giovedì 6 ottobre 2016

LEI O....TU?




Sebbene nella lingua italiana il "lei" è di obbligo, molta gente tende a "intimizzare", rendere più intima la relazione con un atteggiamento confidenziale che appunto richiama il "tu" rispetto al "lei".

Un tempo le persone potevano sentirsi offese se non veniva loro dato del lei, perché appariva che venisse loro mancato il rispetto: si dava normalmente del tu a un ragazzo di poco conto ad un fattorino, a un ragazzo di campagna che non conosceva le formalità dell’educazione della classe sociale superiore alla sua.

Oggi il classismo è assai diminuito e fa ridere intendere il tu in questo senso. Tale confidenza ha acquisito altri significati. Si dà del tu ai colleghi che svolgono la stessa professione come è sempre stato, ma anche a persone che si finge di considerare più giovani, come se avessero 20 anni, mentre spesso ne hanno 40 o più, allo scopo di essere più seducenti e magari nel caso commerciale acquisire più clienti, più consenso professionale ecc.

Si dà del tu a colleghi che però appartengono a una posizione professionale superiore, come ad esempio dirigenti, quasi come per ridurre la distanza e per sentirsi degni allo stesso modo.

La storia dell’uso degli allocutivi, nello scritto e nel parlato, è lunga e complessa da rievocare in tutte le sue sfumature. Sintetizzando, fino al Trecento il sistema era piuttosto semplice: il voi come forma di rispetto verso persona di riguardo, il semplice tu per tutti gli altri. Già nel Quattrocento il quadro si presenta assai più elaborato, perché al tu e al lei si aggiungono lei, ella, la tua (sua, vostra) signoria (e simili attributi reverenziali). Nel Cinquecento l’uso del lei verso persone di rango si amplia, per diretto influsso dell’usted spagnolo. Mentre tu resta nei secoli incontrastato nel suo ruolo di attivatore di interazioni confidenziali, dal Seicento fino a tutto l’Ottocento il voi, il lei e l’ella si può dire che vengano usati indifferentemente nelle relazioni verso le persone ritenute di riguardo. Nel Novecento si apre la parentesi fascista: d’imperio si tenta di imporre l’uso esclusivo del solo voi in tutti gli uffici pubblici, nelle scuole, nelle cerimonie pubbliche ufficiali. Nel secondo dopoguerra, per qualche anno i film doppiati si fanno megafono di un ritorno all’antico sistema bipartito tu/voi, che ancora oggi è possibile trovare qua e là, fuori della fiction cinematografica d’antan, in usi regionali, ma ormai raramente nelle città e nei ceti scolarizzati. Si torna, nello scritto e nel parlato, all’alternativa tu/lei, con l’eccezione delle comunicazioni scritte ufficiali provenienti da apparati amministrativo-burocratici pubblici e privati, nelle quali il repertorio quattrocentesco delle signorie e delle eccellenze viene sciorinato a beneficio di persone che ricoprono ruoli di rilievo e di alta rappresentanza istituzionale. Nelle interazioni orali, però, gli ultimi decenni sono caratterizzati da un generalizzarsi dell’uso del tu, a scapito del lei.



L’italiano contemporaneo prevede due forme di uso dei pronomi allocutivi nei rapporti interpersonali:

– il tu reciproco, riservato in genere ai rapporti informali (amicizie, famiglia, lavoro, con colleghi che si frequentano abitualmente);

– il lei reciproco, nei rapporti formali (ambito di lavoro e istituzionale fra persone che non si conoscono, rapporti gerarchici).

L’uso del voi come alternativa al lei nelle situazioni formali è quasi del tutto scomparso e sopravvive in alcuni italiani regionali meridionali.

Negli ultimi decenni il tu ha gradualmente ampliato la sua sfera d’uso, estendendosi a situazioni in cui prima non era previsto, come il rapporto tra insegnanti e studenti in certi settori della scuola. Anche gli usi non reciproci degli allocutivi sono negli ultimi decenni in forte diminuzione (ad esempio, è del 1975 una circolare che elimina nell’esercito l’uso del lei da inferiore a superiore e del tu da superiore a inferiore).

Di fronte a una diversa sensibilità dei parlanti, è consigliabile non abusare del tu in situazioni formali e mantenere il lei, specie con persone che non si conoscono.

Non ci si approccia mai a una persona dandole del tu: il primo approccio prevede sempre l’uso del lei. Si può passare al tu solo dopo che si è instaurata una certa confidenza tra i due interlocutori, confidenza che deve essere risultato di conquista.
L’iniziativa di esprimersi dando del tu, deve essere concessa dall’interlocutore che ha importanza maggiore. In particolare:
La donna  autorizza l’uomo a darle del tu.
L’anziano autorizza il giovane a dargli del tu.
Il professionista autorizza il cliente a dargli del tu.



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