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domenica 20 marzo 2016

LO SCAMBISMO



Coppie cosiddette "normali", con figli, scelgono lo scambismo per unire la vita sociale a quella trasgressiva… ed in questo caso, gli incontri possono avvenire ad esempio, durante una cena, per proseguire, se i "commensali" si piacciono, nel gioco erotico. Se invece l’attrazione non scatta, avranno trascorso comunque una serata in compagnia.
Ci sono poi gli scambisti "convinti", molti dei quali si incontrano in parcheggi utilizzati come veri e propri luoghi di esibizionismo, spiagge per nudisti e nei club privè.

Il termine scambismo designa una classe piuttosto ampia di comportamenti sessuali, che taluni dei cui adepti definiscono anche col termine più generico trasgressione e con l'aggettivo trasgressivo.
Il denominatore comune di tale gamma di comportamenti può essere considerato una attenuazione più o meno forte della monogamia della coppia, i cui membri, o uno di essi, possono trarre eccitazione o soddisfacimento da voyeurismo (guardare), esibizionismo (essere guardati) o da vari atti sessuali condotti con una o più persone o coppie.

Tali pratiche investono quindi la vita di coppie e di individui, sia maschi che femmine. Gli adepti normalmente combinano incontri coppia-coppia, coppia-maschio o coppia-femmina al di fuori delle loro proprie consuete relazioni amicali e sociali, ricorrendo a vari centri di aggregazione mediatici o fisici. Gli atti consumati presentano una rilevante aliquota di comportamenti bisessuali femminili espliciti. Il ruolo della bisessualità maschile resta più sfumato e comunque raramente agito.

Quella dello scambismo è una pratica sessuale spesso adottata per uscire dalla routine sessuale di coppia, come gioco erotico volto a contrastare il calo del desiderio.

Lo scambismo, o swinging, consiste, per l'appunto, nello scambiare o incrociare le coppie; è un gioco sessuale quasi esclusivo delle coppie eterosessuali, che ha luogo in case private o in club appositi; ci possono essere varianti nella partecipazione, a seconda che tutti partecipino all'atto sessuale oppure che alcuni si limitino a guardare, eventualmente con pratiche onanistiche.

Lo "swinging" si nutre, infatti, di forme di parafilia, come il voyerismo che trae piacere dal guardare gli altri in intimità, in modo particolare molti trovano eccitante vedere il partner soddisfatto da un altro; di contro, anche l'esibizionismo sessuale ha un ruolo fondamentale. Inoltre, al di fuori dell'ambito delle parafilie, spesso completa il quadro una latente curiosità bisessuale, soddisfatta dalla partecipazione, generalmente non omoerotica, di entrambi i sessi al rapporto sessuale.

Le piccole perversioni e trasgressioni sono necessarie perché permettono ai partecipanti di superare imbarazzi e remore morali; spesso l'aspetto più profondamente eccitante è proprio la consapevolezza di infrangere le regole sociali: la donna educata al pudore e alla riservatezza si compiace di essere guardata, desiderata e soddisfatta da altri; l'uomo, dal canto suo, trova gratificante il misto di gelosia della propria partner ed eccitazione di possedere un'altra donna sotto gli occhi dei rispettivi partner, nella pratica di ciò che viene definito un "tradimento simmetrico e codificato".

In realtà non si tratta in nessun modo di tradimento perché mancano aspetti basilari come la clandestinità, la segretezza e il divieto; le coppie scambiste sono consenzienti e consapevoli. La consensualità insieme alla mancanza di coinvolgimento affettivo, all'assenza di gelosie, al divieto di forzature e violenza, fa parte delle regole dello scambismo, una specie di "swing/etiquette".

Si tratta di regole di buon senso, più o meno sottintese, ma indispensabili alla buona riuscita del gioco, perché se è vero che i partecipanti sostengono la "fedeltà del cuore", il "cambiare partner per non cambiare coniuge" e l'innocuità dello scambismo in quanto gioco sessuale, è altrettanto vero che il pericolo della gelosia e del sentimento è sempre in agguato.

I rischi sono alti: uno dei partner può innamorarsi, e forse è proprio per questo che, in genere, le coppie scambiste tendono a non essere fisse; possono insorgere gelosia, senso di inadeguatezza e frustrazione e uno spiacevole stato di insoddisfazione che spinge a volere sempre di più perché l'euforia della trasgressione può diventare una sorta di droga.

Se mai il vostro uomo o la vostra donna dovessero alludere ad una loro fantasia scambista, tenete presente quanto detto: se sta davvero cercando di rivitalizzare la vostra vita di coppia, potete proporgli delle alternative divertenti ed eccitanti senza contattare altre coppie; nel caso in cui l'idea piaccia ad entrambi, siate ben consapevoli dell'azzardo che un'esperienza simile può costituire.



Lo scambio di coppia è una pratica sessuale molto diffusa (sono oltre due milioni di italiani a praticarlo)  che si pone al centro tra il piacere e la trasgressione, per sfuggire alla noia e alla routine sessuale della coppia attraverso esperienze sessuali allargate e consensuali che possono avvenire all’aperto, privatamente, oppure in club privè e locali notturni.
Una pratica, quella dello scambismo, che apporterebbe persino benefici alle coppie in quanto, vivere il sesso trasgressivo migliorerebbe, secondo chi lo pratica, la qualità di quello "tradizionale", quello fatto, per intenderci, tra le mura domestiche. Inoltre, i ricordi e l’esperienza vissuta fuori dalla coppia, alimentano la fantasia ed il desiderio all’interno della stessa.
I partner che decidono di "scambiarsi" si proclamano emancipati, liberi dagli schemi tradizionalisti e da costrizioni legate alla monogamia. Nulla a che vedere, però, con il tradimento, che in tal caso diventa “consensuale” perché differente dal suo senso classico, quello che vede invece il partner, fare sesso con un'altra persona nascondendo la relazione al proprio compagno/a.
Gli scambisti non si tradiscono, perché la coppia fa sesso con altri consensualmente, e senza nascondersi dal partner. Lo scambio di coppia è una sorta di tradimento consapevole, consensuale, soprattutto perché l’elemento più importante è la volontarietà di entrambi, senza gelosia o rancore, che altrimenti rovinerebbero la relazione sentimentale.

Tra le motivazioni che spingono una coppia a praticare lo scambismo, la prima potrebbe essere la voglia di mettersi alla prova, e non solo il mero desiderio di fare sesso. Spesso, è l’uomo ad avere il desiderio di mostrare la propria compagna, la sua bellezza e sensualità, per rafforzare il concetto: “Guardatela sì, ma è mia”.
Dal canto suo, la donna prova piacere nel sentirsi adulata e fatta oggetto di attenzioni, perché questo la fa sentire femminile, desiderata e sensuale.
Lo scambismo però, deve rimanere un gioco e per quanto consensuale, non deve  sconvolgere la vita sessuale ed emotiva e non deve creare dipendenza in uno dei partner.
Altra motivazione, infine, è quella legata al potersi relazionare con altre persone e comunque ad “appartenere” ad una comunità ristretta, all’interno della quale si da e si riceve.

 Si chiama car sex o car parking sex ed è l’ultima moda in fatto di trasgressione, la nuova frontiera dello scambio di coppia che si svolge nei parcheggi, nelle macchine.
Sono circa 1400 le aree in Italia dove le coppie scambiste si incontrano, in un via vai di auto che procedono lentamente in una sorta di rituale comune: giochi di fari, segnali di riconoscimento e poi gli scambi. Donne e uomini scendono da una macchina per salire a bordo di un’altra. Sesso on the road che si svolge in più di 650 comuni italiani.
Le regioni dove è più diffuso il fenomeno sono Lombardia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio, e soprattutto la Puglia, con Lecce in testa, ma il fenomeno si sta velocemente allargando in tutta Italia.
La pratica del car sex inizia con un sopralluogo nella zona per capire se è frequentata da persone che hanno voglia di incontrare altre coppie e poi scattano i segnali: abbaglianti, 4 frecce accese e c’è anche chi mostra sull’auto, magari sullo specchietto del lato guida lustrini rossi o neri. Poi ci si avvicina, si apre il finestrino e dopo un  incrocio di sguardi ammiccanti si da il via al trasgressivo gioco. Incontrarsi nei parcheggi non è sinonimo di mancanza di possibilità economiche ma è una modalità per rimanere nell’anonimato e tenere alta l’adrenalina e la voglia di trasgredire che provoca maggiore eccitazione.



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domenica 21 febbraio 2016

TUTTI I BENEFICI DEL FAI DA TE



Se un tempo era visto come una fase di passaggio fra l'adolescenza e l'età adulta, le ricerche attuali smentiscono questa credenza: l'autoerotismo accompagna uomini e donne in ogni fase della vita. La masturbazione può infatti continuare anche durante l'invecchiamento e rappresenta un bisogno naturale della sessualità. È importante iniziare a parlare di autoerotismo in maniera libera e limpida, liberando questa pratica dai tabù, dalla vergogna e dai sensi di colpa, espressione di un'educazione rigida.
Secondo i dati di un'indagine condotta presso l'Università dell'Indiana, negli Stati Uniti, quasi tutte le donne coinvolte nello studio hanno dichiarato di aver sperimentato almeno una volta nella vita la masturbazione, tuttavia solo il 7.9% delle intervistate tra i 25 e i 29 anni la pratica almeno tre volte alla settimana, contro il 23.4% della controparte maschile. Eppure per il sesso femminile l'autoerotismo può costituire un'occasione preziosa, in grado di migliorare il rapporto con la sessualità.
Attraverso l'autoerotismo è possibile accedere a una conoscenza intima del proprio corpo e scoprire il piacere nelle sue numerose varianti. Non è possibile indicare al partner i punti dove la percezione è più intensa senza aver sperimentato sulla propria pelle: toccarsi diventa esplorazione di sé, momento di libertà, ricerca di ciò che può rispondere ai nostri bisogni.
Con la stimolazione genitale aumenta la produzione di dopamina e ossitocina, rilasciata anche durante il parto e connessa alla gestione del dolore. I livelli di cortisolo si abbassano: diminuiscono stress e ansia, mentre si verifica un'impennata positiva dell'umore. Grazie al rilassamento a livello fisico e mentale, si riducono le tensioni nervose e si scaricano le emozioni: il rilascio di endorfine produce un'intensa sensazione di benessere.
Aiutando il rilassamento dell'utero, l'autoerotismo femminile contribuisce a dare sollievo ai dolori mestruali aumentando l'afflusso di sangue alla regione pelvica. Alcune ricerche effettuate negli Stati Uniti hanno evidenziato che la masturbazione può alleviare la sofferenza della Sindrome gambe senza riposo (RLS) e concorrere al migliorare del sistema immunitario.
Praticare regolarmente l'autoerotismo può aiutare le donne a rafforzare il pavimento pelvico e il tono muscolare della zona genitale. Molte donne sono convinte di non poter avere un orgasmo senza essersi date effettivamente il tempo e il modo per esplorare il corpo. Provare un orgasmo da soli è più facile che in due, se non altro all'inizio. Addentrarsi nei misteriosi meccanismi del corpo permette di raggiungere un sessualità nuova, più consapevole e matura, capace di un ascolto profondo verso il desiderio e in grado di decodificare ciò che riesce a scatenare il piacere. Un viaggio al centro di noi stessi.



Masturbarsi fa bene. Promuove il rilascio di endorfine, i neurotrasmettitori associati al sentimento di felicità che possono migliorare l’umore generale e combattere la depressione.  Produce una sostanza chimica chiamata ossitocina, che funziona come un antidolorifico naturale. Contribuisce a ridurre mal di testa e dolori muscolari.  Allevia lo stress e la tensione dopo una giornata stressante. Fornisce uno “sbocco sessuale” per le persone sole, per scelta o circostanza. Aiuta a indurre il sonno, o, al contrario, contribuisce a iniziare la giornata con più energia. Migliora il sistema immunitario e contribuisce alla salute generale. Rafforza il tono muscolare nella zona genitale e pavimento pelvico, che può portare a una vita sessuale migliore. Tiene liberi da infezioni a trasmissione sessuale, visto che è il tipo più sicuro di sesso. Aiuta le persone che soffrono di Sindrome gambe senza riposo (RLS), una malattia neurologica che causa dolore alle gambe, crampi, formicolio e prurito, (pubblicato sulla rivista medica Sleep Medicine ). Diversi medici negli Stati Uniti hanno avuto la conferma che aiuta i loro pazienti Possibili benefici per la salute per le donne. Combatte tensione pre-mestruale e altre condizioni fisiche associate al ciclo mestruale, come crampi. Allevia dolori mestruali, aumentando il flusso di sangue alla regione pelvica, che sarà anche ridurre i crampi pelvici e mal di schiena correlate. Costruisce resistenza alle infezioni da lieviti.  Permette alle donne di esplorare e capire i loro corpi meglio, così sapranno cosa gli piace quando hanno rapporti sessuali con un partner. Possibili benefici per la salute per gli uomini. Può aiutare a combattere l’eiaculazione precoce attraverso la formazione di durare più a lungo, è più facile mettere in pratica il controllo quando sul proprio.  Mantiene lo sperma sano. La masturbazione frequente aiuta a prevenire lo sviluppo del cancro alla prostata. I prodotti chimici che causano il cancro possono accumularsi nella prostata se gli uomini non eiaculano regolarmente.

"Trattenere il liquido seminale non fa sì che i suoi componenti 'ritornino' nel sangue," mi spiega un professore "Però, se il liquido seminale resta nel tuo corpo, significa che non stai facendo sesso né ti stai masturbando, e che perciò devi essere più pronto e vigile nel caso si presenti l'occasione. Penso che questa sia l'energia di cui si parla nel sesso tantrico. Imparando a mantenere un'erezione senza eiaculare fa sì che l'organismo esperisca un piacere più intenso. È vero per noi come è vero per i ratti. Questo aumento di 'energia' è più un fattore psicologico che propriamente fisico."

 "Alcuni uomini provano un forte sentimento di colpa legato alla masturbazione," dice il professore "Altri cercano di raggiungere l'orgasmo diverse volte al giorno, in maniera ossessiva. Alcuni uomini soffrono di entrambi i problemi. Questo meccanismo ossessivo-compulsivo li porta a masturbarsi frequentemente—forse troppo frequentemente, perché alla fine creano un rapporto di rifiuto verso il loro pene e il meccanismo di eiaculazione."

"L'erezione, sia per gli uomini che per le donne, richiede l'azione del sistema nervoso simpatico e di quello parasimpatico. Innanzitutto il cuore deve pompare più sangue nei tessuti. Poi, una volta che il sangue irrora la spongiosa—il tessuto spugnoso posizionato nella parte cavernosa di pene e clitoride, vicino alle labbra e in altri tessuti erettili—il sistema nervoso parasimpatico prende il sopravvento, facendo in modo che il sangue rimanga nelle zone genitali. C'è un meccanismo spinale nella zona lombare inferiore che serve a passare dal sistema parasimpatico a quello simpatico, che di conseguenza attiva l'orgasmo (e nell'uomo l'eiaculazione). Mentre hai un'erezione, questo meccanismo è inibito (tra le altre cose) da una diminuzione della serotonina."

"Quindi, se ti masturbi di frequente, finisci per essere in uno stato refrattario, che attiva il meccanismo di diminuzione di serotonina, ma che ora diminuisce o inibisce il sangue che fluisce nei genitali, perché mantiene il tono parasimpatico (che genera una contrazione dei vasi sanguigni). Perciò se ti rilassi per un po', dalle 24 alle 48 ore, diciamo, noterai che l'erezione successiva sarà maggiore. Comunque ognuno è fatto a modo suo, per cui una situazione ottimale per una persona può rappresentare una disfuzione per un'altra. Bisogna prendere caso per caso."


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domenica 3 gennaio 2016

SESSO IN QUEI GIORNI



Secondo la Bibbia, una donna è impura per sette giorni dall’inizio del suo flusso mestruale. ‘Chiunque tocchi una donna che ha le mestruazioni diventa impuro fino a sera‘ si legge nel Levitico o ancora: ‘I rapporti sessuali con la donna durante questo periodo sono proibiti. La punizione per l’uomo e la donna che violano questa proibizione è lo sterminio da mezzo del popolo d’Israele‘.

Il sesso durante il ciclo mestruale rappresenta un tabù per molti, viene considerato un problema per i rapporti di coppia ed è oggetto di molte discussioni. In generale avere rapporti sessuali durante il ciclo mestruale è considerato un comportamento da evitare. Circolano tanti falsi miti e idee sbagliate su questo argomento. Per alcune culture è considerato addirittura come una pratica ‘impura’. Molte donne si vergognano, altre sono addirittura schifate all’idea di avere dei rapporti nei “giorni rossi”. Anche certi uomini non si sentono a proprio agio all’idea di entrare a contatto con il sangue mestruale, che da molto è considerate ‘sporco’.

Quante volte avrete sentito dire che il sesso durante il ciclo fa male alla donna? Oppure ancora che si rischia di avere problemi fisici o di alterare in qualche modo il decorso del ciclo mestruale? Quanti/e di voi avranno sentito dire che facendo sesso durante il ciclo non si rimane incinte?

Tutte bufale! Da un punto di vista medico non ci sono particolari controindicazioni che impediscano o sconsiglino di avere dei rapporti sessuali nei giorni delle mestruazioni. Non vi è alcun pericolo per la salute. Il ciclo non viene alterato, non si prova più dolore e non ci sono delle conseguenze a livello fisico. Invece, sul fatto che non si possa rimanere incinte nei giorni delle mestruazioni bisogna fare un appunto. E’ vero che in quei giorni si è meno fertili e quindi le possibilità di concepimento sono molto ridotte, questo non significa però che non ci sia alcun rischio di gravidanza. Una donna è sempre fertile nell’arco dei 28 giorni di tutto il ciclo mestruale, ciò che cambia è la probabilità con cui può essere fecondata. Quindi non bisogna pensare che il sesso durante il ciclo abbia effetto contraccettivo…Se non si assume la pillola anticoncezionale, non si utilizza il profilattico o un altro metodo contraccettivo il rischio di gravidanza indesiderata – seppur basso – c’è eccome.



Fare sesso durante il ciclo è soltanto una questione di scelta. Quando una coppia raggiunge un certo livello di intimità per cui supera l’eventuale imbarazzo e il blocco dovuto a strane credenze non c’è nulla che vi impedisca di lasciarvi andare alla passione anche nei giorni col bollino rosso.  Sconfitto il senso di disgusto e repulsione che molti provano nei confronti delle secrezioni vaginali di quei giorni si può dare il via libera al desiderio e al piacere se lo si vuole. L’importante è che sia una cosa voluta da entrambe i partner. Le forzature non aiutano ma anzi inibiscono, quindi ricordate che dev’essere una cosa che desiderate insieme. Il sesso si fa in due, sempre! Sia nei giorni rossi che in tutti gli altri giorni del mese.

Non tutti sanno che, in base ad alcuni studi scientifici, i rapporti sessuali e la masturbazione nei giorni del ciclo possono essere ancora più appaganti. Molte donne riescono a raggiungere più facilmente l’orgasmo durante il ciclo perché la vagina è maggiormente lubrificata. Inoltre ci sarebbero anche dei benefici relativi al dolore mestruale che derivano dal fatto che le contrazioni uterine riducono l’intensità dei crampi addominali dovuti al ciclo.

Insomma fare sesso durante il ciclo non è affatto vietato, ne tanto meno ‘sporco’ o pericoloso. Se si è in due a volerlo può essere il raggiungimento di un livello superiore di intimità e può regalare delle sensazioni nuove. Con le giuste accortezze potrete fare l’amore anche nei giorni più rossi del mese. Prima di tutto considerate le condizioni igieniche, fatelo in un posto pulito e prendete le giuste precauzioni per non sporcare in giro lasciando le tracce del vostro amore rosso. Ricordate poi che il sangue mestruale è portatore di batteri tanto quanto i liquidi vaginali, o anche di più. Perciò le possibilità di contrarre malattie e infezioni sessualmente trasmissibili sono alte e bisogna proteggersi. Usare il preservativo è buona norma anche durante il ciclo.

Come ultimo consiglio non dimenticate mai di rimuovere i tamponi prima di avere un rapporto sessuale. Anche se prese dalla passione le signorine si devono ricordare di liberare la vagina dai tamponi in modo tale che questi non vengano spinti in fondo e magari dimenticati…

Usa un telo (per evitare di macchiare il letto stendi un panno) e tieni fazzoletti a portata di mano, specialmente se lo fai “venire dentro” (c’è già abbastanza liquido che aspetta di uscire dal tuo corpo!).

La posizione del missionario è una sicurezza: la gravità, infatti, ci insegna che metterti sopra non è una buona idea!

Il sesso sotto alla doccia è stato probabilmente inventato per fare sesso durante il ciclo (l’acqua lava via tutto!).

Non lasciargli mettere dentro le sue mani: potrebbe provocargli un calo nell’eccitazione e, in ogni caso, non è molto piacevole per lui. Per questa volta andiamo al sodo!


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venerdì 30 ottobre 2015

PACE INTERIORE



La mancanza di pace interiore e l'insoddisfazione, esse provengono dall'avere una motivazione estremamente egocentrica. Ogni individuo ha il diritto di superare la sofferenza e di guadagnarsi la felicità. Ma se pensiamo solo a noi stessi, la mente diventa molto negativa. Allora anche un problema piccolo ci appare grande e diventiamo squilibrati. Quando pensiamo agli altri come a esseri tanto cari quanto noi stessi, allora la mente è aperta ed è più ampia. Poi come risultato, anche problemi seri non appaiono così significativi. Quindi c'è una grande differenza fra le emozioni; essa dipende dal proposito con il quale guardiamo alle cose: dalla nostra prospettiva o dalla prospettiva di tutti.

Perciò ci sono due elementi che sono importanti per la pace della mente. Il primo è la consapevolezza della realtà. Se affrontiamo le cose realisticamente, non ci saranno conseguenze inaspettate. Il secondo è la compassione che apre la nostra cosiddetta “porta interiore”. Paura e sospetto ci separano dagli altri.

Un'altra cosa che ci fa perdere la pace della mente è il preoccuparsi del nostro aspetto esteriore.
C'è una categoria di trasformazione interiore che avviene naturalmente con l'età e un'altra che può avvenire attraverso circostanze esterne. Questi tipi di trasformazione avvengono automaticamente. Altre avvengono con il nostro sforzo e questa è la trasformazione principale che vogliamo apportare: una trasformazione interiore in accordo con i nostri desideri. Questo è il significato principale.
Collera, odio, paura, gelosia, sospetto, solitudine, stress sono tutti correlati al nostro fondamentale atteggiamento mentale. Essi provengono dal nostro essere troppo egocentrici.



Il Buddhismo è universalmente considerato una religione di pace; e proprio questo è l'effetto che produce nella vita interiore di coloro che lo praticano. La pratica del Buddhismo mostra al di là di ogni dubbio che gli esseri non sono semplicemente "il corpo" (che invecchia, si ammala e muore) né "i pensieri e le sensazioni" (che cambiano costantemente). Quando si comprende che la mente - ciò che fa esperienza di tutte le cose - è essenzialmente "vuota" di ogni caratteristica, come lo spazio e la pura potenzialità, allora sorge nel praticante una totale assenza di paura, che è di fatto l'unico vero fondamento di un comportamento pacifico. A quel punto si diventa come un cane di grossa taglia, che non ha bisogno di abbaiare perché gli altri sono ben consapevoli della sua forza. Questo dal punto di vista della vita interiore.
Per quanto riguarda l'atteggiamento verso il mondo circostante, tuttavia, i tentativi buddhisti di praticare una nonviolenza assoluta hanno incontrato i risultati che era lecito attendersi. La non volontà di proteggersi contro le ripetute aggressioni e invasioni musulmane 1100 anni fa, ha condotto alla progressiva distruzione di avanzate culture umanistiche fino alla scomparsa dello stesso Buddhismo dall'India.

Da quel momento, le società buddhiste hanno assunto un atteggiamento più realistico, anche nei confronti della pace e della guerra. D'altronde è generalmente riconosciuto che per essere liberi bisogna anche essere forti e capaci di proteggere la propria libertà. Ciò che è assolutamente unico nel Buddhismo, da questo punto di vista, è la tendenza a non demonizzare "il nemico", ma a considerarlo fondamentalmente vittima della sua confusione o ignoranza.

I Buddhisti comprendono che tutti gli esseri, senza alcuna distinzione, desiderano la felicità e possiedono la "Natura di Buddha", che tutti gli esseri tipicamente si comportano bene nelle situazioni piacevoli e si comportano male in condizioni di disagio. Il Buddha insegna che la mente non illuminata funziona come un occhio: percepisce il mondo esterno ma non se stessa. Questo dà luogo a una separazione illusoria fra soggetto, oggetto e azione in cui la consapevolezza - che è priva di caratteristiche definitive proprie - viene percepita come un "io" separato, mentre gli oggetti dell'esperienza esterna e interiore vengono percepiti come un "tu" o "qualcosa di separato".

Quando si ignora che tutti questi "oggetti" sono in realtà l'espressione senza limiti della consapevolezza stessa, si affacciano alla mente le fondamentali emozioni perturbatrici dell'attaccamento e della malevolenza, che a loro volta fanno sorgere l'orgoglio esclusivo, l'invidia e l'avidità. Quando le 84.000 possibili combinazioni di queste emozioni conflittuali si manifestano, la maggioranza degli esseri è incapace di considerarle come la semplice liberazione - da parte della mente - di vecchie proiezioni e bagagli inservibili. Invece gli esseri non illuminati reagiscono col corpo e la parola, seminando ulteriori cause di sofferenza; questo è lo stato di confusione chiamato Samsara in sanscrito (Khorwa in tibetano), cioè l'essere intrappolati nell'esperienza condizionata.



I benefici che si ottengono dalla pratica della meditazione buddhista sono diversi. Tradizionalmente, vengono neutralizzate qualità negative come odio, invidia, apatia, ignoranza e narcisismo, sviluppando invece concentrazione, pace interiore, saggezza, compassione e amore. Stando alla meditazione buddista, la prima responsabilità dell’essere umano consiste nell’uscire dallo stato di insoddisfazione e infelicità tipico della condizione umana e nel vivere una vita sana, armoniosa, per se stessi e per gli altri.

Per fare ciò, è necessario imparare a utilizzare le proprie facoltà di auto osservazione, scavando a fondo dentro di sé. Attraverso la pratica della meditazione buddhista, si avvia un processo di profonda comprensione della natura umana e di realizzazione della verità. Secondo il Buddhismo, quando la mente è libera e si è in pace, ogni azione ne risente in maniera positiva.

Durante la meditazione, si verifica il rallentamento delle funzioni corporee e dei processi metabolici. Il rallentamento del ritmo respiratorio, con riduzione del consumo di ossigeno e quindi del fabbisogno energetico, si collega a un abbassamento della pressione arteriosa e un rilassamento progressivo di tutto il corpo.

In questo modo, vengono a crearsi variazioni elettrofisiologiche del sistema psicosomatico, come l'induzione nel cervello di onde Alfa (caratteristiche dello stato di rilassamento) e, negli stadi più profondi, di onde Theta, tipiche dei primi stadi del sonno e dell'infanzia, con sincronizzazione tra i due emisferi cerebrali.

Grazie alla pratica della meditazione, si assiste inoltre a cambiamenti nelle risposte galvaniche della pelle e ad altre modificazioni biochimiche, come l'aumento delle naturali difese immunitarie dell'organismo. Scompaiono le tensioni mentali e, conseguentemente, aumenta la guarigione di molte malattie psicosomatiche.

La meditazione buddhista, i cui benefici sono accreditati da diversi studi scientifici, si rivela un ottimo sistema di prevenzione, poiché uno stato di equilibrio e di armonia impedisce alle malattie di svilupparsi.



Le tecniche della meditazione buddhista differiscono a seconda dei tipi di Buddhismo. Si passa dalla concezione del corpo immaginario, diviso in sette chakra, immaginati come fiori di loto con impresse sillabe mistiche su cui concentrarsi, a espressioni e suoni da pronunciare e ascoltare.

A seconda che si parli di samatha o vipassana, vi sono tecniche differenti con peculiari finalità. Alla base però ritroviamo l’esercizio della consapevolezza del respiro: seduti, con la schiena dritta, seguite la sensazione del respiro che fluisce dalle narici verso il torace e l’addome. Concentratevi sul diaframma come punto specifico e non forzate nulla, liberate la mente e focalizzatevi sul respiro.

L'attenzione al respiro con la pratica diventa anapanasati, ovvero consapevolezza del respiro e dunque della vita che fluisce nel corpo. Un'inspirazione e un'espirazione consapevoli sono le chiavi per entrare nello stato meditativo puro.

La meditazione buddhista non è rivolta esclusivamente ai seguaci del Buddha, ma è aperta anche ai laici. Si rivela adatta per chi voglia apportare un lungo e graduale lavoro sulla propria persona.

Smussando gli spigoli e armonizzando le forme della personalità, questo tipo di percorso può condurre a un migliore atteggiamento mentale e a una migliore qualità della vita.

Per questo tipo di meditazione, fondamentale è la presenza di un maestro, in grado di guidare nelle difficoltà e indirizzare sul sentiero spirituale.

È il bodhisattva, colui che ha conseguito l’illuminazione e si propone di aiutare gli altri, rinunciando al nirvana. Vi sono svariati corsi di meditazione buddhista, spesso all’interno di istituti culturali. Importante è l'Unione Buddhista Italiana, ente religioso riconosciuto, che racchiude le esperienze buddhiste in Italia.

Gli ostacoli per una buona meditazione sono cinque e vengono definiti i ‘cinque impedimenti’: desiderio sensuale, la malevolenza, la pigrizia, l’agitazione/preoccupazione e il dubbio. Questi inquinanti invadono la mente, facendola deviare dalla sua calma concentrata e dalla visione profonda.

Il desiderio sensuale non coincide con quello sessuale, ma è relativo alla brama, alla cupidigia diretta a tutto ciò che rappresenta l’oggetto dei nostri sensi.

La malevolenza è sinonimo di avversione e sconfina nell’ira, nell’odio e nel risentimento verso persone, situazioni e oggetti.

L’irrequietezza conduce invece la mente di pensiero in pensiero, reificando lo stato ansioso e dando vita anche al dubbio, da intendersi come incapacità nel decidersi nella pratica spirituale, spesso collegata anche alla pigrizia.




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venerdì 25 settembre 2015

Ci Facciamo Una Bella RISATA?



Ridere è una capacità tipicamente umana, innata in ognuno di noi anche se, sempre più spesso, ci dimentichiamo l'importanza e l'effetto benefico che una sana risata può avere sul nostro cervello e sul nostro organismo.

La nostra società giudica in modo eccessivamente positivo la serietà e la predisposizione a vivere in modo esageratamente composto, mentre  il divertimento e la tendenza a ridere vengono vissuti come aspetti da circoscrivere a momenti ludici e di svago. Uno dei luoghi comuni più diffusi ci porta a pensare che serietà sia sinonimo di costanza, affidabilità e responsabilità, mentre l'allegria è spesso fraintesa come eccessiva leggerezza e superficialità. Da questa credenza scaturisce l'idea che una persona portata a sdrammatizzare, a ridere anche nelle situazioni più critiche e complesse sia immatura, ingenua e non all'altezza di certi compiti e impegni. Invece è una qualità preziosa che ci consente di esse flessibili, elastici e di cambiare visuale con agilità.

Ridere ci permette di liberarci dagli atteggiamenti mentali chiusi, troppo razionali e statici, ci aiuta a sviluppare una curiosità e un'intelligenza creativa che ci rende aperti, elastici e dotati di molteplici punti di vista. Un pensiero costantemente serioso diventa ripetitivo e pedante, le fissazioni producono ansia e stress, la rigidità assorbe le nostre energie impedendoci di vedere il problema sotto un'altra luce. Una bella risata nutre il cervello, libera sostanze che hanno una funzione benefica sul sistema immunitario e migliorano il tono dell'umore; tali sostanze, inoltre, eliminano lo stress aiutandoci a prevenire tutta una serie di disturbi ad esso correlati (attacchi di panico, depressione, ansia, malattie cardiovascolari).

Diverse ricerche hanno dimostrato che elevati livelli di stress e ansia causano un abbassamento delle naturali difese immunitarie del nostro organismo. Al contrario una bella risata, spontanea, di pancia, rappresenta un vero toccasana che ci aiuta a tenere lontano tensione, disagi e malattie. Ridere favorisce la circolazione e l'ossigenazione del sangue, permettendo in questo modo ai tessuti di rigenerarsi; la risata, inoltre, stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche che hanno un effetto benefico sul sistema cardiovascolare. Se si pensa che tutto ciò che condiziona lo stato emozionale di un individuo ha un impatto importante sul cuore, è facile comprendere quanto una semplice risata possa giovare alla nostra salute.



Non a caso negli ultimi decenni si è sviluppata una vera e propria terapia del sorriso, detta anche clown-terapia, usata in molteplici contesti socio-sanitari (situazioni di disagio sociale, ospedali, case di cura...) e particolarmente adatta con i bambini. È un approccio fondato sulla constatazione degli effetti benefici che l'allegria e una sana risata sono in grado di produrre, anche su pazienti gravemente malati.

Basta la semplice azione di inarcare le labbra all’insù perché l'organismo inizi a produrre endorfine. Secondo alcune ricerche i bambini in media ridono trecento volte al giorno, il numero scende drasticamente nei soggetti adulti: appena venti risate, in media, in tutta la giornata. È possibile imparare di nuovo a ridere? Sì, discipline come lo yoga della risata si propongono proprio questo grazie a tecniche che lavorano sulla respirazione e il riso indotto. Perché ridere è un meccanismo innato che può diventare una filosofia con cui affrontare l'esistenza.

Il ricercatore Caspar Addyman ha condotto una lunga indagine sul meccanismo della risata nei neonati presso il Centro per il Cervello e lo Sviluppo Cognitivo a Birkbeck, Università di Londra. Contrariamente a quanto si riteneva in precedenza, i suoi risultati hanno documentato che il 90% dei bambini inizia a ridere già a poche settimane di distanza dalla nascita. La risata costituisce una delle più fondamentali espressioni umane: è stato osservato che bambini nati ciechi e sordi conservano l'istinto e la capacità di ridere.
Attraverso una semplice risata il bioritmo inizia una corsa che mette in movimento l'intero organismo: una scossa elettrica che, quando ci permettiamo di ridere “di pancia”, ci fa letteralmente “piegare in due” in un singulto al limite del pianto. Ci si libera così da ogni tensione: i muscoli si contraggono e si rilasciano, mentre il ritmo del corpo che si muove senza regole allontana ogni pensiero. Ogni volta che iniziamo a ridere l'ansia è un passo più lontana, insieme allo stress e allo sforzo di dover sempre sottostare alle convenzioni.
La maggior parte di noi è costretta a vivere in un habitus troppo stretto, angusto, per la maggior parte del tempo della vita. La serietà e l'impegno richiesti in numerosi ambiti della routine quotidiana lentamente spengono la voglia di esprimere la propria carica vitale, l'energia e i sorrisi di cui avremmo bisogno per portare a termine la giornata senza sentirci sconfitti. Ridere è una forma di protesta che unisce individui diversi e aiuta la pace, questo perché smorza improvvisamente le tensioni e fa apparire la vita in tutta la sua precarietà, complicata ed emozionante.

Grazie a una risata che nella fase iniziale è indotta si impara a lasciarsi andare e a ridere di cuore, attività che, come dimostrato da numerose ricerche, ha effetti sul sistema circolatorio, contribuisce ad abbassare la pressione e regola il colesterolo. Lentamente, di fronte ai guai di ogni giorno, si sperimenta inoltre che di fronte all'apparente impossibilità di trovare una soluzione non rimane che un’unica soluzione... una risata salvifica.



La risata può anche essere provocata dal solletico. Sebbene la maggior parte delle persone lo trovi sgradevole, il solletico è spesso causa di forti risate, reputato di essere un riflesso fisico spesso incontrollabile.

La risata può essere classificata in vari modi. In base all'intensità: il ridacchiare, il cachinno, la risatina, il riso represso, lo sghignazzamento, la risata di pancia (a crepapelle), lo scoppio di risa. Secondo l'apertura di bocca: risolino, sogghigno, sghignazzo. Secondo il modo respiratorio: sbuffata ilare. Secondo l'emozione, si esprime con: sollievo, allegria, gioia, felicità, imbarazzo, scuse, confusione, risata nervosa, risata paradossale, risata di cortesia, risata malvagia. Le risate possono essere classificate anche in base alla sequenza di note o tonalità che produce.

È stato anche determinato che gli occhi si inumidiscono durante la risata, come riflesso delle ghiandole lacrimali.

La risata non è sempre un'esperienza piacevole ed è associata a diversi fenomeni negativi. L'eccessivo ridere può portare a cataplessia e a spiacevoli attacchi di risa, esaltazione eccessiva e colpi ricorrenti di sghignazzate - da considersi tutti aspetti negativi del ridere. Attacchi sgradevoli di risate, o "farsa allegria", di solito si verificano in persone che hanno una condizione neurologica, tra cui i pazienti con sindrome pseudobulbare, sclerosi multipla e malattia di Parkinson. Questi pazienti sembrano ridere di divertimento, ma poi riferiscono che sentono sensazioni indesiderate "al momento della battuta". L'esaltazione eccessiva è un sintomo comune associato con psicosi maniaco-depressiva e mania/ipomania. Coloro che soffrono di psicosi schizofreniche sembrano soffrire il contrario — non capiscono l'umorismo o non ottengono nessuna gioia da esso. Un accesso di risa descrive un momento anomalo quando non si può controllare la risata o il proprio corpo, a volte causando convulsioni o un breve periodo di incoscienza. Alcuni credono che eccessi di risate rappresentino una forma di epilessia.



Sigmund Freud riassunse nella sua teoria che il riso rilascia tensione ed "energia psichica". Questa teoria è una delle giustificazioni delle affermazioni che la risata è benefica per la salute. Tale teoria spiega il perché la risata possa essere usata come "meccanismo di sopportazione" quando uno è triste o agitato.

Il filosofo John Morreall, fondatore della Società Internazionale di Studi sull'Umorismo (ISHS), asserisce che la risata umana potrebbe avere le sue origini biologiche come una sorta di espressione condivisa di sollievo al superamento di pericolo. Friedrich Nietzsche, al contrario, suggeriva che la risata era una reazione al senso di solitudine esistenziale e alla mortalità che solo gli esseri umani sentono.

Per esempio: una barzelletta crea un'incoerenza e il pubblico cerca automaticamente di capire che cosa significa tale incoerenza; se gli spettatori riescono a risolvere questo "indovinello cognitivo" e si rendono conto che la sorpresa non era pericolosa, allora ridono di sollievo. Altrimenti, se l'incongruenza non è risolta, non c'è risata, come Mack Sennett ha sottolineato: "Quando il pubblico è confuso, non ride". Questa è una delle leggi fondamentali del comico, denominata "esattezza". È importante notare che a volte l'incoerenza può essere risolta, ma potrebbe non esserci lo stesso nessuna risata. Poiché la risata è un meccanismo sociale, il pubblico potrebbe non percepire di "essere in pericolo" e la risata non si verificherebbe. Inoltre, la misura dell'incoerenza (e gli aspetti di tempo e ritmo) ha a che fare con la quantità di pericolo che il pubblico avverte e quanto a lungo e forte ridano.

Le risate in letteratura, sebbene considerate poco studiate da alcuni, sono un argomento che ha ricevuto l'attenzione in letteratura per millenni. L'uso dell'umorismo e della risata in opere letterarie è stato studiato e analizzato da molti pensatori e scrittori, dagli antichi filosofi greci in poi. Il riso. Saggio sul significato del comico (1900 di Henri Bergson) è un notevole contributo del XX secolo.

Per Erodoto, si può distinguere il ridere in tre tipi:

Coloro che sono innocenti da misfatti, ma ignoranti della propria vulnerabilità.
Coloro che sono pazzi.
Coloro che sono troppo sicuri di sé.
Secondo l'accademico americano Donald Lateiner, Erodoto scrive sul ridere per valide ragioni letterarie e storiologiche. "Erodoto crede che la natura (o meglio, la sua direzione da parte degli dèi) e la natura umana coincidano sufficientemente, oppure che quest'ultima non è che un aspetto o analogia della prima, cosicché l'esito viene suggerito al destinatario." Nell'esaminare la risata, Erodoto lo fa nella convinzione che essa dica al lettore qualcosa sul futuro e/o carattere della persona che ride. È anche in questo senso che non è un caso che in circa l'ottanta per cento delle volte in cui Erodoto parla della risata, essa sia seguita da una punizione. "Gli uomini la cui risata merita un riscontro, sono segnati, perché la risata connota sdegno sprezzante, un senso arrogante di superiorità, e questo sentimento e le azioni che ne derivano attirano l'ira degli dei."



Thomas Hobbes intende la superiorità della risata in un senso molto più ampio di quello estetico e quasi-morale di Aristotele: le basi della teoria di superiorità sono sicuramente greche. Con le parole di Hobbes: "La passione della risata non è altro che la gloria improvvisa derivante dal concepimento improvviso di una qualche eminenza in noi stessi, in confronto con l'infermità di altri, o con la nostra precedente."

Schopenhauer dedica alla risata il 13º capitolo della prima parte della sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione.

Friedrich Nietzsche distingue due scopi differenti per l'utilizzo delle risate. In senso positivo, "l'uomo utilizza il comico come terapia contro la veste restrittiva della moralità logica e della ragione. Ha bisogno di tanto in tanto di una retrocessione innocua dalla ragione e dal disagio, e in questo senso la risata per Nietzsche ha un carattere positivo." La risata può tuttavia avere anche una connotazione negativa quando viene utilizzata per l'espressione di un conflitto sociale. Ciò viene espresso, per esempio, in La gaia scienza: "Risata - Ridere significa essere schadenfroh, ma con la coscienza pulita."

"Forse le opere di Nietzsche avrebbero avuto un effetto totalmente diverso, se il giocoso, l'ironico e lo scherzoso nei suoi scritti fossero stati inseriti meglio."

Nel suo Il riso. Saggio sul significato del comico, il filosofo francese Henri Bergson, rinomato per i suoi studi filosofici sul materialismo, la memoria, la vita e la coscienza, cercò di determinare le leggi del comico e capire le cause fondamentali delle situazioni umoristiche. Il suo metodo consiste nel determinare le cause del comico invece di analizzarne gli effetti. Affronta inoltre la risata in relazione alla vita umana, all'immaginazione collettiva e all'arte, per avere una migliore conoscenza della società.Una delle teorie del saggio è che la risata, come attività collettiva, ha un ruolo sociale e morale; costringe le persone ad eliminare i loro vizi. È un fattore di uniformità dei comportamenti, condanna i comportamenti ridicoli ed eccentrici.

In questo saggio, Bergson ha anche affermato che vi è una causa centrale per tutte le situazioni comiche, che sono derivate da una meccanizzazione applicata alla vita. La fonte basilare del comico è la presenza di inflessibilità e rigidità nella vita. In effetti, per Bergson l'essenza della vita è movimento, elasticità e flessibilità, e ogni situazione comica è dovuta alla presenza di rigidità e di scarsa elasticità di vita. Quindi per Bergson la fonte del comico non è la bruttezza ma la rigidità. Tutti gli esempi presi da Bergson (un uomo che cade per strada, i cartoni animati, l'imitazione, l'applicazione automatica di convenzioni e regole, la distrazione, i gesti ripetitivi di un oratore, la somiglianza tra due facce...) sono situazioni comiche perché danno l'impressione che la vita sia soggetta a rigidità, automatismo e meccanizzazione.

Bergson ha effettivamente avuto questa idea da Schopenhauer, che spiega come la risata emerga dalla collisione tra intuizione e ragione. Infine, Bergson osserva che la maggior parte delle situazioni comiche non sono risibili perché fanno parte delle abitudini collettive. Quindi definisce la risata come un'attività intellettuale che richiede un approccio immediato a una situazione comica, totalmente distaccato da una qualsiasi forma di emozione o sensibilità. Ibid Una situazione diventa risibile, quando l'attenzione e l'immaginazione sono concentrate sulla resistenza e la rigidità del corpo. Così qualcuno diventa risibile ogni volta che dia l'impressione di essere una cosa o una macchina.





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