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mercoledì 20 gennaio 2016

COPROFAGIA e COPROFILIA



La coprofagia è un comportamento animale che consiste nell'ingoiare escrementi propri o altrui.

Molte specie animali si sono evolute per praticare la coprofagia, pratica dalla quale assumono sostanze preziose per la propria sopravvivenza; altre specie non consumano normalmente feci ma potrebbero farlo in condizioni inusuali. Abbastanza diffusa nel regno animale, è considerata in ambito umano come parafilia sessuale, che in un esiguo numero di pazienti è associabile a disturbi di schizofrenia.

Manifestazione psicopatologica consistente nella ingestione di feci attuata deliberatamente. Essa si osserva di solito in bambini subnormali od in pazienti psicotici  meno spesso in adulti schizofrenici e raramente in taluni stati demenziali. La coprofagia sta ad indicare un atteggiamento comportamentale di regressione verso stadi precedenti dello sviluppo mentale. Una interpretazione psicoanalitica vede in questa manifestazione uno spunto erogeno, quale tentativo di stimolare la zona erogena-bocca con la stessa sostanza che prima ha suscitato il piacere della zona erogena-ano. Per un altro verso il significato della coprofagia rifletterebbe il desiderio di ripristinare il proprio equilibrio narcisistico recuperando in qualsiasi forma ciò che è stato eliminato o perduto per altra via.

Secondo S. Freud le tendenze coprofile sono del tutto normali nel bambino che, soprattutto durante la fase anale non prova nessun disgusto per gli escrementi, ma ne è addirittura orgoglioso e li utilizza come mezzo di autoaffermazione nei confronti degli adulti. Con l'educazione le pulsioni coprofile sono gradualmente rimosse e l'interesse che inizialmente era rivolto alle feci è spostato su altri oggetti che le simbolizzano, fra cui, in primo luogo, il denaro. Freud sostiene che "nel bambino l'interesse per gli escrementi non è separato dagli interessi sessuali; la scissione fra i due interessi compare solo più tardi, e resta comunque incompleta una parte delle tendenze coprofile si mostra attiva anche in seguito, e si esprime nelle nevrosi, nelle perversioni, nei vizi e nelle abitudini degli adulti"
La psicoanalisi sottolinea anche l'importanza del piacere di odorare coprofilo andato perduto a causa della rimozione. In due lettere di Freud indirizzate a Fliess leggiamo, infatti, che "Le perversioni hanno un carattere animale e devono essere spiegate dall'effetto di sensazioni erogene che in seguito perdono la loro forza". Freud ricorda anche che il senso più sviluppato negli animali è l'odorato e quindi anche negli uomini l'urina, le feci, tutta la superficie del corpo ed anche il sangue hanno un effetto sessuale eccitante (11 gennaio 1897)... perché "adottata l'andatura eretta il naso si è sollevato da terra e con ciò una quantità di sensazioni interessanti, legate alla terra, sono divenute repellenti". Negli animali l'ano e la boccafauci mantengono il loro potere eccitante: "quando ciò avviene nell'uomo ne risulta la perversione".




La coprofilia è una parafilia caratterizzata dal particolare interesse per gli escrementi che diventano oggetto di piacere e, in alcuni casi, di eccitazione sessuale. Nelle pratiche erotiche BDSM e fetish consiste in una serie di giochi connessi alla defecazione.

In alcuni casi la coprofilia può essere correlata alla coprofagia; ciò accade soprattutto nell'ambito di giochi sessuali espletati all'interno di una relazione improntata a sadismo o masochismo, come espressione di sopraffazione o sottomissione di un partner nei confronti dell'altro, spesso con forti connotati di umiliazione. La pratica viene chiamata scat.

In ogni caso la pratica della coprofilia va attentamente valutata dal punto di vista dell'igiene, per i rischi connessi all'ingestione di batteri o virus contenuti nel tratto terminale dell'intestino o nelle feci. Queste pratiche, al contrario del pissing, comportano seri rischi per la salute del ricevente, in quanto le feci sono veicolo di infezioni a prescindere dallo stato di salute del donatore; inoltre, in presenza di epatite le feci sono il principale veicolo di trasmissione. Per quanto riguarda l'AIDS, le feci non veicolano il virus HIV in assenza di perdite di sangue.

Le feci non sono qualcosa di cui si va fieri, anzi, l’atto di defecare – benché comune a tutti gli esseri umani e non solo – è considerato estremamente intimo, quasi da tenere nascosto, come un segreto. Sarà forse questa sfumatura di proibito alla base della coprofilia, una particolare condizione che induce chi ne è affetto a provare eccitazione sessuale in presenza di escrementi.

Benché coprofilia e coprofagia non siano in alcun modo associate a disturbi che sfociano nella violenza, ritroviamo tali comportamenti in alcuni dei più efferati casi della storia criminale riguardanti serial killer. Tra questi si ricordano Albert Fish, noto come il lupo mannaro di Wysteria, e Gerald Stano, la cui tendenza ad ingerire escrementi a quanto pare sia stata causata in origine da una vera e propria necessità di nutrimento, data la totale noncuranza da parte della madre nei suoi confronti.

Tali pratiche portano anche al caso letterario del Marchese de Sade, il celebre scrittore, filosofo ma soprattutto criminale il cui nome è all’origine del termine “sadismo”. Nel 1785, il marchese diede vita ad una delle più oscene e controverse opere della letteratura francese, Le 120 giornate di Sodoma, tra i cui racconti – pornografici a tutti gli effetti – vengono più e più volte narrate scene che ritraggono le coprofilia e coprofagia.

Caratteristica dominante di queste attività è l’umiliazione di chi è “costretto” a defecare di fronte il proprio partner o invece della persona a cui toccherà mangiare le feci.



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domenica 10 gennaio 2016

IL FETICISMO



Restif de la Bretonne (Sacy 1734 - Parigi 1806) si sofferma in diverse sue opere su temi feticisti e in particolare sul feticismo dei piedi, che proprio in riferimento alla sua opera viene talvolta chiamato "retifismo". In Le notti di Parigi (1788-1791), per esempio, Bretonne narra dell'insana passione che porta alcuni uomini a rubare le scarpe di signore sorprese a passeggiare lungo le strade della capitale francese; in Le Pied de Fanchette (1768, opera che non conosce ancora traduzione italiana) protagonista è una donna che si serve del fascino delle sue estremità per avvantaggiarsi socialmente.

Un altro autore che ha lasciato opere considerevoli su questi temi è lo scrittore Tanizaki Junichiro, maestro della letteratura giapponese del Novecento. Il giovanile, primissimo racconto Il Tatuaggio (1909 Shisei (Irezumi) esprime chiaramente, in poche righe, la centralità dei piedi nel simbolico erotico dello scrittore: piedi che hanno un'anima e si impongono come strumento di sottomissione dell'uomo nei confronti dell'onnipotente ricca carica sessuale ed esistenziale femminile. Nel romanzo I piedi di Fumiko un giovane aspirante artista scopre la smodata passione di un parente per i piedi di una ragazza che egli mantiene nella propria casa. Perfino negli ultimi giorni della propria vita non rinuncia ad assorbire il poco cibo che è in grado di mangiare dalle estremità di Fumiko. La figura dell'anziano folle di passione ritorna nel libro che è considerato tra i maggiori capolavori di Tanizaki: Diario di un vecchio pazzo. Un uomo, al termine della propria esistenza, tra ricordi e riflessioni, vive e racconta la propria debolezza per i piedi della nuora. Tokusuke arriverà a fare incidere l'impronta dei piedi della donna sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L'operazione con la verniciatura, la manipolazione, l'asciugatura dei piedi, costituisce un'occasione per avvicinare l'oggetto desiderato. "Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra".

La subcultura fetish, che estende la propria influenza nella moda e nell'arte, prende spunto dall'interesse verso le varie forme di feticismo. Tra i pionieri della divulgazione del fetish, a partire dagli anni 1940 figurano i nomi di Irving Klaw, che con la sua rivista Movie Star News lanciò diversi illustratori e fumettisti divenuti poi celebri in questo campo, e John Willie che nel 1946 vendette tutte le prime 5.000 copie del suo Bizarre nell'arco di due settimane.

Appositi locali organizzano spesso degli eventi a tema a cui partecipare o assistere, dedicati comunemente all'adorazione del piede o di particolari calzature come nel caso degli "sneaker party". Esiste anche un relativo filone pornografico e un florido commercio di immagini e video via web, anche di natura amatoriale, che testimonia un certo interesse verso il fetish nelle sue varie forme. Solitamente le pratiche fetish sono inserite all'interno di un più ampio contesto di umiliazione e sottomissione. Un ristretto mercato rivolto agli appassionati permette di acquistare tipici "feticci" quali calze, biancheria intima e scarpe usate.

La moda fetish, abbastanza comune anche nel mainstream, è classicamente costituita da abiti appariscenti realizzati con materiali quali la pelle, latex o PVC, calze in nylon e scarpe con tacco molto alto o stivali di vario tipo. Il colore predominante è il nero, in minor misura viene anche utilizzato il rosso. Viene riscontrato anche l'utilizzo del corsetto, e talvolta di uniformi o divise varie. Una delle più note modelle fetish è stata Bettie Page, divenuta celebre grazie alla raccolta fotografica realizzata da Irving Klaw. Il fotografo Helmut Newton è invece noto per avere "reso il feticismo chic", introducendo gli elementi e temi caratteristici del fetish nella moda mainstream con le sue serie fotografiche pubblicate su Vogue durante gli anni 1970.

Una delle icone dell'immaginario fetish collettivo, con il suo abito aderente in pelle di colore nero e armata di frusta, è il personaggio di Catwoman.

In etnologia si definisce feticismo una forma di religiosità primitiva che prevede l'adorazione di feticci, ovvero di oggetti - spesso manufatti antropomorfi o zoomorfi - ritenuti dotati di poteri magici.
Il termine di fétichisme fu impiegato per la prima volta dal filosofo e linguista francese Charles de Brosses nel 1760.

Il feticismo dagli antropologi evoluzionisti era ritenuto come uno degli stadi più primitivi della religiosità umana, ed era considerato una variante dell'animismo: in realtà si è visto in seguito come le due pratiche religiose si distinguano sotto numerosi aspetti.

Attualmente la definizione di "feticcio" viene usata in modo particolare per quegli oggetti considerati carichi di potenza sacra nell'ambito dei culti dei nativi dell'Africa occidentale.

Nel XIX secolo Karl Marx introdusse il concetto di feticismo della merce come importante componente del capitalismo. Tale concetto è ancora oggi centrale nel marxismo.

Una delle forme più diffuse di perversioni è il feticismo che si definisce come lo spostamento della meta sessuale dalla persona viva nella sua interezza ad un suo sostituto, sia ciò che la sostituisce, una parte del corpo stesso, o una qualità, un indumento o qualsiasi altro oggetto. Il termine feticismo deriva dal portoghese " feitiço " = “artificiale”, poi “sortilegio” ed indica una pratica religiosa che consiste nell'adorare un oggetto di culto, un feticcio appunto. In sessuologia questo termine si applica alle persone che provano un desiderio sessuale per un oggetto, una parte del corpo o una situazione particolare. In alcuni casi la presenza di questo “oggetto di culto” è necessaria, per non dire essenziale, all'eccitazione e al piacere sessuale.

Considerato fino a qualche tempo fa una perversione malsana e da condannare, al giorno d'oggi il feticismo sta entrando nelle abitudini sessuali.

Oggetto del feticismo può essere tutto quello che appartiene in tutti i ‘sensi' alla persona e che può diventare fonte di attrazione, culto e eccitazione.

Gli oggetti feticisti più diffusi sono:

- le stoffe e i materiali come il cuoio, il lattice o il pizzo,
capi di abbigliamento come gonne, calze o di biancheria intima come perizoma, giarrettiere.
- Le parti del corpo ( seno , glutei , piedi, gambe…).
- Alcune caratteristiche fisiche (colore dei capelli , pettinatura, occhiali…).
- Alcune situazioni (donne incinte, handicappati, persone obese o anziane…)



Il feticismo può manifestarsi in una persona in varie forme; Alfred Binet, uno psicologo e ipnotista francese che asserì come l' "amore normale" sia il risultato di una complicata forma di feticismo, suggerì la classificazione dei feticismi o come "amore spirituale" o come "amore plastico". La prima categoria occupava la devozione per specifici fenomeni mentali, come i comportamenti, le classi sociali o i ruoli, mentre la seconda si riferiva alla devozione verso oggetti materiali come animali, parti del corpo od oggetti inanimati. Il concetto di "amore plastico" è quello più conosciuto: per alcuni feticisti, vedere, sentire, annusare, inghiottire o palpare l'oggetto della propria attrazione è importante almeno quanto il coito ordinario. Il concetto di "amore spirituale" non è globalmente accettato perché è impossibile darne una definizione esaustiva. Comportamenti, classi sociali e attitudini sono tutte cose verso le quali è possibile essere ossessionati, ma è difficile da provare che l'ossessione in questione sia a sfondo sessuale. È anche difficile incorporare una "idea" all'interno di un atto sessuale. Tuttavia, l'ossessione mentale può progredire verso l'"amore plastico". Per esempio, l'ossessione verso un dato comportamento sociale potrà introdurlo al gioco delle parti.

Il feticcio può anche essere determinato da un'associazione simbolica inconscia, non sempre indipendente dalle esperienze sessuali dell'infanzia. Ad esempio il piede è un antichissimo simbolo sessuale che compare perfino nella mitologia, la pelliccia contiene un'associazione con la peluria del monte di Venere e così via.

Il feticismo può essere concettualizzato attribuendo vari gradi di intensità al suo manifestarsi:

Livello 1: esiste una leggera preferenza per certi tipi di partner, stimoli o attività sessuali. Il termine fetish non dovrebbe essere usato a questo livello.
Livello 2: esiste una forte preferenza per i casi citati nel primo livello (si tratta della più bassa intensità di feticismo).
Livello 3: sono necessari degli stimoli speciali per consentire l'eccitazione e la prestazione sessuale (moderata intensità di feticismo).
Livello 4: gli stimoli specifici prendono il posto dell'amante (alto livello di feticismo).

Esistono svariate pratiche feticistiche raggruppabili in base al canale sensoriale coinvolto principalmente oppure in base alla natura del feticcio. Il canale visivo ha molto spesso un ruolo primario: si pensi ad esempio al diffuso feticismo del piede o della scarpa (in particolare al dangling, cioè quando si fa dondolare al piede una calzatura parzialmente indossata, oppure al crush fetish), ma anche ad altre forme di feticismo che riguardano altre parti del corpo come le natiche. La visione entra anche in gioco procurando piacere nell'assistere ad alcuni atti corporei quali l'urinare, defecare, starnutire oppure in altri atti come il fumare. L'olfatto e il gusto sono più direttamente implicate nell'urofilia, coprofilia, o nell'adorazione di varie parti del corpo umano. Il canale tattile svolge un ruolo principale in alcune forme di feticismo come quello che porta a indossare abiti in latex o PVC (seconda pelle), ha un ruolo anche nelle pratiche di schiacciamento come il trampling.

Riguardo alla natura del feticcio, si distinguono innanzitutto tre diverse categorie da cui questo può derivare: da specifiche parti del corpo umano (parzialismo), da fluidi o escreti biologici, e da alcuni oggetti inanimati quali possono essere gli indumenti. Le parti del corpo umano assunte come feticcio sono comunemente il seno, le natiche, i piedi, le mani, le gambe ma anche altre parti meno consuete tra cui le ascelle, il naso, i peli e l'ombelico. Tra i fluidi ed escreti biologici figurano il sudore, la saliva, l'urina e le feci. Tra gli indumenti classicamente associati al feticismo figurano la biancheria intima, le calze, i guanti, scarpe e stivali.

Il feticismo può consistere in una pura fascinazione immaginaria, come nel caso della macrofilia o della vorarefilia, oppure sfociare in un atto pratico. Tutte le tipologie di feticisti possono agire secondo tre diverse modalità: una modalità attiva in cui il feticcio viene attivamente usato dal feticista, una modalità passiva in cui è un'altra persona a usare il feticcio sul feticista, e una modalità contemplativa in cui il feticista si limita a trarre piacere dalla contemplazione dei feticci collezionati.

La psicoanalisi freudiana spiega il feticismo ricorrendo alla teoria dello sviluppo psicosessuale. Secondo Sigmund Freud il bambino nella fase edipica, per superare l'angoscia di castrazione derivante dalla paura del padre e soprattutto dalla vista dei genitali femminili privi del pene, si crea un feticcio, ovvero un oggetto volto a sostituire il pene mancante nelle bambine. Se queste ultime sono prive di fallo, infatti, significa che sono state punite (evirate) per qualcosa che hanno commesso, quindi anche il bambino rischia l'evirazione a causa dei suoi desideri incestuosi verso la madre. Il piede, la scarpa e qualsiasi oggetto feticistico permettono così al bambino, fungendo da "fallo femminile", di attenuare la sua angoscia derivante dalla constatazione che le bambine non hanno il pene.

Da parte sua Donald Woods Winnicott considera il feticcio alla stregua di un oggetto transizionale, il quale però viene investito di libido.

Sempre secondo altre teorie psicoanalitiche, il feticismo potrebbe derivare dalla scissione dell'Io e dalla proiezione, talvolta derivante anche dal diniego (meccanismo di difesa che consiste nel rifiuto di riconoscere qualcosa di traumatizzante avvenuto nella realtà).

Il regista americano Quentin Tarantino ha la passione per i piedi femminili, al punto da aver richiesto alle attrici che volevano partecipare al nuovo A prova di morte di presentarsi al casting in infradito. In ogni suo film, infatti, c'è almeno una scena "dedicata" alle estremità delle sue attrici preferite. A cominciare dalla musa Uma Thurman, i cui piedi sono stati omaggiati sia in Pulp Fiction che in Kill Bill . Diverso il caso di Dal tramonto all'alba : lì il regista era Rodriguez, ma Tarantino, attore a sceneggiatore del film, si è scritto una scena ad hoc in cui il suo personaggio leccava del liquore dai piedi di Salma Hayek...

Oltre ai film di Tarantino nel film L'âge d'or di Luis Buñuel c'è una scena in cui la protagonista succhia l'alluce di una statua.



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martedì 17 novembre 2015

IL DESIDERIO NEI NONNI



La sessualità rappresenta una energia vitale che accompagna, evolvendosi continuamente, l’uomo per tutto l’arco della sua esistenza. La fase degli over 65/70  non e’ asessuata. Il climaterio maschile e femminile non segna assolutamente il termine dell’attività sessuale.

Una percentuale significativa di persone over 65/70, nonostante la repressione, i condizionamenti, la censura morale, le difficoltà obiettive continua ad avere rapporti sessuali regolari e soddisfacenti. I veri, autentici e sofferti motivi di cessazione dell’attività sessuale sono per la maggior parte di natura PSICOLOGICA e SOCIALE.

La popolazione italiana di ogni livello di età e condizione socio-culturale spesso non ha informazioni corrette sulla fisiologia, la patologia, i bisogni, i desideri e le attese sessuali degli over60. In ogni fase della vita esistono pregiudizi e stereotipi rigidi che hanno un significato, un valore ed un effetto repressivo ed inibitorio nei confronti dell’attività sessuale degli anziani. Negli over60 esiste spesso una immagine deformata e deformante per quanto riguarda le proprie esigenze, bisogni e rapporti.

Negli over 65/70  si mette spesso in atto un MECCANISMO SUBLIMATORIO, perchè risulta troppo grande, per effetto dei condizionamenti socio- culturali, morali, religiosi, la distanza tra la realtà dell’impulso libico e la fiducia nelle proprie capacità sessuali. Non va inoltre dimenticata una connotazione tipica della società odierna: in ogni età della vita esistono due differenti modelli comportamentali, quello MASCHILE e quello FEMMINILE. Il primo relativamente più permissivo rispetto al secondo, entro cui si perpetuano limitazioni e repressioni ancestrali. E’ tradizione culturale considerare la vecchiaia come periodo di rimpianto e di decadenza, tanto a livello di interesse quanto a livello di attività sessuale vera e propria. In questo processo di negazione sociale della sessualità gli over60 trovano poi spazio alcuni stereotipi molto diffusi e cioè la convinzione che:
l’attrazione erotica possa essere suscitata esclusivamente da un corpo giovane ed esteticamente perfetto;
la funzionalità degli organi genitali sia sottoposta alla usura del tempo e vada quindi incontro ad un decadimento in termini di qualità oltre che di quantità;
l’assenza della capacità o di un fine procreativo generi una caduta della pulsione sessuale;
il piacere sessuale rappresenti dopo una certa età più una “perversione” che una sana e naturale esigenza psicofisica, atta anche a contrastare il processo di invecchiamento psicofisico dell’organismo.
Da queste e da altre false credenze deriva spesso una auto-esclusione dell’anziano, che si trova a rifiutare la propria sessualità o a considerarla in maniera clandestina, come se il desiderio o l’attività sessuale fossero debolezze da nascondere o colpe di cui vergognarsi….. da cui le ritirate “strategiche” dall’universo della eroticità.

Dietro il comune ritornello “ormai sono vecchio“, traspare la seduzione della rinuncia, del disimpegno progressivo, che consente di evitare ogni timore di insuccesso o di frustrazione, una vera e propria autocastrazione preventiva.

Per cui la funzione sex (più che dal rallentamento biologico) può essere frenata da come il singolo anziano si percepisce ed inconsciamente si condiziona.

Le difficoltà sono inerenti al problema del cambiamento e pertanto ad una modificata rappresentazione del sé del proprio corpo-involucro cioè quello che viene percepito dall’altro e del proprio vissuto corporeo in quanto oggetto di desiderio ed in quanto soggetto che può ancora desiderare e godere.

E’ evidente che in questa fascia d’età le condizioni fisiologiche dell’organismo sono cambiate sia dal punto di vista emodinamico che metabolico (per esempio frequenza cardiaca, tono muscolare, equilibrio ormonale). Cosi come a livello muscolare le prestazioni fisiche sono in evidente diminuzione, analogamente le performance sessuali risentono delle variazioni fisiologiche della terza età.

Per esempio, alla ipotonia muscolare e riduzione della gettata cardiaca, che determina evidente diminuzione delle prestazioni fisiche, si associa una ipotonia del sistema venocclusivo erettile ed una diminuzione del flusso ematico cavernoso, che creano alterazioni della capacità erettile e della capacità di mantenere l’erezione.



La fase di eccitamento risulta più prolungata e questo in relazione alle diverse condizioni emodinamiche, infatti si nota un significativo ritardo ad ottenere l’erezione (diminuzione flusso ematico cavernoso ed ipotonia venocclusiva); questa puo’ essere parziale o venire perduta facilmente: la risposta erettiva subisce pertanto un rallentamento globale.

Se l’anziano non fosse a conoscenza di questa normale condizione fisiologica, potrebbe essere portato a pensare di essere affetto da impotenza, alimentando il circuito dell’ansia, con la possibilità di uno scatenamento di impotenza secondaria. Per questo motivo i successivi tentativi di forzare la situazione attraverso un controllo cosciente e i reiterati insuccessi portano l’anziano ad esperire l’ansia della prestazione, precludendogli la possibilità di recepire le stimolazioni in modo adeguato. Si riduce così il “potenziale erotico” che lascia spazio ad un “potenziale inibitorio”.

Nella fase di Plateau si notano varianti meno spiccate ma particolarmente significative in quanto sono in grado di rendere vantaggiosi alcuni aspetti dell’invecchiamento.

La durata d questa fase tende a prolungarsi e ciò in relazione ad un rallentamento della conduzione nervosa nei circuiti di controllo erezione/eiaculazione e si osserva un allungamento del tempo di inevitabilità eiaculatoria, che in giovane età costituisce un aspetto preoccupante per la sua precocità: spesso si verifica addirittura una correzione spontanea di una pregressa eiaculazione precoce. L’anziano ha, una volta raggiunta la fase di plateau, delle erezioni più prolungate nel tempo, spesso impara ad avere rapporti sessuali soddisfacenti senza che questi terminino necessariamente ogni volta con l’eiaculazione.

La terza fase , l’esperienza orgasmica, si effettua in un periodo di tempo più breve. Questo fenomeno è da mettere in relazione alle patologie prostatiche, che in questa fascia di età sono la regola (ipertrofia prostatica benigna, prostatite, tumore della prostata). In questi casi l’inevitabilità eiaculatoria può ridursi, fino a scomparire, per cui la durata dell’orgasmo può essere abbreviato o prolungato mentre il volume del fluido seminale si riduce notevolmente, per ipotrofia delle vescichette seminali.

La quarta fase (di risoluzione) si caratterizza per la rapidità della detumescenza dopo l’eiaculazione e per il prolungamento del periodo refrattario. Dobbiamo ricordare che questi fenomeni sono anche innescati dal diminuito trofismo e tono del tessuto erettile, che risente della variazioni ormonali correlati all’età.



Per la donna l’inizio dell’invecchiamento sessuale può coincidere con la menopausa che presenta segni clinici e biologici specifici: la caduta degli estrogeni , perdita della capacità riproduttiva , riduzione significativa del tasso degli ormoni sessuali presenti nel sangue.

Analogamente a quanto succede per le sue prestazioni fisiche che risentono della ipotonia muscolare (pensiamo alla incontinenza urinaria da sforzo, espressione di cedimento della muscolatura perineale) anche dal punto di vista sessuale assistiamo a dei cambiamenti.

La donna va incontro ad un rallentamento ed indebolimento della risposta sessuale, infatti durante le quattro fasi del ciclo sessuale riduce sia l’intensità della reazione fisiologica che la durata della risposta alla stimolazione sessuale.

Nella fase di eccitamento la lubrificazione della regione vaginale richiede per prodursi tempi più lunghi e la quantità di lubrificazione è minore rispetto alla donna più giovane (ciò in relazione alla carenza estrogenica della menopausa). Queste difficoltà possono essere mitigate allungando i tempi di stimolazione clitoridea antecedenti alla penetrazione o attraverso l’utilizzo di creme o liquidi lubrificanti o sostitutivi ormonali.

Nella fase di Plateau l’intensità della vasocongestione locale del terzo esterno della vagina si riduce notevolmente per il diminuito trofismo tissutale dovuto alla carenza ormonale che determina anche una fibrosi delle pareti vaginali ed il il restringimento del lume .

La diminuzione di spessore della mucosa e la diminuita elasticità dei tessuti in questa area (attraversata dall’uretra e dal collo vescicale) può determinare, durante il rapporto sessuale, una irritazione della vescica e dell’uretra, provocando eventuali uretrocistiti. Queste reazioni fisiologiche possono essere attenuate o eliminate con cure ormonali sostitutive, anche naturali, a base di estrogeni sia per os , sia per applicazioni locali sotto forma di creme.

La fase orgasmica risulta abbreviata, le contrazione della piattaforma orgasmica nel terzo esterno della vagina sono meno frequenti , spesso la risposta contrattile ritmica dell’utero è sostituita da una contrazione spastica percepita dalla donna anziana come dolore riflesso nell’addome inferiore. Il dolore può essere alleviato con opportune tecniche di sostituzioni degli steroidi sessuali

Sostanzialmente nella donna la capacità orgasmica resta invariata fino a tarda età, è soprattutto l’elaborazione a posteriore dell’ esperienza vissuta che favorisce o frena il desiderio.

Nella fase di risoluzione si ha un collasso rapido della vasocongestione dell’intero condotto vaginale (a differenza delle giovani, nelle quali si ha una depressione graduale e normale), attribuita alla minore entità della risposta vasocongestizia pelvica e alla minore elasticità dei tessuti.

La sessualità dell’anziano è arricchita di sfumature sessuali ed erotiche più complete.
La terza età può offrire l’occasione di vivere una sessualità diversa, maggiormente eccitante, in quanto diversa dalla quotidianità, svincolata da impegni stressanti.
Una sessualità più ricca perfezionata dalle esperienze passate e presenti condivise da un lessico comune e costruito nel tempo.

L’ansia da prestazione accomuna tutti gli uomini di tutte le età, ma colpisce soprattutto i maschi anziani: “Chissà se riuscirò”. Numerosi fattori, infatti, possono influire in maniera diversa sui problemi sessuali dell’uomo anziano.

Nella vecchiaia si verificano due importanti categorie di fenomeni: il cambiamento corporeo e le modificazioni fisiologiche e psicologiche.

Il corpo cambia nelle proporzioni, nell’elasticità della pelle e nella tonicità muscolare. E’ chiaro come l’uomo che faccia costantemente attività fisica, senza ansia da prestazione, che curi la sua salute, che mangi in modo sano…. limiti notevolmente i danni del decadimento fisico.

A ciò si aggiunge una diminuzione delle capacità sensoriali, che però possono oggigiorno venire ovviate, vedi occhiali da vista ed eventuali apparecchi acustici molto funzionali. Se la persona mantiene attiva la mente, mostrandosi aperta, flessibile e continuando ad apprendere e a cercare di migliorare se stessa, questi stessi cambiamenti sensoriali vengono ad essere meno percepiti.

Le convinzioni psicologiche sono le più deleterie e colpiscono negativamente gli anziani, soprattutto gli uomini nella sfera sessuale, ad esempio: la paura di invecchiare, di perdere la memoria, di non essere più attraenti, di perdere la capacità erettile, ecc.

L’attuale generazione di anziani ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre hanno subito l’influsso di costumi sessuali molto conservatori. Potrebbe però anche essere che più la persona invecchi più diventi conservatrice e in tale direzione sussistono specifiche ricerche longitudinali, pertanto la prossima generazione potrebbe subire altri tipi di condizionamenti.

E’ chiaro come più un anziano rimanga mentalmente aperto e flessibile più risulterà in grado di contrastare anche gli effetti coorte.

Gli anziani possono vedersi ridurre le opportunità di avere una vita sessuale, perché magari vivono con i figli oppure vivono in case di riposo e non vivono più da soli.

Molti fanno una vita casalinga perché hanno paura di uscire da soli, perché sono vissuti per troppo tempo isolati tra casa e lavoro ed hanno trascurato hobbies ed amicizie. Da qui l’importanza di non isolarsi nella coppia, ma di rimanere aperti alle proprie amicizie e passatempi in tutte le età della vita. La condivisione sconfigge la solitudine e l’isolamento ed aiuta la crescita intellettuale e personale.



Nella terza età si assiste frequentemente ad una scissione tra mente e corpo, con una conseguente focalizzazione dell'attenzione sulle funzioni somatiche, che in alcuni casi può arrivare ad ipocondria, cioè ad un'eccessiva e patologica preoccupazione per le proprie condizioni di salute. Alla base di questa eccessiva preoccupazione c'è molto spesso la perdita d'interesse per il mondo esterno, un dispiacere in campo affettivo o la ridotta attività.Uno dei disturbi più comuni tra le persone anziane è la depressione, che molto spesso non viene riconosciuta perché si manifesta con sintomi molto diversi. Oltre a tristezza e malinconia, altri sintomi depressivi sono: nervosismo, ansia, facile irritabilità, perdita di appetito, sonno irregolare, incapacità di prendere decisioni, senso di colpa e di inutilità, riduzione del desiderio sessuale e rallentamento verbale e psico-motorio. Tali disturbi psichici e in particolare la depressione comportano gravi problemi sessuali nell'anziano, e molto spesso l'uso di farmaci (antidepressivi) può causare disfunzioni sessuali, creando un circolo vizioso. Vi sono persone che in questi casi rifiutano di curarsi.
Anche i fattori socio culturali svolgono un ruolo determinante sul comportamento sessuale. Processi di socializzazione influenzano notevolmente la sessualità delle persone, il loro ruolo sessuale all'interno di un gruppo, come anche le norme e i valori del gruppo ai quali aderiscono.Anche se i ruoli sessuali sono cambiati e abbiamo assistito sin dagli anni '60 ad una maggior libertà nell'espressione sessuale, continuano ad esistere vari stereotipi sulle persone anziane che le descrivono come non attraenti, incapaci di raggiungere piacere sessuale e soprattutto non interessate al sesso. Molto spesso gli anziani interiorizzano tali stereotipi e vivono la sessualità come riprovevole da un punto di vista morale e sociale. In molti casi queste motivazioni spingono la coppia a non esporre i propri problemi sessuali al medico di famiglia o allo specialista.

Quando sia radicato che gli anziani non ricorranno all'attività sessuale o che per lo meno non ne necessitano è testimoniato dal fatto che le stesse organizzazioni o strutture sociali che si sono sviluppate a tutela degli anziani non hanno predisposto spazi che favoriscano le relazioni sociali intese in senso lato, né hanno adeguatamente riconosciuto le necessità sessuali o relazionali che indirettamente o direttamente possono favorire le relazioni sociali e quindi l'attività sessuale dei loro clienti.I differenti ruoli sociali che l'uomo e la donna hanno avuto si riflette sulla loro sessualità. Gli uomini anziani hanno più probabilità rispetto alle donne di sposarsi e di risposarsi in caso di divorzio o di morte del partner. Ruoli convenzionali enfatizzano l'iniziativa, la prestazione, nel lavoro e nelle relazioni sociali. Dopo il pensionamento e le naturali variazioni fisiologiche che accompagnano l'invecchiamento gli uomini possono sperimentare una perdita di autostima.





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