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domenica 17 gennaio 2016

SCOPAMICI





In inglese si chiamano «one night stand» e «friends with benefits», ma sono due concetti universalmente noti ai giovani e meno giovani di tutto il mondo. Sempre più persone si votano consapevolmente al sesso occasionale per essere liberi da quei vincoli che la coppia inevitabilmente impone, mentre altri scelgono di avere un «amico di letto» (altrimenti conosciuti come «trombamici») per sperimentare le gioie del sesso insieme a una persona con cui si condividono interessi e affinità senza però legarsi in un rapporto «di esclusiva». 

Va di moda l’elemento sostitutivo. L’unica, vera, dirompente novità degli ultimi anni in fatto di dinamiche affettive dopo la paperella vibrante e il matrimonio Fede/De Feo. Il neologismo, va ricordato,  l’ha partorito Fabio Volo qualche anno fa in uno dei suoi primi romanzi. 
Lo scopamico trattasi, molto semplicemente, di un amico che, all’occorrenza, oltre a dare un consiglio saggio sull’abito da indossare al matrimonio in Toscana, a spiegarti come fare il back up del blackberry o a prestarti cento euro quando ti si smagnetizza il bancomat, si fa anche, aulicamente parlando, dare una bottarella di tanto in tanto. E senza alcun coinvolgimento sentimentale, senza strascichi. Che detta così può sembrare pure una cosa allettante.

E poi perché no, scatta pure una gara di rutti davanti alla partita per riportare le cose su un piano simpaticamente amichevole. Ecco, se non vuole coinvolgimenti, spiegategli che anche youporn il giorno dopo non invia sms minatori se non riceve proposte di convivenza. 



Avere amico di letto, scopamico o trombamico che dir si voglia è una situazione che presenta notevoli vantaggi e che per questo viene scelta da sempre più ragazze.

Un trombamico non è geloso, non ci asfissia, appaga i nostri desideri ed è anche simpatico e divertente. Certo ci possono essere delle complicazioni (cosa fare se uno dei due si innamora?), ma vale la pena rischiare. 

In alcuni momenti della vita una sana trombamicizia è una vera benedizione. Certo, in fatto di amore e sesso tutto è relativo: non tutti riescono a portare avanti una trombamicizia, altri invece ci sguazzano.

E qui sta il punto: se la condizione di trombamicizia vi piace ben venga, e godetevela. Se invece diventa uno stress per tutta una serie di motivi sempre meglio lasciar stare. Nella vita fare quello che più ci fa stare a nostro agio è sempre la scelta migliore.

Avere un trombamico/a non significa la stessa cosa per tutti così come non esiste un solo tipo di trombamicizia. Questo particolare tipo di situazione è meno inusuale di quanto sembri e sono 5 donne su 10 ad ammettere di averci provato.

La trombamicizia è una di quelle situazione nelle quali tutte giurano che non si troveranno mai, ma che prima o poi capita. Nessun problema, se entrambi sono consenzienti, ma potrebbe anche capitare di provare dei sentimenti per qualcuno che invece da noi vuole solo sesso.

I segnali in questo caso saranno chiari: nessuna coccola dopo il sesso, nessun desiderio di farvi conoscere amici e famiglia e una certa resistenza a parlare di progetti futuri e della possibilità di impegnarsi.
Avere un "amico di letto" presenta sicuramente dei vantaggi, ma ci sono anche diversi aspetti negativi da tenere in considerazione. 

Avere un "amico di letto" significa sostanzialmente poter usufruire di buon sesso senza alcun obbligo sentimentale e potersi salutare con una pacca sulla spalla senza perdere tempo in smancerie. Detto così sembra grandioso, ma la vita ci insegna che non è tutto oro quel che luccica e quella che sembra una situazione idilliaca nasconde in realtà molteplici insidie.

Innanzitutto partiamo dal presupposto che la scissione tra sesso e interesse è pura utopia. Non stiamo parlando necessariamente di amore anzi, può esistere sesso senza amore, ma non può esistere sesso senza interesse per la persona che ci troviamo davanti e l'interesse è l'anticamera dei problemi. Possiamo raccontarci che non ce ne importa niente, ma ci sentiremo inevitabilmente offese se il trombamico si alza dal letto, si infila i pantaloni e se ne va senza uno sguardo. Allo stesso modo non esiste donna a cui non scoccerebbe che l'uomo con cui va al letto vede e frequenta altre e a quel punto, quando subentra la gelosia, tutto è perduto.

Insomma, avere un amico di letto non è una situazione perfetta come si tende a pensare. Certo, si può credere di avere sesso senza problemi, ma sesso e problemi sono intimamente correlati e non è meglio allora condividerli con qualcuno a cui interessa di noi e non con una persona che, per contratto, non deve interessarci?



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domenica 18 ottobre 2015

Amore....AMORE



Spesso si chiama amore anche una persona che non si conosce o si conosce virtualmente nei social-network. Ma conosciamo realmente cos'è l'amore?

I media amano dipingere l’amore a tinte drammatiche: fra sentimenti non corrisposti, rapporti conflittuali, relazioni pericolose, impeto passionale, i modelli tipici dei rapporti di coppia nei film e nelle serie televisive sono tutti all’insegna della tensione. Ed è giusto che sia così. Ma spesso la realtà è molto distante dalla finzione cinematografica, e c’è una cosa che raramente i media raccontano: le vere relazioni – quelle stabili e durature – sono “noiose”, nel senso che non hanno bisogno di nessun dramma che le legittimi. Quando arriva quel momento in cui ti rendi conto di stare meravigliosamente col tuo partner anche guardando un film in pigiama sul divano, beh, benvenuto nel mondo delle relazioni adulte.

Nei rapporti “immaturi” il futuro della coppia è un terreno incerto. Si evita di parlarne perché non ci si vuole sentire eccessivamente legati o non si è del tutto sicuri che la relazione possa durare più di qualche mese. Tutto ciò può anche generare imbarazzi e incomprensioni. In un rapporto maturo e stabile non c’è nessun terrore nel parlare apertamente del futuro della coppia, ed è del tutto normale pianificare viaggi o prendere impegni insieme con mesi di anticipo.

Per qualche strana interpretazione del concetto di coppia, solitamente gli innamorati – specie nei primi tempi – sentono il bisogno di sapere tutto della giornata dell’altro e di comunicare 24 ore al giorno. Le relazioni mature invece si basano sull’idea che, parallelamente alla vita di coppia, entrambi i partner abbiano il proprio spazio personale e il proprio mondo. Non c’è l’ossessione di sapere tutto in ogni momento perché la fiducia è una garanzia sufficiente di rispetto reciproco.

Nei primi appuntamenti si cura in modo maniacale ogni minimo dettaglio del proprio aspetto fisico per non fare figuracce. Se la serata va “a buon fine” e nel momento di spogliarti ti accorgi di avere un calzino bucato, è peggio di una tragedia greca. Ma col tempo la confidenza e la complicità di coppia fanno sì che ogni imperfezione di questo genere non venga più nemmeno notata. Persino l’alito pesante al mattino smette di essere un problema. Quando le imperfezioni e le cose fastidiose tornano a diventare irritanti vuol dire che la relazione è agli sgoccioli.



Gli innamorati sentono il bisogno di ripetersi all’infinito “ti amo” per essere sicuri della tenuta del rapporto. Se uno dei due non lo dice con la stessa frequenza dell’altro allora scattano mille paranoie. Ma quando si è in una coppia stabile, dimostrare l’amore con il proprio comportamento conta molto di più che esprimerlo verbalmente. Spesso l’amore sta più nelle azioni quotidiane che nelle semplici parole.

L'etimologia della parola amore risale al sanscrito kama = desiderio, passione, attrazione . Anche il verbo amare risale alla radice indoeuropea ka da cui (c)amare cioè desiderare in maniera viscerale, in modo integrale, totale.
Un'altra interpretazione etimologica della parola amore, fa risalire il termine al verbo greco mao = desidero, da cui il latino amor da amare che indica un'attrazione esteriore, viscerale, quasi animalesca da distinguere da un'attrazione mentale, razionale, spirituale per esprimere la quale era usato il verbo diligere, cioè scegliere, desiderare come risultato di una riflessione.
Un'ulteriore e meno probabile ma curiosa ed interessante interpretazione etimologica della parola amore individua nel latino a-mors = senza morte l'origine del termine, quasi a sottolineare l'intensità senza fine di questo potentissimo sentimento.

Gli antichi Greci hanno individuato quattro forme primarie di amore: quello parentale-familiare (storge), l'amicizia (philia), il desiderio erotico ma anche romantico (eros), infine l'amore più prettamente spirituale (agape, il quale può giungere fino all'auto-annientamento o kenosis); gli autori moderni hanno distinto anche altre varietà di amore romantico, mentre le tradizioni non occidentali contengono varianti o simbiosi di questi stati.

Una tal ampiezza di usi e significati, in combinazione con la complessità dei sentimenti che coinvolgono i soggetti che amano, possono rendere particolarmente difficoltoso definire in modo univoco e certo l'amore, rispetto ad altri stati emotivi.

Nell'ambito della psicologia esso consiste in un rapporto duale basato su uno scambio emotivo generato dal bisogno fisiologico della gratificazione sessuale e dal bisogno psicologico dello scambio affettivo. L'amore nelle sue varie forme agisce come un importante facilitatore nella relazione interpersonale e, data la sua importanza psicologica centrale, è uno dei temi più comuni trattati nelle arti creative; può infine essere inteso anche come un modo per tenere uniti gli esseri umani contro le minacce provenienti dall'ambiente esterno e per aiutare la riproduzione umana e la conseguente continuazione della specie.

Il termine può acquisire ulteriori precisazioni o significati negli ambiti filosofico, religioso o nelle arti.



Il termine italiano "amore" entra nella lingua italiana a partire dal XIII secolo, derivando dal termine latino amore(m) (nominativo amor), a sua volta derivato dal latino amare. Il termine amare, il quale risulta connesso con il latino amma (mamma), o anche amita (zia), può avere quindi la sua possibile origine dal linguaggio infantile.

Amore di sé, il sano amor proprio appare come condizione di autostima, ma non deve esser confuso col narcisismo che coinvolge l'egocentrismo. Per il buddhismo, che qualifica l'ego come un'illusione della nostra mente, il vero amore, ossia la compassione, esiste solo quando viene diretto verso un'altra persona, non a se stessi. Per la psicoanalisi invece, che si trova completamente opposta al buddhismo, l'ego viene definito come l'unica realtà, l'amore è sempre auto-personale, che può svilupparsi in una forma sana o malsana a seconda dei casi.
L'amore incondizionato, amore altruistico e compassionevole, professato senza aspettarsi nulla in contraccambio corrisponde all'amore spirituale predicato dalle varie religioni.
L'amore filiale e fraterno tra discendenti e antenati (familiare, parentale).
L'amicizia è un sentimento che nasce dalla necessità provata dagli esseri umani di socializzare tra loro.
L'amore romantico è un sentimento che in un certo grado idealizza la persona amata, soggetta all'aspettativa amorosa.
L'amore sessuale è prodotto dal desiderio sessuale mente l'amore platonico è il concetto filosofico che innalza l'amore alla contemplazione della bellezza, alla conoscenza pura e disinteressata. Poi successivamente interpretato dai Neoplatonici del '500 come amore filosofico nei confronti di una persona.
L'amore per la Natura coinvolge un sentimento di protezione verso il mondo vegetale ed animale e l'amore per qualcosa di astratto o inanimato, un oggetto fisico, un'idea, ma anche un obiettivo ideale (amor di patria o patriottismo) e può essere associato con l'eroismo; in quest'ultimo caso costituisce una forma di altruismo nei confronti del proprio gruppo.
L'amore per Dio è la devozione che si basa sulla fede religiosa mentre l'amore universale, spiritualità in senso lato, corrispondente all'esperienza data dal misticismo (estasi, illuminazione, nirvana).



L'amore è il grande escluso delle analisi filosofiche e psicologiche che si occupano del comportamento umano. In parte perché il termine stesso è inflazionato o contaminato da molteplici significati. Ma che parola dovremmo usare per definire quel sentimento di forte empatia che vuole il bene dell'altro senza anteporre il proprio? Se escludiamo tutti gli altri significati, questo sentimento è la ragione principe del comportamento morale per molte persone. Solo chi non lo vive può non tenerne conto nel fare e nel valutare leggi che devono regolamentare il comportamento umano nella società. La paura delle conseguenze del proprio agire è fondamentale solo per chi non ama nel senso testé definito. La mera paura delle conseguenze del proprio agire è già di per sé il segno di un handicap morale. I deterrenti non possono costituire l’unica forma di educazione morale nella società. Se uno crede di essere nel giusto non ha paura delle conseguenze; al limite, se ne guarda, per comprensibili ragioni di opportunità. Ma un Gandhi non sarebbe stato possibile se nell'animo umano l'ultima frontiera dell'agire morale fosse la paura. Allo stesso modo, i kamikaze non possono essere fermati con meri strumenti polizieschi. Non possiamo dunque contare solo sui freni inibitori della paura. La stessa presenza di un superego è un handicap morale, perché l'amore non è, da esso, soltanto diminuito, o indebolito, è addirittura sostituito con valori che antepongono l’Io all’Altro, valori che non hanno in sé nulla di morale, di autoresponsabile. Anche se può sembrare più rassicurante, per la sua prudenza programmata e per la sua incapacità di azzardo, un pilota automatico, senza la supervisione di un pilota reale, è un azzardo puro e semplice. La capacità di agire nella realtà esige la libertà e la responsabilità.

Lo psicologo di origine tedesca Erich Fromm ha sostenuto nel suo libro L'arte di amare che l'amore non è solo un sentimento, ma è anche composto da azioni e che in realtà il cosiddetto "sentimento d'amore" è superficiale rispetto al proprio impegno di amare attraverso una serie di azioni amorevoli nel corso del tempo. In questo senso, Fromm ha dichiarato che l'amore non è in definitiva un sentimento per tutti, ma piuttosto è un impegno e un'adesione, un insieme di azioni amorevole rivolte verso un'altra persona, ma anche verso se stessi o nei confronti di molti altri, per una periodo prolungato, duraturo. Fromm ha anche descritto l'amore come una scelta consapevole che nelle sue fasi iniziali potrebbe nascere come un sentimento involontario, ma che poi non viene più a dipendere solo da quei sentimenti, ma piuttosto da un impegno consapevole.

Sebbene gli esseri umani non siano in genere sessualmente monogami, qualcuno ritiene tuttavia che siano emozionalmente monogami: possono amare (romanticamente) una sola persona alla volta. Quando una persona condivide con un'altra un amore per un lungo periodo di tempo, sviluppa un "attaccamento" sempre più forte verso l'altro individuo.

Per quanto riguarda l'eventuale presenza di figli, secondo recenti teorie scientifiche sull'amore, questa transizione dall'attrazione all'attaccamento avverrebbe in circa 30 mesi: il tempo di portare a termine una gravidanza e di curare la prima infanzia del bambino. Dopo questo periodo la passione diminuirebbe, cambiando l'amore da amore romantico a un semplice piacere nello stare insieme. Quest'ultima fase durerebbe dai 10 ai 15 anni: finché la prole ha raggiunto l'adolescenza o più tardi (con variazioni considerevoli da cultura a cultura).

Di solito una relazione che si basa su più fattori (affetto, attaccamento, stima, interessi comuni, attrazione sessuale) ha più possibilità di riuscita di una basata sulla sola attrazione sessuale. Questo "determinismo dell'amore", funzionale unicamente alla cura del bambino, è stato criticato da più parti, in particolare dai sostenitori dell'intelligenza emotiva.

L'amore è la paura di perdere la persona o la cosa amata, accompagnano spesso un sentimento di protezione e/o gelosia verso l'oggetto di tale sentimento. In taluni casi l'amore assume aspetti patologici, quando è la causa che impedisce la conduzione di una vita normale o l'elemento scatenante di un attaccamento morboso.




giovedì 1 ottobre 2015

L'AMICIZIA



Nel linguaggio corrente la parola amicizia ha numerosi significati. Sta ad indicare il socio, il conoscente, la persona simpatica, il vicino, il collega, tutti coloro che ci sono prossimi. C'è però oggi, come nel più remoto passato, un altro significato, quello di amico personale a cui vogliamo bene e che ci vuole bene. Quest'ultimo tipo di amicizia appartiene ad una classe più ristretta di relazioni interpersonali: le relazioni di amore. Quando pensiamo ai nostri amici più cari, alla vera amicizia, pensiamo ad una forma di amore fra persone. È facile distinguere l'amicizia dalle relazioni sociali più superficiali, dai rapporti utilitaristici o da quelli fondati su ruoli professionali.

Il mondo degli affari è dominato dal mercato e dall'utile economico. La politica dalla competizione per il potere. In entrambi i casi c'è ben poco spazio per rapporti personali sinceri. Il mondo moderno, inoltre, ci impone un continuo mutamento. Quando cambiamo residenza e lavoro finiamo anche per lasciare i vecchi amici. Promettiamo di rivederci ma, poi, sorgono in noi nuovi interessi, nuovi bisogni, abbiamo nuovi incontri.

Nessuno può restare immobile e guardarsi indietro. In Italia, la parola amicizia ha assunto addirittura un significato negativo, di privilegio, di raccomandazione. Per trovare un posto di lavoro, per essere ammesso all'ospedale, per avere una casa in affitto, occorrono delle raccomandazioni, delle amicizie. Se segui la procedura regolare, burocratica, non ottieni nulla. L'amicizia è il mezzo per passare davanti agli altri, per eludere la norma.

La parola amicizia ha finito, così, per indicare i criteri particolaristici, i privilegi, grandi e piccoli, in un sistema che, se fosse giusto, dovrebbe essere invece retto da criteri universalistici e di merito. Il mondo moderno è caratterizzato dal passaggio dai ruoli particolaristici, ascritti, ed emotivi a ruoli universalistici, acquisiti e neutrali. L'amicizia appare, perciò, come un anacronismo e, per di più, fonte di ingiustizia. In una società giusta le posizioni vanno attribuite non in base all'amicizia, ma al merito valutato in modo imparziale. I servizi sociali devono erogare le loro prestazioni non ai raccomandati, ma a tutti. Un sistema amministrativo infiltrato dall'amicizia è clientelare, mafioso, ingiusto. Molti, perciò, pensano che l'amicizia sia una sopravvivenza del passato. Qualcosa come la lealtà feudale, oppure la magia o il folklore. Secondo costoro l'amicizia, col passare degli anni, perde di importanza, ed il suo destino è di scomparire per lasciare il posto a rapporti impersonali ed obiettivi. Altri ritengono che l'amicizia riuscirà a sopravvivere, ma confinata accuratamente alla sfera dell'intimo, senza alcuna contaminazione con gli affari, i pubblici uffici e la politica.


L'amicizia continua ad essere una componente essenziale della nostra vita. Probabilmente nella stessa misura del mondo antico. Anche la sua struttura essenziale, ciò che la distingue da tutti gli altri tipi di relazione interpersonale, non è cambiata. Totalmente diversa, come quella cinese, Confucio elencava cinque tipi fondamentali di relazioni interpersonali. La relazione fra imperatore e suddito, quella fra padre e figlio, la relazione fra uomo e donna e quella fra fratello maggiore e fratello minore. Tutti e quattro questi tipi di relazione sono gerarchici, fra superiore ed inferiore.

Esiste però una quinta relazione che non è gerarchica, ma avviene fra uguali: è l'amicizia. Certo, nelle diverse epoche e nelle diverse società, l'amicizia si presenta in forme diverse. In una società guerriera sarà essenzialmente una fratellanza d'armi. È questa l'immagine dell'amicizia che ci hanno trasmesso i poemi dell'antichità: Patroclo e Achille, Eurialo e Niso, Enea e Pallante. Venendo verso l'epoca moderna troviamo amicizie in cui sono più importanti la cultura e la politica. Dante, Guido Cavalcanti e Lapo Gianni erano tre poeti della Firenze del '200. Michel de Montaigne e Etienne de La Boétie erano due scrittori della Francia del '500. Ancora più recentemente troviamo l'amicizia fra Marx ed Engels e quella fra Max Horkheimer e Theodor Adorno. La prima ha influenzato tutta la politica contemporanea, la seconda il pensiero sociologico.

Non dobbiamo, però, farci troppo fuorviare dalle differenze. Certo, queste ci sono, ma esiste anche qualcosa di comune che ci consente, appunto, di parlare di amicizia in tutti questi casi. Per identificare ciò che è caratteristico del fenomeno che vogliamo studiare, non è tanto sulla diversità che dobbiamo soffermarci, quanto su questi elementi comuni. Ci colpisce allora, per prima cosa, questo fatto. La parola amicizia non ha un solo significato, ma diversi. E non solo da oggi. Lo aveva rilevato già duemila anni fa Aristotele che aveva appunto cercato di distinguere diversi tipi di amicizia per identificare, fra essi, la «vera» amicizia. Per Aristotele la distinzione più importante è quella fra amicizia fondata sull'utile e quella fondata sulla virtù, l'unica che merita il nome di vera amicizia.

Anche nella Grecia antica, perciò, il legame che univa due soci di affari non era l'amicizia, ma l'interesse a far prosperare la loro impresa. Anche allora l'amicizia fra i politici era, spesso, soltanto una forma dell'utile politico.
La maggior parte delle persone che consideriamo nostre amiche sono, in realtà, solo dei conoscenti. Persone, cioè, che non ci sono lontane come la totalità amorfa degli altri. Sappiamo che cosa pensano, che problemi hanno, li sentiamo affini, ci rivolgiamo a loro per aiuto e li aiutiamo volentieri. Abbiamo con loro buoni rapporti. Però non abbiamo una profonda confidenza, non raccontiamo loro le nostre ansie più segrete. Vedendoli non ci sentiamo felici, non ci viene spontaneo di sorridere. Se hanno successo, o ricevono un premio, o hanno un colpo di fortuna, non ci sentiamo felici come se fosse successo a noi. In molte amicizie di questo tipo c'è addirittura invidia, maldicenza, antagonismo. I rapporti ostentatamente cordiali, talvolta, coprono una realtà conflittuale, o una profonda ambivalenza. Certo, queste persone non ci sono estranee, ci sono anzi vicine. Ma perché dobbiamo chiamare amicizia relazioni affettive così diverse? Siamo di fronte ad un uso improprio del termine. Lo era nel passato e lo è oggi.



Occorre inoltre distinguere, così come avevano già fatto gli antichi, l'amicizia dalla solidarietà. In questo secondo senso, amici sono tutti coloro che stanno dalla nostra parte, per esempio in una guerra. Da un lato gli amici, dall'altro i nemici. Questo tipo di solidarietà non ha nulla di personale. Colui che porta la mia stessa divisa è amico; ma di lui non so nulla. A questa stessa categoria appartengono le forme di solidarietà che si costituiscono nelle sette, nei partiti e nelle chiese. I cristiani si chiamano fra loro fratelli o amici. I socialisti compagni, i fascisti camerati. Siamo sempre, però, in presenza di legami collettivi, non di rapporti rigorosamente personali.

È la classe delle relazioni di tipo personale, ma basate sul ruolo sociale. Abbiamo qui l'amicizia secondo l'utile, sia quella dei soci in affari, sia quella dei politici. Questo tipo di legami ha ben poco di affettivo, e dura finché dura l'utile da salvaguardare. Vi troviamo, inoltre, molte relazioni professionali, fra colleghi di lavoro e fra vicini di casa.

Arriviamo, infine, alla categoria costituita dalle persone con cui ci troviamo bene, che ci sono simpatiche, che ammiriamo. Anche in questo caso, però, occorre essere prudenti ad usare l'espressione amicizia. Spesso si tratta di stati emotivi labili, superficiali.

Cosa dobbiamo intendere, allora, per amicizia? Intuitivamente questa parola ci fa venir in mente un sentimento sereno, limpido, fatto di fiducia, di confidenza. Anche le ricerche empiriche mostrano che la stragrande maggioranza della gente la pensa press'a poco nello stesso modo.

In un libro recente J.M. Reisman, dopo aver esaminato tutta l'immensa letteratura sull'argomento, ha dato la seguente definizione dell'amicizia: «Amico è colui a cui piace e che desidera fare del bene ad un altro e che ritiene che i suoi sentimenti siano ricambiati (John M. Reisman, Anatomy of Friendship, Irvington Publishers, New York 1979.). Con questa definizione Reisman colloca l'amicizia nel mondo dei sentimenti altruistici e sinceri. Non è possibile alcuna confusione con l'interesse, il calcolo ed il potere. Semmai il difetto della definizione di Reisman è di essere troppo generica. Anche una madre desidera fare del bene al suo bambino e ritiene che i suoi sentimenti siano ricambiati. Lo stesso avviene nel rapporto fra innamorati, fra coniugi che si amano, o fra fratelli, se i fratelli si vogliono bene. La definizione di Reisman riguarda, in generale, l'amore. Amare, scriveva San Tommaso d'Aquino, è voler rendere felice l'altro.

Il tema dell'amicizia è al centro di innumerevoli opere dell'arte e dell'ingegno; fu trattato già da Aristotele e Cicerone ed è oggetto di canzoni, testi letterari, opere filmiche e via dicendo.

In genere, si distinguono diversi gradi di amicizia, dall'amicizia casuale legata a una simpatia che emerge fortuitamente in una certa circostanza magari in modo temporaneo, all'amicizia cosiddetta intima, ovvero associata a un rapporto continuativo nel tempo fra persone che arrivano a stabilire un grado di confidenza reciproca paragonabile a quella tipica del rapporto di coppia.



In tutte le cosiddette Religioni abramitiche ricorre il racconto di Davide e Gionata. Tuttavia è impossibile parlare di amicizia nel mondo greco senza fare riferimento al simposio. Per gli antichi romani, popolo, almeno alle origini, molto pratico e poco portato a enfatizzare i sentimenti umani, equivaleva alla "sodalitas", cioè alla solidarietà fra gruppi di individui - detti "sodales" - accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere, come ad esempio i legionari impegnati nelle campagne di conquista.

Nel divenire dello sviluppo dell'emotività individuale, le amicizie vengono dopo il rapporto con i genitori e prima dei legami di coppia che si stabiliscono alla soglia della maturità. Nel periodo che intercorre fra la fine dell'infanzia e l'inizio dell'età adulta, gli amici sono spesso la componente più importante della vita emotiva dell'adolescente, e spesso raggiungono un livello di intensità mai più eguagliato in seguito. Queste amicizie si stabiliscono il più delle volte, ma non necessariamente, con individui dello stesso sesso ed età.

Le prime forme d'amicizia si possono avere anche nei primi anni di vita quando i bambini condividono gli stessi giochi e le stesse esperienze ludiche e di crescita. I bimbi piccoli incontrano i loro coetanei all'interno del nido e con loro instaurano delle semplici relazioni che ancora non si possono definire amicizia. Due bambini che giocano insieme entrano in relazione e si conoscono a vicenda. Con l'ingresso nella scuola materna, i bambini imparano le abilità fondamentali che servono per lo sviluppo e la nascita delle nuove amicizie. Negli anni della scuola materna preferiscono stare insieme ad alcuni bambini rispetto ad altri e nelle sezioni nascono anche i primi gruppi di amici. Nella scuola elementare i bambini trascorrono molte ore con i loro compagni e cercano punti di riferimento all'interno della classe. Solitamente il punto di riferimento è un compagno dello stesso sesso, ma può anche accadere che nascano amicizie tra coetanei di sesso differente. Le amicizie alla fine della scuola elementare sono ormai consolidate e solitamente destinate a cambiare con l'ingresso nella scuola media. I bambini instaurano amicizie con i coetanei o con altri bimbi di età differente anche in altri luoghi come nei parchi o nelle ludoteche.



Un gruppo di amici consiste di due o più persone gratificate a stare insieme da sentimenti di cameratismo, esclusività e reciproco interesse. Ci sono varie "gradazioni" e "sfumature" nei modi di intendere questo sentimento, tanto che, nelle varie culture, ci sono da sempre stati diversi modi di intendere e manifestare l'amicizia.

In Russia è usanza accordare a pochissime persone la qualifica di amico. Solo fra amici ci si chiama per nome (o col diminutivo) mentre fra semplici "conoscenti" ci si chiama usando il nome completo, a cui si aggiunge anche il patronimico.
Gli amici possono essere colleghi di lavoro da lungo tempo, vicini con cui si scambiano visite o inviti a pranzo, ecc. Il contatto fisico fra amici è considerato cosa del tutto normale anche fra persone dello stesso sesso, che si abbracciano, si baciano e camminano in pubblico a braccetto o mano nella mano, senza il minimo imbarazzo o connotazione di tipo sessuale.

Secondo uno scritto di Oleg Kharkhordin sulle implicazioni politiche dell'amicizia, ai tempi del regime stalinista le amicizie erano viste con un certo sospetto, in quanto la fedeltà fra amici poteva essere in contrasto con la fedeltà al Partito. "Per definizione un amico è una persona che non ti abbandona nemmeno quando è direttamente minacciata, una persona a cui si possono fare tranquillamente confidenze di ogni tipo, una persona che non ti tradirà mai, nemmeno se messa sotto pressione". In un certo senso l'amicizia divenne l'ultimo valore-baluardo del dissenso politico in Unione Sovietica.

Anche in Medio Oriente ed Asia centrale l'amicizia fra maschi, sebbene meno stretta che in Russia, tende ad essere particolarmente intima, e si accompagna con una grande quantità di effusioni fisiche di natura non sessuale, tenersi per mano, dormire insieme ecc.

In Occidente i contatti fisici intimi hanno assunto nell'ultimo secolo una connotazione decisamente "sessuale", e praticarli fra amici è considerato un tabù. Tuttavia un modo, quasi "rituale", di abbracciarsi e baciarsi può essere accettato, anche se solo in determinati contesti; comunque tra le femmine è maggiormente diffuso l'uso di gesti intimi anche in amicizia (come il tenersi per mano o baciarsi sulle guance) ed è anche socialmente accettato come modo normale di esprimere tale sentimento mentre lo stesso non accade invece nelle amicizie instaurate tra maschi dove, al contrario, gesti intimi affettivi sono molto rari (se non completamente assenti) e comunque non considerati una consuetudine dalla collettività come accade invece per le amicizie femminili.È in aumento, però, lo scambio di gesti affettivi tra maschi e femmine specie nell'adolescenza.
Fanno eccezione i bambini, la cui amicizia può tradursi in manifestazioni di stretta intimità anche tra maschi, che vengono però soppresse successivamente per uniformarsi alle convenzioni sociali.



Sebbene nell'accezione originaria il termine indichi l'amicizia fra individui, viene a volte usato anche nel contesto delle relazioni politiche per indicare una particolare condizione delle relazioni fra stati o popoli (si veda l'amicizia "franco-tedesca") legati da affinità e comuni interessi.

A questo riguardo vale citare una celebre affermazione dello statista inglese Benjamin Disraeli che ebbe a dire: "Le nazioni non hanno mai amici stabili e nemmeno nemici stabili. Solo interessi permanenti." Altro esempio è l'amico immaginario, che consiste, sempre nell'ambito infantile, ad immaginare un amico, presente esclusivamente nella fantasia dell'immaginante, spesso molto fantasioso. A volte l'amico immaginario può creare problemi alla psiche, dato che il bambino cerca di convincersi sempre di più della sua esistenza, tanto da crederci quasi letteralmente e trattandolo come una persona vera, ad esempio tenendo il suo posto come se vi fosse seduto, o anche parlargli in maniera seria o rivelargli i propri segreti.








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martedì 1 settembre 2015

Buon Compleanno agli Amici di Facebook


L'amicizia non cresce da sola e per non naufragare nell'abisso dell'incomprensione e del disinteresse, va nutrita con rispetto e custodita come un tesoro prezioso e raro.
 E' un giuramento di fedeltà che non ha bisogno di essere formulato perché si basa sulla fiducia reciproca. L'amicizia non teme confronti e giudizi, è l'accettarsi per migliorarsi.



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L'amicizia non cresce da sola e per non naufragare nell'abisso dell'incomprensione e del disinteresse, va nutrita con rispetto e custodita come un tesoro prezioso e raro.
 E' un giuramento di fedeltà che non ha bisogno di essere formulato perché si basa sulla fiducia reciproca. L'amicizia non teme confronti e giudizi, è l'accettarsi per migliorarsi.



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lunedì 22 ottobre 2012

BLOG DI CIPIRI: ACCESSO AI PROFILI FACEBOOK


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