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mercoledì 6 gennaio 2016

PRONTO SOCCORSO NEL CAOS



Ambulanze bloccate, ore di attesa prima di un ricovero, barelle stipate lungo i corridoi, personale insufficiente e stressato: è caos nei pronto soccorso italiani. Tra il picco dell'influenza stagionale e i disagi strutturali legati alla carenza di personale e di posti letto, sono giorni 'caldi' per i reparti di emergenza degli ospedali.
Cosa sta succedendo? In questo periodo dell’anno, molte persone finite a letto per via dell’influenza, l’afflusso dei pazienti al pronto soccorso è aumentato. Proprio come avviene d’estate durante i picchi di caldo. E non si tratta solo di falsi allarmi per un po’ di febbre o di mamme ansiose che non vedono calare la temperatura dei bambini: in questo periodo gli accessi impropri sono meno del 5 per cento. «Non sono i casi non gravi a creare il caos. Questi pazienti con il codice bianco al massimo aspettano molto», dice un medico. «Il problema sono i pazienti che necessitano di un ricovero. Per un anziano che ha già più patologie, un’infezione virale può portare scompensi di ogni tipo, dai problemi cardiaci a quelli respiratori», spiega ancora il medico. «Per cui spesso un anziano necessita di un ricovero ospedaliero. Va ricordato che ogni anno l’influenza in Italia causa 8mila morti, concentrati nella fascia d’età più avanzata, che è in continua crescita nel nostro Paese».

Il problema è che una volta che i pazienti arrivano al pronto soccorso, accertata la necessità di un ricovero, hanno difficoltà a trovare un posto letto dove poter essere curati. E così restano intrappolati al pronto soccorso, sistemati come meglio si può: su barelle, lettighe, panche, sedie, scrivanie. «Tra poco resteranno solo posti in piedi», dice il medico. Mentre fuori si creano lunghe code di ambulanze che non sanno dove mettere i pazienti.

Una volta che i pazienti arrivano al pronto soccorso, accertata la necessità di un ricovero, hanno difficoltà a trovare un posto letto.
Le conseguenze, secondo il presidente nazionale Simeu, Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, sono «il rischio aumentato per i pazienti, con l’incremento della mortalità, la disparità di trattamento a seconda del problema, l’impossibilità di garantire il rispetto della privacy e della dignità delle persone da assistere e curare, l’allungamento della degenza, a causa della gestione nel pronto soccorso della maggioranza dei ricoveri nei primi giorni, cioè nella fase più acuta, ma anche un carico orario, professionale ed emotivo per il personale, medico, infermieristico e di supporto non sostenibile nel tempo». Non solo. Secondo il medico ci sono anche problemi di «incolumità per gli stessi pazienti, con il rischio che cadano dalle barelle, e per la sicurezza in generale». Un esempio: «Tutti gli spazi sono ostruiti, tanto che si ha difficoltà a far passare i macchinari medici. E se scoppiasse un incendio cosa si fa?».

A monte di questo caos c’è la scarsità di posti letto nei nostri ospedali. «L’incremento degli accessi per patologie legate all’epidemiologia stagionale non è la causa principale» del caos dei pronto soccorso, dice un altro medico. «La paralisi dei pronto soccorso che in questi giorni sta interessando le strutture ospedaliere di tutta Italia ha una causa fondamentale: l’impossibilità di ricoverare tempestivamente i pazienti con indicazione al ricovero nei reparti degli ospedali per carenza di posti letto». E non perché i nostri ospedali siano piccoli o perché in Italia siamo a corto di letti e lenzuola. Ma perché, con l’obiettivo di ridurre della spesa sanitaria, negli ultimi quindici anni sono stati tagliati 70mila posti letto, senza un adeguamento corrispondente delle reti territoriali di cura e assistenza.



L’Italia, in base ai calcoli fatti dall’Ocse, ad oggi ha soli tre posti letto ogni mille abitanti, quando la media europea è di 6,4. Fanno meglio di noi la Francia, con 6,3 posti letto ogni mille abitanti, la Germania, che ne ha 8,3, l’Austria, con 7,7, ma anche l’Ungheria (7). Al primo posto il Giappone, con 13 posti letto ogni mille abitanti. Fanno peggio di noi in Europa solo Spagna e Inghilterra. «Per giustificare il taglio degli organici, con il blocco del turn over, e ridurre la spesa in sanità, sono stati tagliati anche i posti letto», spiega Troise. L’affollamento negli ospedali ha conseguenze anche sui pochi medici e infermieri rimasti, che «si trovano a dover reggere carichi di lavoro e di stress non previsti con conseguenze sulla loro stessa salute. Anche perché 40 barelle nel pronto soccorso fanno un nuovo reparto». Lo ha denunciato anche il segretario nazionale del Nursind, il sindacato degli infermieri: «I lavoratori sono costretti a turni massacranti. Lo dimostra il caso di emorragia cerebrale che ha colpito un infermiere, letteralmente crollato dopo aver lavorato a ritmi frenetici per 12 ore consecutive al pronto soccorso dell’ospedale Martini di Torino».

Negli ultimi quindici anni sono stati tagliati 70mila posti letto, senza un adeguamento corrispondente delle reti territoriali di cura e assistenza
Negli ultimi quattro anni, il Fondo sanitario nazionale ha subito una cura dimagrante da 30 miliardi di euro. Tanto che nella relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali relativa al 2013, la Corte dei conti ha lanciato un allarme: dopo i tagli lineari su alcune importanti voci di bilancio – farmaci convenzionati, personale, acquisto di prestazioni sanitarie da privati accreditati - che hanno portato a un progressivo riassorbimento dei deficit e a una contrazione complessiva della spesa sanitaria del 2,8% dal 2010 al 2013 (con una riduzione pari a 3 miliardi), ulteriori risparmi, ottenibili con un aumento dell’efficienza, se non reinvestiti in ambiti in cui è più carente l’offerta di servizi sanitari, come l’assistenza territoriale e domiciliare (che potrebbero compensare il taglio dei posti letto) oppure l’ammodernamento tecnologico e infrastrutturale, «potrebbero rendere problematico il mantenimento dell’attuale assetto dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), facendo emergere, nel medio periodo, deficit assistenziali, più marcati nelle Regioni meridionali, dove sono relativamente più frequenti tali carenze».

«Il problema», spiegano i medici, «è che per come stanno le cose, negli ospedali è difficile entrare ma anche uscire. Il taglio dei posti letto dei reparti non è stato compensato da altre soluzioni extraospedaliere, così è difficile dimettere alcuni pazienti. Non ci sono assistenze sanitarie sociali, non ci sono assistenze domiciliari». E così i malati si “affollano” nelle sale d’attesa o nei corridoi degli ospedali.

Ma dietro al caos, ci sono anche ragioni di inefficienza. Uno dei problemi, secondo il presidente della Simeu, è anche la distribuzione dei posti letto tra i diversi ospedali e tra i diversi reparti, «che non tiene conto dei flussi dei pazienti e delle esigenze specifiche del singolo reparto ed è scarsamente flessibile». Oltre al fatto che «in alcune aree ospedaliere gli indici di occupazione dei posti letti sono bassi o i tempi di degenza alti, il che identifica un utilizzo inefficiente delle risorse e impedisce o limita l’accesso ai posti letto dei pazienti in attesa di ricovero nei pronto soccorso».

Ogni anno gli accessi ai pronto soccorso italiani sono circa 24 milioni, pari a un terzo della popolazione, quasi un accesso al secondo. I pronto soccorso restano i primi “sportelli” per le richieste di assistenza sanitaria. Il 15% dei pazienti viene ricoverato, altri ricevono tutte le cure di cui hanno bisogno senza necessità di un ricovero, in altri casi le cure proseguono a domicilio o in strutture protette. Nella maggior parte dei casi (65-70%) si tratta di vittime di incidenti o pazienti affetti da malattie acute, ma nel 30-35% dei casi sono persone «con problemi sanitari minori che potrebbero trovare risposta in altri servizi sul territorio».

Potenziare la rete di assistenza territoriale è certamente la prima delle soluzioni da mettere in campo per mettere un freno al caos che vivono molti reparti d'emergenza, soprattutto quelli delle grandi metropoli. Ma per l'Anaao Assomed questo non accadrà: "Non vi saranno azioni concrete per arginare e invertire le condizioni, indegne di un paese civile, in cui si ritrovano pazienti e parenti, medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari dei nostri nosocomi".

Per il sindacato della dirigenza medica, "il Ssn sta precipitando nel baratro dell'incapienza. Un'incapienza di posti letto, di medici, di infermieri, di operatori socio-sanitari, di risorse in conto capitale, di formazione. Siamo ai margini dell'Europa come numero di posti letto per mille abitanti, sotto la media Ue per le risorse destinate alla sanità. E il personale continua inesorabilmente a calare rendendo incompatibile assistenza e sicurezza".

Secondo gli esperti della Simeu "un'azione indispensabile è quella di revisione e rinforzo del sistema territoriale e della medicina generale, per limitare gli accessi impropri, ma soprattutto per accogliere tempestivamente i pazienti in dimissione dagli ospedali. Altrettanto necessario - aggiungono - è garantire in tutti i pronto soccorso l'attività di osservazione breve, integrata con quella più tradizionale di accettazione. E' un'attività che permette di tenere sotto controllo per 12-30 ore i pazienti con problematiche non completamente definite, e successivamente di ricoverare solo quelli che ne hanno bisogno e di dimettere gli altri in sicurezza".

Infine, ricordano gli esperti, è necessario "garantire in tutti gli ospedali una funzione forte centralizzata di 'bed management' basata sulla rilevazione costante di alcuni semplici indicatori (accessi, tempi di permanenza in pronto soccorso, occupazione dei posti letto, degenze medie). Ridurre le degenze più lunghe - concludono - anche attraverso i percorsi di dimissione protetta".





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mercoledì 28 ottobre 2015

LA GRAFOLOGIA



Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei. È questo lo spirito che ha ispirato gli studi grafologici, studi che ormai sono almeno bicentenari. E nel tempo le scuole grafologiche si sono moltiplicate (quelle pricipali sono tre), così come sono sempre di più le aziende che per assumere il proprio personale preferiscono avere anche una valutazione della scrittura.
Perché se è vero che non si è ancora giunti a una valutazione univoca e «scientifica» della scrittura, sono molti a credere che i grafologi bravi ci azzecchino. Le basi delle tecniche grafologiche con particolare attenzione all'impostazione della «scuola italiana», quella fondata da Padre Girolamo Moretti, e fornisce al lettore le cognizioni di base per analizzare l'utilizzo dei margini, i calibri della scrittura e l'inclinazione. Insegna poi alcuni trucchetti utili a identificare i principali segni grafici che involontariamente finiamo per infilare nei nostri scarabocchi o nei nostri appunti.

La grafologia, dal greco graphos (scrittura) e logos (trattato), è l’arte di dedurre le caratteristiche della personalità di un individuo dal suo modo di scrivere. Oggi la grafologia si è evoluta nella “psicologia della scrittura“, che va considerata una disciplina scientifica poichè si fonda su leggi, enunciate su basi sperimentali, e utilizza un raffinato e complesso sistema grafometrico e statistico. La grafia, infatti, è oggi intesa fra le espressioni più indicative della personalità, al pari della voce, del portamento, del modo di atteggiare il viso, di gestire o di vestirsi.

La scrittura è un insieme di simboli in cui l’uomo proietta i suoi aspetti interiori più autentici. In sostanza, con il termine “proiezione” si indica l’operazione con cui un fatto neurologico o psicologico è spostato e localizzato all’esterno passando dal sistema nervoso centrale al periferico (dal cervello alla mano) e dal soggetto all’oggetto (in questo caso dall’uomo alla sua scrittura).

Chi scrive ascendente al rigo è un progressista, ama le innovazioni, è creativo e sa presentare persuasivamente le sue idee. È ottimista, idealista, ambizioso, intraprendente.

Chi scrive aderente al rigo ha una visione realistica delle cose, le accetta così come stanno, non tenta di migliorarle o di cambiarle. Sul lavoro è un valido collaboratore.

La scrittura discendente al rigo indica la tendenza a sottovalutarsi e a deprimersi, a far prevalere le idee degli altri sulle proprie, a lavorare in posizione dipendente.

Chi ha una scrittura grande tiene se stesso nella massima considerazione. È suscettibile, esige soddisfazioni per le offese reali o immaginarie. Tende ad imporre agli altri il proprio stile di vita e il proprio modo di pensare.

La scrittura piccola, invece, denota modestia, disciplina, serietà, sostanzialità negli affetti, attenzione intensa, capacità di osservare e memorizzare i particolari. Se è troppo piccola esprime un complesso di inferiorità.

Nella scrittura gli spazi tra le parole possono essere ampi o stretti.
La scrittura con larghi spazi tra le parole esprime un’ampia visione mentale. Appartiene a chi possiede senso critico, è obiettivo nelle valutazioni, lungimirante, non è impulsivo, non si entusiasma facilmente, ha un'inclinazione per le attività intellettuali e per le scienze.
La scrittura con spazi stretti tra le parole, invece, riflette leggerezza, imprudenza, impulsività, facili entusiasmi, cambiamenti d’umore repentini, scarsa attitudine al comando per insufficiente capacità di calcolare le conseguenze, inclinazione per l’arte.

La scrittura è detta “chiara” quando le singole lettere si leggono chiaramente, altrimenti è detta “oscura”.

La scrittura chiara è di chi pensa e agisce con chiarezza. È corretto nel rapporto con gli altri e apprende con facilità.

La scrittura oscura, invece, è di chi pensa e agisce in modo nebuloso, senza una precisa coscienza dei limiti, di chi si accontenta dell’approssimativo.

La scrittura calma indica pazienza, animo quieto, capacità educative, azione pacifica e serena.

La scrittura rapida, invece, indica vigore e velocità mentale, irrequietezza, talvolta indisciplina, impetuosità, vivacità, necessità di variare ambienti e incombenze.




La scrittura eretta esprime un atteggiamento piuttosto freddo di chi tiene sotto controllo i propri sentimenti e le proprie sensazioni.

La scrittura pendente indica calore affettivo, cordialità, talvolta poco coraggio; e inoltre, ricercatezza, eleganza, cura dell’aspetto personale.

La scrittura rovesciata è di chi è inibito nelle manifestazioni espansive e tende a isolarsi dall’ambiente; dà buone garanzie di stabilità affettiva e autodisciplina, ma ha difficoltà ad agire e a scegliere gli svaghi.


I tagli delle “t” alti indicano il bisogno di elevarsi al di sopra degli altri.

I tagli bassi esprimono democraticità, disponibilità a tenere conto delle esigenze altrui.

I tagli ascendenti esprimono aggressività.

I tagli declinati denotano pessimismo e tendenza ad avvilirsi.

I tagli grossi indicano sopravvalutazione delle proprie forze e attitudine al comando.

I tagli sottili sono di quelle persone che si esprimono in modo delicato e riguardoso.

I tagli lunghi esprimono focosità nel pensare e nell’agire, impazienza, insofferenza per gli ostacoli, eccesso di reattività.

I tagli corti sono di quelle persone che in situazioni di crisi tendono a paralizzarsi psicologicamente; si ha quindi blocco della memoria, incapacità di prendere decisioni ecc.

I tagli incorporati indicano temperamento pratico e sbrigativo.

I punti sulle “i” sono un segno particolarmente immediato e spontaneo, per questo rivelano con precisione alcuni tratti del carattere.

I punti perfettamente centrati sono segno di conformismo, meticolosità, scrupolo, forte autocontrollo.

I punti spostati in avanti indicano dinamicità, prontezza nelle decisioni.

I punti omessi rivelano trascuratezza, scarsa attenzione ai particolari, scarsa precisione.

I punti a forma di accento indicano capacità di attenzione pronta e intensa, senso di responsabilità, precisione nell’azione.

I punti a forma di cerchio sono di chi in generale aspira alla chiarezza. Le sue azioni e decisioni possono venire danneggiate dall’eccessiva cura dei particolari, che può rasentare la pignoleria.

- Chi preme sul foglio scrivendo, ha una grande energia e sicurezza di sé, e una forte voglia di emergere.
- Chi invece non preme scrivendo rivela insicurezza di sé, paura e quindi debolezza.

La dimensione delle lettere
- Chi scrive con lettere molto rotonde è una persona buona e leale.
- Chi scrive con lettere grandi è una persona abile nella vita di società.
- Chi scrive con lettere piccole è una persona che si esamina spesso dentro e ha problemi a farsi accettare dagli altri..

La direzione di scrittura
- Se la scrittura tende verso sinistra, la persona in questione è legata al passato e saldamente attaccata a bei ricordi.
- Chi scrive verso l'alto è una persona positiva, crede in quello che fa.
- Chi scrive verso il basso è un pessimista, ha paura di sbagliare.

I margini del foglio
- Chi scrive entro i margini è una persona ordinata e non ama i cambiamenti della vita.
- Chi non lascia margine a destra è una persona aperta a nuove esperienze che ama godersi la vita.
- Chi non lascia margine a sinistra, invece, è una persona legata al passato più che al futuro e alle nuove esperienze.

La firma va esaminata in rapporto al testo.
- Se firma e testo hanno lo stesso stile, la realtà intima e sociale saranno coerenti, la persona si propone agli altri così com'è
- Se firma e testo sono molto diversi, lo scrivente ha un bisogno di mascherarsi all'esterno e si stima poco.

Chi colloca la firma sulla destra del foglio è proiettato verso gli altri,
Chi firma a sinistra è sintomo di freno e riserve verso le relazioni.
La posizione centrale può indicare insicurezza, indecisione e desiderio di attenzione.






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