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mercoledì 20 gennaio 2016

COPROFAGIA e COPROFILIA



La coprofagia è un comportamento animale che consiste nell'ingoiare escrementi propri o altrui.

Molte specie animali si sono evolute per praticare la coprofagia, pratica dalla quale assumono sostanze preziose per la propria sopravvivenza; altre specie non consumano normalmente feci ma potrebbero farlo in condizioni inusuali. Abbastanza diffusa nel regno animale, è considerata in ambito umano come parafilia sessuale, che in un esiguo numero di pazienti è associabile a disturbi di schizofrenia.

Manifestazione psicopatologica consistente nella ingestione di feci attuata deliberatamente. Essa si osserva di solito in bambini subnormali od in pazienti psicotici  meno spesso in adulti schizofrenici e raramente in taluni stati demenziali. La coprofagia sta ad indicare un atteggiamento comportamentale di regressione verso stadi precedenti dello sviluppo mentale. Una interpretazione psicoanalitica vede in questa manifestazione uno spunto erogeno, quale tentativo di stimolare la zona erogena-bocca con la stessa sostanza che prima ha suscitato il piacere della zona erogena-ano. Per un altro verso il significato della coprofagia rifletterebbe il desiderio di ripristinare il proprio equilibrio narcisistico recuperando in qualsiasi forma ciò che è stato eliminato o perduto per altra via.

Secondo S. Freud le tendenze coprofile sono del tutto normali nel bambino che, soprattutto durante la fase anale non prova nessun disgusto per gli escrementi, ma ne è addirittura orgoglioso e li utilizza come mezzo di autoaffermazione nei confronti degli adulti. Con l'educazione le pulsioni coprofile sono gradualmente rimosse e l'interesse che inizialmente era rivolto alle feci è spostato su altri oggetti che le simbolizzano, fra cui, in primo luogo, il denaro. Freud sostiene che "nel bambino l'interesse per gli escrementi non è separato dagli interessi sessuali; la scissione fra i due interessi compare solo più tardi, e resta comunque incompleta una parte delle tendenze coprofile si mostra attiva anche in seguito, e si esprime nelle nevrosi, nelle perversioni, nei vizi e nelle abitudini degli adulti"
La psicoanalisi sottolinea anche l'importanza del piacere di odorare coprofilo andato perduto a causa della rimozione. In due lettere di Freud indirizzate a Fliess leggiamo, infatti, che "Le perversioni hanno un carattere animale e devono essere spiegate dall'effetto di sensazioni erogene che in seguito perdono la loro forza". Freud ricorda anche che il senso più sviluppato negli animali è l'odorato e quindi anche negli uomini l'urina, le feci, tutta la superficie del corpo ed anche il sangue hanno un effetto sessuale eccitante (11 gennaio 1897)... perché "adottata l'andatura eretta il naso si è sollevato da terra e con ciò una quantità di sensazioni interessanti, legate alla terra, sono divenute repellenti". Negli animali l'ano e la boccafauci mantengono il loro potere eccitante: "quando ciò avviene nell'uomo ne risulta la perversione".




La coprofilia è una parafilia caratterizzata dal particolare interesse per gli escrementi che diventano oggetto di piacere e, in alcuni casi, di eccitazione sessuale. Nelle pratiche erotiche BDSM e fetish consiste in una serie di giochi connessi alla defecazione.

In alcuni casi la coprofilia può essere correlata alla coprofagia; ciò accade soprattutto nell'ambito di giochi sessuali espletati all'interno di una relazione improntata a sadismo o masochismo, come espressione di sopraffazione o sottomissione di un partner nei confronti dell'altro, spesso con forti connotati di umiliazione. La pratica viene chiamata scat.

In ogni caso la pratica della coprofilia va attentamente valutata dal punto di vista dell'igiene, per i rischi connessi all'ingestione di batteri o virus contenuti nel tratto terminale dell'intestino o nelle feci. Queste pratiche, al contrario del pissing, comportano seri rischi per la salute del ricevente, in quanto le feci sono veicolo di infezioni a prescindere dallo stato di salute del donatore; inoltre, in presenza di epatite le feci sono il principale veicolo di trasmissione. Per quanto riguarda l'AIDS, le feci non veicolano il virus HIV in assenza di perdite di sangue.

Le feci non sono qualcosa di cui si va fieri, anzi, l’atto di defecare – benché comune a tutti gli esseri umani e non solo – è considerato estremamente intimo, quasi da tenere nascosto, come un segreto. Sarà forse questa sfumatura di proibito alla base della coprofilia, una particolare condizione che induce chi ne è affetto a provare eccitazione sessuale in presenza di escrementi.

Benché coprofilia e coprofagia non siano in alcun modo associate a disturbi che sfociano nella violenza, ritroviamo tali comportamenti in alcuni dei più efferati casi della storia criminale riguardanti serial killer. Tra questi si ricordano Albert Fish, noto come il lupo mannaro di Wysteria, e Gerald Stano, la cui tendenza ad ingerire escrementi a quanto pare sia stata causata in origine da una vera e propria necessità di nutrimento, data la totale noncuranza da parte della madre nei suoi confronti.

Tali pratiche portano anche al caso letterario del Marchese de Sade, il celebre scrittore, filosofo ma soprattutto criminale il cui nome è all’origine del termine “sadismo”. Nel 1785, il marchese diede vita ad una delle più oscene e controverse opere della letteratura francese, Le 120 giornate di Sodoma, tra i cui racconti – pornografici a tutti gli effetti – vengono più e più volte narrate scene che ritraggono le coprofilia e coprofagia.

Caratteristica dominante di queste attività è l’umiliazione di chi è “costretto” a defecare di fronte il proprio partner o invece della persona a cui toccherà mangiare le feci.



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lunedì 7 dicembre 2015

LA CASTITA'



La parola deriva dal latino castitas, il nome astratto corrispondente a "castus", che originariamente indicava uno stato "puro" in conformità con la religione greco-romana, diversamente dalla controparte pratica di uno stato mentale "pio" (in latino "pius"), non limitato alla sfera sessuale.

In tempi antichi il valore della castità era oggetto di dibattito sia nella sfera eterosessuale che in quella omosessuale. In particolare, Socrate era un sostenitore delle relazioni pederaste caste tra uomini e ragazzi, in contrapposizione alle relazioni pedagogiche sessuali prevalenti all'epoca. Platone, che trasmise molti di questi insegnamenti ai posteri, è diventato l'eponimo di questo tipo di castità, noto come amore platonico. A causa delle varie proibizioni di intimità sessuali nelle religioni abramitiche (Giudaismo, Cristianesimo, Islam) derivanti dal Decalogo e dalla legge mosaica, il termine è stato spesso associato nella cultura occidentale con l'astinenza sessuale. Tuttavia, in un contesto religioso, il termine è applicabile a persone di tutti gli stati sociali, e ha implicazioni ben oltre la sfera dell'astinenza sessuale.

L’astinenza sessuale è l’abitudine a rinunciare a tutti gli aspetti che riguardano la vita sessuale. Generalmente lo si fa deliberatamente, per ragioni religiose o filosofiche, ma vi possono essere anche finalità pratiche, come ad esempio voler evitare gravidanze indesiderate, HIV ed altre malattie sessualmente trasmesse.

A volte lo si fa forzatamente, semplicemente perché manca un partner sessuale.
Molte religioni e sistemi etici vietano la pratica di attività sessuale se non si è regolarmente sposati, prescrivendo la castità.
Dopo aver avuto una importanza rilevante per moltissimi secoli, la castità è un valore che è andato via via sempre più perdendo di significato, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e dopo l’avvento dei contraccettivi orali e degli antibiotici, che permisero di evitare, o di poter curare, tutte le conseguenze negative procurate dall’espressione libera del desiderio sessuale. A partire dagli anni settanta, la castità prematrimoniale è divenuta solo un ricordo, almeno nelle società occidentali più avanzate. L’Italia non era fra queste, anche se lentamente anche da noi le cose sono cambiate ed ormai è diventato abbastanza normale che i due fidanzati abbiano avuto rapporti sessuali prima di arrivare al matrimonio.

C’è da dire che la norma morale della castità, anche prima degli anni settanta, veniva tranquillamente, ma segretamente, violata. I rapporti sessuali fra persone non sposate si sono sempre praticati, magari cercando di evitare la penetrazione vera e propria, in favore di accarezzamenti e toccamenti delle parti intime, definiti, con un’espressione inglese ormai entrata nell’uso, ‘petting’. In questo modo la verginità della ragazza era garantita, anche se era solo, potremmo dire, una verginità ‘tecnica’.
Si può scegliere la castità, come abbiamo detto, anche per motivi religiosi. In questo caso si parla di ‘ascetismo’, ovvero del rifiuto di avere a che fare con le cose che riguardano il mondo fisico e materiale, in favore di quello spirituale.

Si tratta insomma di una scelta di vita. Da un punto di vista psicologico va osservato però che non è infrequente che, soggetti che soffrono di fobie sessuali, ansia da prestazione, sensi di inadeguatezza, carenza di abilità sociali ecc. scelgano, attraverso la castità, la via più semplice per evitare di affrontare i loro disagi. (Tra i cosiddetti ‘casti’ infatti è molto praticata la masturbazione, il che la dice lunga sul problema).

C’è anche, tra gli uomini, chi sceglie la ‘vera’ castità, senza autoerotismo, nella convinzione che questa pratica permetta di risparmiare il liquido seminale, conservando le sostanze in esso contenute nel corpo, per migliorare lo stato di salute generale, di vitalità e di intelligenza (perché molte sostanze contenute nello sperma sarebbero presenti anche nel cervello).
In realtà queste teorie non sono più considerate valide, almeno da un punto di vista scientifico. Quello che si è appurato invece è l’esatto contrario: maggiori sono le eiaculazioni, minore è il rischio di ammalarsi di cancro alla prostata. Sono stati anche condotti studi, negli anni settanta, che hanno provato che la repressione della sessualità genera aggressività, insensibilità, comportamento criminale.

I fautori della castità pensano che occorre distinguere fra chi si astiene dalle attività sessuali per scelta e chi invece vi è obbligato. E’ chiaro, dicono, che chi mette in pratica questo comportamento perché obbligato dalle circostanze si senta represso e frustrato e dunque sviluppi comportamenti anti-sociali. Chi invece lo fa per libera scelta è una persona capace di gestire le proprie emozioni, capace di evitare determinati pensieri, o l’esposizione a situazioni che potrebbero essere sessualmente eccitanti.



Per quanto riguarda le tre religioni monoteiste, la castità è considerata sempre una virtù, per cui tutte raccomandano l’astinenza sessuale per i non sposati e la fedeltà al/alla partner durante la vita matrimoniale, se non si usano contraccettivi e si fa sesso allo scopo di mettere al mondo dei figli. Nel giudaismo e nell’islamismo i rapporti fra coniugi sono proibiti anche durante il flusso mestruale e per una settimana dopo.
Nelle religioni orientali, in particolare nel buddismo, l’attaccamento alle cose impermanenti è considerato una delle ragioni che causano maggiore sofferenza. Il sesso è la manifestazione più evidente di attaccamento alle cose impermanenti di cui dispongono gli esseri umani: per questo la castità è essenziale per raggiungere il Nirvana e liberarsi dalla sofferenza.

Come metodo di controllo delle nascite, l’astinenza sessuale consiste nell’astenersi dal coito nel periodo fertile della donna. Conosciuto come metodo Ogino-Knaus, sappiamo oggi che esso non è affatto efficace e che ha causato molte gravidanze indesiderate, a causa delle irregolarità che a volte le donne possono presentare nel ciclo.

Negli Stati Uniti recentemente si sono svolti dei programmi di educazione sessuale nelle scuole superiori, allo scopo di inculcare nei giovani la castità come aspetto positivo della vita, per limitare le gravidanze nelle adolescenti ed il contagio da HIV o altre malattie sessualmente trasmesse. Si è visto che questi programmi hanno avuto degli effetti diversi da ciò che ci si attendeva: i ragazzi infatti hanno rinunciato al coito, ma si sono dedicati al sesso orale. In questo modo restano vergini, senza rinunciare alla soddisfazione sessuale. Il problema però è che molti di loro non riescono a mantenere la promessa di castità che hanno fatto a sé stessi e, al primo rapporto sessuale, non sono preparati all’uso del preservativo, il che non previene assolutamente dal contagio e dalle gravidanze che si volevano evitare ed anzi va nella direzione opposta.




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domenica 6 dicembre 2015

BUGCHASING



Il bugchasing è una pratica sessuale che sarebbe prevalentemente diffusa tra gli omosessuali che consiste nel cercare di contrarre il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) da persone infette. Per favorire gli incontri esistono comunità online chiuse, che gravitano attorno a siti web, dove chi chi vuole diventare sieropositivo (il bug-chaser, appunto) può conoscere persone contagiate (i gift-giver, donatori) disposte ad avere rapporti sessuali senza preservativo per trasmettere il virus. Riuscire ad entrare in queste comunità non è semplice: oltre a dover dimostrare di essere attivi su un sito di incontri, l’ingresso “nel club” è regolato da una richiesta che può essere accettata o meno da chi gestisce le varie community.

Come si sa, l’HIV è un virus che colpisce il sistema immunitario che a lungo andare smette di funzionare. Senza un’adeguata terapia, una persona che contrae il virus dell’HIV può ammalarsi di AIDS: ovvero diventa soggetto a infezioni e malattie croniche, che indeboliscono l’organismo fino alla morte. Se diagnosticata in tempo, la condizione di sieropositività può essere tenuta sotto controllo con i farmaci, e la persona può continuare ad avere una vita normale a patto che presti estrema attenzione al rischio di contagiare gli altri. L’HIV si trasmette tramite sangue infetto e per via sessuale: non ci si contagia baciando o abbracciando una persona sieropositiva ma, malgrado istituzioni e associazioni facciano spesso campagne di informazione, la paura “del sieropositivo” continua ad essere piuttosto radicata nella società.
Ma perché una persona sana dovrebbe voler contrarre un virus tanto pericoloso? Per scoprirlo sono stati intervistati diversi uomini, alcuni apparentemente anche molto giovani, che cercavano o offrivano una possibilità di contagio da HIV attraverso rapporti sessuali non protetti. Le risposte sono piuttosto diverse tra loro: c’è chi dice di cercare il contagio «perché affascinato» da quella che viene vista come una trasgressione, ma le motivazioni sono spesso ancora più complesse. C’è chi, paradossalmente, vuole diventare sieropositivo per «smettere di avere paura del contagio» e poter avere rapporti sessuali più liberi e appaganti con persone a loro volta sieropositive, senza dover utilizzare il preservativo.

Si tratta di un comportamento che con tutta probabilità è figlio di una certa disinformazione sulle reali modalità di trasmissione del virus dell’HIV, e sull’impatto che l’essere sieropositivi ha sulla vita di una persona. «Il rovescio della medaglia è che devi fare una terapia e tre esami l’anno» – dice un ragazzo disposto a trasmettere il virus, presentando la cosa quasi come “un affare” con più benefici che costi in termini di salute. Una volta diventati sieropositivi e cominciata la terapia, l’avere rapporti sessuali con partner nelle stesse condizioni viene considerata una pratica priva di rischi. Ovviamente non è così, perché esistono numerose altre malattie a trasmissione sessuale contro le quali l’unica barriera è appunto l’uso del preservativo. Un altro giovane, tra quelli intervistati, sembra essere molto più preoccupato all’idea di contrarre la sifilide o l’epatite, ma non l’HIV. Facendo sesso non protetto con partner sieropositivi, e quindi esponendosi al rischio di contagio, dichiara di vivere la propria sessualità in modo più appagante. «Altrimenti ti devi mettere il preservativo ovunque, anche sulla lingua, e non si può» – dice.
Negli Stati Uniti la pratica del bugchasing è oggetto di un dibattito piuttosto acceso: in molti infatti sostengono che si tratti soltanto di una “leggenda metropolitana” costruita per dare un’immagine negativa degli omosessuali, con la presunta volontà di sottolineare “la natura deviata” delle persone gay. In ogni caso, cercare volontariamente il contagio da HIV rappresenta comunque un rischio enorme: non soltanto per se stessi, ma anche per il proprio partner, specie quando non è stato messo al corrente del possibile pericolo a cui si espone avendo rapporti sessuali non protetti.



Ma esistono purtroppo anche casi in cui si trasmette volontariamente l'HIV:

Lesioni gravissime, volontarie e permanenti: questi tre aggettivi riassumono la drammaticità di questa vicenda.

Il protagonista è Valentino T. un impiegato trentenne di Roma che dal 2006 sa di essere sieropositivo; nel corso di questi anni il ragazzo ha avuto diverse relazioni, e nonostante fosse consapevole che il virus dell’Hiv si trasmette per via sessuale non ha mai usato protezioni con le sue partner, tenendole oltretutto all’oscuro della sua malattia.

Ancora non è chiaro se il ragazzo abbia agito così per leggerezza o con la reale volontà di contagiare ma fatto sta che ben sei ragazze sono così state infettate dal virus. Una di loro otto mesi fa ha scoperto di essere sieropositiva ed avendo dei sospetti ha sporto denuncia. Così sono cominciate le indagini condotte dalla sezione di polizia giudiziaria del tribunale diretta da Anna Galdieri.

Valentino T. è stato subito interrogato dagli inquirenti, ha dapprima negato di essere a conoscenza della sua sieropositività ma dinanzi alle prove schiaccianti dei poliziotti ha dovuto confessare.

Infatti gli investigatori sono risaliti al test per l’ Hiv che il ragazzo ha fatto nell’anno 2006, e del cui risultato positivo era ben cosciente. Si sono messi sulle tracce di tutte le ex fidanzate ed amanti occasionali del giovane impiegato informandole della pericolosa eventualità che avessero contratto anche loro l’Hiv.

Purtroppo cinque ragazze, oltre alla donna che ha sporto denuncia, sono risultate positive e si pensa che le persone coinvolte dal contagio siano molte di più in quanto bisogna tener conto delle ragazze che ancora non sono state rintracciate e dei partner che le ragazze hanno successivamente avuto.

Per queste ragioni il pubblico ministero Francesco Scavo ha accusato Valentino T. di lesioni gravissime, volontarie e permanenti ed il giudice per le indagini preliminari Alessandro Arturi ha disposto l’incarcerazione del trentenne, avvenuta il 24 novembre scorso.



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sabato 5 dicembre 2015

I PRESERVATIVI



"Un uomo viaggia in treno con un bambino, quando una donna incuriosita comincia a chiedergli: - Bel bambino! E' suo figlio? E l'uomo: - No. Donna: - E' suo nipote? Uomo: - No. Donna: - E' il figlio di un suo amico? Uomo: - No, guardi io sono un rappresentante di preservativi e questo bambino e' un reclamo.."

Risulta citato nell'antichità, almeno nel 1500 a.C. presso gli Egizi su disegni che ritraggono un preservativo. In largo uso anche nel mondo greco-romano, aveva assunto nel periodo del tardo impero romano, oltre il valore preventivo, una funzione anche erotica. Con il Rinascimento, ne tornò l'uso iniziando la diffusione dall'Inghilterra. Già nel 1550 infatti, l'anatomista Gabriele Falloppio, ricavandolo da budello animale aveva realizzato una guaina per il pene, ma lo aveva fatto per scopi igienici, per difendersi dalla sifilide, importata in Europa dal Nuovo Mondo. Probabilmente il medico francese, Sig.Còndom, forse proveniente dal comune di 7.251 abitanti situato nel dipartimento del Gers nella regione del Midi-Pirenei – dove si producevano budella di agnelli, trasferitosi in Inghilterra, lo propose come vero e proprio "preservativo" ai fini di evitare un'indesiderata procreazione, presso la Corte di Carlo II d’Inghilterra (1665-1685).

Nel XVI secolo, in Italia, Gabriele Falloppio pubblicò il primo articolo conosciuto in cui venne descritto il preservativo come profilassi da malattie sessualmente trasmissibili. Il più vecchio preservativo trovato è del 1640, scoperto a Dudley Castle in Inghilterra. Esso era fatto di intestino animale, ed era utilizzato per la prevenzione di malattie. Ad ideare i profilattici nella tipologia attuale fu Julius Fromm (1883-1945). Fromm proveniva da una famiglia ebraica, che si era trasferita in Germania dalla Russia,osservò il preoccupante fenomeno rappresentato dalle migliaia di soldati tedeschi che si ammalavano di malattie veneree, in seguito ai rapporti sessuali consumati nelle retrovie dei fronti del conflitto. E così si mise a produrre il popolare oggetto di gomma come strumento di protezione nei contatti sessuali occasionali.

Iniziò a produrre preservativi in grande quantità nel 1916, per le necessità dei soldati tedeschi, guadagnando molto denaro. La produzione andò a pieno ritmo nel periodo della Repubblica di Weimar. In alcune regioni del Norditalia il preservativo è popolarmente chiamato "goldone". L'origine del soprannome non è chiara: potrebbe essere un riferimento a Franco Goldoni, fondatore dell'azienda Hatù, oppure derivare dalla scritta Gold One, marchio dei profilattici dei soldati statunitensi che si trovavano in Italia durante la seconda guerra mondiale.

Tra molti individui, soprattutto di sesso maschile, persiste una forte resistenza psicologica e ancor più culturale all'uso del profilattico. Questa diffidenza trova diverse parziali giustificazioni, ad esempio nel costo dello stesso, nelle (rare, ma possibili) eventualità di rottura durante il rapporto, o nella riduzione della sensibilità e quindi del piacere dovuta all'applicazione del profilattico; in realtà il problema principale, sul piano psicologico, è dovuto all'ansia causata dal timore di perdere l'erezione nell'atto di indossare il profilattico prima della penetrazione sessuale. Questo timore può però essere affrontato, e risolto o perlomeno ridotto, laddove il/la partner collabori fattivamente all'uso del profilattico, aiutando il partner ad indossarlo sul pene eretto, trasformando questa fase del rapporto in uno dei preliminari allo stesso.

L'uso del profilattico, diffuso anche nelle coppie stabili, è consigliato a maggior ragione nei rapporti occasionali, sia come anticoncezionale ma ancor più come protezione nei confronti di malattie sessualmente trasmissibili (MST), in primo luogo l'AIDS, ma anche epatite B, sifilide, gonorrea, clamidia, herpes genitale ecc.

La Chiesa cattolica ne vieta fermamente l'uso, in quanto è intrinsecamente immorale ogni azione - come, per esempio, la sterilizzazione diretta o la contraccezione -, che, o in previsione dell'atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione. Per queste ragioni, la Chiesa cattolica richiede metodi conformi ai criteri oggettivi della moralità, e cioè con la continenza periodica e il ricorso ai periodi infecondi. Durante il viaggio in Africa, in volo verso il Camerun, martedì 17 marzo 2009 Benedetto XVI rilascia una dichiarazione ai giornalisti nella quale per la prima volta un pontefice pronuncia la parola "preservativo", pur ribadendone la condanna.
Altre confessioni religiose, come la Chiesa Evangelica Valdese, i Testimoni di Geova, le Assemblee di Dio, ritengono che invece l'utilizzo del preservativo sia perfettamente lecito in quanto non introduce problemi di natura etica.

Non è inusuale la preferenza di taluni nell'acquisto presso distributori automatici o presso i supermercati piuttosto che nelle farmacie, con lo scopo di evitare di pronunciare un termine sentito ancora come sconveniente; va sottolineato in questo senso che alcune farmacie evitano di esporre le confezioni di profilattici in modo visibile e facilmente accessibile al cliente, e in alcuni casi perfino la vendita degli stessi sembra essere impedita da motivi ideologici o religiosi. In Italia il costo di un singolo profilattico si aggira sul prezzo di circa 1 euro.



Negli anni ottanta le campagne di prevenzione da infezioni da HIV che hanno cominciato a promuovere l'utilizzo del preservativo per ridurre il rischio di contagio ed indipendentemente dalla sua efficacia anticoncezionale hanno incontrato numerosi ostacoli culturali. In Italia, nel 1993 l'allora Ministro della pubblica istruzione Rosa Russo Jervolino, fortemente cattolica, ritenne necessario bocciare una campagna d'informazione rivolta agli studenti in quanto compariva il termine tabù.

In una parte del cinema pornografico hardcore, specie europeo, gli attori maschi talora utilizzano oggi apertamente preservativi nel corso della penetrazione vaginale o anale; cosa che può essere considerata sia come un effetto delle campagne a favore della pratica del sesso protetto, specie in condizioni di promiscuità, che come un contributo implicito alle stesse.

Il profilattico è formato da una sottile guaina di lattice, ma ne vengono realizzati anche in altri materiali sintetici che consentono di evitare rare reazioni allergiche. Si adatta perfettamente alla forma ed alla dimensione del pene grazie alla sua notevole elasticità. L'interno è cosparso di sostanze lubrificanti che servono per evitare irritazioni e dolore all'uomo durante la penetrazione, non essendo il pene a contatto con i lubrificanti naturalmente prodotti dalla vagina prima e durante il rapporto.

Il profilattico offre la migliore protezione contro il contagio da malattie sessualmente trasmissibili tra tutte le metodologie anticontraccettive disponibili. Uno studio effettuato nel 2000 dal Dipartimento della salute statunitense conferma che un uso tipico del preservativo riduce dell'85% il rischio di contrarre il virus dell'HIV. Tale studio, in cui sono stati esaminati i tassi di infezione in coppie sierodiscordanti, ha ricavato tale dato appurando che il tasso di sieroconversione annuale in coppie in cui uno dei due partner era risultato sieropositivo era inferiore allo 0,9%, a fronte di un tasso di infezione fra il 6% e il 7% riscontrato fra le coppie che avevano rapporti senza protezione. È opportuno aggiungere che comunque i dati sull'uso del preservativo erano autodichiarati dai partecipanti allo studio e, pertanto, non sarebbe corretto indicare tale dato come quello indicativo dell'efficacia del preservativo, che è strettamente legata all'uso che se ne fa. Il preservativo, pertanto, rimane un mezzo assolutamente sicuro a patto che lo stesso sia indossato prima della penetrazione e che lo stesso non si rompa o si sfili.
I profilattici sono liberamente acquistabili senza ricetta e visita medica.
In particolare, per quanto riguarda i rapporti occasionali, a differenza dei contraccettivi ormonali come la pillola anticoncezionale, il profilattico può essere utilizzato all'occorrenza, in pochi secondi.
La sua efficacia viene stimata con un Indice di Pearl (numero di gravidanze indesiderate nell'arco di anno considerando 100 donne) variabile tra 0,2 e 2.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità, in riferimento ad un campione costituito da coppie americane monitorate durante il primo anno di utilizzo, indica il 2% di gravidanze indesiderate in caso di uso perfetto (continuativo e corretto) e il 15% di gravidanze indesiderate in caso di uso tipico (si considera l'intero campione, indipendentemente dal fatto che vi sia stato un uso perfetto).

Un preservativo integro e correttamente usato è in grado di bloccare con estrema efficacia la trasmissione di virus e agenti patogeni; ma, nel caso dovesse rompersi o sfilarsi durante il rapporto (in media, un rischio presente nell'1-3% dei casi, e quasi esclusivamente dovuto ad un uso scorretto dello stesso), non elimina completamente le possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili (AIDS, epatiti, candidosi, gonorrea, sifilide etc.). Perfino in questo caso, comunque, piccolissime rotture comportano un rischio di esposizione agli agenti patogeni che si valuta rimanere lo stesso molto più basso di quello che deriverebbe dal suo mancato uso (nei modelli sperimentali, il rischio ipotetico di esposizione alla matrice liquida che contiene gli agenti patogeni rimane infatti, anche nel caso di piccole rotture, inferiore di cento volte - ovvero >0,6% di rischio relativo - rispetto al suo mancato uso).
Può diminuire o alterare le sensazioni tipiche del coito per entrambi i partner, anche se alcuni modelli in commercio sostengono di enfatizzarle per il partner femminile, o di svolgere una funzione utile a ritardare deliberatamente l'eiaculazione negli uomini affetti da eiaculazione precoce.
Per alcuni soggetti il preservativo di lattice può causare reazioni allergiche.

Se usato correttamente, cioè prima di iniziare la penetrazione e per tutta la durata del rapporto sessuale, sia esso vaginale che anale, il profilattico evita che lo sperma entri a contatto con la vagina durante un rapporto sessuale, impedendo l'eventuale fecondazione. Contemporaneamente evita che le secrezioni dei partner entrino a contatto con le mucose riducendo ma non eliminando il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale, in primis, il virus HIV.
È consigliabile leggere il foglio illustrativo contenuto in ogni confezione di profilattici.
È consigliabile, per chi non lo abbia mai utilizzato, provare ad indossarne uno al di fuori del contesto di un rapporto sessuale. Ciò permette di prendere anticipatamente confidenza con il suo utilizzo, riducendo così il rischio di un uso scorretto o del non uso (per timore di apparire inesperti, soprattutto se giovani).
È molto importante, per non aumentare le possibilità di rottura del preservativo durante il rapporto, che lo stesso sia conservato in condizioni ambientali e di temperatura normali. Occorre pertanto evitare di conservarlo in luoghi esposti al sole oppure in portafogli o tasche dove potrebbe essere esposto al forte calore sviluppato dal corpo umano, e quindi danneggiarsi.
È inoltre consigliabile nel caso di rapporti anali o che pongono sotto stress il preservativo la scelta di preservativi fabbricati con materiali molto più resistenti come il poliuretano o il Teflon e una minima lubrificazione degli orifizi con lubrificanti che non danneggino il profilattico: sono quindi da preferire i lubrificanti o i gel a base di acqua.
Dopo il rapporto è importante rimuovere il pene dalla vagina prima che questo si afflosci, tenendo ben saldo il preservativo tra le dita per evitare che questi si srotoli dal pene e rimanga all'interno della vagina.

Il preservativo femminile si chiama Femidom. Esistono in commercio, se pur poco diffusi, dei profilattici indossabili dalla donna, da inserire nella vagina prima del rapporto. Il loro funzionamento è analogo a quelli maschili. Il Femidom è uno strumento di prevenzione dell'HIV e delle altre malattie sessualmente trasmissibili che può essere utilizzato dalle donne. E' una morbida e resistente guaina trasparente che si inserisce nella vagina prima di un rapporto. E' possibile reperirlo in farmacia o via internet.



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sabato 25 luglio 2015

Ho il Pene Troppo Grosso per il Preservativo


Sesso : 

ho il Pene troppo grosso 

per usare il preservativo

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martedì 8 ottobre 2013

..AMORE..: Gay Detector

Gay Detector


il gay detector

 Re e Principi fedeli alleati dell'Occidente fremono per la trovata made in Kuwait.

 E' un aggeggio che, non si capisce come, scoverebbe gli omosessuali ...

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