lunedì 28 settembre 2015

LACRIMA



La lacrima è una struttura liquida che ricopre la congiuntiva palpebrale bulbare e la cornea, prodotta dall'apparato lacrimale. Esso è composto da una porzione secretoria (ghiandole e dotti secretori), che secerne la lacrima, ed una escretoria, che drena la lacrima verso il naso. Per la sua valutazione quantitativa e qualitativa si ricorre all'utilizzo del lacrimoscopio.

La lacrima rappresenta la principale difesa alle infezioni batteriche corneali e congiuntivali, assieme alla palpebra. Diffondendosi uniformemente sull'epitelio corneale, funge da barriera protettiva agli agenti batterici esterni.

La componente mucotica della pellicola lacrimale svolge funzione lubrificante, nei confronti dell'epitelio corneale.

La componente acquosa della pellicola lacrimale funge da veicolo per numerose sostanze disciolte nella lacrima; ossigeno, ioni, anidride carbonica, mucine, lipidi; sostanze indispensabili all'eutrofismo della superficie oculare ed alla sua nutrizione.

Lo strato mucoso della pellicola lacrimale, migliora la trasparenza ottica della superficie corneale. I microvilli dell'epitelio corneale fungono da base alla mucina, che viene assorbita dalle villosità corneali, consentendo una migliore uniformità superficiale.

Attraverso la lacrima defluiscono verso la componente escretoria delle ghiandole lacrimali, le impurità provenienti dall'ambiente esterno.

La lacrima è composto da tre strati successivi, aventi differenti funzioni.

Lo strato mucoso è la componente più profonda della pellicola lacrimale, prodotto dalle ghiandole mucipare accessorie, e ricopre le cellule epiteliali congiuntivali e corneali. La funzione del muco, legandosi ai microvilli delle cellule superficiali della cornea, è quella di rendere idrofila la superficie stessa della cornea, altrimenti idrofoba.

Lo strato acquoso è lo strato intermedio della pellicola lacrimale, e ne costituisce la parte preminente. Prodotto principalmente dalle secrezioni delle ghiandole lacrimali principali ed accessorie, è composto oltre che da elettroliti anche da alcuni acidi organici, aminoacidi e proteine, aventi funzioni antibatteriche ed enzimatiche. Riduce gli attriti dei movimenti oculari e palpebrali, deterge le cellule epiteliali desquamate, tampona le scorie metaboliche ed asporta le impurità dell'aria.

Lo strato lipidico costituisce la parte più esterna della pellicola lacrimale, ed è composto da grassi, secreti dalle ghiandole di Meibomio. La sua funzione è quella di formare una barriera idrofoba lungo il bordo palpebrale, per impedire l'uscita del film lacrimale, e di mantenere l'idratazione della superficie oculare durante le ore di sonno, regolando inoltre il tasso di evaporazione dello strato acquoso della lacrima stessa.



Le lacrime sgorgano più abbondanti per viva commozione, per dolore fisico o morale, o anche nel moto convulso del ridere: lacrime di dolore, di gioia, di pentimento, di pietà, di tenerezza; lacrime sincere, finte; una lacrima furtiva; avere le lacrime agli occhi; gli spuntò una lacrima; gli occhi mi si riempirono di lacrime; qualche lacrima gli scende lungo il viso, lava la guancia un po’ sporca e si sporca, finisce in bocca con un sapore salato (Claudio Magris); gli vennero le lacrime dal gran ridere. Lacrime di sangue, raro fenomeno, osservato in individui isterici, consistente nella presenza di sangue nel secreto lacrimale.

In molte locuzioni, e quando non siano altrimenti determinate, s’intende in genere lacrime provocate da dolore o commozione: spargere lacrime; versare amare lacrime; piangere a calde lacrime, disperatamente (spesso enfatico); piangere a lacrime di sangue, essere tutto in lacrime, in un mare di lacrime; pregare, supplicare con le lacrime agli occhi; bagnare (inondare) di lacrime; asciugarsi, tergersi le lacrime; asciugare le lacrime, figurativo, consolare; dolore che spreme le lacrime; commuoversi fino alle lacrime; era uno spettacolo che strappava le lacrime, che commuoveva profondamente; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante (Manzoni); ingoiare le lacrime, trattenere il pianto per nascondere il proprio dolore; ha le lacrime in tasca, di chi piange per un nonnulla o si commuove assai facilmente; non ha più lacrime, di chi ha pianto tanto. Quindi spesso sinonimo di pianto: trattenere, frenare le lacrime; prorompere, scoppiare in lacrime; sciogliersi, struggersi in lacrime, piangere dirottamente; non avere il dono delle lacrime, non poter piangere. E con valore generico di dolore, patimento: gli è costato molte lacrime; valle di lacrime (locuz. biblica), il mondo, la vita umana; lacrime di coccodrillo, tardo pentimento, e talora solo apparente, di chi si rammarica del male da lui stesso voluto.

Lui, piu’ di lei, e’ capace di commuoversi Contrariamente a quanto si crede non sono solo le donne ad avere il pianto facile. Una ricerca svela che anche gli uomini si lasciano andare a questo sfogo con una certa frequenza. Tutti si meravigliano, perche’ si ritiene che a gonfiarsi di pianto siano sempre gli occhi delle donne e non quelle di simili machi. E invece, pare che non sia affatto vero: uno studio presentato durante il Congresso della British Psychological Association, dal gruppo di psicologi diretti da Eleanor Maguire dell’ Universita’ di Luton, ha dimostrato che i maschi piangono proprio come le donne, anche se spesso per motivi diversi. Gli studiosi inglesi sono arrivati a questa conclusione dopo aver messo a punto un vero e proprio test psicologico chiamato Adult Crying Inventory (Inventario del Pianto nell’ Adulto) con cui hanno scoperto che in media le donne piangono piu’ spesso (1 volta ogni 2 settimane, contro i 6 mesi degli uomini), ma e’ soprattutto la qualita’ del pianto ad essere diversa. Le donne piangono quando provano inadeguatezza, un sentimento che invece non fa versare neppure una lacrima agli uomini, che piangono piuttosto quando qualcosa riesce a commuoverli. Un uomo su dieci piange anche di gioia e addirittura nove volte su dieci per la vittoria della propria squadra di calcio, mentre solo una donna su 50 versa lacrime di felicita’ . Le donne poi collegano il pianto ad almeno quattro sentimenti: paura, vergogna, impotenza e rabbia. I maschi solo a due: tristezza e dolore. "L' esperienza emotiva delle donne e' sempre piu' complessa - spiega la Maguire - e per loro e' piu' accettabile parlare liberamente di una crisi di pianto. Molte donne smettono di piangere perche' vengono consolate da qualcuno, ma e' raro che cio' avvenga per l' uomo: l' uomo piange in solitudine e il suo pianto non e' uno strumento di comunicazione sociale". Il motivo riportato da tutti, maschi e femmine, come la causa in assoluto piu' frequente di pianto e' la rottura di un rapporto d' amore e, negli uomini, cio' viene riportato con una frequenza addirittura doppia rispetto alle donne. Un famoso bestseller d' oltreoceano, giunto ormai alla sua terza riedizione e tradotto in quasi tutte le lingue del mondo, aveva un titolo emblematico: Le donne sono di Venere e gli uomini di Marte, ma ormai sembra che cio' sia vero solo quando i due si dicono addio. Lo ha definitivamente dimostrato un altro studio dell' Universita' californiana di Palo Alto pubblicato sul Journal of Cognitive Psychotherapy. "Fra i 230 uomini e le 197 donne che abbiamo studiato non c' e' neppure il piu' piccolo indizio di una qualche differenza fra i due sessi nel modo di reagire agli eventi della vita - racconta David Burns, psichiatra della Standford University di Palo Alto - fino ad oggi, non solo fra gli autori di libri destinati alla gente, ma anche fra psicologi e psichiatri, era assai diffusa l' errata opinione che la donna cadesse nel pianto e nella depressione soprattutto quando incontrava problemi sentimentali e di relazione perche' caratterizzata da una psicologia cosiddetta di dipendenza che la terrebbe legata a doppio filo con gli altri, portandola ad evitare i conflitti, soprattutto coniugali, per il timore di restare sola. Allo stesso modo si e' sempre creduto che l' uomo fosse invece colpito da depressione soprattutto per problemi di lavoro, perche' caratterizzato da una psicologia cosiddetta di perfezionismo che lo porterebbe a difendere a spada tratta la sua immagine ideale di cavaliere senza macchia, con l' obbligo di pretendere da se stesso sempre elevati livelli di rendimento, nella continua paura di fallire o di commettere qualche errore. E invece i livelli di dipendenza e di perfezionismo sono risultati identici nell' uomo e nella donna: quest' ultima conserva ancora soltanto un primato in termini di quantita' , ma non di qualita' , perche' la sua depressione, cosi' come la sua ansia, sono solo piu' frequenti, ma presentano gli stessi caratteri e sono scatenate dagli stessi fattori importanti per il maschio". Ma non e' tutto, una crisi di pianto, anche se di gioia, puo' scatenare mal di testa: "Una paziente di 28 anni - racconta Randolph Evans in uno studio pubblicato su una rivista - non sviluppava ad esempio cefalea se piangeva di felicita' o pelava una cipolla, ne' dopo un film commuovente, ma solo quando versava lacrime di reale tristezza. Invece un' altra di 41 anni, da 5 aveva mal di testa ogni volta che piangeva per almeno cinque minuti".
La nascita di un figlio e' motivo di pianto per molti uomini oltre che per le donne. Anche in questo caso la parita' fra i sessi e' sempre piu' forte, tanto che oggi la depressione post - partum colpisce anche l' uomo, nella misura del 4 % con punte del 10 % in Inghilterra. Uno studio canadese ha dimostrato che anche dal punto di vista ormonale davanti allo stress della nascita di un figlio, uomo e donna hanno reazioni simili: il futuro papa' ha cali ormonali come la consorte, riducendo il testosterone, cosi' da essere meno aggressivo e piu' paterno.



C'e' solo un momento della vita in cui uomo e donna reagiscono in modo diverso ad un evento depressivo: quando si dicono addio. Una recente indagine ISTAT ha rilevato che in Italia, sette volte su dieci e' lei ad abbandonare il nido d' amore e ad andarsene. La donna rischia piu' dell' uomo di perdere la sua folta chioma dopo la rottura del rapporto, ma e' il maschio a correre i maggiori pericoli di depressione: uno studio della California University ha evidenziato che dopo un divorzio o una separazione il maschio rischia due volte e mezzo in piu' di abbandonarsi al pianto e alla disperazione. "Questa diversita' - spiega la psichiatra Augustine Kposowa, una delle autrici dello studio - risiede nel diverso modo che hanno uomo e donna di intessere le relazioni con gli altri: mentre la donna sviluppa amicizie piu' profonde, il maschio non ha molti amici veri, ma tende ad avere un atteggiamento da macho, solitario e autosufficiente. Cosi' , dopo una separazione, le donne possono trovare maggior supporto tra le loro amicizie. Un altro punto debole dell' uomo e' la perdita del ruolo genitoriale in caso di figli: la mamma resta sempre la mamma e spesso la custodia dei minori viene affidata a lei, mentre il padre smette di essere percepito come tale molto tempo prima rispetto alla sua ex moglie". Cosi' l' uomo, non solo perde la propria compagna di vita, ma spesso anche i figli, la casa e molto danaro, tutti fattori che accentuano il suo disagio psichico. E cosi' non gli resta che piangere.
Uno studio della Ohio State University di Columbus su 5.000 donne e 3.000 uomini ha per la prima volta dimostrato che in corso di depressione gli uomini corrono maggiori rischi delle donne di andare incontro a malattie cardiache come coronaropatie (2,7 volte in piu' contro 1,7 rispetto a chi non e' depresso).







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