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venerdì 12 febbraio 2016

LA MATEMATICA



La matematica è la disciplina che studia le quantità (i numeri), lo spazio, le strutture e i calcoli.

Per l'origine del termine occorre andare al vocabolo egizio maat, nella cui composizione appare il simbolo del cubito, strumento di misura lineare, un primo accostamento al concetto matematico. Simbolo geometrico di questo ordine è un rettangolo, da cui sorge la testa piumata della dea egizia Maat, personificazione dei concetti di ordine, verità e giustizia. Figlia di Ra, unico Uno, creatore di ogni cosa, ma neppure il padre può vivere senza la figlia, la sua potenza demiurgica è limitata e ordinata da leggi naturali e morali.

All'inizio del papiro Rhind si trova questa affermazione: "Il calcolo accurato è la porta d'accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri". Il termine maat riappare in copto, in babilonese e in greco. In greco la radice ma, math, met entra nella composizione di vocaboli contenenti le idee di ragione, disciplina, scienza, istruzione, giusta misura, e in latino il termine materia indica ciò che può essere misurato.

La matematica fa largo uso degli strumenti della logica e sviluppa le proprie conoscenze nel quadro di sistemi ipotetico-deduttivi che, a partire da definizioni rigorose e da assiomi riguardanti proprietà degli oggetti definiti (risultati da un procedimento di astrazione, come triangoli, funzioni, vettori ecc.), raggiunge nuove certezze, per mezzo delle dimostrazioni, attorno a proprietà meno intuitive degli oggetti stessi (espresse dai teoremi).

La potenza e la generalità dei risultati della matematica le ha reso l'appellativo di regina delle scienze: ogni disciplina scientifica o tecnica, dalla fisica all'ingegneria, dall'economia all'informatica, fa largo uso degli strumenti di analisi, di calcolo e di modellizzazione offerti dalla matematica.

La matematica ha una lunga tradizione presso tutti i popoli della storia antica e moderna; è stata la prima disciplina a dotarsi di metodi di elevato rigore e portata. Ha progressivamente ampliato gli argomenti della sua indagine e progressivamente ha esteso i settori ai quali può fornire aiuti computazionali e di modellizzazione. È significativo che, in talune lingue e in talune situazioni, al termine singolare si preferisca il plurale matematiche.

Nel corso della sua lunga storia e nei diversi ambienti culturali si sono avuti periodi di grandi progressi e periodi di stagnazione degli studi. Questo in parte è dovuto a singoli personaggi, capaci di dare apporti profondamente innovativi e illuminanti e di stimolare all'indagine matematica grazie alle loro doti didattiche. Si sono avuti anche periodi di arretramento delle conoscenze e dei metodi, specie in relazione a eventi distruttivi o a periodi di decadenza complessiva della vita intellettuale e civile. Negli ultimi 500 anni, per il miglioramento dei mezzi di comunicazione, è prevalsa la crescita del patrimonio di risultati e di metodi, dovuta alla natura stessa delle attività matematiche, tese alla esposizione precisa di problemi e soluzioni; ciò impone di comunicare col fine ultimo di chiarire ogni dettaglio delle costruzioni logiche e dei risultati (alcuni chiarimenti richiedono un impegno non trascurabile, talora molti decenni). Questo ha corrisposto alla definizione di un linguaggio, strumento esemplare per la trasmissione e la sistemazione delle conoscenze.

Del linguaggio matematico moderno, fatto di simboli riconosciuti in tutto il mondo, la maggior parte è stata introdotta dopo il XVI secolo. Prima di allora la matematica era scritta usando parole, un processo faticoso che rallentava le scoperte matematiche. Eulero (1707-1783) è stato il responsabile di molte delle notazioni oggi in uso. La notazione matematica moderna rende molto più facile il lavoro del matematico, ma i principianti lo trovano scoraggiante. È estremamente compressa: pochi simboli contengono una grande quantità di informazioni; come le note musicali, la notazione matematica moderna ha una sintassi rigorosa (che in misura limitata varia da autore ad autore, e da disciplina a disciplina) e codifica informazioni difficili da scrivere in qualsiasi altro modo.

Il linguaggio matematico può essere difficile per i principianti. Parole come o e solo hanno precisi significati, più che nella lingua corrente. Inoltre, parole come aperto e campo hanno specifici significati matematici. Il gergo matematico comprende moltissimi termini tecnici, come omeomorfismo e integrabile, perché la matematica richiede assai più precisione del linguaggio quotidiano.

Nelle dimostrazioni matematiche è fondamentale il rigore. Per rigore si intende un utilizzo preciso e logico di teoremi già dimostrati, in modo che, analizzando la dimostrazione in profondità attraverso un processo a ritroso, si arrivi ad assiomi e definizioni universalmente accettati. Il livello di rigore richiesto in matematica è variato col tempo: i Greci richiedevano argomentazioni dettagliate, ma nel periodo di Isaac Newton il rigore utilizzato nelle dimostrazioni si era alleggerito. I problemi nati dalle definizioni usate da Newton hanno portato alla rinascita di una attenta analisi delle dimostrazioni nel corso del Diciannovesimo secolo. Il significato di rigore matematico non è sempre chiaro. Ad esempio i matematici continuano a discutere sull'opportunità di considerare valide le dimostrazioni effettuate attraverso computer: dato che lunghi calcoli sono difficili da verificare, tali dimostrazioni potrebbero essere considerate non sufficientemente rigorose.

Gli assiomi, nel pensiero tradizionale, erano considerati le "verità auto-evidenti", ma questa concezione comporta alcuni problemi. A livello formale, un assioma è solo una successione di simboli, che ha un significato intrinseco solo nel contesto di tutte le formule derivabili di un sistema assiomatico. L'obiettivo del programma di Hilbert è stato proprio quello di fornire l'intera matematica di una solida base assiomatica, ma secondo il teorema di incompletezza di Gödel una completa assiomatizzazione della matematica è impossibile. Nonostante ciò, la matematica è spesso immaginata consistere (per lo meno nel suo contenuto formale) nella teoria degli insiemi in una qualche assiomatizzazione, nel senso che ogni enunciato matematico, o dimostrazione, può essere scritto con formule esprimibili all'interno di tale teoria.

Le attività matematiche sono naturalmente interessate alle possibili generalizzazioni e astrazioni, in relazione alle economie di pensiero e ai miglioramenti degli strumenti (in particolare degli strumenti di calcolo) che esse sono portate a realizzare. Le generalizzazioni e le astrazioni quindi spesso conducono a visioni più approfondite dei problemi e stabiliscono rilevanti sinergie tra progetti di indagine inizialmente rivolti ad obiettivi non collegati.



Nel corso dello sviluppo della matematica si possono rilevare periodi ed ambienti nei quali prevalgono alternativamente atteggiamenti generali e valori riconducibili a due differenti generi di motivazioni e di approcci: le motivazioni applicative, con la loro spinta a individuare procedimenti efficaci, e le esigenze di sistemazione concettuale con la loro sollecitazione verso generalizzazioni, astrazioni e panoramiche strutturali.

Si tratta di due generi di atteggiamenti tra i quali si costituisce una certa polarizzazione; questa talora può diventare contrapposizione, anche astiosa, ma in molte circostanze i due atteggiamenti stabiliscono rapporti di reciproco arricchimento e sviluppano sinergie. Nel lungo sviluppo della matematica si sono avuti periodi di prevalenza di uno o dell'altro dei due atteggiamenti e dei rispettivi sistemi di valori.

Del resto la stessa nascita della matematica può ragionevolmente ricondursi a due ordini di interessi: da un lato le esigenze applicative che fanno ricercare valutazioni praticabili; dall'altro la ricerca di verità tutt'altro che evidenti, forse tenute nascoste, che risponde ad esigenze immateriali, la cui natura può essere filosofica, religiosa o estetica.

Negli ultimi 30 o 40 anni tra i due atteggiamenti si riscontra un certo equilibrio non privo di tensioni riemergenti, ma con molteplici episodi di mutuo supporto. A questo stato di cose contribuisce non poco la crescita del mondo del computer, rispetto al quale il mondo della matematica presenta sia canali di collegamento (che è ormai assurdo cercare di interrompere) che differenze, ad esempio differenze dovute a diverse velocità di mutazione e a diversi stili comunicativi, che proiettano le due discipline agli antipodi.

I primi problemi che inducono ad accostarsi alla matematica sono quelli che si possono affrontare con l'aritmetica elementare: i calcoli eseguibili con le quattro operazioni possono riguardare contabilità finanziarie, valutazioni di grandezze geometriche o meccaniche, calcoli relativi agli oggetti ed alle tecniche che si incontrano nella vita quotidiana.

Nel tardo Novecento, iniziò a crescere una letteratura della matematica e dei suoi fondamenti nel campo delle scienze cognitive: Amos Tversky, Daniel Kahneman ed altri misero alla prova la rigida prospettiva dualista/occidentale delle relazioni soggetto-oggetto che aveva dominato la matematica dai tempi di Cartesio, con un consenso crescente che la cognizione umana condividesse molti condizionamenti.

In parallelo, George Lakoff e Mark Johnson svilupparono una critica delle metafore, ed un modello soggetto/relazione/oggetto più generalizzato basato sulla metafora concettuale.

Nel frattempo, i postmodernisti, soprattutto Michel Foucault, svilupparono una critica profonda all'etica, alla teologia ed alla filosofia occidentale, centrata sull'assenza di qualsiasi modello del corpo umano vivente ed agente. Come se il "cogito ergo sum" di Cartesio fosse una prospettiva letterale e divina del cosiddetto "mondo reale", e la matematica stessa fosse oggettiva ed immutabile: sempre scoperta, mai inventata. Ciò era contrario ad un insieme crescente di riprove nella fisica quantistica, che dimostrarono che gli osservatori in realtà alterano ciò che osservano, e che il processo stesso della cognizione umana cambia la "realtà".

La matematica insegna a ragionare, apre la mente e contribuisce a sviluppare la capacità di comunicare e discutere, di argomentare in modo corretto, di comprendere i punti di vista e le argomentazioni degli altri.

Purtroppo nelle scuole elementari e medie inferiori accade troppo spesso che la matematica venga insegnata sotto forma di calcoli fini a se stessi. E che quindi venga da subito considerata una materia difficile e poco coinvolgente, nonché fonte di ansia e frustrazione per molti bambini e ragazzi.

Eppure il concetto che dovrebbe passare per primo è quello dell’essenzialità della matematica: non possiamo farne a meno perché la nostra vita ne è immersa. Usiamo i numeri per contare, per scandire il tempo, e abbiamo la tendenza a fare semplici operazioni a mente senza accorgercene, come quando controlliamo il resto dopo aver fatto un acquisto. Da quando apriamo gli occhi al mattino fino a quando non ci riaddormentiamo la sera gli scenari in cui sono richieste competenze su numeri, forme geometriche, deduzioni logiche, relazioni, previsioni e altro ancora sono moltissimi. Cosa faremmo se nessuno ci avesse insegnato i fondamenti di una disciplina così imprescindibile?

La matematica inoltre è la scienza che più di tutte permette a ogni individuo, fin dalla tenera età, di affinare le arti del problem solving. Un requisito importante sia che si abbiano dieci anni e si debba risolvere una disputa al parchetto, sia nel caso in cui a età più avanzata ci occorra applicare queste competenze nel mondo del lavoro.
Tra i tecnici, c'è un consenso che la matematica sia un punto di vista neutrale, in effetti che se la logica di per sé è un valido mezzo investigativo, la matematica debba egualmente esserlo. La matematica è in qualche senso "utile", e nella misura in cui è egualmente utile a due esseri umani, è "neutrale". Tuttavia, nei primi decenni del Novecento, l'ontologia fondamentale dell'algebra era in dubbio: Alfred North Whitehead, Bertrand Russell, e Kurt Gödel avevano stabilito che la logica e la teoria degli insiemi erano in qualche senso radicate in qualcos'altro, qualcosa di geometrico e di molto "reale".




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martedì 9 febbraio 2016

HASHTAG



La sua popolarità è legata all'introduzione su Twitter come caratteristica per contrassegnare parole chiave, che richiamano così l'attenzione degli utenti su temi particolari. Ad ideare questa modalità di comunicazione fu Chris Messina, un avvocato di San Francisco che il giorno 23 agosto 2007, su Twitter, postò la frase:

« how do you feel about using # (pound) for groups. As in #barcamp? »
(Chris Messina su Twitter)
Il primo che ne fece uso su un profilo molto seguito fu però Nate Ritter, che nell'ottobre del 2007 incluse #sandiegofire nei suoi frequenti messaggi che parlavano degli incendi che stavano colpendo la contea di San Diego. A livello internazionale invece, è diventato comune quando fu utilizzato nelle proteste in Iran durante le Elezioni presidenziali in Iran del 2009.

Twitter, che originariamente non disponeva di un servizio per raggruppare i messaggi (tweet), ha individuato l'hashtag come modalità semplice per indicizzare i contenuti, introducendo così a partire dal 1º giugno 2009 il collegamento ipertestuale sugli hashtag a tutti i messaggi recenti che citano lo stesso hashtag. Nel 2010 Twitter ha introdotto nella prima pagina i "trending topics", ossia l'elenco degli hashtag particolarmente utilizzati. Nelle pagine del supporto ufficiale di Twitter l'hashtag è indicato come metodo per creare etichette.

Nel 2012 sono stati introdotti i "trending topics localizzati", che permettono la visualizzazione degli hashtag più popolari per ogni Stato.

Nel giugno 2013 gli hashtag sono stati introdotti anche su Facebook.

Un hashtag (#) è un tipo di etichetta o tag per metadati utilizzato su alcuni servizi di rete e social network come aggregatore tematico, la sua funzione è di rendere più facile per gli utenti trovare messaggi su un tema o contenuto specifico. Un utente può creare o utilizzare un hashtag posizionando il carattere hash (cancelletto #) davanti ad una parola o una frase (senza spazi) del testo principale di un messaggio; successivamente la ricerca di quel hashtag restituirà tutti i messaggi che sono stati etichettati con esso.

La parola deriva dall'inglese hash (cancelletto) e tag (etichetta), in pratica significa: "parola etichettata con il simbolo cancelletto".

In tutti i Paesi del mondo dove sono diffusi i social l'hashtag è stato introdotto ed è usato come aggregatore di interessi anche nelle principali trasmissioni televisive della televisione pubblica o privata, che fanno largo uso di questa modalità di interazione in tempo reale con gli ascoltatori, che possono commentare in rete quanto appare sullo schermo televisivo. I commenti che utilizzano l'hashtag acquistano, in rete, maggior visibilità e autorevolezza, pertanto questo viene usato sempre più anche dalle grandi testate giornalistiche, oltre che dai semplici utenti, più o meno seguiti, e dai personaggi famosi.
Gli hashtag sono utilizzati principalmente come strumenti per permettere agli utenti del web di trovare più facilmente un messaggio collegato ad un argomento e partecipare alla discussione, ma anche per incoraggiare a partecipare alla discussione su un argomento indicandolo come interessante. Sostanzialmente, sono dei collegamenti ipertestuali che fungono da etichette.

I messaggi sui servizi come Twitter, Instagram, Google+, possono essere etichettati con l'uso di uno o più hashtag, ad esempio: "#stilografica è la mia #penna preferita" oppure "ottimo #concertorockroma questa sera con i #rollingstones". In pratica si generano frasi formate da combinazioni di hashtag, anche molti in caso di frasi complesse. In questo modo una persona può cercare il termine "#stilografica" semplicemente cliccando sull'hashtag e la parola etichettata apparirà nei risultati di ricerca. Gli hashtag possono essere utilizzati anche per inserire post su pagine internet (es. foto di Instagram con hashtag "#milanofiera"); creando una concatenazione di termini specifici si può etichettare in modo preciso un argomento. La sintassi prevede di separare con uno spazio ogni hastag dal precedente e dal successivo; inoltre essi non supportano i segni di punteggiatura in quanto interrompono l'hashtag: per esempio: "#roma #2016" è giusto, mentre "#roma#2016" è sbagliato.



Nel linguaggio dei social networking e microblogging le tendenze sono gli hashtag più popolari in un certo momento, passato il quale, non sono più visualizzati o rintracciabili.

Cominciamo da come usare gli hashtag su Facebook nei propri post (o anche in foto, video e link condivisi): tutto quello che devi fare è digitare la parola che vuoi usare per categorizzare il tuo post (es. il titolo di un evento, il nome di un’azienda, ecc.) anteponendo a quest’ultima il simbolo del cancelletto (#).

Gli hashtag possono essere inseriti in qualsiasi punto del messaggio e hanno una sola regola: vanno scritti senza spazi. Questo significa che se vuoi creare un hashtag composto da più parole, non devi digitare #Parola1 Parola2 ma #Parola1Parola2. Altrimenti verrà creato un hashtag solo per il primo termine digitato mentre il resto verrà considerato come normale corpo del messaggio.

Oltre a inserirli nei propri messaggi, è possibile usare gli hashtag su Facebook per visualizzare tutti i post legati ad un determinato argomento. Gli hashtag, infatti, vengono trasformati automaticamente in link e, se cliccati, permettono di visualizzare una lista di post altrui in cui sono contenuti. E qui c’è la più grossa differenza rispetto a Twitter.

Se sul social network del volatile azzurro selezionando un hashtag è possibile visualizzare tutti i messaggi contenenti quest’ultimo, indipendentemente da chi li ha scritti, su Facebook è possibile vedere solo i post dei propri amici o di chi ha impostato il livello di privacy su pubblico.

Detto in parole povere, dunque, se vuoi che un tuo messaggio contenente un hashtag possa essere rintracciato anche da chi non ti è amico su Facebook, devi postarlo come messaggio pubblico e non come contenuto destinato solo agli amici.

Da sottolineare, inoltre, il fatto che se pubblichi un post contenente degli hashtag tramite un altro servizio (es. Instagram, Twitter, ecc.), questi risulteranno cliccabili ed utilizzabili come hashtag di Facebook senza alcun tipo di limitazione. Davvero molto comoda come funzione.

Chiarito l’aspetto privacy, ti segnalo che puoi cercare gli hashtag su Facebook nei messaggi dei tuoi amici e nei post pubblici utilizzando la barra di ricerca che si trova nella barra blu (in cima allo schermo). Proprio quella in cui cerchi i nomi o le fan page, esatto!

Tutto quello che devi fare è digitare il simbolo del cancelletto seguito dall’hashtag che vuoi trovare (es. #facebook) e selezionare i risultati che compaiono nei suggerimenti, sotto la categoria Hashtag. Nulla di più facile. Le indicazioni valgono sia per il computer che per smartphone e tablet.



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giovedì 15 ottobre 2015

LA LINGUACCIA



La funzione sociale che si esprime attraverso l’uso del linguaggio, ne fa un simbolo di grande importanza, ma anche di grande impatto visivo ed emotivo. Mostrare la lingua è un segno di spregio o di derisione, ed in passato i guerrieri bretoni usavano tagliarla ai nemici vinti in battaglia e mostrarla come trofeo.

Il “mostrare la lingua” è un’espressione facciale che prevede la protrusione momentanea della lingua tra le labbra. Spesso usato dai bambini, l’uso di questo gesto si osserva anche nei gorilla e in altri primati antropomorfi. Nei manuali e corsi sul linguaggio del corpo, il “mostrare la lingua” viene spesso associato a stati cognitivi di disaccordo rispetto a quanto detto, incredulità, dispiacere, o incertezza. Questi manuali sostengono che il gesto può rappresentare un segnale volto a modificare, contrastare, o contraddire un’osservazione verbale.

Spesso e volentieri questa interpretazione è solo un falso mito, volto più che altro a spiegare come certi rapporti di causa-effetto in realtà tutt’altro che oggettivi.

È sempre sconsigliabile dare un significato così netto a qualunque gesto, senza opportunamente considerare altre importantissime informazioni provenienti dagli altri canali comunicativi dell’interlocutore, oltre ovviamente considerare il contesto in un cui il segnale non verbale viene emesso.

Si pensi solo che, in ottica etologica e psicologica, la stessa mimica può esser usata anche come emblema per prendere in giro qualcuno (“fare la linguaccia”, tipico nei bambini) o per flirtare in modo audace e provocante (leccarsi le labbra, in modo evidente, guardando o ammiccando all’interlocutore oggetto delle nostre attenzioni).

Lo stesso atto non verbale, ha poi tantissimi altri significati a seconda della cultura d’appartenenza del soggetto che lo emette.

Il “leccarsi le labbra” può anche essere manifestato quando la persona prova una forte ansia, ma anche quando è completamente rilassata (una toelettatura delle labbra, esibita in tranquillità, poiché in presenza di persone con cui ha molta confidenza).

Può anche accompagnare una mimica di disgusto o nausea.




Tutti i segnali non verbali si riescono a interpretare solo facendo le giuste domande al nostro interlocutore. Avere un approccio falsificazionista (che considera la formulazione di ipotesi che vengono poi verificate attraverso un’opportuna indagine), ci permette di evitare errori di giudizio e di accrescere la nostra competenza relazionale riducendo preconcetti e pregiudizi che possono limitare la nostra intelligenza emotiva.

La lingua è la parte del corpo preposta al linguaggio ed al gusto. Per la sua estrema mobilità, il suo guizzare e ritrarsi viene paragonata ad una fiamma, e della fiamma ha il potere, che si esprime nel creare, cantare, esaltare o nel distruggere, giudicare, separare.

Perchè la lingua è l’organo attraverso cui prende vita la parola e fluisce il linguaggio, e che produce suoni, schiocchi, canti, sibili, che con questi sottolinea, loda ed apprezza, o al contrario biasima,disprezza, condanna.

La lingua può essere “mala lingua” quando la calunnia, il pettegolezzo e la cattiveria la rendono un’arma, oppure può essere una difesa: “Chi ha lingua in bocca può andar per tutto”, o anche un mezzo di espressione attraverso cui l’ intelligenza e le idee vengono manifestate:”Capo senza lingua non vale una stringa”.

L’ essere racchiusa e contenuta nella cavità della bocca, e la sua estrema sensibilità, la rendono qualcosa di “privato” e profondo, di intimo e legato alla soddisfazione fisica. Con la lingua si “sente” piacere o disgusto, si apprezza il gusto dei cibi, si distingue il fresco dal caldo, con la lingua si soddisfano i desideri tattili legati alla sensualità: leccare, assaggiare, baciare.

Per questa ragione Freud considera la lingua che compare nei sogni come simbolo fallico o desiderio del rapporto sessuale, mentre Jung focalizza la sua attenzione soprattutto sulla funzione del linguaggio, sulla espressione delle idee e della spiritualità individuale.

Vedere o sentire la propria lingua o quella altrui nei sogni è un’immagine che va valutata essenzialmente per le sensazioni, anche fisiche, che provoca.

Sentire la lingua sciolta ed agile nei sogni, sentire piacere nel muoverla o vederla bella e sana, può riferirsi alla capacità che il sognatore mostra di saper perorare le proprie cause e usare le proprie argomentazioni per difendersi e sostenersi.

Ma se la lingua mostra troppo movimento, se guizza con un’agilità esagerata, può indicare la necessità di essere più discreti, di non parlare troppo o non farsi scappare indiscrezioni.

Anche l’immagine di una lingua troppo lunga o del mordersi la lingua nei sogni, può riferirsi al bisogno di mettere un freno a confidenze, maldicenze o indiscrezioni.

Avere la lingua tagliata o trovarsi senza lingua è una immagine onirica che mostra la vulnerabilità del sognatore rispetto a qualche episodio che sta volgendo al termine e su cui non ha più influenza, un amore finito, un lavoro bloccato o assegnato ad altri, una decisione irrevocabile e subita, un episodio di impotenza.



Vedere qualcuno con la lingua biforcuta può indicare la necessità di non dare credibilità ai suoi discorsi, di guardarsi da ciò che viene detto, di aprire gli occhi su bugie e calunnie.

La lingua è un organo muscolare rivestito da una mucosa. La sua radice è posta nella faringe. In condizioni normali è rosea e umida. Spesso la colorazione biancastra può indicare dispepsie o gastriti. In generale, la "lettura" della lingua è molto importante per comprendere lo stato di salute dell'apparato digestivo: gli antichi la consideravano lo specchio dello stomaco. La patina linguale è formata essenzialmente da cellule sfaldate e saliva, frammiste a muco, piccoli frammenti di cibo e microbi. Tanto la lingua che la patina possono variare forma e consistenza, suggerendo la presenza di diverse patologie, per esempio: stomatiti, diabete, gastroenteriti, carenze vitaminiche, etc.

La lingua contribuisce al processo di masticazione. La masticazione serve a frantumare i cibi solidi in modo da renderli deglutibili e più facilmente attaccabili dai succhi gastrici. Gli alimenti vengono in parte tagliati in frammenti dai denti incisivi. Quindi, con l'aiuto della lingua, sono spinti sotto i denti premolari e molari che li maciullano. Nel frattempo, la lingua, le labbra e le guance spostano e riportano la poltiglia che si forma sotto la pressione dei denti. Durante la masticazione ha luogo l'insalivazione del cibo. Le ghiandole salivari, annesse alla cavità boccale, producono la saliva. Moltissime di queste sono sparse nello spessore della mucosa che riveste le labbra, le guance, il palato e i lati della lingua.

Oltre a facilitare l'introduzione dei cibi, la lingua contribuisce alla produzione dei suoni ed è responsabile del senso del gusto, attraverso le papille.
In relazione alla produzione del linguaggio, i movimenti delle labbra, della lingua e del palato, producendo variazioni di forma del tubo di risonanza, determinano i diversi rumori e suoni articolati.
In relazione alle sensazioni gustative, c'è da dire che le zone della lingua che più partecipano al loro rilevamento sono il dorso, la punta e i bordi. L'organo gustativo è costituito dall'insieme dei calici gustativi, piccoli corpuscoli sensoriali localizzati nelle papille. Attorno a questi corpuscoli si diramano terminazioni nervose. I sapori fondamentali sono quattro: il dolce, l'amaro, l'acido e il salato. Tutti gli altri sapori si devono a combinazioni di questi sapori e all'influenza dei sensi dell'olfatto e del tatto sul gusto. Le sensazioni gustative si associano con le sensazioni tattili e olfattive a causa della finezza del senso tattile, e l'acutezza della sensibilità olfattiva, della contigua mucosa nasale. A prova di ciò possiamo notare che, durante un raffreddore, non solo la funzione olfattiva viene sospesa, ma anche quella gustativa.


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