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domenica 1 maggio 2016

LA PRIMA MESSA



E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito,
parlandovi gli uni gli altri con salmi inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesú Cristo; sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Il nuovo prete della parrocchia era molto nervoso per la sua prima Messa e quasi non riusciva parlare.
Domandò quindi all'Arcivescovo come poteva fare per rilassarsi e questo gli suggerì di mettere un pochino di Tequila nell'acqua della Messa. Gesù cambiò l’acqua in Tequila.
Così fece. Si sentì così bene che avrebbe potuto fare la predica in mezzo ad una tempesta.
Però quando tornò in canonica, trovò la seguente lettera dell'Arcivescovo:

'Caro Don Augusto, qualche appunto spicciolo:

La prossima volta metta un po' di Tequila nell'acqua, non viceversa, e non sta bene mettere limone e sale sul bordo del calice.

La manica della tonaca non deve essere usata come tovagliolo.

Ci sono 10 comandamenti e non 12.

Ci sono 12 discepoli e non 10.

I vizi capitali non sono i peccati degli abitanti di Roma.

Non ci si riferisce a Giuda come 'quel figlio di puttana', e sua madre e suo padre non erano rispettivamente una zoccola e un ricchione.

Padre, Figlio e Spirito Santo non sono il 'Vecchio, Junior e il fantasmino'.

La toilette dove ha urinato a metà Messa in realtà era il confessionale...
.....e non è bello bestemmìare perchè non hanno messo lo sciacquone.

L'iniziativa di chiamare il pubblico a battere le mani è stata lodevole, però ballare la Macarena e fare il trenino mi pare esagerato.



L'Acqua Santa serve per benedire e non per rinfrescarsi la nuca sudata.

Le Ostie vanno distribuite ai fedeli che si comunicano, non devono essere considerate alla stregua delle patatine come aperitivo accompagnato dal Vin Santo.

Quello sulla croce, anche se con la barba assomiglia a Che Guevara non era lui ma Nostro Signore Gesù Cristo.

Cerchi di indossare le mutande, e quando ha caldo eviti di rinfrescarsi tirando su la tonaca.

I peccatori quando muoiono vanno all'inferno, non 'a farsi fottere'.

La Messa deve durare 1 ora circa e non due tempi da 45 minuti, e quello che girava vestito di nero è il Sacrestano, non 'quel cornuto dell'arbitro'.

Quello che le stava seduto a fianco ero io, il suo Arcivescovo, non '...una checca in gonna rossa'.



La formula finale corretta è 'la Messa è finita, andate in pace' e non 'Che mal di testa, andate tutti fuori dai coglioni... Per il resto è andato bene saluti l' arcivescovomll.





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venerdì 22 gennaio 2016

CLERO E TV



Si pensa che la figura di Father Brown sia ispirata a Padre John O’Connor (1870–1952), il prete che seguì Chesterton, nato anglicano, nella sua conversione al cattolicesimo. Tra le armi principali di Father Brown, il senso comune e la capacità di vedere cose, spesso ovvie, davanti alle quali i poliziotti sembrano ciechi. Entrambi gli elementi che rientrano in una visione chestertoniana del mondo in cui il buon vecchio senso comune, la semplicità di pensiero e la capacità di andare al sodo sono doti in via d’estinzione, anche a causa della confusione mentale seminata dagli affabulatori-modernisti sovvertitori dell’ordine costituito.
Le storie di Father Brown, inizialmente pubblicate sulla stampa britannica a cavallo degli anni Dieci, sarebbero state raccolte in volumi soltanto più tardi, nonché adattate in sceneggiati radiofonici e successivamente televisivi dalla Bbc e Pbs. Ma, soprattutto, Father Brown ha dato il là a una lunga stagione di serie TV nell’europa continentale, dove, complice la Lux Vide e un’età media del pubblico non giovanissima, la parte del leone spetta all’Italia. Da Father Brown, insomma, è iniziato quel topos televisivo che oggi diamo quasi per scontato, quell’archetipo del prete-detective, che trova nella suora-investigatrice una timida imitazione, che ha regalato Padre Castell alla Germania e Suor Thérèse alla Francia.

In Italia, la stagione dei religiosi detective è iniziata alla fine degli anni Sessanta con la serie I ragazzi di padre Tobia. Pochi anni dopo, nel 1970, la Rai produce una suo sceneggiato ispirato al personaggio di Chesterton, intitolato I racconti di padre Brown. Negli anni Ottanta, anche Mediaset si appropria dell’archetipo, con Don Tonino, con Andrea Roncato, mandato in onda su Canale 5 tra il 1988 e il 1990 e ritrasmesso più di recente su Iris.

Negli anni Novanta, il genere clerico-poliziesco si consolida definitivamente con Un Prete Tra di Noi (Rai 2, 1997) e Dio Vede e Provvede (1996-1997), creatura Mediaset con un’Angela Finocchiaro in abito da monaca, presumibilmente concepita sull’onda lunga del successo planetario di Sister Act. Lo stesso schema è stato riproposto più di dieci anni dopo, nel 2011, dalla Rai, con Che Dio Ci Aiuti, altro poliziesco suoresco, ma con Elena Sofia Ricci.

Poi, naturalmente, c’è il fenomeno pluriennale di Don Matteo, che va in onda sulle reti Rai dal lontano 2000 con indiscusso successo di pubblico: una creatura di Lux Vide,  casa di produzione d’ispirazione cattolica fondata negli anni Novanta, nota anche per le fiction su Padre Pio e Papa Giovanni.

L’assedio di preti, suore e chef ha mantenuto le posizioni vitali proprio accanto il perimetro del nostro salotto con Don Matteo,  Che Dio ci aiuti e ascoltare una canzone di Suor Cristina.

Chissà che ne avrebbe detto Padre Mariano. Ne sono passati, di giubilei televisivi, dai tempi dell'umile cappuccino che, dalla tv in bianco e nero, rabboniva coi suoi semplici "pace e bene".

Da allora frati cantautori, preti detective e suore canterine scorazzano per l'etere, sollevando simpatie (e perplessità) in eguale, crescente, misura. C'è chi li loda e chi ne diffida. Per i primi sono paladini di una nuova forma di evangelizzazione. Per i secondi vittime di un esibizionismo - forse - inconsapevole. Talvolta inopportuno.
Nell'enciclica Evangelii Gaudium Papa Francesco ricorda che nessuno è esente dalle tentazioni del mondo in cui vive. Solo che noi siamo chiamati ad essere nel mondo, ma non del mondo. La difficoltà sta tutta qui.



Un sacerdote dice che  accetta di andare in tv solo perchè è un altro pulpito da cui testimoniare Dio. E farlo in prima serata, da un canale generalista, è un'occasione grande. Sperando di gettare dei semi che poi, forse, se Dio vorrà, germoglieranno.

Le sue intenzioni sono oneste. Ma non teme d'essere frainteso?
"Ho un Maestro che è stato frainteso. Cerco di essere prudente, in obbedienza ai miei superiori e scegliendo dove andare e dove no. Ma ho l'esempio di Gesù. Lui andava da chiunque. E certo lo criticavamo molto, per questo. In realtà nel novanta per cento di casi dico no, ma solo perché ho poco tempo".

Ha mai letto negli occhi del presentatore di turno l'intenzione di strumentalizzarla?
"Pongo una condizione: devo poter dire quello che penso. In fondo tutto dipende da come ti poni. Se rispetti gli altri finisci per fare amicizia perfino con chi la pensa in modo diametralmente opposto al tuo".

E il rischio della vanità? La tv ne produce per antonomasia.
"Ecco: questo sì che è un rischio. Sottovalutalo, e ci sei già dentro. Ma in questo momento a me, lo confesso, costa più andare in tv che starmene tranquillo a casa. La tv ti espone. Ti carica di responsabilità".

Che rapporto aveva lei con la tv, prima di diventarne un personaggio?
"Per dieci anni non l'ho neppure avuta. Mica per snobismo: è che nella comunità Nuovi Orizzonti di Chiara Amirante, dove vivo, l'abbiamo da poco. E ci vediamo solo tg e film. Così, da quando in tv ci vado, faccio gaffes clamorose chiedendo lei chi è? a persone strafamose. Ma questo mi ha favorito. Grazie alla mia ignoranza incontro la persona; non il personaggio".

E oggi che è popolare, essere riconosciuto per strada la imbarazza? È aumentata la gente che la segue?
"Sono aumentate le confessioni. E le benedizioni. E se qualcuno mi chiede un segno, gli regalo il segno della croce. Non un autografo".




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giovedì 10 marzo 2011

Un prete sta dando la comunione ...




Un prete sta dando la comunione durante la messa. La fila procede ordinatamente e lui distribuisce le ostie ai fedeli: "Corpo di Cristo... Amen. Corpo di Cristo... Amen. Corpo di Cristo... Amen". Ad un certo punto della fila intravede una ragazza bellissima con una camicetta scollata da cui prorompe un seno florido e senza reggiseno. Il parroco procede a distribuire le ostie: "Corpo di Cristo... Amen. Corpo di Cristo... Amen. Cristo che corpo! Amen".

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mercoledì 28 ottobre 2009

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo


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. Il prete

Il nuovo prete della parrocchia era molto nervoso per la sua prima messa e quasi non riusciva a parlare.
Domandò quindi all`Arcivescovo come poteva fare per rilassarsi e questi gli suggerì di mettere un pochino di Tequila nell`acqua della Messa.
Così fece.
Si sentì cosi bene che avrebbe potuto fare la predica in mezzo ad una tempesta.
Però quando tornò in canonica, trovò la seguente lettera dell`Arcivescovo:
`Caro Don Angelo, qualche appunto spicciolo:
la prossima volta, metta un po` di Tequila nell`acqua e non viceversa e non sta bene mettere limone e sale sul bordo del calice.
La manica della tonaca non deve essere usata come tovagliolo.
Ci sono 10 comandamenti e non 12.
Ci sono 12 discepoli e non 10.
I vizi capitali non sono i peccati degli abitanti di Roma
Non ci si riferisce alla croce come `quella grande T di legno`
Non ci si riferisce a Gesù Cristo e i suoi discepoli come `JC e la sua band`.
Non ci si riferisce a Giuda come `quel figlio di ....`, e sua madre e suo padre non erano rispettivamente una zoccola e un ricchione.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono `Il Vecchio, Junior e il fantasmino`.
La toilette dove ha orinato a metà messa in realtà era il confessionale... e non è bello bestemmiare perchè non hanno messo lo sciacquone.
L`iniziativa di chiamare il pubblico a battere le mani è stata lodevole, però ballare la macarena e fare il trenino mi pare esagerato.
L`acqua santa serve per benedire e non per rinfrescarsi la nuca sudata.
Le Ostie vanno distribuite ai fedeli che si comunicano, non devono essere considerate alla stregua delle patatine come antipastini e accompagnate dal vino santo.
Quello sulla croce, anche se con la barba assomiglia a Che Guevara, non era lui ma Nostro Signore Gesù Cristo.
Cerchi di indossare le mutande, e quando ha caldo eviti di rinfrescarsi tirando su la tonaca.
I peccatori quando muoiono vanno all`inferno, non `a farsi fottere`.
La messa deve durare 1 ora circa e non due tempi da 45 minuti, e quello che girava vestito di nero è il sagrestano, non `quel cornuto dell`arbitro`
Quello che le stava seduto a fianco ero io, il suo Arcivescovo, non `..una checca in gonna rossa`.
La formula finale corretta e` `La Messa è finita, andate in pace` e non `Che mal di testa, andate tutti fuori dai maroni`.
Per il resto, mi pare andasse tutto bene.
L`Arcivescovo
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giovedì 22 ottobre 2009

In treno : ragazza,prete,operaio,ragazzino


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 In treno

In un vagone sul treno ci sono 4 persone: una ragazza molto avvenente, un ragazzino di 14 anni, un operaio che torna stanco dal lavoro e un prete grassoccio e bianchiccio. Il treno entra in galleria, tutto si fa buio, si sente il classico SCIAFF e, quando torna la luce il prete ha il segno di uno schiaffone sul viso. Il ragazzino pensa: - Che porco! Ha toccato la ragazza e lei ha fatto bene a picchiarlo. La ragazza pensa: - Che porco! Ha toccato il ragazzino e lui ha fatto bene a picchiarlo. Il prete pensa: - L`operaio ha toccato la ragazza e questa ha pensato che sia stato io e mi ha schiaffeggiato! L`operaio pensa: - Che soddisfazione, è tutta la vita che aspetto il momento di menare un prete!

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domenica 4 ottobre 2009

Un prete che sta viaggiando con la vettura parrocchiale



Un prete che sta viaggiando con la vettura parrocchiale incontra lungo la strada una bellissima e giovane suora.
Si ferma e le dice: "Cara sorella, salite sulla mia macchina che sono ben lieto di darle un passaggio fino al convento".La suora sale e si siede a fianco del prete incrociando le gambe, la tunica si apre leggermente facendo intravedere una parte delle gambe.

Il prete non riesce a distogliere gli occhi da tale visione, quindi colto da passione comincia ad accarezzare le gambe della giovane suora. La suora gli dice "Padre, ricordatevi del versetto 129".Il prete si scusa e continua a guidare.

Passa un po' di tempo e la visione di queste cosce semi-scoperte annebbia la volontà del prete che ricomincia a toccare le gambe dell'avvenente suora.
 La suora gli dice: "Padre, ricordatevi del versetto 129".Il prete toglie la mano e risponde: "Perdonatemi sorella, ma la carne é debole".

Nel frattempo il tragitto fino al convento é terminato, la suora scende dall'auto e saluta il prete ringraziandolo.
Una volta rientrato nella sua parrocchia il prete decide di visionare il famoso versetto 129 a cui la suora faceva riferimento e scopre che dice: "Continuate a cercare più in alto e troverete la Gloria".

Morale femminile: Se non volete restare tutta la vita insoddisfatte parlate chiaro!

Morale maschile: Mettetevi in testa una volta per tutte che le donne non ve lo diranno mai direttamente!
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venerdì 25 settembre 2009

Un prete siciliano viene trasferito a Milano




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Un prete siciliano viene trasferito a Milano. La prima domenica in cui celebra una messa fa la sua predica:
Allora fratelli, oggi vi parlerò di Adamo ed Eva. Adamo, bravo picciotto, lavuraturi, servu di Dio, SICILIANU iera. Eva, bottana, prostituta del diavolo, tentatrice, MILANESE iera!
Al che tutti si lamentano, per cui il Vescovo chiama il prete e gli raccomanda vivamente di non dare mai più interpretazioni della Bibbia di quel genere, se non vuole essere trasferito.
Il prete giura che non ripeterà più un errore del genere. La domenica successiva:
Allora cari confratelli, oggi vi parlerò di Abele e Caino. Abele, ca ci facìa i sacrifizi a Dio, onesto, picciottu ammodo, degnu figghiu i so patri, SICILIANU iera. Caino, traditore, figghiu i so matri, fratricida connutazzo, MILANESE iera!
Si ripetono le scene della domenica precedente e stavolta il vescovo si presenta anche lui al prete e gli dice di avere intenzione di cacciarlo dalla città.
Il prete garantisce e promette, finchè il vescovo non si convince e gli consente l`ultima prova, a patto che non pronunci mai più la parole Siciliano o Milanese. La domenica successiva:
Fratelli, oggi vi parlerò dell`ultima cena! ...e Cristo disse:
"Picciutteddi beddi, vaiu a diri ca in verità unu ri vuautri mi tradirà!"
Scende lo sconcerto fra gli apostoli. San Pietro:
"Signuruzzu beddu, ca piccasu sugnu iu?"
"No, no, `n si tu. Tu si nu bravu picciottu devoto".
San Giovanni: "Che sugnu iu, allora, Signuruzzu miu?"
"No, no, nun si mancu tu, nun ta` prioccupare".
Al che, Giuda:
"Whelà Signur, sarò minga mi?"

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