Visualizzazione post con etichetta CUORE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CUORE. Mostra tutti i post

domenica 11 dicembre 2016

PROBLEMI.....SOTTO LE LENZUOLA



Sesso e cuore sembrerebbero essere legati. Infatti, qualora sotto le lenzuola funzioni tutto a dovere anche cuore e vasi sono in salute mentre in caso di flop a letto è bene controllare anche l’apparato cardiocircolatorio. Gli uomini over 50 che soffrono di disfunzione erettile hanno maggior rischio di cardiopatie ed eventi cardiovascolari. Lo dimostrano i dati di uno studio pubblicato sulla rivista Heart, secondo cui è vero anche il contrario visto che i pazienti con problemi cardiovascolari hanno una probabilità del 46% più elevata di disturbi sessuali.
“I disturbi sessuali maschili sono in aumento, minano il benessere di coppia e sono spesso correlati a malattie cardiovascolari, metaboliche e problemi urinari – spiega Giorgio Franco, presidente SIA – La difficoltà di erezione, il disturbo sessuale maschile più comune, colpisce oltre 3 milioni di italiani ed è in crescita anche tra gli under 40: si tratta di una delle ‘spie’ più efficienti per capire se l’apparato cardiocircolatorio funziona a dovere ed è perciò un sintomo da non sottovalutare. Una eventuale aterosclerosi dei vasi sanguigni, infatti, si manifesta prima e in maniera più evidente nelle arterie di piccolo calibro come quelle che irrorano il pene: una riduzione del flusso sanguigno all’organo che si esplica nelle difficoltà di erezione può perciò essere il primo segnale di un’aterosclerosi diffusa, presente anche in altre zone, per esempio le coronarie che irrorano il cuore o le carotidi che portano il sangue verso il cervello.

Il 67% di chi soffre di eiaculazione precoce riconosce che "la troppa fretta nell'intimità" è causa di importante insoddisfazione per la partner ma, pur condividendo con lei la preoccupazione circa il problema, solamente 1 paziente su 4 si rivolge al medico per trovare una soluzione. In metà dei casi non si fa nulla, in un quarto dei casi si ricorre a mezzi approssimativi e poco efficaci, come l'uso di preservativi ritardanti, e, solo nel 5% dei casi a farmaci prescritti dal medico. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, sicuramente determinante la mancanza di una terapia farmacologica efficace e specifica per questa patologia, che è ormai riconosciuta come una patologia organica e che come tale va trattata e curata. "Ne emerge un quadro piuttosto allarmante – afferma un medico - 1 uomo su 4 soffre di eiaculazione precoce in modo ricorrente, ma solo 1 su 10 capisce che è una patologia che influisce in modo importante sulla vita di coppia e genera una profonda insoddisfazione nella partner. L'uomo si confida con la partner, ma trova maggiori difficoltà a parlarne con gli esperti e chiedere aiuto: solo 1 su 4 ha consultato un medico; la decisione di consultare un medico è presa in oltre metà dei casi insieme alla partner che ha un ruolo importante nell'accelerare questa scelta", conclude la ricercatrice.
"La mancata comunicazione, con lo specialista andrologo - spiega sempre il medico - può avere radici profonde, che possono trovare spiegazione nella spesso complessa relazione 'padre-figlio' con le sue problematiche e le sue reticenze. Diversamente da quanto succede nella donna, le cui visite dal ginecologo sono una consolidata abitudine di prevenzione, nel sesso maschile la visita allo specialista andrologo è dettata da problemi contingenti e, a causa della riservatezza o della timidezza dei soggetti, il dialogo con il medico risulta problematico. Per questi motivi, il paziente arriva alla visita specialistica 'impreparato' proprio da un punto di vista emozionale e non in grado di comunicare serenamente la propria condizione".




Lavoro o studio, attività domestiche, impegni di coppia, hobby … la stanchezza cronica assale le italiane. Dover essere sempre al top, in ufficio, in famiglia crea un forte stress nelle donne che si riflette negativamente anche sotto le lenzuola.
Stanchezza, calo del desiderio e ansia da prestazione.
Un’italiana su tre non ha più voglia di fare l’amore. E’ quanto emerso da una ricerca presentata al Congresso Mondiale di Ginecologia Psicosomatica (ISPOG), che ha coinvolto circa 400 donne dai 18 ai 45 anni apparentemente in buona salute. Il calo della libido è un disturbo in forte aumento e presenta altri risvolti: dalla difficoltà a raggiungere l’orgasmo (25%) al dolore durante i rapporti (27%). Ma sono in crescita anche altre patologie tipicamente femminili: alterazioni del ciclo, disturbi dell’umore, endometriosi e infertilità.
L’ansia da prestazione invece, è una paura che affligge un’italiana su cinque. Il problema è poco noto e sottovalutato: se il 95% donne conosce quella “al maschile”, solo il 38% sa che può presentarsi anche nel gentil sesso. È invece uno dei nuovi nemici della coppia, e più a rischio sono quelle che soffrono di cicli abbondanti, che possono causare anemia e di forti sbalzi ormonali.
Per risolvere questi problemi bisogna ripensare al proprio stile di vita. E’ necessario prestare maggiore attenzione ai segnali che il corpo ci invia. Con il proprio partner serve un compromesso per dividersi meglio il carico del lavoro in casa e le reciproche responsabilità.
Anche la contraccezione può essere un prezioso aiuto. La pillola può essere amica della donna e della coppia perché stimola l’energia e permette di vivere al meglio la sessualità. Una volta che la serenità tornerà sotto le lenzuola riacquisterete anche la tranquillità all’interno della coppia, per affrontare insieme le difficoltà, lo stress e mille impegni di tutti i giorni.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

giovedì 1 ottobre 2015

ABBRACCIAMOCI



Un abbraccio è un gesto volto ad esprimere affetto o amore che consiste nello stringere le braccia e le mani attorno al corpo di un'altra persona. L'abbraccio richiede che il busto delle persone interessate sia combaciante reciprocamente.

Si tratta di una delle forme di effusione più diffuse fra gli umani, insieme al bacio. Rispetto a quest'ultimo, però, viene di norma considerato un'espressione di generico affetto, tanto è vero che nella maggior parte delle culture e società può essere praticato indifferentemente fra familiari e amici, oltre ovviamente che fra amanti, senza limitazioni di sesso o di età e tanto in pubblico quanto in privato senza incorrere in alcuna forma di stigmatizzazione o riprovazione sociale.

In generale, un abbraccio può rappresentare un'effusione romantica o una generica forma di affetto verso una persona, ad esempio un modo per manifestare gioia o felicità nell'incontrare o salutare qualcuno. Alternativamente, un abbraccio può essere volto a confortare o rincuorare qualcuno. In definitiva, si tratta di un gesto che esprime affetto in una vasta gamma di gradi.

Esistono evidenze scientifiche secondo le quali gli abbracci avrebbero un effetto benefico a livello fisiologico: alcuni studi avrebbero infatti dimostrato come essere abbracciati aumenti il livello di ossitocina e abbassi contemporaneamente la pressione sanguigna.



L'abbraccio è una vera e propria terapia per il mantenimento della salute e del benessere. E' un gesto primordiale e rappresenta il primo momento di contatto tra la mamma e il bambino dopo la sua nascita.

Un semplice abbraccio ha effetti benefici sull'ossigenazione del sangue. Il potere dell'abbraccio è nel contatto tra due corpi. Quando abbracciamo una persona, rafforziamo il suo organismo stimolando la produzione di emoglobina, che trasporta l'ossigeno ai tessuti. Quando essi ricevono ossigeno, hanno con sé una nuova energia che permette al nostro corpo di ringiovanire.

L'abbraccio è parte di un vero e proprio percorso di guarigione. E' per questo che si parla talvolta di abbraccio-terapia. Gli abbracci stimolano nel nostro organismo la produzione di sostanze benefiche che permettono l'autoguarigione e l'autoriparazione delle cellule e dei tessuti. Abbracciare un ammalato, dal punto di vista interiore, regala un piccolo momento di sollievo.

L'abbraccio è un gesto reciproco e gratuito. Un abbraccio non costa nulla e non richiede molto tempo. E' un vero e proprio dono reciproco, benefico per entrambe le persone che si abbracciano, che si donano calore e conforto a vicenda. E' inoltre un gesto positivo di riappacificazione. Aiuta le persone a sfogarsi e ad aprirsi agli altri.

Ricevere e donare un abbraccio migliora l'autostima e le capacità intellettive, oltre che le competenze linguistiche e il QI nei bambini. Studi scientifici hanno dimostrato che in generale questo gesto reciproco favorisce l'autostima e le capacità mentali sia della persona che abbraccia che di chi viene abbracciato.



L'abbraccio può essere considerato come una terapia naturale e completamente gratuita contro la depressione. Gli scienziati del Canadian Community Health Survey hanno scoperto che coloro che ricevono frequenti dimostrazioni di affetto, che si manifestano con abbracci e carezze, presentano un rischio inferiore di andare incontro a depressione e disturbi mentali rispetto a coloro a cui non vengono mai dedicati gesti gentili.

Abbracciarsi è un ottimo rimedio per alleviare lo stress. Lo hanno dimostrato gli scienziati della Medical University di Vienna. Il merito è dell'ossitocina, una sostanza conosciuta come ormone del buonumore. L'ossitocina viene rilasciata dal nostro organismo durante gli abbracci, contribuendo a contrastare lo stress. L'effetto antistress dell'abbraccio sarebbe maggiore tra persone che si conoscono e che si vogliono bene.

L'abbraccio è il più naturale e spontaneo gesto d'affetto tra mamma e bambino. Se il bambino piange, non c'è nulla di più efficace di un abbraccio per calmarlo. Solo l'abbraccio della mamma può calmare realmente il neonato. La psicoterapeuta statunitense Virginia Satir diceva: "Ci servono 4 abbracci al giorno per sopravvivere. Ci servono 8 abbracci al giorno per mantenerci in salute. Ci servono 12 abbracci al giorno per crescere".

Abbracciarsi migliora la memoria. Per stimolare il nostro cervello a ricordare meglio ciò che di importante ci accade, impariamo ad abbracciarci più spesso. Come nel caso dell'effetto antistress dell'abbraccio, il merito sarebbe ancora una volta della produzione di ossitocina, come sottolineato da parte dei ricercatori austriaci. Se tra le due persone che si abbracciano esiste una fiducia reciproca, la terapia dell'abbraccio funziona meglio.



Un semplice abbraccio contribuisce a migliorare la salute del cuore. Uno studio pubblicato su Psychosomatic Medicine ha evidenziato che gli abbracci producono degli effetti positivi sulla salute del cuore, con particolare riferimento alle donne. Nelle donne, dopo una serie di abbracci, è stato evidenziato un calo della pressione sanguigna e del cortisolo, a beneficio del cuore e della circolazione sanguigna.

In caso di ansia e panico l'abbraccio può diventare una vera e propria terapia. La produzione di ormoni del benessere nel corso di un abbraccio è in grado di stimolare una sensazione di maggiore calma e di pace. La stimolazione della produzione di endorfine avviene grazie agli abbracci frequenti. Per ottenere degli effetti positivi dagli abbracci, a parere degli esperti, ne sono necessari da 4 a 12 al giorno. 4 abbracci al giorno sono sufficienti per mantenere la normale tranquillità, mentre la dose massima di abbracci contribuisce ad alleviare ansia e angoscia.

Nella nostra società il contatto fisico è di frequente ridotto al minimo: lentamente ci siamo disabituati a toccare ed essere toccati. Al contrario, diversi studi hanno dimostrato l'importanza degli abbracci, non solo per lo sviluppo dell'autostima dei bambini, bensì come terapia anti-ansia, capace di influire positivamente sull'umore e aumentare il senso di sicurezza di cui ha bisogno ognuno di noi.

Un team di ricerca appartenente alla School of Medicine dell'Università della California, San Diego, ha sottolineato che esperienze piacevoli collegato al tatto, quale l'abbraccio, provocano una risposta positiva da parte dell'organismo. Lo stimolo emotivo agirebbe direttamente sull'amigdala, con il conseguente aumento nella produzione di ossitocina.



Fondamentale nella sessualità e comunicazione umana, l'ossitocina è un ormone secreto dalla neuroipofisi, il cui ruolo si rivela centrale durante il parto e nell'allattamento. Grazie all'ossitocina, infatti, la muscolatura dell'utero viene sollecitata dando origine alle contrazioni del travaglio e del parto. Secondo gli studi una donna possiede in media livelli di ossitocina superiori del 30% rispetto all'uomo. In generale, in entrambi i sessi la presenza di ossitocina è stata messa in relazione con la presenza e la capacità di sviluppare legami in senso emotivo e sociale, oltre che dal punto di vista sessuale.

Quando agitazione e inquietudine ci assalgono un abbraccio può essere salvifico. Abbracciare non costa nulla, non si fa per senso del dovere, né può essere imposto. Al contrario, quando un braccio diventa totale allora produce una risposta emotiva potente. Impara a ricevere e dare gli abbracci con tutto te stesso: abbandonati all'altro, lasciati cullare e avvolgere. Quando sei tu a farlo, abbraccia facendo sentire all'altro la forza del contatto, dalla pancia alle braccia. Una terapia a base di emozioni è capace di scuotere e far uscire dall'isolamento, combatte il senso di solitudine, riattiva la connessione fra noi e gli altri.

Secondo i ricercatori della Canadian Community Health Survey chi riceve frequenti abbracci e carezze ha un rischio inferiore di cadere vittima della depressione. Abbraccia rafforza l'autostima e aumenta la fiducia, sia durante l'infanzia, sia nell'età adulta. Perché in fondo ciò di cui abbiamo tutti bisogno in certe giornate è semplicemente un abbraccio che viene dal cuore: un gesto primordiale che vale più di mille parole.
.

.

venerdì 25 settembre 2015

Ci Facciamo Una Bella RISATA?



Ridere è una capacità tipicamente umana, innata in ognuno di noi anche se, sempre più spesso, ci dimentichiamo l'importanza e l'effetto benefico che una sana risata può avere sul nostro cervello e sul nostro organismo.

La nostra società giudica in modo eccessivamente positivo la serietà e la predisposizione a vivere in modo esageratamente composto, mentre  il divertimento e la tendenza a ridere vengono vissuti come aspetti da circoscrivere a momenti ludici e di svago. Uno dei luoghi comuni più diffusi ci porta a pensare che serietà sia sinonimo di costanza, affidabilità e responsabilità, mentre l'allegria è spesso fraintesa come eccessiva leggerezza e superficialità. Da questa credenza scaturisce l'idea che una persona portata a sdrammatizzare, a ridere anche nelle situazioni più critiche e complesse sia immatura, ingenua e non all'altezza di certi compiti e impegni. Invece è una qualità preziosa che ci consente di esse flessibili, elastici e di cambiare visuale con agilità.

Ridere ci permette di liberarci dagli atteggiamenti mentali chiusi, troppo razionali e statici, ci aiuta a sviluppare una curiosità e un'intelligenza creativa che ci rende aperti, elastici e dotati di molteplici punti di vista. Un pensiero costantemente serioso diventa ripetitivo e pedante, le fissazioni producono ansia e stress, la rigidità assorbe le nostre energie impedendoci di vedere il problema sotto un'altra luce. Una bella risata nutre il cervello, libera sostanze che hanno una funzione benefica sul sistema immunitario e migliorano il tono dell'umore; tali sostanze, inoltre, eliminano lo stress aiutandoci a prevenire tutta una serie di disturbi ad esso correlati (attacchi di panico, depressione, ansia, malattie cardiovascolari).

Diverse ricerche hanno dimostrato che elevati livelli di stress e ansia causano un abbassamento delle naturali difese immunitarie del nostro organismo. Al contrario una bella risata, spontanea, di pancia, rappresenta un vero toccasana che ci aiuta a tenere lontano tensione, disagi e malattie. Ridere favorisce la circolazione e l'ossigenazione del sangue, permettendo in questo modo ai tessuti di rigenerarsi; la risata, inoltre, stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche che hanno un effetto benefico sul sistema cardiovascolare. Se si pensa che tutto ciò che condiziona lo stato emozionale di un individuo ha un impatto importante sul cuore, è facile comprendere quanto una semplice risata possa giovare alla nostra salute.



Non a caso negli ultimi decenni si è sviluppata una vera e propria terapia del sorriso, detta anche clown-terapia, usata in molteplici contesti socio-sanitari (situazioni di disagio sociale, ospedali, case di cura...) e particolarmente adatta con i bambini. È un approccio fondato sulla constatazione degli effetti benefici che l'allegria e una sana risata sono in grado di produrre, anche su pazienti gravemente malati.

Basta la semplice azione di inarcare le labbra all’insù perché l'organismo inizi a produrre endorfine. Secondo alcune ricerche i bambini in media ridono trecento volte al giorno, il numero scende drasticamente nei soggetti adulti: appena venti risate, in media, in tutta la giornata. È possibile imparare di nuovo a ridere? Sì, discipline come lo yoga della risata si propongono proprio questo grazie a tecniche che lavorano sulla respirazione e il riso indotto. Perché ridere è un meccanismo innato che può diventare una filosofia con cui affrontare l'esistenza.

Il ricercatore Caspar Addyman ha condotto una lunga indagine sul meccanismo della risata nei neonati presso il Centro per il Cervello e lo Sviluppo Cognitivo a Birkbeck, Università di Londra. Contrariamente a quanto si riteneva in precedenza, i suoi risultati hanno documentato che il 90% dei bambini inizia a ridere già a poche settimane di distanza dalla nascita. La risata costituisce una delle più fondamentali espressioni umane: è stato osservato che bambini nati ciechi e sordi conservano l'istinto e la capacità di ridere.
Attraverso una semplice risata il bioritmo inizia una corsa che mette in movimento l'intero organismo: una scossa elettrica che, quando ci permettiamo di ridere “di pancia”, ci fa letteralmente “piegare in due” in un singulto al limite del pianto. Ci si libera così da ogni tensione: i muscoli si contraggono e si rilasciano, mentre il ritmo del corpo che si muove senza regole allontana ogni pensiero. Ogni volta che iniziamo a ridere l'ansia è un passo più lontana, insieme allo stress e allo sforzo di dover sempre sottostare alle convenzioni.
La maggior parte di noi è costretta a vivere in un habitus troppo stretto, angusto, per la maggior parte del tempo della vita. La serietà e l'impegno richiesti in numerosi ambiti della routine quotidiana lentamente spengono la voglia di esprimere la propria carica vitale, l'energia e i sorrisi di cui avremmo bisogno per portare a termine la giornata senza sentirci sconfitti. Ridere è una forma di protesta che unisce individui diversi e aiuta la pace, questo perché smorza improvvisamente le tensioni e fa apparire la vita in tutta la sua precarietà, complicata ed emozionante.

Grazie a una risata che nella fase iniziale è indotta si impara a lasciarsi andare e a ridere di cuore, attività che, come dimostrato da numerose ricerche, ha effetti sul sistema circolatorio, contribuisce ad abbassare la pressione e regola il colesterolo. Lentamente, di fronte ai guai di ogni giorno, si sperimenta inoltre che di fronte all'apparente impossibilità di trovare una soluzione non rimane che un’unica soluzione... una risata salvifica.



La risata può anche essere provocata dal solletico. Sebbene la maggior parte delle persone lo trovi sgradevole, il solletico è spesso causa di forti risate, reputato di essere un riflesso fisico spesso incontrollabile.

La risata può essere classificata in vari modi. In base all'intensità: il ridacchiare, il cachinno, la risatina, il riso represso, lo sghignazzamento, la risata di pancia (a crepapelle), lo scoppio di risa. Secondo l'apertura di bocca: risolino, sogghigno, sghignazzo. Secondo il modo respiratorio: sbuffata ilare. Secondo l'emozione, si esprime con: sollievo, allegria, gioia, felicità, imbarazzo, scuse, confusione, risata nervosa, risata paradossale, risata di cortesia, risata malvagia. Le risate possono essere classificate anche in base alla sequenza di note o tonalità che produce.

È stato anche determinato che gli occhi si inumidiscono durante la risata, come riflesso delle ghiandole lacrimali.

La risata non è sempre un'esperienza piacevole ed è associata a diversi fenomeni negativi. L'eccessivo ridere può portare a cataplessia e a spiacevoli attacchi di risa, esaltazione eccessiva e colpi ricorrenti di sghignazzate - da considersi tutti aspetti negativi del ridere. Attacchi sgradevoli di risate, o "farsa allegria", di solito si verificano in persone che hanno una condizione neurologica, tra cui i pazienti con sindrome pseudobulbare, sclerosi multipla e malattia di Parkinson. Questi pazienti sembrano ridere di divertimento, ma poi riferiscono che sentono sensazioni indesiderate "al momento della battuta". L'esaltazione eccessiva è un sintomo comune associato con psicosi maniaco-depressiva e mania/ipomania. Coloro che soffrono di psicosi schizofreniche sembrano soffrire il contrario — non capiscono l'umorismo o non ottengono nessuna gioia da esso. Un accesso di risa descrive un momento anomalo quando non si può controllare la risata o il proprio corpo, a volte causando convulsioni o un breve periodo di incoscienza. Alcuni credono che eccessi di risate rappresentino una forma di epilessia.



Sigmund Freud riassunse nella sua teoria che il riso rilascia tensione ed "energia psichica". Questa teoria è una delle giustificazioni delle affermazioni che la risata è benefica per la salute. Tale teoria spiega il perché la risata possa essere usata come "meccanismo di sopportazione" quando uno è triste o agitato.

Il filosofo John Morreall, fondatore della Società Internazionale di Studi sull'Umorismo (ISHS), asserisce che la risata umana potrebbe avere le sue origini biologiche come una sorta di espressione condivisa di sollievo al superamento di pericolo. Friedrich Nietzsche, al contrario, suggeriva che la risata era una reazione al senso di solitudine esistenziale e alla mortalità che solo gli esseri umani sentono.

Per esempio: una barzelletta crea un'incoerenza e il pubblico cerca automaticamente di capire che cosa significa tale incoerenza; se gli spettatori riescono a risolvere questo "indovinello cognitivo" e si rendono conto che la sorpresa non era pericolosa, allora ridono di sollievo. Altrimenti, se l'incongruenza non è risolta, non c'è risata, come Mack Sennett ha sottolineato: "Quando il pubblico è confuso, non ride". Questa è una delle leggi fondamentali del comico, denominata "esattezza". È importante notare che a volte l'incoerenza può essere risolta, ma potrebbe non esserci lo stesso nessuna risata. Poiché la risata è un meccanismo sociale, il pubblico potrebbe non percepire di "essere in pericolo" e la risata non si verificherebbe. Inoltre, la misura dell'incoerenza (e gli aspetti di tempo e ritmo) ha a che fare con la quantità di pericolo che il pubblico avverte e quanto a lungo e forte ridano.

Le risate in letteratura, sebbene considerate poco studiate da alcuni, sono un argomento che ha ricevuto l'attenzione in letteratura per millenni. L'uso dell'umorismo e della risata in opere letterarie è stato studiato e analizzato da molti pensatori e scrittori, dagli antichi filosofi greci in poi. Il riso. Saggio sul significato del comico (1900 di Henri Bergson) è un notevole contributo del XX secolo.

Per Erodoto, si può distinguere il ridere in tre tipi:

Coloro che sono innocenti da misfatti, ma ignoranti della propria vulnerabilità.
Coloro che sono pazzi.
Coloro che sono troppo sicuri di sé.
Secondo l'accademico americano Donald Lateiner, Erodoto scrive sul ridere per valide ragioni letterarie e storiologiche. "Erodoto crede che la natura (o meglio, la sua direzione da parte degli dèi) e la natura umana coincidano sufficientemente, oppure che quest'ultima non è che un aspetto o analogia della prima, cosicché l'esito viene suggerito al destinatario." Nell'esaminare la risata, Erodoto lo fa nella convinzione che essa dica al lettore qualcosa sul futuro e/o carattere della persona che ride. È anche in questo senso che non è un caso che in circa l'ottanta per cento delle volte in cui Erodoto parla della risata, essa sia seguita da una punizione. "Gli uomini la cui risata merita un riscontro, sono segnati, perché la risata connota sdegno sprezzante, un senso arrogante di superiorità, e questo sentimento e le azioni che ne derivano attirano l'ira degli dei."



Thomas Hobbes intende la superiorità della risata in un senso molto più ampio di quello estetico e quasi-morale di Aristotele: le basi della teoria di superiorità sono sicuramente greche. Con le parole di Hobbes: "La passione della risata non è altro che la gloria improvvisa derivante dal concepimento improvviso di una qualche eminenza in noi stessi, in confronto con l'infermità di altri, o con la nostra precedente."

Schopenhauer dedica alla risata il 13º capitolo della prima parte della sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione.

Friedrich Nietzsche distingue due scopi differenti per l'utilizzo delle risate. In senso positivo, "l'uomo utilizza il comico come terapia contro la veste restrittiva della moralità logica e della ragione. Ha bisogno di tanto in tanto di una retrocessione innocua dalla ragione e dal disagio, e in questo senso la risata per Nietzsche ha un carattere positivo." La risata può tuttavia avere anche una connotazione negativa quando viene utilizzata per l'espressione di un conflitto sociale. Ciò viene espresso, per esempio, in La gaia scienza: "Risata - Ridere significa essere schadenfroh, ma con la coscienza pulita."

"Forse le opere di Nietzsche avrebbero avuto un effetto totalmente diverso, se il giocoso, l'ironico e lo scherzoso nei suoi scritti fossero stati inseriti meglio."

Nel suo Il riso. Saggio sul significato del comico, il filosofo francese Henri Bergson, rinomato per i suoi studi filosofici sul materialismo, la memoria, la vita e la coscienza, cercò di determinare le leggi del comico e capire le cause fondamentali delle situazioni umoristiche. Il suo metodo consiste nel determinare le cause del comico invece di analizzarne gli effetti. Affronta inoltre la risata in relazione alla vita umana, all'immaginazione collettiva e all'arte, per avere una migliore conoscenza della società.Una delle teorie del saggio è che la risata, come attività collettiva, ha un ruolo sociale e morale; costringe le persone ad eliminare i loro vizi. È un fattore di uniformità dei comportamenti, condanna i comportamenti ridicoli ed eccentrici.

In questo saggio, Bergson ha anche affermato che vi è una causa centrale per tutte le situazioni comiche, che sono derivate da una meccanizzazione applicata alla vita. La fonte basilare del comico è la presenza di inflessibilità e rigidità nella vita. In effetti, per Bergson l'essenza della vita è movimento, elasticità e flessibilità, e ogni situazione comica è dovuta alla presenza di rigidità e di scarsa elasticità di vita. Quindi per Bergson la fonte del comico non è la bruttezza ma la rigidità. Tutti gli esempi presi da Bergson (un uomo che cade per strada, i cartoni animati, l'imitazione, l'applicazione automatica di convenzioni e regole, la distrazione, i gesti ripetitivi di un oratore, la somiglianza tra due facce...) sono situazioni comiche perché danno l'impressione che la vita sia soggetta a rigidità, automatismo e meccanizzazione.

Bergson ha effettivamente avuto questa idea da Schopenhauer, che spiega come la risata emerga dalla collisione tra intuizione e ragione. Infine, Bergson osserva che la maggior parte delle situazioni comiche non sono risibili perché fanno parte delle abitudini collettive. Quindi definisce la risata come un'attività intellettuale che richiede un approccio immediato a una situazione comica, totalmente distaccato da una qualsiasi forma di emozione o sensibilità. Ibid Una situazione diventa risibile, quando l'attenzione e l'immaginazione sono concentrate sulla resistenza e la rigidità del corpo. Così qualcuno diventa risibile ogni volta che dia l'impressione di essere una cosa o una macchina.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

giovedì 20 settembre 2012

L' OTTIMISMO AIUTA IL CUORE A STARE BENE


La salute è importante per la vita di ogni singolo individuo e se si assicura con un sano ottimismo quotidiano, restare in forma diverrà più facile. La causa principale di malesseri cardiovascolari è lo stress che porta con sé stati d'animo depressivi e del tutto nocivi alla salute. Al contrario, è stato scoperto che il buonumore sia strettamente connesso al benessere o al malessere del cuore dell'individuo. Sembra, infatti, che essere ottimisti faccia proprio bene al cuore e che contribuisca a diminuire le possibilità di incorrere in malattie cardiovascolari.

Questo è ciò che ha dimostrato un recente studio statunitense, pubblicato su "Psychological Bulletin" e condotto dai ricercatori dell'Harvard School of Public Health. Dopo aver preso in esame i risultati di più di duecento ricerche, il team americano, guidato da Julia Boehm e Laura Kubzansky ha allegato i dati sui disturbi cardiovascolari a quelli relativi allo stile di vita seguito dai soggetti analizzati. In questo modo, è stato rilevato che i soggetti abituati ad essere di buonumore risultavano più sani rispetto a coloro che tendevano, invece, a mantenere un atteggiamento meno ottimista. Biologicamente parlando, inoltre, i pazienti più solari e positivi erano anche quelli con il livello di pressione sanguigna e di grassi nel sangue inferiori a quelli registrati nei soggetti depressi o di malumore.

Secondo quanto affermato dagli stessi studiosi, quindi, è stato compreso che gli individui più ottimisti e che ridono di più hanno il 50% in meno di rischio di subire un malessere cardiovascolare rispetto ai loro coetanei meno ottimisti. Che ciò serva da monito per imparare a vivere serenamente e in modo meno stressante, senza farsi coinvolgere dal fluire caotico della vita quotidiana. E se proprio si vuole assillare il proprio cuore, si preferisca colpirlo con emozioni positive e sorprendenti!-


.
 .
 .

Elenco blog AMICI