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martedì 15 dicembre 2015

DONNE E CAVALIERE



Al di là dei profili di rilevanza penale, l’inchiesta barese sul giro di escort messo in piedi da Gianpaolo Tarantini ha riportato in primo piano le dame del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma quante sono le amiche del Cavaliere che in questi anni si sono avvicendate, a vario titolo (anche solo come invitate alle cene galanti), alle sue feste?

Il presidente innamorato delle donne. Serialmente, ma non importa. Oltre che a Ruby il soprannome «rubacuori» calza anche a Silvio. Chi pensa che le olgettine, le parlamentarine, le ragazze di Arcore e di palazzo Grazioli, siano delle arrampicatrici in cerca di schermi tv e assegni, se ne faccia una ragione.

Lo avrebbero adorato anche se al posto del doppio petto blu di Caraceni avesse avuto una tuta blu da benzinaio? . Molte di loro parlano d'amore, e non è solo Nicole Minetti a farlo nell'aula del Tribunale. O Francesca Pascale, first girl in carica, colei che oggi è temuta nelle stanze del potere Berlusconiano. Chi deve subire l'effetto zarina, si arrende: «Quando il presidente si innamora...». E il fatto è che è sempre innamorato.

Difficile tenere i conti dopo (e durante) Veronica, la seconda moglie che oggi si gode i 100mila euro al giorno garantiti dalla separazione legale.
Insieme alla Minetti, una folla. Ci sono state escort, ospiti disponibili a feste mascherate, amiche, mantenute a vario titolo. E poi le «innamorate». Prima fra tutte l'ape regina, Sabina Began, sospettata di essere la grande organizzatrice dei party a palazzo Grazioli.

Il tatuaggio sulla caviglia parla chiaro: «L'incontro che mi ha cambiato la vita: SB». «Io lo amo, adoro Berlusconi e voglio che sia felice», raccontava. Difficile non adorare chi ti ha sistemato per la vita, come spiegavano Tarantini e Lavitola in una telefonata intercettata dalla procura di Napoli: «Se vedi la sua casa dici non è possibile perché sembra la casa di Onassis».
Anche di Roberta Bonasia, di Nichelino, miss Torino anni fa. Passione svelata da una telefonata intercettata tra Emilio Fede e Lele Mora: «Roberta Bonasia ha preso possesso di tutto. Pretende tutto. Lui è preso...». E anche papà Bonasia era favorevole: «Magari fosse vero». Perché anche i padri non sono più quelli di una volta. Ma quella con Roberta è una storia interrotta e dall'entourage del presidente spiegano: «Lui non era pronto».

I requisiti per piacere a Berlusconi sono in fondo sempre gli stessi: corporatura esile e forme al posto giusto, carattere vivace e aperto alle esperienze. Le candidate giudicate idonee al ruolo sono state tante, e molte sono rimaste sul libro paga del presidente. E non pensate male, era necessario ricompensare il fatto che con lo scandalo bunga bunga avessero perso onore e lavori.

Nel librone delle favorite - saltando il capitolo under 18 Ruby e Noemi Letizia (niente sesso per carità) - troviamo Patrizia D'Addario, Barbara Montereale, Maristel Garcia Polanco, Barbara Faggioli, le gemelle Eleonora e Imma De Vivo. Solo per citarne alcune.

E adesso lei, Francesca, che in pochissimi anni da ballerina di «Telecafone» è diventata prima presidente del comitato «Silvio ci manchi», poi consigliera provinciale, fino all'endorsement sentimentale di Silvio: «Sì, è ufficiale, sono fidanzato. È una ragazza bella fuori e dentro, dai solidi principi morali, dalla grande allegria».

E così Francesca è stata presentata in famiglia, fa jogging insieme a Daniela Santanchè, va a fare shopping scortata dai body guard, con un'alzata di sopracciglio sottolinea ospiti graditi e meno. Lui sembra pacificato: «Abbiamo "solo" 49 anni a separarci. Ma lei mi vuole bene e io la ricambio».


Tutte con un sogno nel cassetto: diventare famose al fianco di uno degli uomini più potenti d'Italia. Sono le "papi girls" che in questi anni hanno fatto la loro comparsa a fianco di Silvio Berlusconi: ad alcune è stata attribuita una storia vera e propria, per altre la presenza nella vita del Cav è emersa solo per via delle carte giudiziarie. Su tutte la ha avuto la meglio Francesca Pascale che si è conquistata il ruolo di "fidanzata ufficiale" con tanto di annuncio pubblico da parte del leader del Pdl in diretta televisiva da Barbara D'Urso alla fine dell'anno scorso.

La consigliera provinciale azzurra è riuscita a sbaragliare la concorrenza di un esercito molto agguerrito e corposo: il settimanale "Oggi" a marzo del 2012 aveva contato 130 ragazze, giovani e giovanissime, rosse, more e bionde che avrebbero fatto carte false per sistemarsi definitivamente a casa Berlusconi. Tra tutte Sabina Began, soprannominata l'Ape Regina che non ha mai fatto mistero del suo amore per il Cav, che si è fatta tatuare sulla caviglia le iniziali di lui accompagnate dalla frase "L'uomo che mi ha cambiato la vita", e Nicole Minetti che durante l'udienza in Tribunale del processo Ruby, ha fatto la sua dichiarazione d'amore a Silvio.

Sulla stessa linea Barbara Guerra che ha difeso a spada tratta Berlusconi spiattellando al mondo il sentimento che la lega a lui. E ancora: Evelina Manna che descrive Berlusconi come un uomo tenero e romantico, che si addormenta "a seggiolina", "abbracciato" con lei e la "mentina in bocca"; Darina Pavlova che fece coming out nel 2012 raccontando la storia di otto anni ("fu vero amore") prima sbocciata con una notte di fuoco a Washington; e Katarina Knezevic, Miss Montenegro, entrata a 18 anni alla corte di Arcore che per tre anni si autoelesse fidanzata ufficiale di Berlusconi: "Sono ancora innamorata di Silvio, come e più del primo giorno. Mi sento distrutta, ma so che vincerò", aveva dichiarato al Fatto quando ancora pensava di poter insidiare il trono della Pascale. Poi ci sono Noemi Letizia, Patrizia D'Addario, Maria Ester (detta Marystelle) Garcia Polanco, Barbara Faggioli, Eleonora e Imma De Vivo (definite da Berlusconi 'un amuleto'), Alessandra Sorcinelli, Elisa Toti, Iris Berardi, Raissa Skorkina, Raffaella Fico, Miriam Loddo.

Poi c'è Ruby di cui, ormai, si è detto e scritto tutto.

L’ultima, come sappiamo, è Francesca Pascale: nata a Napoli, quartiere Fuorigrotta, il 15 luglio 1985, fondatrice del club “Silvio ci manchi”, ex volto di Telecafone, ed è ora l’unica che entra ed esce da tutte le residenze milanesi e romane di Berlusconi.

Il 16 dicembre 2012, Silvio dichiarò pubblicamente di essere fidanzato con la ragazza napoletana. Ma ricostruiamo, per date, le varie tappe che l’hanno portata ad essere ufficialmente la sua compagna fissa. 5 ottobre 2006, la Pascale giovane militante di Forza Italia, lascia il numero di telefono a Berlusconi. Maggio 2009, separazione di Berlusconi da Veronica Lario, e la Pascale cerca di farsi avanti (lui che le risponde “non posso darti il futuro che ti meriti”). Natale 2011, primo grande passo verso il fidanzamento: la decisione della Pascale di stargli comunque vicino, malgrado le sue frequentazioni con le varie donne.

Prima uscita pubblica, fine novembre 2012, tribuna dello Stadio San Siro, Silvio e Francesca mano nella mano per assistere a Milan-Juventus. Poi, famosa la foto scattata alla stazione Termini, gli ultimi giorni di dicembre, con la coppia che scende dal Frecciarossa mano nella mano. Dopo, quella diffusa a gennaio, intorno al tavolo di casa apparecchiato per il pranzo di Natale. Ma pare proprio che sia stata la sera del 10 gennaio, in quei festeggiamenti a Palazzo Grazioli, dopo puntata la puntata di AnnoZero di Santoro dove Berlusconi andò ospite, a far sì che la Pascale traslocasse definitivamente nelle sue dimore. E le altre tutte fuori.

Poi, ci sono state le elezioni, e lei sempre nell’ombra, ma presente: presenza fissa, ma senza essere messa in mostra. Fino all’estate scorsa, quando a inizio agosto, in quel comizio sotto il palco fuori da palazzo Grazioli, lei si è fatta fotografare, e intervistare (nel settimanale di famiglia, Chi, si è parlato di un amore solido e grandioso), molto sicura di sé nel ruolo di donna ufficiale di Berlusconi: sempre un passo indietro, affettuosità mai esibite, e in quei giorni entra in scena anche il cagnolino Dudù. A fine settembre, infine, l’intervista a Vanity Fair, in cui la Pascale dice “Berlusconi mi deve solo dire sì”.



Ma c’è ancora qualche donna che riesce a restare nel cerchio magico della Pascale, anche se poche. Si tratta di amicizie potenti, che puntellano la sua presenza vicino al grande boss. La prima è proprio Marina Berlusconi: questo è il vero colpo da 90, nessun’altra si è mai fatta fotografare con lei, a dimostrazione dell’appoggio indiscusso della famiglia. Al secondo posto c’è Maria Rosaria Rossi, senatrice (divenuta celebre per essere stata intercettata al telefono con Emilio Fede. Lui: “Ho anche due amiche mie…”. E lei: “Che palle che sei… quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto…”). Lei è una delle amiche fidate, insieme, a Barbara Saltamartini (deputata Pdl alla Camera, una di quelle che l’ha difesa dopo le uscite della Bonev), Jole Santelli (sottosegretaria al Lavoro e alle Politiche Sociali, che definisce il cerchio magico “siamo soltanto amiche”), Micaela Biancofiore (che disse della loro relazione: “è amore puro”), Nunzia de Girolamo (ministro delle Politiche agricole), la senatrice Maria Rizzotti, e Alessia Ardesi detta “la dama bionda”.

Le frequentazioni delle altre, invece, vanno invece via via affievolendosi. Luoghi off limits le dimore di Berlusconi, sia per le aspiranti attrici, showgirl, modelle in cerca di qualcosa, sia per le altre donne della politica (a partire dalla deputata Daniela Santanchè, che dopo il fidanzamento tra Berlusconi e la Pascale, le sue visite a Palazzo Grazioli si sono diradate; per arrivare alla Brambilla o alla Carfagna).

Per quel che riguarda il mondo esterno alla politica, i gironi nelle quali si muovono queste ragazze, sono due: quello milanese e quello romano. A seconda degli spostamenti del capo, loro partivano per le diverse destinazioni: Villa San Martino o Palazzo Grazioli. Per alcune, quelle frequentazioni dovevano essere una porta per sfondare nel mondo dello spettacolo, per altre servivano solo per aiuti economici, per altre ancora per l’apertura di attività commerciali, o acquisto di immobili. Dopo l’arrivo della Pascale, molte di loro non hanno più avuto contatti con l’ex Premier. Il processo di primo grado (capitolo Ruby) si è concluso con la condanna a sette anni per Berlusconi, ritenuto colpevole di concussione e prostituzione minorile: le tre giudici hanno chiesto alla procura di procedere a carico di una lunga serie di testimoni che avrebbero detto il falso, tra questi molte ragazze: Eleonora e Concetta De Vivo Marysthell Polanco, Raissa Skorkina, Roberta Bonasia, Michelle Coincecao, Barbara Faggioli, Lisney Barizonte, Joana Visan, Cinzia Molena, Marianna Ferrara, Manuela Ferrara, Miriam Loddo, Joana Arminghioali, Francesca Cipriani. Sono andate in aula a dire sotto giuramento che le feste di Arcore erano solo cene eleganti. Ma hanno anche ammesso di aver ricevuto regali, auto, case e una paghetta di 2.500 euro al mese che continuano a incassare ancora adesso.



Barbara Guerra (nata il 16 maggio 1978 a Mariano Comense, Como) è una showgirl e l’ex fidanzata del calciatore del Milan Mario Balotelli. Fa parte del gruppo storico del bunga bunga, ex-olgettina, e papi girl. La foto dal cellulare di Barbara più famosa è con lei vestita da poliziotta, con un’aderente uniforme, e aveva dichiarato “Silvio utilizzava questo per sculacciare me, in quelle notti”. Molto attiva sui social network, dopo che la Pascale ha iniziato a fare piazza pulita intorno a Berlusconi, e a dichiarare di essere la sola fidanzata, ottobre 2013 ha scritto su twitter: “BarbarWue wue e’ arrivata Pascall a fare pulizia..! Maaaacaaaandoculo finta signora Di Sto cazzo monnezza Sei e monnezza rimani a vita!cessa falsa”, e poi ancora: “Silvio ha fatto ripulire Napoli Dalla monnezza e Durante la raccolta differenziata si e’ portato a marciore , ops Arcore la scrofa de pascal. E non dico questo per invidia,io ho la mia vita.solo che mi fa schifo Sta finta sig.ra, peggio delle latinoamerica..tu vuoi solo I suoi soldi”. Ora dice di essere serenamente fidanzata, e posta continuamente foto dai posti di vacanza.

Francesca Cipriani d’Altorio (nata il 7 marzo del 1984, a Popoli, in Abruzzo), lei ha ammesso che era ad Arcore il 19 settembre 2010, durante una di quelle notti bunga bunga. La procace ragazza del “Grande Fratello” aveva inviato un sms ad un’altra ragazza che diceva: “tutto è ok. Mi ha dato un braccialetto d’oro e ogni ragazza ha ricevuto duemila euro… Ero sicuro che l’avrebbe fatto”. Partecipa poi anche a “la Pupa e il Secchione”, passa alla cronaca per grandi litigi animati, in cui finisce sempre all’ospedale: prima con Lele Mora e per ultimo con il fidanzato (risalente a settembre 2013). Vive a Lozzo Atestino, con l’ex tronista Marco Pavanello.

Maria Esther Garcia Polanco, in arte Marysthelle (nata il 23 dicembre 1980, Repubblica Dominicana) , è una delle poche ragazze che hanno ammesso di aver dormito con il Cavaliere. Emilio Fede considerava “pericolosa” la ragazza dominicana, poiché della droga e un coltello sono stati trovati nella sua auto. Era fidanzata con Ramirez Della Rosa, condannato per 8 anni, accusato di spaccio di droga, e diversi chilogrammi di cocaina sono stati trovati nella residenza dell’Olgettina. Della Rosa è stato trovato anche alla guida di un’auto di proprietà di Nicole Minetti. Da novembre 2011 Marysthelle è ancora sul libro paga di Silvio, che riceve un importo mensile di denaro (2500 euro), così come tutti i membri dell’ esercito del bunga bunga. Ora vive in Svizzera, con il marito Westher Molteni, giocatore di basket del Lugano Tigers, e aspetta un figlio da lui.

Barbara Faggioli è sarda (nata nel 1986, a Cagliari). Silvio Berlusconi non ha mai esitato a darle una mano quando era in difficoltà, e le ha offerto l’opportunità di lavoro all’interno del suo regno televisivo. Ha partecipato a vari programmi televisivi: Camera Cafè (Italia 1), lo Show dei Records (Canale 5) e un paio di fiction su Rai 2. Il piano di Silvio era di farle fare la sua corsa per un posto nel consiglio comunale di Milano. Nel frattempo è stata reclutata nell’esercito del bunga bunga. Dialoga spesso con la Minetti (famoso il messaggio “mi rimangono mille euro, devo far cassa”, risalente al maggio 2012). Ora è fidanzata con il cestista Danilo Gallinari.

Barbara Matera (nata il 9 dicembre 1981 a Lucera, provincia di Foggia), ha studiato – per qualche tempo – Scienze della Formazione, ma non si è laureata mai. Europarlamentare. Ha partecipato al concorso di bellezza Miss Italia, nel 2000, ma non ha fatto la finale. E’ apparsa in film, serie TV, programmi TV, fino a quando Silvio Berlusconi ha deciso di cercare “volti giovani, facce nuove, per rinnovare l’ immagine d’Italia e del Popolo della Libertà”, e aveva scommesso su di lei. Di lei, Silvio ha detto: “Lei ha una laurea in Scienze Politiche, Letta me l’ha suggerita: lei è fidanzata con il figlio di un prefetto suo amico”. Secondo Marco Travaglio, da agosto 2007 a marzo 2008 ha ricevuto tre bonifici da Silvio, per un totale di € 95.000 ( £ 78.500 , $ 127.000). Il suo modello politico è Mara Carfagna.

Raffaella Fico (nata il 29 gennaio 1988 a Cercola, provincia di Napoli). Proviene anche lei dal “Grande Fratello”. Raffaella nel settembre 2008 (quando aveva 20 anni) aveva dichiarato che stava mettendo all’asta la sua verginità, con l’obiettivo di guadagnare € 1.000.000. Ha preso parte ai bunga bunga di Villa San Martino. Poi divenne la fidanzata di Mario Balotelli  Nel luglio 2012 era incinta, e il 18 dicembre 2012 ha dato alla luce Pia, che ha voluto con il test del DNA dimostrare essere figlia di Balotelli (i continui dialoghi tra i due, sulla figlia, sono su molti media). Ha dichiarato che in caso di vittoria del Napoli di Campionato o Champions farà uno spogliarello in piazza del Plebiscito. Ha ottenuto una casa di proprietà da Berlusconi, dove vive.

Nadia Macrì, nasce nel 1984, è una delle poche ragazze che hanno dichiarato di fare sesso con Berlusconi, quando era primo ministro, nel novembre 2010. Nadia ha anche detto di aver visto Berlusconi fare sesso con altre donne, in una vasca idromassaggio. Lei è una escort professionista. Nell’estate del 2012 poteva essere ammirata mentre si spogliava nelle discoteche della Riviera Adriatica. Il 19 gennaio 2013, nel programma di Radio24 ha detto: “Berlusconi ha grande abilità a letto, mi manca molto”. Recentemente ha iniziato la carriera di attrice porno. Ha recitato nel film “Bunga Bunga 3D”.

Roberta Bonasia (nata nel 1984, a Nichelino, in provincia di Torino), è stata una delle fidanzate di Silvio Berlusconi (nel gennaio 2011, dopo la separazione dalla moglie Veronica Lario, quando aveva detto di avere una relazione stabile con una donna, lei è stata la più sospettata: ad avvalorare questa tesi, la telefonata tra Lele Mora e Emilio Fede, in cui parlavano di lei come la sua “favorita”). Finalista di Miss Italia a Salsomaggiore, ma non vincitrice. Dopo le intercettazioni del maggio 2012, in cui Roberta e Silvio parlavano assiduamente, esce di scena.

Imma e Eleonora De Vivo, sono le due gemelle showgirl napoletane, alle quali Berlusconi ha pagato l’affitto in via Olgettina, e frequentatrici delle feste di Arcore per 6000 euro a serata. A luglio dell’anno scorso Imma ha dichiarato: «Adesso non svolgo alcuna attività, ho avuto di recente degli aiuti da Berlusconi, tre bonifici, due da 15 mila e uno da 30 mila euro». Sono state concorrenti dell’Isola dei Famosi, nella scorsa edizione.

Joana Visan, nata in Romania il 29 maggio 1987, abitante a Milano in via Olgettina 65. Con un record personale di 53 presenze accertate nella villa di Arcore solo nei primi sette mesi del 2010, Annina contendeva a Nicole Minetti, quando era consigliere regionale della Lombardia, la palma di favorita del premier. Famosa la sua frase: “Silvio Berlusconi rideva di più quando mi travestivo da Boccassini che da Obama. Gli piaceva come interpretavo il personaggio”.

Nicole Minetti, nata a Rimini (l’11 marzo 1985). Igienista dentale preferita di Silvio Berlusconi, la showgirl aveva il sostegno di Roberto Formigoni (presidente della regione Lombardia), e divenne consigliere regionale nel 2010. Nell’ottobre 2012 si dimise. E si esibì in una sfilata in bikini per la sua linea di moda. Nicole Minetti era molto affezionata a Silvio (aveva anche dichiarato che lei era la sua fidanzata, per difenderlo), ma poi qualcosa si è rotto, per non essere stata sufficiente difesa nell’indagine Ruby-gate. Era tra gli organizzatori delle serate bunga bunga – e con l’accusa di “compiere atti sessuali per soldi” – il 31 maggio 2013 i pubblici ministeri hanno chiesto una condanna a 7 anni, insieme a Lele Mora e Emilio Fede. Nicole è stata condannata per 5 anni il 19 luglio 2013, con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione di adulti (una delle accuse minori, sono cadute le accuse principali). Vive a Ibiza, ma dice di volersi trasferire in America.



Sabina Beganovic, 39 anni, al secolo Sabina Began, attrice: l’Ape regina, o Bunga Bunga (a Sky disse che era la «responsabile» dei festini di Berlusconi e che si chiamavano così per via del suo soprannome). L’8 maggio 2012 annunciava: «Mi sono innamorata di Berlusconi, voglio un figlio da lui». Ad agosto che era incinta di lui, e poco dopo di aver avuto un aborto spontaneo. A giugno 2013 esce articolo su Repubblica, in cui si dice che il silenzio successivo e la sua sparizione dalla scena, è stato pagato con un bonifico di 1milione e 400mila euro accreditato sul suo conto (sul conto della società di cui lei detiene il pacchetto azionario al 100% e che non ha altri dipendenti), e con cui è stata comprata una casa nel rione Monti a Roma, in via Baccina, dove vive. Ora è stata risarcita, con un ingaggio dalla Infront Sport & Media con l’invidiabile stipendio di 370 mila euro all’anno. Ha detto: “Mi occupo degli sponsor del Milan, mi ci ha messo Berlusconi, mi doveva qualcosa”.

Katarina Knezevic (nata nel 1991) è una modella montenegrina, e vincitrice del concorso di Miss Montenegro. Il 2 ottobre 2011 ha raccontato al “Fatto Quotidiano” dell’anello di fidanzamento che le avrebbe dato Silvio Berlusconi (poi smentito dal suo avvocato). Katarina Knesevic ha una sorella gemella, Kristina, entrambe frequentatrici delle dimore di Silvio, e alloggiate in via Olgettina. Silvio, il 24 maggio 2009, allo stadio Olimpico per l’addio al calcio di Paolo Maldini, se le porta in tribuna autorità accanto a lui. Secondo le intercettazioni del gennaio 2010, Nicole Minetti ha detto di lei: “è una scappata di casa, una zingara”. Dicembre 2012, quando Berlusconi dichiara di essere fidanzato con la Pascale, Katarina in un’intervista al Fatto, dice di essere sicura che Silvio invece sposerà lei, e che con la Pascale ci sta solo “per contratto, per campagna elettorale”, e che loro si sentono sempre. Lei è la donna alla quale Silvio diceva “ti amo” al telefono, anche secondo la Bonev. E’ la più agguerrita, e l’ultima in ordine di tempo, ad aver frequentato Berlusconi, prima dell’arrivo della Pascale.

Il suo vero nome è Dragomira Boneva, in arte Michelle. È un’attrice e produttrice. Ha partecipato alle cene che prevedevano “toccatine e dopocena”, nel 2012 è stata a letto con il premier – sostiene – per ottenere un contratto con Mediaset (per la fitcion “Donne in gioco”), e dice di aver avuto una relazione anche con la fidanzata di Silvio, la Pascale. Questo racconta a Servizio Pubblico, giovedì scorso, Michelle, che dice di sentirsi come una “pentita della società”: non sfonda come attrice (è Berlusconi stesso a dirglielo),  e non ottiene altri contratti, così decide di dare la sua versione dei fatti da Santoro.

Evelina Manna (nata il 7 luglio del 1972) è un’attrice nata a Roma di origini pugliesi, la cui partecipazione ad una serie TV è stata voluto direttamente da Silvio Berlusconi , con richiesta ad Agostino Saccà, in una famosa telefonata del giugno 2007 (un scambio di favori). Evelina Carmela (questo è il suo nome completo), nella sua intervista a GQ nel 2011, aveva raccontato di essere la vera amante di Berlusconi, e la stessa storia l’ha raccontata a PlayBoy, intervista corredata da un servizio fotografico in topless. Nel gennaio 2012 racconta a Oggi che tra lei e Berlusconi c’è un rapporto diverso, non legato al sesso, ma all’addormentarsi insieme abbracciati “a seggiolina”. Ora ha cambiato vita, fa la produttrice (la sua casa di produzione si chiama Moody Production), l’ultimo film prodotto è “Let’s fall in love” firmato da Pappi Corsicato. Fa parte del giro romano di Berlusconi di vecchia data.

Guarda che hanno tutto per pagarsi tutto da sole queste qua, eh. Perché hanno già avuto, sono foraggiatissime». Cosa intende Silvio Berlusconi quando il 17 ottobre 2008 pronuncia queste parole al telefono con l'imprenditore Gianpaolo Tarantini riferendosi alle sue ospiti a Palazzo Grazioli? Che le aveva retribuite per le loro prestazioni sessuali, come ritengono i pm? O, come sostengono i suoi difensori (il deputato Francesco Paolo Sisto e il senatore Niccolò Ghedini), che in realtà nell'allora premier c'era la "non consapevolezza dell'attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione" svolta da Tarantini in suo favore?

Prima di acclararlo ci vorrà il permesso di Montecitorio, alla quale il gup Rosa Anna Depalo ha spedito la richiesta di usare 73 intercettazioni captate fra i due (Berlusconi all'epoca dei fatti era deputato). Si inizia il pomeriggio di mercoledì 16 settembre, quando la Giunta delle autorizzazioni della Camera, presieduta da Ignazio La Russa, comincerà a esaminare il fascicolo.

L'uso di tutte le telefonate è stato chiesto dalla difesa di Berlusconi (solo per 16 l'utilizzazione è stata avanzata anche dai pubblici ministeri), convinta di poter dimostrare così l'innocenza dell'"utilizzatore finale", accusato assieme a Valter Lavitola di aver indotto Tarantini, grazie a 500 mila euro di elargizioni, a mentire sulla natura delle "cene eleganti" e sul pagamento delle ragazze in cambio di rapporti sessuali. Del resto, a tavola c'erano «persone che possono far lavorare chi vogliono», come rammentava Berlusconi al telefono, dei «vecchietti che però hanno molto potere» e quindi le giovani dovevano avere «l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino».

Ma non c'è solo questo. Dieci telefonate vertono sui contatti avviati da Tarantini, grazie ai buoni uffici del presidente del Consiglio, col capo della Protezione civile Guido Bertolaso e il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini nella prospettiva di ottenere appalti e commesse. A conferma di quanto il rapporto fra Tarantini e Berlusconi fosse diventato un "sistema" che prevedeva utilità reciproche. Per avere un'idea di quale fosse la principale preoccupazione del leader azzurro, però, basta guardare le cifre: su 73 telefonate, ben 62 riguardano l'organizzazione delle cene a Palazzo Grazioli. Non a caso, scrive il gup, questa "evidente preponderanza numerica consegue ragionevolmente alla molteplicità dei convegni organizzati da Tarantini in favore di Berlusconi, conducendo presso di lui le donne delle quali sfruttava la prostituzione".

Il filone barese del processo sulle escort - iniziato nel 2011 e fermo da un anno all'udienza preliminare - sta conoscendo un iter assai travagliato, fatto di continui rinvii: ora per acquisire i verbali e la trascrizione delle telefonate di Tarantini agli atti del processo napoletano (14 novembre 2014), ora per il legittimo impedimento degli avvocati di Berlusconi, impegnati una volta per eleggere il Capo dello Stato (31 gennaio 2015) e un'altra per la chiusura campagna elettorale per le regionali (29 maggio). E adesso la richiesta alla Camera di usare le intercettazioni.

Difficile prevedere quanto ci vorrà per avere un responso. In teoria, essendo stata la stessa difesa di Berlusconi a chiedere l'acquisizione delle telefonate, convinta così di dimostrare la sua innocenza, i tempi potrebbero (e dovrebbero) essere relativamente rapidi. Al tempo stesso, non è escluso l'esatto contrario, e cioè che passeranno settimane e settimane prima di giungere a una decisione. Già, perché questo stallo cristallizza la situazione e impedisce il rinvio a giudizio dell'ex premier.



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mercoledì 2 dicembre 2015

QUANDO E' NATO GESU'?



Fu la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per contrastare e sostituire le feste pagane nei giorni del solstizio d’ inverno. La nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus. All’ inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che può essere mutata, variando le necessità. Una provocazione, ovviamente, che si basava però su ciò che è (o, meglio, era) pacificamente ammesso da tutti gli studiosi: la collocazione liturgica del Natale è una scelta arbitraria, senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare. In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre. Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme. Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l’ annunciazione a Maria dell’ angelo Gabriele. Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista. La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d’ Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell’ Annunciazione a Maria. Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi. In realtà, sembra proprio che non sia così. In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell’ anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l’ età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato «grande davanti al Signore». Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l’ apparizione «officiava nel turno della sua classe». In effetti, coloro che nell’ antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l’ anno. Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l’ ottava, nell’ elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l’ enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l’ anno, come le altre, e una di quelle volte era nell’ ultima settimana di settembre. Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l’ annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la «filiera» di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d’ Oriente, come confermato in molti altri casi. Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza. Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l’ annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l’ annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù. Con quest’ ultimo evento arriviamo giusto al 25 dicembre.  Dettagli apparentemente inutili mostrano all’ improvviso la loro ragion d’ essere, il loro carattere di segni di una verità nascosta ma precisa. Malgrado tutto, l’ avventura cristiana continua.



Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di Qumran, un’arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La località era stata sede della comunità monastica degli esseni, che oltre all’ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantità di testi, poi nascosti in grandi anfore per salvarli dall’occupazione romana del 70 d.C.
All’indomani della fortunata scoperta, archeologi di tutto il mondo avviarono una grande campagna di scavi nell’intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e migliaia di manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati. Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: è il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C. La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere, dopo quasi due millenni, le date in cui le classi sacerdotali di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno. Il testo in questione riferisce poi che la classe di Abia, l’VIII delle ventiquattro che ruotavano all’officiatura del Tempio - classe sacerdotale cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista - entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre.

Alcuni detrattori della storicità della data del Natale al 25 dicembre hanno, infatti, osservato che in quel mese - cioè in pieno inverno - gli angeli non potevano incontrare in aperta campagna e di notte greggi e pastori a cui dare la lieta notizia della nascita del Salvatore dell’umanità. Eppure, quanti sostengono questa ipotesi dovrebbe sapere che nell’ebraismo tutto è soggetto alle norme di purità. Secondo non pochi antichi trattati ebraici, i giudei distinguono tre tipi di greggi. Il primo, composto da sole pecore dalla lana bianca: considerate pure, possono rientrare, dopo i pascoli, nell’ovile del centro abitato. Un secondo gruppo è, invece, formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera: questi ovini possono entrare a sera nell’ovile, ma il luogo del ricovero deve essere obbligatoriamente al di fuori del centro abitato. Un terzo gruppo, infine, è formato da pecore la cui lana è nera: questi animali, ritenuti impuri, non possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. Non dimentichiamo, poi, che il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d’inverno. Ricordo che Betlemme è ubicata a 800 metri sul livello del mare.
Alla luce di queste considerazioni, possiamo ritenere risolto il mistero: i pastori e le greggi incontrati dagli angeli in quella santa notte a Betlemme appartengono al terzo gruppo, formato da sole pecore nere. Prefigurazione, se vogliamo, di quella parte della società, composta da emarginati, esclusi, derelitti e peccatori che tanto piacerà avvicinare al Gesù predicatore. In conclusione, possiamo dunque affermare non solo che Gesù è nato proprio il 25 dicembre ma che i vangeli dicono la verità storica circa i fatti accaduti nella notte più santa di tutti i tempi: coloriamo di nero le bianche pecorelle dei nostri presepi e saremo più fedeli non solo alla storia quanto al cuore dell’insegnamento del Nazareno.



L'istituzione della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre è documentata a partire dal 336.

Le uniche fonti testuali che riferiscono della nascita di Gesù sono i Vangeli di Matteo e Luca, che però non forniscono indicazioni cronologiche precise. Assumendo la validità delle informazioni storiche da essi fornite è però possibile dedurre un probabile intervallo di tempo nel quale collocare l'evento.

Mt 2,1 riferisce che Gesù nacque "nei giorni del re Erode", che regnò presumibilmente tra il 37 a.C. e il 4 a.C.. Non si può tuttavia escludere che nel 4 a.C. egli abbia semplicemente associato al regno i suoi figli.
Mt 2,16 riporta l'intenzione di Erode di uccidere i bambini di Betlemme sotto i due anni (strage degli innocenti). Assumendo la storicità del racconto, questo suggerisce che Gesù fosse nato uno o due anni prima dell'incontro di Erode coi magi.
nell'incontro tra Erode e i magi, nell'episodio della fuga in Egitto e nel ritorno alla morte di Erode, Matteo si riferisce a Gesù sempre col diminutivo paidìon, bambino piccolo (Mt 2,8.9.11.13.14.20.21). Indipendentemente dalla effettiva storicità di questi eventi Matteo conserva il ricordo di un Gesù molto piccolo  alla morte di Erode.
Lc 1,5 può essere visto come una conferma di Mt 2,1. Riferisce che l'annuncio dell'arcangelo Gabriele a Zaccaria avvenne anch'esso "nei giorni del re Erode". Secondo Luca la nascita di Gesù avvenne quindici mesi dopo: dopo sei mesi ci fu l'annunciazione a Maria (Lc 1,26), alla quale seguì al termine dei nove mesi di gestazione la nascita di Gesù. Luca comunque non nomina direttamente Erode al momento della nascita di Gesù.
Lc 2,1 riferisce, nei giorni immediatamente precedenti la nascita di Gesù, di un censimento "di tutta la (terra) abitata" da parte di Augusto, che fu imperatore tra il 27 a.C. e il 14 d.C. Indisse tre censimenti universali: nel 28 a.C. (ancora console), 8 a.C., 14 d.C. (Res Gestae Divi Augusti 8, lat. gr. ing.). L'identificazione del censimento evangelico con quello indetto nell'8 a.C. è probabile ma non sicura.
Lc 2,2 specifica che in occasione del censimento di Augusto era "governante la Siria Quirinio". Costui fu governatore vero e proprio della Siria dal 6 d.C.: il dato è apparentemente incompatibile con l'indicazione evangelica del regno di Erode, morto dieci anni prima. Studiosi cristiani hanno però evidenziato che Quirinio aveva ricoperto in Siria alcuni incarichi ("governante") già durante il precedente governatore, Senzio Saturnino, ed è possibile che questi gli avesse affidato l'incarico di occuparsi del censimento indetto da Augusto per la Siria e per il territorio del re 'alleato' (di fatto, sottomesso) Erode il Grande. Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che nel II secolo Tertulliano aveva dichiarato che Gesù era nato all'epoca di Senzio Saturnino.
Lc 3,1 riferisce che Giovanni Battista iniziò la sua predicazione "nel quindicesimo anno di Tiberio". All'inizio del suo ministero, di poco successivo a quello del Battista, Gesù aveva "circa trent'anni" (Lc 3,23), che rimanda a una data di nascita attorno al 2 a.C. La cifra "trenta", però, può essere stata arrotondata per richiamare simbolicamente l'inizio del regno di Davide (2Sam 5,4). Inoltre Tiberio era stato associato al regno di Augusto già alcuni anni prima. Ciò consente sia di retrodatare questa indicazione di alcuni anni sia di render conto della notizia di Tertulliano, secondo cui alcuni romani assegnavano la nascita di Gesù al dodicesimo anno del Regno di Tiberio.
Sulla base di Mt 2 la nascita di Gesù va collocata qualche anno prima della morte di Erode (4 a.C.), tra il 7-5 a.C. Sulla base dell'accenno al censimento universale indetto da Augusto (8 a.C.) di Lc 2, la nascita va collocata nel periodo immediatamente seguente a questo.

In definitiva sulla base dei Vangeli, le uniche fonti storiche disponibili al riguardo, la data della nascita di Gesù è ipotizzabile attorno al periodo 7-4 a.C.

L'anno della nascita di Gesù è accennato negli scritti di alcuni Padri della Chiesa. Data la varietà dei calendari diffusi all'epoca (romano, egizio, in due varianti: "alessandrino" e "vago", siriaco) e la varietà di computazione (estremi inclusi o esclusi) non è sempre immediato risalire al giorno e anno corrispondente nel calendario giuliano, che gli storici utilizzano per le date antecedenti la riforma gregoriana, e nei libri di storia si ritrovano diverse interpretazioni.

Come indicato, le uniche fonti storiche che si riferiscano alla nascita di Gesù sono i racconti di Luca e Matteo. Sebbene questi non indichino con precisione l'anno di nascita, esso può essere ristretto con un livello relativamente alto di verosimiglianza al periodo immediatamente seguente al censimento di Augusto dell'8 a.C. e di alcuni anni precedente alla morte di Erode (4 a.C.), dunque negli anni tra il 7 e il 4 a.C.. Questa data trova ulteriore conferma se si assume il valore storico dell'indicazione evangelica circa "il suo astro" e la si identifica con la triplice congiunzione di Giove e Saturno del 7 a.C. Anche l'indicazione di Tertulliano circa la nascita durante il censimento di Senzio Saturnino, governatore in Siria tra il 9-6 a.C., gioca a favore di questa ipotesi.

Le indicazioni degli scrittori cristiani antichi, disomogenee data la mancanza di un calendario unico ufficiale nell'antichità e la diversa prassi di computo (estremi inclusi o esclusi), non sembrano richiamare informazioni storiche antiche e autorevoli. Infatti la data 3-2 a.C. è incompatibile con la datazione della morte di Erode al 4 a.C., seguita dalla maggioranza degli studiosi. Il largo consenso su questa data presumibilmente erronea non sembra essere altro che l'estrapolazione delle informazioni fornite altrove da Luca circa l'inizio del ministero del Battista e di Gesù al "quindicesimo anno di Tiberio" (28 d.C.), in Lc 3,1, e circa l'età di Gesù a quel tempo, "circa trent'anni", in Lc 3,23, che rimanda appunto al 2 (estremo incluso) - 3 (estremo escluso) a.C.



Dionigi il Piccolo era un dotto monaco scita che viveva a Roma: circa nel 525 egli calcolò, in base alle indicazioni dei Vangeli e della tradizione, la data di nascita di Gesù, ponendola al 754 dalla fondazione di Roma che corrisponde anche al LX anno consolare dall'elezione per la prima volta di Gaio Giulio Cesare a console.

Dionigi, inoltre, introdusse l'usanza di contare gli anni ab incarnatione Domini nostri Jesu Christi ("dall'incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo"), mentre ai suoi tempi l'anno iniziale del calendario veniva stabilito con l'inizio dell'impero di Diocleziano (il 284). Il primo anno dopo la nascita di Gesù, quindi, divenne l'1 dopo Cristo, mentre l'anno bisestile 248 dell'era di Diocleziano diventò l'anno 532 di Cristo.

Questo calcolo fu approvato da papa Giovanni II e, a partire dall'VIII secolo, adottato in tutto il mondo cristiano su impulso di studiosi come Beda il Venerabile. L'anno stabilito da Dionigi come anno 1 viene tuttora utilizzato per la numerazione degli anni del calendario gregoriano, il calendario attualmente in uso nei paesi occidentali, sebbene sia ormai accertato che il calcolo fosse sbagliato.

È da sottolineare che l'opinione comune secondo cui l'anno di nascita di Gesù sarebbe l'anno zero è errata, in quanto lo zero non era conosciuto in Europa a quell'epoca. Dionigi, infatti, fece precedere immediatamente l'anno 1 dopo Cristo dall'1 avanti Cristo. Il problema si intreccia con quello dello stile di datazione, cioè della scelta del giorno in cui inizia l'anno. Solo con la riforma gregoriana si è gradualmente affermata la scelta del primo gennaio come capodanno.

Come per l'anno, anche il giorno preciso della data di nascita di Gesù non è esplicitamente riportato dalle uniche fonti storiche antiche, cioè i Vangeli (nello specifico Matteo e Luca). Assumendo la storicità delle narrazioni, alcune indicazioni evangeliche indirette sono esaminate dagli studiosi, ma non sembrano comunque portare a conclusioni univoche e condivise.

Il mancato interesse degli evangelisti nel datare la nascita di Gesù contraddistinse anche i cristiani nei primi secoli. È significativa l'osservazione di Origene (m. 254), per il quale nella Bibbia non viene festeggiata la nascita di nessuno, ma è un'usanza dei peccatori come il faraone ed Erode. Per Gesù, come per i santi, veniva festeggiato il giorno della nascita al cielo, non della nascita terrestre. Clemente di Alessandria, che verso il 200 si unisce alla critica di coloro che festeggiano la nascita di Gesù, testimonia comunque l'esistenza di diverse tradizioni su questo tema.

Un'ulteriore motivazione culturale per trascurare la data di nascita di Gesù proveniva dal mondo pagano, in cui la data di concepimento era considerata molto più significativa anche in termini astrologici rispetto a quella di nascita, relativamente casuale. Nel caso di Gesù, poi, anche per i cristiani la data del concepimento, e non quella di nascita, era la data più importante, perché era quella in cui avrebbe avuto luogo l'incarnazione del Verbo. Anche dopo l'introduzione liturgica della festa del Natale, la preminenza teologica dell'Annunciazione è la causa per cui tale data fu preferita come data del capodanno in diversi stati cristiani, che utilizzavano per il calcolo dei giorni un sistema detto Stile dell'Incarnazione.

Col tempo questo primo mancato interesse mutò e si avvertì la necessità di festeggiare anche la nascita terrena di Gesù. Scrive Giovanni Crisostomo (m. 407) che, nella generazione di Cristo secondo la carne, «l'Epifania, la santa Pasqua, l'Ascensione e la Pentecoste, hanno il loro fondamento e il loro scopo. Poiché se Cristo non fosse stato generato secondo la carne, non sarebbe stato battezzato, che è l'Epifania. Non sarebbe stato crocifisso, che è la Pasqua. Non avrebbe mandato lo Spirito, che è la Pentecoste. Da questa una sorgente nascono molti fiumi, che sono le feste che celebriamo».

La tradizionale datazione al 25 dicembre è stata fissata alcuni secoli dopo la nascita di Gesù. Il primo documento databile con certezza che attesta tale data (l'8º giorno alle calende di gennaio) risale al 336. L'indicazione di Ippolito di Roma, che l'anticiperebbe di più di un secolo, viene da molti considerata un'interpolazione tardiva. Anche se la data del 25 dicembre fosse una glossa di un copista, come è probabile, il testo di Ippolito tramandato da altri manoscritti riporta una data dell'inizio d'aprile, che, interpretata come concepimento, riporterebbe ancora ad una nascita alla fine di dicembre. Da alcuni studiosi viene poi indicato Sesto Giulio Africano (m. 240) come lo scrittore più antico che abbia sostenuto la nascita di Gesù al 25 dicembre, oppure l'incarnazione al 25 marzo, ma queste indicazioni non sono evidenti nei frammenti pervenutici della sua principale opera andata perduta, la Cronografia del 221.

Secondo molti studiosi, la scelta di questo giorno non deriverebbe da una tradizione antica relativa all'effettivo giorno di nascita di Gesù, ma dalla volontà di cristianizzare la festa pagana del Sol Invictus, il "sole invitto". Questa ipotesi sembra essere stata avanzata per la prima volta verso la fine del XII secolo, da un anonimo commentatore siriaco, in glossa a un testo di Dionigi Bar Salimi (m. 1171), che è stata però dimenticata per secoli. In epoca contemporanea e in occidente sembra invece essere stata avanzata da Filippo della Torre (1657-1717), vescovo di Adria, poi ripresa da molti altri studiosi. Oggi questa ipotesi è oggetto di discussione tra gli studiosi.

Sono tre le indicazioni evangeliche che possono in qualche modo suggerire il periodo dell'anno ove collocare la nascita di Gesù.

Il primo passo riguarda il viaggio della sacra famiglia. In Lc 2,1-5 viene descritto il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazaret a Betlemme per espletare gli obblighi del "primo censimento" di Quirinio ordinato da Augusto. Giunti a destinazione, Maria partorì. Se si conoscesse il periodo in cui il censimento ebbe luogo, si potrebbe conoscere indirettamente, se non il giorno preciso, almeno l'intervallo in cui collocare più verosimilmente la nascita. Il problema è che il "primo censimento di Quirinio" è taciuto dalle fonti storiche, al di fuori dell'accenno lucano, che però non ne riporta alcuna indicazione cronologica. Si può ipotizzare che il viaggio non abbia avuto luogo nella stagione invernale per problemi logistici (ruscelli non guadabili, difficoltà all'addiaccio notturno). D'altro canto, il viaggio (come la raccolta dei dati censori) può aver avuto luogo in primavera o estate, e solo in seguito, "mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto" (Lc 2,6). In definitiva è difficile trarre da queste indicazioni lucane qualche riferimento preciso.

Il secondo passo riguarda il pernottamento all'esterno dei pastori. In Lc 2,8, subito dopo aver descritto la nascita di Gesù, viene letteralmente detto che in quella regione c'erano dei pastori "accampati (all'esterno) e veglianti veglie di notte sul gregge di loro". Questo pernottamento all'esterno porta a pensare a una stagione non fredda. D'altro canto, è stato fatto notare che in Palestina non sono comunque impossibili tali pernottamenti in vista della custodia del gregge, e l'indicazione dei turni di guardia (veglie) potrebbe far pensare a un riposo alternato in un ambiente protetto. Anche in questo caso dunque non ne è stata ricavata un'indicazione univoca e condivisa. Il fatto che l'angelo si manifesti ai pastori durante "veglie di notte", apparentemente subito dopo il parto, indica una nascita notturna.

Il terzo passo riguarda la classe sacerdotale di Zaccaria. Secondo Lc 2,5;1,8, l'annuncio del concepimento di Giovanni Battista a Zaccaria avvenne mentre stava officiando nel Tempio di Gerusalemme durante il turno della classe sacerdotale di Abia, alla quale apparteneva. Secondo Lc 1,26, sei mesi dopo («e questo mese è il sesto per lei») avvenne l'annunciazione a Maria e il concepimento verginale di Gesù. Assumendo la storicità degli eventi (cosa che non tutti gli esegeti contemporanei sono disposti a fare, p.es. Brown, Meier) e conoscendo il calendario dei turni di servizio delle classi sacerdotali, se ne potrebbe ricavare un'approssimativa indicazione del periodo dell'anno in cui nacque Gesù. Secondo 1Cr 24,10, quella di Abia era l'ottava del ciclo di 24 classi sacerdotali che si avvicendavano, in un ciclo settimanale (da sabato a sabato) nella gestione del culto. I testi biblici non ci informano circa il momento dell'anno in cui il ciclo aveva inizio, né come venivano gestite le settimane dell'anno non coperte dalle 48 settimane del duplice ciclo delle classi: era un ciclo ininterrotto, per cui il turno di ogni classe variava ogni anno, oppure interrotto, per cui ad ogni classe spettava un preciso momento del calendario ebraico. Assumendo un ciclo interrotto, sulla base di Esd 2,2-6, che descrive la ripresa del culto nel secondo tempio, ricostruito attorno al 538 a.C., è ipotizzabile (ma non sicuro) che il ciclo delle classi iniziasse ogni anno al settimo mese, cioè Tishri, attorno a settembre-ottobre. Si aprono pertanto diverse possibilità:

Ciclo interrotto, inizio a Tishri. In tal caso il turno di Zaccaria cadrebbe nella successiva ottava settimana, attorno a metà novembre, e volendo collocare la nascita di Gesù quindici mesi dopo, si otterrebbe indicativamente metà febbraio.
Ciclo ininterrotto. Se dalla fondazione del secondo tempio l'avvicendamento ciclico delle classi è stato continuo, con un continuo slittamento di anno in anno, per conoscere il periodo dell'anno occupato dalla classe di Abia occorre optare per un preciso anno relativo alla nascita di Gesù e dunque di Giovanni Battista. Browne (1844) parte dall'informazione che al momento della distruzione del tempio (9 Av, ossia 4 agosto, del 70) era di turno la classe di Ioarib, la prima del ciclo, e opta per l'annunciazione a Zaccaria nella settimana tra il 27 settembre e il 5 ottobre del 6 a.C., che considera compatibile con l'informazione di Crisostomo, il quale la colloca al 10 Tishri (Giorno del Kippur, quando il sommo sacerdote – ma Zaccaria non lo era – entra da solo nel Santo dei Santi), e ne ricava la nascita di Gesù attorno all'8 dicembre del 5 a.C. Lewin (1865) invece, sulla base degli stessi dati, opta per l'annunciazione a Zaccaria a fine maggio del 7 a.C. e per la nascita di Gesù a inizio agosto del 6 a.C.
Ciclo semi-interrotto. Dai testi di Qumran è emerso un calendario liturgico delle 24 classi che si alternavano in un ciclo di 6 anni, dove l'anno era composto da 364 giorni (cfr. calendario delle settimane). Nel primo di questi 6 cicli, che iniziava nel mese di Tishri, la classe di Abia era impegnata nella metà del terzo mese e alla fine dell'ottavo mese (attorno all'ultima decade di settembre). Se il tempio di Gerusalemme seguiva il calendario ritrovato a Qumran e se nell'anno in questione si era al primo dei 6 cicli, il concepimento del Battista può essere dunque collocato a fine settembre, l'annunciazione a Maria nel marzo dell'anno successivo e la nascita di Gesù a fine dicembre. A conferma di questa opzione viene comunemente citata la data del 23 settembre come commemorazione dell'annuncio a Zaccaria, celebrata dalle chiese orientali. In questo modo risulterebbe quindi giustificata anche la data tradizionale di nascita del Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l'annuncio di Gabriele a Zaccaria. Questo fatto implicherebbe, secondo l'indagine di Nicola Bux, che «è storica anche la data del 25 dicembre, nove mesi dopo» per determinare la nascita di Gesù. Perciò sarebbe corretta anche quella stabilita da alcuni padri della Chiesa (come Ippolito di Roma nel 204), e a questo punto appare rispettata anche dalle prime comunità cristiane.



L'origine della festa pagana del Sol Invictus viene solitamente correlata al regno di Aureliano (270-275), che riannesse all'impero il regno secessionista di Palmira e ne importò a Roma il culto del sole, costruendovi (probabilmente nel 274) un tempio ad esso dedicato e organizzando un clero apposito. In realtà non si trattò propriamente di un culto fondato ex novo: il sole era venerato, sotto varie forme, in diversi culti pagani dell'impero, e in particolare a Roma sembra essere stato un culto antico, verosimilmente precedente all'epoca cristiana, compiuto in appositi santuari e con particolari giochi circensi. In epoca imperiale, prima di Aureliano, Eliogabalo (218-222) dedicò al sole (con l'epiteto di origine siriaca Elagabalus, "Dio della montagna", proprio della città di Emesa) un tempio nell'urbe (Elagabalium), probabilmente nel 219.

Quanto all'epiteto "invitto" applicato al sole (era un titolo onorifico attribuito anche ad altre divinità), sembra ancora più antico, testimoniato da una lapide datata al 158 d.C. e da altri reperti archeologici del II secolo.

La prima attestazione risale alla Cronografia (o Cronografo) del 354, detta anche Calendario filocaliano dal nome del redattore, un composito testo cristiano databile al 354 e redatto a Roma, che nella sesta parte riporta, in corrispondenza del 25 dicembre (8º giorno alle calende di gennaio) "N·INVICTI·CM·XXX", cioè "Natalis Invicti Circenses missus 30", che indicava che quel giorno veniva festeggiato con 30 corse di bighe nel circo. La data, che seguiva di pochi giorni il solstizio d'inverno, era estremamente simbolica: in questa ricorrenza astronomica il sole raggiunge a mezzogiorno l'altezza minima nel cielo, per poi tornare a crescere nei giorni seguenti, dimostrandosi "non vinto". Sebbene dunque nessuna fonte, prima del Calendario filocaliano, parli di un culto al sole il 25 dicembre, per il suo valore simbolico è verosimile che l'indicazione del Calendario fosse valida anche per i decenni precedenti.

Lo stesso documento, nella dodicesima parte (Depositio martyrum, un elenco delle memorie liturgiche dei martiri) che viene comunemente considerata una rielaborazione di una lista databile al 336, riporta nello stesso giorno "natus Christus in Betleem Iudeae". Sono sostanzialmente quattro i motivi che hanno fatto sì che il giorno di nascita di Gesù, sconosciuto allora come oggi, fosse celebrato il 25 dicembre:

un motivo culturale-pastorale: derivato dal desiderio di voler sostituire la festa del Sol Invictus (e gli immediatamente precedenti Saturnali, dal 17 al 23 dicembre) con una festa cristiana. Questa sostituzione viene talvolta indicata come una sorta di usurpazione impropria e illegittima da parte della Chiesa cristiana, finalizzata a "ingannare" il popolo. In realtà, in qualunque incontro tra culture diverse fenomeni di assimilazione e sostituzione sono comuni. Nella fattispecie, il cristianesimo primitivo ha assunto e "battezzato" diversi elementi della cultura greco romana, come p.es. i termini "tempio", "sacerdote", "pontefice", l'aureola, i concetti di sostanza, logos, anima (separata dal corpo), o i numerosi templi pagani dell'impero non distrutti ma convertiti al culto cristiano. In epoca più recente, si pensi p.es. alla socialista festa dei lavoratori del 1º maggio, alla quale è stata sovrapposta nel 1955 la festa di San Giuseppe Artigiano. L'inculturazione della fede è un fenomeno normale, comune e legittimo della vita della Chiesa.
un motivo allegorico-simbolico indiretto: l'associazione tra Gesù e il sole passando per la festività della domenica. Il "giorno del sole" (Dies Solis) del calendario romano (sopravvissuto p.es. nell'inglese sunday, tedesco sonntag) venne dichiarato giorno di riposo e festività da Costantino (7 marzo 321). Nell'editto non viene presentato l'accostamento tra la domenica e il primo giorno dopo il sabato nel quale risorse Gesù, festeggiato dai cristiani (per l'esplicita connessione occorre attendere Teodosio nel 386). Tuttavia questa implicita e tacita associazione, forse voluta dal Costantino filo-cristiano per fare accettare la festività domenicale anche dai pagani, può aver rafforzato l'associazione Gesù-sole.
un motivo allegorico-simbolico diretto: l'associazione tra Gesù e il sole nascente (del solstizio d'inverno), sulla base di Mal 3,20 e Gv 8,12. Per esempio Agostino (m. 430) accetta la data del 25 dicembre con questa motivazione allegorica, commentando Gv 3,30: "Cristo nacque quando i giorni cominciano a crescere, Giovanni nacque quando i giorni cominciano a decrescere"; "questo giorno, a cominciare dal quale la luce del giorno aumenta sempre più, è figura pure dell'opera di Cristo. L'eterno Creatore, nato nel tempo, non poteva non scegliere come suo giorno natalizio quello che veniva riferito al sole, creatura non eterna". La sostituzione della festa pagana sembra comunque essere avvenuta con lentezza, dato che Papa Leone (m. 461) rimprovera con forza coloro che "nella nostra solennità di questo giorno non vedono la natività di Cristo ma il sorgere del nuovo sole".
una coincidenza con l'ipotesi dell'incarnazione (e passione) di Gesù al 25 marzo (equinozio di primavera), che rimanda a un'origine cristiana della data del natale.

L'ipotesi del Natale al 25 dicembre per sostituzione di elementi allegorici pagani appartiene ormai alla vulgata del sapere accademico e dell'uomo comune. Tuttavia, tra gli studiosi cristiani, è largamente diffusa l'ipotesi, relativamente recente (Duchesne, 1889), di un'origine (sempre simbolica) di tale data a partire da elementi cristiani, sovrapponibili a quelli pagani.

L'ipotesi è che si sia arrivati alla data di nascita di Cristo partendo da quella che si credeva essere la data di morte. A tal proposito, tra le molteplici (come per il natale) tradizioni circa il giorno della morte attestate negli scrittori antichi (21 o 23 marzo, 6 o 9 o 13 o 19 aprile), la data del 25 marzo (8º giorno alle calende d'Aprile) dell'anno 29 è citata da Tertulliano, attorno al 207, dunque più di un secolo prima della prima indicazione del Natale al 25 dicembre del Calendario filocaliano. L'informazione di Tertulliano è sicuramente non storica: a parte il fatto che l'opinione degli studiosi per la data della morte di Gesù converge a venerdì 7 aprile del 30, tra il 29 e il 35 non ci sono giorni di venerdì 25 marzo compatibili con la Pasqua ebraica. Il calcolo soggiacente all'indicazione della morte di Gesù riportata da Tertulliano deve essere stato simbolico, facendola coincidere con l'equinozio di primavera del calendario romano e con la ipotetica data della creazione del mondo. Assumendo l'ipotesi che la vita di Gesù sia stata di un numero intero di anni, dato che le frazioni possono essere considerate imperfette, ne potrebbe essere derivata l'incarnazione al 25 marzo, e la nascita al 25 dicembre.

Rispetto all'ipotesi dell'origine pagana, la teoria di Duchesne ha il pregio di basarsi sull'effettiva priorità dell'attestazione nelle fonti storiche della data del 25 marzo (morte e incarnazione) rispetto al 25 dicembre (nascita). Di contro, la testimonianza di Tertulliano, per quanto antica, appare isolata, e il ragionamento effettuato dallo studioso (dalla morte all'incarnazione supponendo un numero intero e dunque più "perfetto" di anni di Gesù), per quanto plausibile, non è esplicitato né dallo scrittore africano né da altri Padri.

Le due teorie tuttavia non sono del tutto incompatibili: è possibile che in alcune zone della cristianità (Africa) sia stata ricordata la passione di Gesù al 25 marzo (equinozio di primavera), che ha portato a ipotizzare una natività al 25 dicembre (solstizio d'inverno), data che (tra le molte ipotizzate nell'antichità) ha avuto particolare fortuna per il suo intrinseco significato simbolico di vittoria sulle tenebre e per la necessità pastorale di sostituire la festa pagana del Sole Invitto. Oggi diversi altri studiosi hanno tentato una ricostruzione plausibile della data di nascita di Gesù, arrivando a ritenere verosimile il 25 dicembre.

Il 25º giorno del mese di Kislev, corrispondente al nostro dicembre, viene celebrata la festa ebraica della Luce, la Hanukkah. Alcuni ritengono che la data del 25 dicembre per la ricorrenza della nascita di Gesù sia collegata a questa festa ebraica: il cristianesimo avrebbe così ripetuto per il Natale ciò che era stato fatto per Pasqua e Pentecoste, che coincidono con festività ebraiche. Tuttavia tra le due feste vi sono delle differenze di significato e di durata (la Hanukkah dura otto giorni), che fanno dubitare che la festa ebraica abbia inciso in modo significativo sulla scelta cristiana del 25 dicembre.

Secondo alcuni studiosi la data del 25 dicembre potrebbe comunque almeno avvicinarsi a quella vera calcolata grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento del Libro dei Giubilei (II secolo a.C.) a Qumran.

Sono stati fatti diversi tentativi di identificare la "stella" vista dai Re Magi (Mt 2,1-12) con un evento astronomico noto: questo consentirebbe di determinare con maggiore precisione la data della nascita di Gesù.

Il fondamento storico del racconto è tuttavia discusso. Storici non cristiani e alcuni biblisti cristiani lo vedono come un particolare simbolico più che reale. Altri biblisti cristiani ne ammettono la veridicità, e in particolare sarebbe da identificare con una Congiunzione di Giove, Saturno e Marte verificatasi per tre volte in pochi mesi nella costellazione dei Pesci nel 7 a.C. Secondo le teorie astrologiche dell'epoca, infatti, i Pesci rappresentavano il regno di Giuda e Giove poteva segnalare una nascita regale.

Altre ipotesi hanno identificato l'"astro" con la cometa di Halley; essa tuttavia passò nel 12 a.C., il che sembra essere troppo presto. Secondo altri potrebbe essere stata una nova: gli annali astronomici cinesi e coreani riportano un evento simile nel 5 a.C.






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