte in genere si basa in gran parte sul concetto di voyeurismo: l’opera d’arte va guardata e assaporata con lo sguardo. Lo sguardo è una delle prime forme di comunicazione e di reciprocità, che permette al bambino, rispecchiandosi nello sguardo della madre, di riconoscersi e di percepirsi. Il termine voyeurismo deriva dal francese voyeur che significa “chi guarda”. Il voyeurista si eccita guardando di solito persone sconosciute in situazioni d’intimità, come per esempio quando sono nude, intente a spogliarsi o impegnate in attività sessuali. La semplice visione genera eccitazione fino al raggiungimento dell'orgasmo che può avvenire anche successivamente all'atto voyeuristico, grazie al ricordo dello stesso. Si tratta quindi di una vera e propria forma di autoerotismo. Tali atteggiamenti allontanano la possibilità di una relazione con l'altro che richiederebbe impegno e responsabilità, venendo a mancare la reciprocità, caratteristica fondante dell'amore. Come per le altre parafilie, il voyeurismo assume carattere di patologia quando i comportamenti diventano pervasivi nella vita del soggetto, provocando un disagio significativo nell'area sociale e lavorativa. Secondo Sigmund Freud, il voyeurista si difende dall'angoscia regredendo a forme di sessualità infantili. Otto Fenichel ritiene che il voyeurismo risalga ad una fissazione inconscia al momento in cui il soggetto, da bambino, ha visto o sentito per la prima volta i propri genitori avere un rapporto sessuale. Si tratterebbe quindi di una riatualizzazione dell'evento traumatico vissuto dal soggetto che si è sentito escluso dalla cosiddetta “scena primaria”; in questo modo è possibile padroneggiare un trauma vissuto passivamente. Per la psicologia del Sé l'attività sessuale o fantasia sessuale può aiutare a sentirsi vivi e integri quando si è minacciati dall'abbandono o dalla separazione.



In televisione siamo bombardati da programmi stile Grande Fratello, Isola dei famosi, Amici, tutti reality show che intendono "spiare" la vita di personaggi famosi e non solo.
Ormai dilaga la sindrome di spiare dal buco della serratura anche tra le mura domestiche. Sono sempre di più, infatti, le persone che spiano mogli, mariti e figli a caccia di tradimenti e malefatte, che siano veri o presunti tali. Ma questa mania è molto pericolosa, sul fronte legale e personale, e ci sono dei limiti che non vanno superati.

Le cronache raccontano di donne che infilano cimici nella camicia dei figli che stanno per incontrare il padre, ed ex marito, perché vogliono sapere la nuova vita del coniuge. Altri genitori hanno messo dei Gps nella macchina dei figli per controllare la velocità di guida e i posti che frequentano. Donne che vengono pedinate da fidanzati e mariti che inseriscono programmi particolari nei cellulari della vittima. Insomma continui controlli da parte di genitori ansiosi o coniugi gelosi.
Pare che sapere tutto della vita degli altri e soprattutto di chi ci sta vicino sia un diritto; ma non è affatto così, è semplicemente il bisogno di placare le nostre ansie. Sicuramente la tecnologia ha aumentato questa ossessione compulsiva di controllare chi ci sta accanto, perché se un tempo per sapere se venivamo traditi o se i figli combinavano qualcosa ci si doveva per forza rivolgere ad una agenzia investigativa, oggi invece lo spionaggio famigliare purtroppo può avvalersi di numerosi strumenti supertecnologici.
Spesso dietro al controllo del partner si nasconde il tentativo di tenerlo a sé, con il risultato di allontanarlo semplicemente; si tratta di avere a che fare con le nostre insicurezze, le nostre paure e soprattutto la nostra incapacità di parlare e discutere del problema.
I figli hanno bisogno non solo di parole, ma di respirare un'aria serena, un'atmosfera di presenza, attenta e silenziosa. Il rapporto tra genitore e figlio per molti aspetti deve essere di reciproco rispetto e di non invasione di campo. Certamente un genitore deve sempre osservare il figlio, con occhio vigile, ma a distanza. Quando nota cambiamenti di atteggiamento, magari prolungati nel tempo, bisogna alzare la guardia. ma non con pedinamenti e controlli a tappeto, bensì aumentando il dialogo.
I figli che scoprono di essere spiati dai genitori perdono totalmente la fiducia negli adulti e il risultato che si ottiene è il contrario di ciò che si voleva.
Anche se non andrebbe mai fatto, sbirciare il telefono del partner o la sua email può essere una tentazione momentanea che si può perdonare; ma acquistare veri e propri kit per controllare il compagno è davvero esagerato. La sfera personale e privata è una cosa sacra nella vita di ognuno di noi e non deve essere invasa da nessuno, questo perché è un diritto.
Spiare è sinonimo di sfiducia e se in una relazione manca la comunicazione, la complicità e il rispetto, allora è meglio interrogarsi sul nostro rapporto di coppia e anziché improvvisarci investigatori, meglio rivolgerci ad un terapeuta.



Secondo la legge chi spia una persona nella sua casa o ufficio rischia un’imputazione per intercettazione abusiva. È un reato penale che implica un processo e una condanna con pena pecuniaria. E se la situazione riguarda anche minacce e tensioni tra ex coniugi si rischia pure una denuncia per stalking.
Nessuno può entrare nella vita private delle persone, tranne le autorità come i giudici e gli investigatori privati. Ma anche questo caso c’è un codice deontologico che regola il lavoro di spionaggio. Per esempio gli investigatori possono iniziare a pedinare qualcuno solo se la richiesta arriva da un compagno o coniuge e non dalla suocera impicciona.




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