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giovedì 10 dicembre 2015

IL CONCEPIMENTO DI GESU'



Trattando della figura di Maria nell'Antico Testamento, il Concilio (Lumen Gentium, 55) fa riferimento al noto testo di Isaia, che ha attirato in maniera particolare l'attenzione dei primi cristiani: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele" (Is 7,14).

Nel contesto dell'annuncio dell'angelo che invita Giuseppe a prendere con sé Maria, sua sposa, "perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo", Matteo attribuisce un significato cristologico e mariano all'oracolo. Infatti aggiunge: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi" (Mt 1,22-23).

Tale profezia nel testo ebraico non annuncia esplicitamente la nascita verginale dell'Emmanuele: il vocabolo usato (almah), infatti, significa semplicemente "una giovane donna", non necessariamente una vergine. Inoltre, è noto che la tradizione giudaica non proponeva l'ideale della verginità perpetua, né aveva mai espresso l'idea di una maternità verginale.

Nella traduzione greca, invece, il vocabolo ebraico fu reso col termine "parthenos", "vergine". In questo fatto, che potrebbe apparire semplicemente una particolarità di traduzione, dobbiamo riconoscere un misterioso orientamento dato dallo Spirito Santo alle parole di Isaia, per preparare la comprensione della nascita straordinaria del Messia. La traduzione col termine "vergine" si spiega in base al fatto che il testo di Isaia prepara con grande solennità l'annuncio del concepimento e lo presenta come un segno divino (Is 7,10-14), suscitando l'attesa di un concepimento straordinario. Orbene, che una giovane donna concepisca un figlio dopo essersi unita al marito non costituisce un fatto straordinario. D'altra parte, l'oracolo non accenna per niente al marito. Una simile formulazione suggeriva quindi l'interpretazione data poi nella versione greca.

Nel contesto originale, l'oracolo di Isaia 7, 14 costituiva la risposta divina a una mancanza di fede del re Achaz, il quale, dinanzi alla minaccia di una invasione degli eserciti dei re vicini, cercava la salvezza sua e del suo regno nella protezione dell'Assiria. Nel consigliargli di riporre la fiducia soltanto in Dio, rinunciando al temibile intervento assiro, il profeta Isaia lo invita da parte del Signore a un atto di fede nella potenza divina: "Chiedi un segno dal Signore tuo Dio...". Al rifiuto del re, che preferisce cercare la salvezza nei soccorsi umani, il profeta pronuncia il celebre oracolo: "Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele" (Is 7,13-14).



L'annuncio del segno dell'Emmanuele, "Dio-con-noi", implica la promessa della presenza divina nella storia che troverà pienezza di significato nel mistero dell'Incarnazione del Verbo.
Nell'annuncio della nascita prodigiosa dell'Emmanuele, l'indicazione della donna che concepisce e partorisce mostra una certa intenzione di associare la madre al destino del figlio un principe destinato a stabilire un regno ideale, il regno "messianico" e fa intravedere un disegno divino particolare, che pone in evidenza il ruolo della donna.

Il segno, infatti, non è soltanto il bambino, ma il concepimento straordinario, rivelato poi nel parto stesso, evento pieno di speranza, che sottolinea il ruolo centrale della madre.

L'oracolo dell'Emmanuele va compreso, inoltre, nella prospettiva aperta dalla promessa rivolta a David, promessa che si legge nel secondo Libro di Samuele. Qui il profeta Natan promette al re il favore divino per il suo discendente: "Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio" (2Sam 7,13-14).

Nei confronti della stirpe davidica, Dio vuole assumere un ruolo paterno, che manifesterà il suo pieno ed autentico significato nel Nuovo Testamento, con l'incarnazione del Figlio di Dio nella famiglia di Davide (cf. Rm 1,3).

Lo stesso profeta Isaia, in un altro testo molto conosciuto, ribadisce il carattere eccezionale della nascita dell'Emmanuele. Ecco le sue parole: "Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace" (9, 5). Il profeta esprime così, nella serie di nomi dati al bambino, le qualità del suo compito regale: sapienza, potenza, benevolenza paterna, azione pacificatrice.

La madre qui non è più indicata, ma l'esaltazione del figlio, che porta al popolo tutto ciò che può essere sperato nel regno messianico, si riversa anche sulla donna che lo ha concepito e partorito.

Anche un famoso oracolo di Michea allude alla nascita dell'Emmanuele. Dice il profeta: "E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà..." (Mi 5,1-2). In queste parole risuona l'attesa di un parto ricolmo di speranza messianica, nel quale si evidenzia, ancora una volta, il ruolo della madre, esplicitamente ricordata e nobilitata dal mirabile evento che reca gioia e salvezza.

La maternità verginale di Maria è stata preparata in un modo più generale dal favore concesso da Dio agli umili e ai poveri (cf. Lumen Gentium, 55).

Questi, ponendo ogni loro fiducia nel Signore, anticipano col loro atteggiamento il significato profondo della verginità di Maria, che, rinunciando alla ricchezza della maternità umana, ha atteso da Dio tutta la fecondità della propria vita.

L'Antico Testamento non contiene, dunque, un annuncio formale della maternità verginale, rivelata pienamente solo dal Nuovo Testamento. Tuttavia l'oracolo di Isaia (Is 7,14) prepara la rivelazione di questo mistero ed è stato precisato in questo senso nella traduzione greca dell'Antico Testamento. Citando l'oracolo così tradotto, il Vangelo di Matteo ne proclama il perfetto adempimento per mezzo del concepimento di Gesù nel grembo verginale di Maria.

Secondo la legge di Mosè in vigore all'epoca, Giuseppe aveva facoltà di ripudiare la sposa infedele, che sarebbe stata condannata per lapidazione, poiché rimasta incinta prima della loro convivenza, cosa che non poteva che indicare un adulterio.

Anche nei Vangeli apocrifi si parla del concepimento miracoloso da parte di Maria; i riferimenti si trovano nel Protovangelo di Giacomo e nell'Ascensione di Isaia. La verginità di Maria è invece negata da altri apocrifi quali il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo e il Vangelo degli Ebioniti.

Anche il Corano, dove Gesù viene considerato un profeta, parla del concepimento miracoloso da parte di Maria per volontà di Dio:

« E quando gli angeli dissero a Maria: - O Maria! In verità Allah t'ha prescelta e t'ha purificata e t'ha eletta su tutte le donne del creato... O Maria, Iddio t'annunzia la buona novella di una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'altro e uno dei più vicini a Dio.
- O mio Signore! - rispose Maria - Come avrò mai un figlio se non m'ha toccata alcun uomo?
Rispose l'angelo: - Eppure Allah crea ciò ch'Egli vuole: allorché ha deciso una cosa non ha che da dire: "Sii!" ed essa è. »
(Cor., III:42, 45, 47)

Dal punto di vista scientifico non è possibile che una donna rimanga incinta senza un rapporto sessuale, tuttavia esiste un dibattito interno al mondo religioso in merito a una presunta veridicità storica del fatto, basato sull'assunto di fede, che Dio possa intervenire direttamente sulla materia. Accanto ai teologi che sostengono la storicità dell'evento, ve ne sono altri che sostengono che non si possa affermare con certezza che i racconti di Matteo e Luca si riferiscano ad un fatto storico e ritengono che questi racconti debbano essere interpretati in chiave teologica e spirituale.



I fautori della storicità del concepimento verginale sostengono la loro tesi tramite il criterio dell'attestazione multipla, secondo cui ciò che è attestato da fonti diverse e molteplici può essere considerato storicamente autentico. Il riferimento al concepimento verginale da parte di due Vangeli viene da essi considerato un elemento a supporto della presunta storicità dell'evento. Il fatto che i due Vangeli presentino dettagli e punti di vista differenti (Matteo espone quello di Giuseppe, Luca quello di Maria) significherebbe che ciascuno dei due evangelisti, che scriveva per destinatari diversi (Matteo per gli Ebrei, Luca per i Greci e i Romani), avrebbe attinto da tradizioni diverse. Essi sostengono inoltre che finora non sono emerse prove storiche sufficienti per affermare che i racconti di Matteo e Luca non sono veritieri.

Il silenzio degli altri Vangeli viene spiegato con l'ipotesi che il racconto del concepimento verginale era probabilmente una tradizione di famiglia che inizialmente era conosciuta solo da pochissimi cristiani; l'autore del Vangelo di Matteo l'avrebbe conosciuta dai parenti di Giuseppe, l'autore del Vangelo di Luca dai parenti di Maria. È stato obiettato che Gesù non ha mai detto di sé che era figlio di una vergine concepita miracolosamente, cosa che se fosse avvenuta sarebbe stata riferita anche dagli altri vangeli, ma ciò non prova nulla, perché Gesù potrebbe avere taciuto per una forma di pudore. Quanto alle lettere di Paolo, bisogna rilevare che esse hanno una finalità teologica e non biografica e danno pochi particolari sulla vita di Gesù.

Le storie di concepimenti verginali di donne da parte di esseri divini sono presenti in diverse religioni e mitologie ma non nell'ebraismo; vari autori ritengono poco plausibile che i giudei monoteisti del I secolo d.C. possano essere stati aperti all'influsso di storie pagane. Inoltre è stato evidenziato che le differenze tra i racconti evangelici e i miti pagani sono rilevanti: ad esempio, nei primi mancano l'antropomorfismo e gli aspetti fantastici che caratterizzano le nascite miracolose di miti e religioni pagane. Joseph Ratzinger ha inoltre rilevato che nei miti pagani del mondo classico c'è la fecondazione di una donna da parte di una divinità maschile, mentre nel racconto cristiano c'è un atto creativo per mezzo dello Spirito Santo.

Per quanto riguarda l'ipotesi che i racconti sul concepimento verginale di Gesù siano stati inseriti per rispondere alle calunnie dei giudei (riportate anche da Celso) su un concepimento umano adulterino di Gesù, come sostengono alcuni studiosi tra cui Stephen Harris, è stato obiettato che sarebbe stato più logico ribadire la paternità di Giuseppe anziché inventare la storia del concepimento verginale. Alcuni autori ritengono comunque che le tradizioni su cui si basano i vangeli siano antecedenti alle calunnie sul concepimento di Gesù messe in giro dai giudei.

Vari teologi, tra cui Karl Barth, hanno messo in relazione la nascita verginale di Gesù con il dogma dell'Incarnazione e con il superiore dogma fondamentale della Sua natura Trinitaria, di Uomo e di Dio nello stesso tempo; Barth ha affermato che il concepimento verginale di Gesù è una componente essenziale del cristianesimo, tuttavia ha un significato cristologico, non mariologico.

Per Hans Urs von Balthasar il concepimento verginale di Gesù era necessario, perché non poteva avere due padri: un padre umano avrebbe infatti oscurato il suo rapporto con il Padre celeste. Il teologo svizzero concorda inoltre con Barth nell'affermazione che i racconti di Matteo e Luca sono compatibili con il Prologo del Vangelo di Giovanni.

Secondo altre argomentazioni teologiche, poiché si avrebbe una irrazionale creazione sia dal nulla di sé che dal nulla dell'altro, come l'effetto non può essere maggiore della causa, e come il servo non è più grande del suo signore (Giovanni 15:20), così Gesù non poté nascere dall'unione carnale di due esseri umani, che avrebbe prodotto un altro essere umano; ma Gesù oltre che Uomo è anche Dio e perciò infinito e che vive in eterno (sebbene dopo la morte di croce), onnisciente e onnipotente, tutte qualità che rivelerà nel Vangelo e che sono maggiori di quelle presenti e che possono trovarsi in due genitori umani, finiti e mortali.

Per rispondere alle obiezioni scientifiche che ritengono impossibile l'evento, Joseph Ratzinger ha affermato che bisogna credere che Dio possa agire direttamente sulla materia; altri ritengono che lo Spirito Santo possa avere creato miracolosamente in Maria i cromosomi maschili necessari per il concepimento.

Al di là del significato letterale, i racconti evangelici sul concepimento verginale di Gesù vogliono comunicare che Giuseppe e Maria hanno ricevuto delle rivelazioni spirituali sulla futura nascita di Gesù e le hanno accolte con fede, accettando di aderire al progetto di Dio e di collaborarvi. Nel caso di Maria la rivelazione è avvenuta prima dell'evento e sotto forma di annunzio, mentre nel caso di Giuseppe è avvenuta dopo l'evento e sotto forma di sogno; sia gli annunzi che i sogni sono due forme di rivelazione divina che si ritrovano nell'Antico Testamento. Bisogna notare anche che Matteo, nel riferire la profezia di Isaia, non usa la parola almah (che significa "giovane donna") presente nella Bibbia ebraica ma la parola parthenos (che significa "vergine") presente nella versione in greco della Bibbia dei Settanta.



Parecchi studiosi si sono chiesti se oltre ad avere un significato spirituale i racconti sul concepimento verginale di Gesù si riferiscano ad un fatto storico.

Secondo vari autori, le basi storiche del concepimento verginale di Gesù sono deboli e l'evento non può essere provato con il metodo storico. Frederick Brumer ritiene che Matteo e Luca erano più interessati a fare affermazioni teologiche che storiche; l'accettazione del racconto di questi due vangeli è una questione di fede, basata su ragioni teologiche. Anche per Karl Rahner e John Paul Meier non ci sono prove storiche sufficienti per sostenere la storicità dell'evento. Frédéric Manns ha affermato che i Vangeli dell'infanzia di Gesù sono soprattutto testi teologici e vanno letti alla luce della fede: se non si crede che Gesù sia il Figlio di Dio e il compimento delle antiche Scritture, gli scritti di Matteo e Luca possono apparire come racconti mitologici.

Altri studiosi sostengono che l'idea del concepimento verginale ha avuto origine nell'ambito delle prime tradizioni orali su Gesù piuttosto che su un fatto storico accertato. Matteo e Luca si sarebbero rifatti a queste tradizioni precedenti, che avrebbero rielaborato in maniera più sobria rispetto agli autori dei Vangeli apocrifi; tuttavia la tesi tradizionale che essi avrebbero avuto come fonte i familiari di Gesù (in particolare Maria, che sarebbe stata la fonte di Luca) è poco verosimile.

Vito Mancuso fa notare che secondo l'esegesi storica non tutti i contenuti dei vangeli sono da considerarsi certi, ma vi sono dati storicamente sicuri, dati probabili e dati improbabili; anche se una notizia si trova in due vangeli (come la nascita a Betlemme, citata sia da Matteo che da Luca) non per questo oggi è considerata sicuramente certa dal punto di vista storico. Se si ipotizza che i racconti di Matteo e Luca siano storici e provengano da tradizioni familiari come sostiene anche Joseph Ratzinger, ci si dovrebbe chiedere come mai i vangeli diano notizie così scarse sui genitori di Gesù, specie su Maria che al tempo della crocifissione era ancora viva.

Bart Ehrman ha sottolineato che le fonti storiche non cristiane che parlano di Gesù (come Giuseppe Flavio) non accennano minimamente ad una nascita verginale. Secondo Ehrman, il principio di attestazione reciproca dei Vangeli di Matteo e Luca non è di per sè garanzia assoluta di storicità, ma bisogna considerare anche altri aspetti. Nel caso della nascita di Gesù, l'ipotesi più plausibile è che le fonti di Matteo e Luca si riferiscano ad un fatto leggendario; comunque, l'obiettivo degli evangelisti non era quello di fare una cronaca storica, ma essi avevano finalità apologetiche, come quella di affermare la divinità di Gesù.

Altri studiosi fanno rilevare che i primi Vangeli sono stati scritti tra il 60 e il 70 d.C., oltre trent'anni dopo la morte di Gesù; pur ritenendo possibile l'esistenza di una tradizione familiare originaria, essi ritengono che si sia alterata nel tempo. Gli anglicani J.M. Creed e H.D.A. Major hanno ipotizzato che inizialmente le tradizioni raccontavano le esperienze spirituali che Giuseppe e Maria avrebbero avuto in occasione del concepimento di Gesù, che analogamente a Isacco era presentato come un figlio della promessa di Dio. Successivamente, le tradizioni primitive sarebbero state deformate in senso materialistico e l'idea della nascita verginale avrebbe preso il posto di una nascita normale.

Vari studiosi che dubitano sulla storicità del concepimento verginale ritengono che la tradizione fu sviluppata dalla Chiesa primitiva per avvalorare la tesi che Gesù era il figlio di Dio incarnato. Per Hans von Campenhausen, la tradizione sarebbe di origine siriaco-occidentale.

Edward Schillebeeckx ritiene che le storie sul concepimento di Gesù non ci vogliano comunicare informazioni empiriche o rivelazioni segrete sulla storia della famiglia di Gesù, ma ci vogliano dire che Gesù è stato figlio di Dio fin dal primo momento della sua esistenza umana e non lo è diventato successivamente al momento del Battesimo, della Resurrezione o dell'Ascensione.

Jürgen Moltmann pensa che i racconti di Matteo e Luca siano basati su elaborazioni secondarie concepite dopo la resurrezione di Gesù, con lo sviluppo dell'idea che un essere straordinario doveva avere avuto anche una nascita straordinaria; egli ritiene inoltre che la fede in Gesù come figlio di Dio e Signore è indipendente dalla credenza sul suo concepimento verginale e non si basa su di essa.

È stato anche ipotizzato che i racconti evangelici abbiano avuto origine per influenza di storie similari presenti nelle mitologie di altri popoli, in modo particolare nell'ambiente ellenistico. Altri, pur non ritenendo probabile un'influenza diretta di miti pagani su Matteo e Luca o sulle loro fonti, sottolineano il cambiamento del contesto culturale e osservano che il cristianesimo si è progressivamente allontanato dalla cultura ebraica (che aveva un'idea positiva della sessualità) ed ha subito l'influenza della cultura ellenistica, in cui erano presenti certe concezioni che tendevano a svalutare gli aspetti materiali dell'esistenza (compresa la sessualità); ciò avrebbe creato un terreno favorevole per l'affermazione dell'idea della nascita verginale. Comunque, si ritiene che l'idea della nascita verginale nacque in seguito all'affermarsi dell'idea della divinità di Cristo e non viceversa.



Martin Dibelius sosteneva che vi sarebbe stata un'evoluzione del pensiero nel passaggio dal giudaismo palestinese al giudaismo ellenistico, per cui dalle nascite miracolose ma con intervento umano presenti nell'Antico Testamento (come quella di Isacco) si passò ad accettare la possibilità di un concepimento miracoloso senza intervento umano.

Hanna Wolff, psicoterapeuta protestante tedesca, sostiene che l'idea dell'incarnazione di Cristo mediante il concepimento verginale si è affermata in accordo alle conoscenze scientifiche dell'epoca, secondo cui la donna, durante il concepimento, era solo un contenitore passivo; in seguito ai progressi della biologia, con scoperta dell'ovulo e della partecipazione attiva della donna al concepimento dell'essere umano, le idee tradizionali andrebbero riviste.

Emil Brunner e Wolfhart Pannenberg hanno sostenuto, contrariamente alle idee di Karl Barth, che il concepimento verginale di Gesù raccontato da Matteo e Luca non sia compatibile con la sua preesistenza e incarnazione come raccontata dal Prologo del Vangelo di Giovanni; inoltre Gesù non avrebbe una piena natura umana se avesse un solo genitore umano anziché due.

Vari teologi ritengono oggi che il concepimento verginale di Gesù sia un teologumeno (parola usata da Martin Dibelius), cioè un'affermazione teologica presentata come fatto storico; tale concezione era legata alle idee del tempo in cui si è formata, ma oggi la sua storicità è difficilmente sostenibile e bisogna reinterpretarla. I Vangeli di Luca e Matteo vogliono comunicare rispettivamente che Gesù è venuto al mondo non per caso ma per volontà di Dio e che in lui si sono realizzate le profezie dell'Antico Testamento sulla nascita del Messia. Il teologo basco José Arregui ha affermato che i Vangeli utilizzano a volte un linguaggio figurato, pertanto è probabile che il racconto del concepimento di Gesù non ci voglia informare su aspetti biologici o ginecologici, ma dirci in modo simbolico che Gesù viene da Dio; la cosa non sarebbe incompatibile con una paternità di Giuseppe.

Per Hans Küng, la figliolanza divina di Gesù è un fatto ontologico avvenuto nella dimensione dell'eternità, mentre il concepimento della sua natura umana è un fatto biologico accaduto nella dimensione del tempo. L'incarnazione di Dio e la generazione umana di Gesù non si fanno concorrenza, perché agiscono su due piani diversi. Anche Joseph Ratzinger, che pure difende il dogma della verginità di Maria, ritiene che la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata se egli fosse nato da un normale matrimonio umano.

Dal punto di vista scientifico, un concepimento verginale non è giudicato plausibile perché la riproduzione richiede l'intervento del maschio e della femmina ad eccezione dei casi di partenogenesi, ma nei mammiferi (compresa la specie umana) la partenogenesi naturale non è ritenuta possibile; inoltre, la partenogenesi naturale non potrebbe produrre un maschio, perché il cromosoma Y (quello che determina il sesso maschile) è fornito dal maschio mediante gli spermatozoi.

Gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia né il figlio di Dio e non credono neanche al suo concepimento verginale. Studiosi ebrei sostengono che il Vangelo di Matteo, che voleva convincere gli ebrei che Gesù era il Messia, ha interpretato male i riferimenti dell'Antico Testamento. In particolare, viene contestato che la profezia di Isaia citata da Matteo si riferisca a Gesù; è opinione degli studiosi ebrei che essa si riferisca invece a Ezechia, figlio del re Acaz, oppure ad uno dei figli dello stesso Isaia.

Come i cristiani e i musulmani, anche i Bahá'í credono nel concepimento verginale di Gesù, ma non lo ritengono un requisito attestante la sua divinità: essi ritengono che Gesù è un profeta ed è Figlio di Dio in senso spirituale, ma non biologico.





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mercoledì 2 dicembre 2015

QUANDO E' NATO GESU'?



Fu la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per contrastare e sostituire le feste pagane nei giorni del solstizio d’ inverno. La nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus. All’ inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che può essere mutata, variando le necessità. Una provocazione, ovviamente, che si basava però su ciò che è (o, meglio, era) pacificamente ammesso da tutti gli studiosi: la collocazione liturgica del Natale è una scelta arbitraria, senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare. In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre. Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme. Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l’ annunciazione a Maria dell’ angelo Gabriele. Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista. La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d’ Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell’ Annunciazione a Maria. Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi. In realtà, sembra proprio che non sia così. In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell’ anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l’ età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato «grande davanti al Signore». Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l’ apparizione «officiava nel turno della sua classe». In effetti, coloro che nell’ antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l’ anno. Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l’ ottava, nell’ elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l’ enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l’ anno, come le altre, e una di quelle volte era nell’ ultima settimana di settembre. Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l’ annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la «filiera» di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d’ Oriente, come confermato in molti altri casi. Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza. Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l’ annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l’ annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù. Con quest’ ultimo evento arriviamo giusto al 25 dicembre.  Dettagli apparentemente inutili mostrano all’ improvviso la loro ragion d’ essere, il loro carattere di segni di una verità nascosta ma precisa. Malgrado tutto, l’ avventura cristiana continua.



Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di Qumran, un’arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La località era stata sede della comunità monastica degli esseni, che oltre all’ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantità di testi, poi nascosti in grandi anfore per salvarli dall’occupazione romana del 70 d.C.
All’indomani della fortunata scoperta, archeologi di tutto il mondo avviarono una grande campagna di scavi nell’intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e migliaia di manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati. Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: è il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C. La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere, dopo quasi due millenni, le date in cui le classi sacerdotali di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno. Il testo in questione riferisce poi che la classe di Abia, l’VIII delle ventiquattro che ruotavano all’officiatura del Tempio - classe sacerdotale cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista - entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre.

Alcuni detrattori della storicità della data del Natale al 25 dicembre hanno, infatti, osservato che in quel mese - cioè in pieno inverno - gli angeli non potevano incontrare in aperta campagna e di notte greggi e pastori a cui dare la lieta notizia della nascita del Salvatore dell’umanità. Eppure, quanti sostengono questa ipotesi dovrebbe sapere che nell’ebraismo tutto è soggetto alle norme di purità. Secondo non pochi antichi trattati ebraici, i giudei distinguono tre tipi di greggi. Il primo, composto da sole pecore dalla lana bianca: considerate pure, possono rientrare, dopo i pascoli, nell’ovile del centro abitato. Un secondo gruppo è, invece, formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera: questi ovini possono entrare a sera nell’ovile, ma il luogo del ricovero deve essere obbligatoriamente al di fuori del centro abitato. Un terzo gruppo, infine, è formato da pecore la cui lana è nera: questi animali, ritenuti impuri, non possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. Non dimentichiamo, poi, che il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d’inverno. Ricordo che Betlemme è ubicata a 800 metri sul livello del mare.
Alla luce di queste considerazioni, possiamo ritenere risolto il mistero: i pastori e le greggi incontrati dagli angeli in quella santa notte a Betlemme appartengono al terzo gruppo, formato da sole pecore nere. Prefigurazione, se vogliamo, di quella parte della società, composta da emarginati, esclusi, derelitti e peccatori che tanto piacerà avvicinare al Gesù predicatore. In conclusione, possiamo dunque affermare non solo che Gesù è nato proprio il 25 dicembre ma che i vangeli dicono la verità storica circa i fatti accaduti nella notte più santa di tutti i tempi: coloriamo di nero le bianche pecorelle dei nostri presepi e saremo più fedeli non solo alla storia quanto al cuore dell’insegnamento del Nazareno.



L'istituzione della festa liturgica del Natale, come ricorrenza della nascita di Gesù, e la sua collocazione al 25 dicembre è documentata a partire dal 336.

Le uniche fonti testuali che riferiscono della nascita di Gesù sono i Vangeli di Matteo e Luca, che però non forniscono indicazioni cronologiche precise. Assumendo la validità delle informazioni storiche da essi fornite è però possibile dedurre un probabile intervallo di tempo nel quale collocare l'evento.

Mt 2,1 riferisce che Gesù nacque "nei giorni del re Erode", che regnò presumibilmente tra il 37 a.C. e il 4 a.C.. Non si può tuttavia escludere che nel 4 a.C. egli abbia semplicemente associato al regno i suoi figli.
Mt 2,16 riporta l'intenzione di Erode di uccidere i bambini di Betlemme sotto i due anni (strage degli innocenti). Assumendo la storicità del racconto, questo suggerisce che Gesù fosse nato uno o due anni prima dell'incontro di Erode coi magi.
nell'incontro tra Erode e i magi, nell'episodio della fuga in Egitto e nel ritorno alla morte di Erode, Matteo si riferisce a Gesù sempre col diminutivo paidìon, bambino piccolo (Mt 2,8.9.11.13.14.20.21). Indipendentemente dalla effettiva storicità di questi eventi Matteo conserva il ricordo di un Gesù molto piccolo  alla morte di Erode.
Lc 1,5 può essere visto come una conferma di Mt 2,1. Riferisce che l'annuncio dell'arcangelo Gabriele a Zaccaria avvenne anch'esso "nei giorni del re Erode". Secondo Luca la nascita di Gesù avvenne quindici mesi dopo: dopo sei mesi ci fu l'annunciazione a Maria (Lc 1,26), alla quale seguì al termine dei nove mesi di gestazione la nascita di Gesù. Luca comunque non nomina direttamente Erode al momento della nascita di Gesù.
Lc 2,1 riferisce, nei giorni immediatamente precedenti la nascita di Gesù, di un censimento "di tutta la (terra) abitata" da parte di Augusto, che fu imperatore tra il 27 a.C. e il 14 d.C. Indisse tre censimenti universali: nel 28 a.C. (ancora console), 8 a.C., 14 d.C. (Res Gestae Divi Augusti 8, lat. gr. ing.). L'identificazione del censimento evangelico con quello indetto nell'8 a.C. è probabile ma non sicura.
Lc 2,2 specifica che in occasione del censimento di Augusto era "governante la Siria Quirinio". Costui fu governatore vero e proprio della Siria dal 6 d.C.: il dato è apparentemente incompatibile con l'indicazione evangelica del regno di Erode, morto dieci anni prima. Studiosi cristiani hanno però evidenziato che Quirinio aveva ricoperto in Siria alcuni incarichi ("governante") già durante il precedente governatore, Senzio Saturnino, ed è possibile che questi gli avesse affidato l'incarico di occuparsi del censimento indetto da Augusto per la Siria e per il territorio del re 'alleato' (di fatto, sottomesso) Erode il Grande. Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che nel II secolo Tertulliano aveva dichiarato che Gesù era nato all'epoca di Senzio Saturnino.
Lc 3,1 riferisce che Giovanni Battista iniziò la sua predicazione "nel quindicesimo anno di Tiberio". All'inizio del suo ministero, di poco successivo a quello del Battista, Gesù aveva "circa trent'anni" (Lc 3,23), che rimanda a una data di nascita attorno al 2 a.C. La cifra "trenta", però, può essere stata arrotondata per richiamare simbolicamente l'inizio del regno di Davide (2Sam 5,4). Inoltre Tiberio era stato associato al regno di Augusto già alcuni anni prima. Ciò consente sia di retrodatare questa indicazione di alcuni anni sia di render conto della notizia di Tertulliano, secondo cui alcuni romani assegnavano la nascita di Gesù al dodicesimo anno del Regno di Tiberio.
Sulla base di Mt 2 la nascita di Gesù va collocata qualche anno prima della morte di Erode (4 a.C.), tra il 7-5 a.C. Sulla base dell'accenno al censimento universale indetto da Augusto (8 a.C.) di Lc 2, la nascita va collocata nel periodo immediatamente seguente a questo.

In definitiva sulla base dei Vangeli, le uniche fonti storiche disponibili al riguardo, la data della nascita di Gesù è ipotizzabile attorno al periodo 7-4 a.C.

L'anno della nascita di Gesù è accennato negli scritti di alcuni Padri della Chiesa. Data la varietà dei calendari diffusi all'epoca (romano, egizio, in due varianti: "alessandrino" e "vago", siriaco) e la varietà di computazione (estremi inclusi o esclusi) non è sempre immediato risalire al giorno e anno corrispondente nel calendario giuliano, che gli storici utilizzano per le date antecedenti la riforma gregoriana, e nei libri di storia si ritrovano diverse interpretazioni.

Come indicato, le uniche fonti storiche che si riferiscano alla nascita di Gesù sono i racconti di Luca e Matteo. Sebbene questi non indichino con precisione l'anno di nascita, esso può essere ristretto con un livello relativamente alto di verosimiglianza al periodo immediatamente seguente al censimento di Augusto dell'8 a.C. e di alcuni anni precedente alla morte di Erode (4 a.C.), dunque negli anni tra il 7 e il 4 a.C.. Questa data trova ulteriore conferma se si assume il valore storico dell'indicazione evangelica circa "il suo astro" e la si identifica con la triplice congiunzione di Giove e Saturno del 7 a.C. Anche l'indicazione di Tertulliano circa la nascita durante il censimento di Senzio Saturnino, governatore in Siria tra il 9-6 a.C., gioca a favore di questa ipotesi.

Le indicazioni degli scrittori cristiani antichi, disomogenee data la mancanza di un calendario unico ufficiale nell'antichità e la diversa prassi di computo (estremi inclusi o esclusi), non sembrano richiamare informazioni storiche antiche e autorevoli. Infatti la data 3-2 a.C. è incompatibile con la datazione della morte di Erode al 4 a.C., seguita dalla maggioranza degli studiosi. Il largo consenso su questa data presumibilmente erronea non sembra essere altro che l'estrapolazione delle informazioni fornite altrove da Luca circa l'inizio del ministero del Battista e di Gesù al "quindicesimo anno di Tiberio" (28 d.C.), in Lc 3,1, e circa l'età di Gesù a quel tempo, "circa trent'anni", in Lc 3,23, che rimanda appunto al 2 (estremo incluso) - 3 (estremo escluso) a.C.



Dionigi il Piccolo era un dotto monaco scita che viveva a Roma: circa nel 525 egli calcolò, in base alle indicazioni dei Vangeli e della tradizione, la data di nascita di Gesù, ponendola al 754 dalla fondazione di Roma che corrisponde anche al LX anno consolare dall'elezione per la prima volta di Gaio Giulio Cesare a console.

Dionigi, inoltre, introdusse l'usanza di contare gli anni ab incarnatione Domini nostri Jesu Christi ("dall'incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo"), mentre ai suoi tempi l'anno iniziale del calendario veniva stabilito con l'inizio dell'impero di Diocleziano (il 284). Il primo anno dopo la nascita di Gesù, quindi, divenne l'1 dopo Cristo, mentre l'anno bisestile 248 dell'era di Diocleziano diventò l'anno 532 di Cristo.

Questo calcolo fu approvato da papa Giovanni II e, a partire dall'VIII secolo, adottato in tutto il mondo cristiano su impulso di studiosi come Beda il Venerabile. L'anno stabilito da Dionigi come anno 1 viene tuttora utilizzato per la numerazione degli anni del calendario gregoriano, il calendario attualmente in uso nei paesi occidentali, sebbene sia ormai accertato che il calcolo fosse sbagliato.

È da sottolineare che l'opinione comune secondo cui l'anno di nascita di Gesù sarebbe l'anno zero è errata, in quanto lo zero non era conosciuto in Europa a quell'epoca. Dionigi, infatti, fece precedere immediatamente l'anno 1 dopo Cristo dall'1 avanti Cristo. Il problema si intreccia con quello dello stile di datazione, cioè della scelta del giorno in cui inizia l'anno. Solo con la riforma gregoriana si è gradualmente affermata la scelta del primo gennaio come capodanno.

Come per l'anno, anche il giorno preciso della data di nascita di Gesù non è esplicitamente riportato dalle uniche fonti storiche antiche, cioè i Vangeli (nello specifico Matteo e Luca). Assumendo la storicità delle narrazioni, alcune indicazioni evangeliche indirette sono esaminate dagli studiosi, ma non sembrano comunque portare a conclusioni univoche e condivise.

Il mancato interesse degli evangelisti nel datare la nascita di Gesù contraddistinse anche i cristiani nei primi secoli. È significativa l'osservazione di Origene (m. 254), per il quale nella Bibbia non viene festeggiata la nascita di nessuno, ma è un'usanza dei peccatori come il faraone ed Erode. Per Gesù, come per i santi, veniva festeggiato il giorno della nascita al cielo, non della nascita terrestre. Clemente di Alessandria, che verso il 200 si unisce alla critica di coloro che festeggiano la nascita di Gesù, testimonia comunque l'esistenza di diverse tradizioni su questo tema.

Un'ulteriore motivazione culturale per trascurare la data di nascita di Gesù proveniva dal mondo pagano, in cui la data di concepimento era considerata molto più significativa anche in termini astrologici rispetto a quella di nascita, relativamente casuale. Nel caso di Gesù, poi, anche per i cristiani la data del concepimento, e non quella di nascita, era la data più importante, perché era quella in cui avrebbe avuto luogo l'incarnazione del Verbo. Anche dopo l'introduzione liturgica della festa del Natale, la preminenza teologica dell'Annunciazione è la causa per cui tale data fu preferita come data del capodanno in diversi stati cristiani, che utilizzavano per il calcolo dei giorni un sistema detto Stile dell'Incarnazione.

Col tempo questo primo mancato interesse mutò e si avvertì la necessità di festeggiare anche la nascita terrena di Gesù. Scrive Giovanni Crisostomo (m. 407) che, nella generazione di Cristo secondo la carne, «l'Epifania, la santa Pasqua, l'Ascensione e la Pentecoste, hanno il loro fondamento e il loro scopo. Poiché se Cristo non fosse stato generato secondo la carne, non sarebbe stato battezzato, che è l'Epifania. Non sarebbe stato crocifisso, che è la Pasqua. Non avrebbe mandato lo Spirito, che è la Pentecoste. Da questa una sorgente nascono molti fiumi, che sono le feste che celebriamo».

La tradizionale datazione al 25 dicembre è stata fissata alcuni secoli dopo la nascita di Gesù. Il primo documento databile con certezza che attesta tale data (l'8º giorno alle calende di gennaio) risale al 336. L'indicazione di Ippolito di Roma, che l'anticiperebbe di più di un secolo, viene da molti considerata un'interpolazione tardiva. Anche se la data del 25 dicembre fosse una glossa di un copista, come è probabile, il testo di Ippolito tramandato da altri manoscritti riporta una data dell'inizio d'aprile, che, interpretata come concepimento, riporterebbe ancora ad una nascita alla fine di dicembre. Da alcuni studiosi viene poi indicato Sesto Giulio Africano (m. 240) come lo scrittore più antico che abbia sostenuto la nascita di Gesù al 25 dicembre, oppure l'incarnazione al 25 marzo, ma queste indicazioni non sono evidenti nei frammenti pervenutici della sua principale opera andata perduta, la Cronografia del 221.

Secondo molti studiosi, la scelta di questo giorno non deriverebbe da una tradizione antica relativa all'effettivo giorno di nascita di Gesù, ma dalla volontà di cristianizzare la festa pagana del Sol Invictus, il "sole invitto". Questa ipotesi sembra essere stata avanzata per la prima volta verso la fine del XII secolo, da un anonimo commentatore siriaco, in glossa a un testo di Dionigi Bar Salimi (m. 1171), che è stata però dimenticata per secoli. In epoca contemporanea e in occidente sembra invece essere stata avanzata da Filippo della Torre (1657-1717), vescovo di Adria, poi ripresa da molti altri studiosi. Oggi questa ipotesi è oggetto di discussione tra gli studiosi.

Sono tre le indicazioni evangeliche che possono in qualche modo suggerire il periodo dell'anno ove collocare la nascita di Gesù.

Il primo passo riguarda il viaggio della sacra famiglia. In Lc 2,1-5 viene descritto il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazaret a Betlemme per espletare gli obblighi del "primo censimento" di Quirinio ordinato da Augusto. Giunti a destinazione, Maria partorì. Se si conoscesse il periodo in cui il censimento ebbe luogo, si potrebbe conoscere indirettamente, se non il giorno preciso, almeno l'intervallo in cui collocare più verosimilmente la nascita. Il problema è che il "primo censimento di Quirinio" è taciuto dalle fonti storiche, al di fuori dell'accenno lucano, che però non ne riporta alcuna indicazione cronologica. Si può ipotizzare che il viaggio non abbia avuto luogo nella stagione invernale per problemi logistici (ruscelli non guadabili, difficoltà all'addiaccio notturno). D'altro canto, il viaggio (come la raccolta dei dati censori) può aver avuto luogo in primavera o estate, e solo in seguito, "mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto" (Lc 2,6). In definitiva è difficile trarre da queste indicazioni lucane qualche riferimento preciso.

Il secondo passo riguarda il pernottamento all'esterno dei pastori. In Lc 2,8, subito dopo aver descritto la nascita di Gesù, viene letteralmente detto che in quella regione c'erano dei pastori "accampati (all'esterno) e veglianti veglie di notte sul gregge di loro". Questo pernottamento all'esterno porta a pensare a una stagione non fredda. D'altro canto, è stato fatto notare che in Palestina non sono comunque impossibili tali pernottamenti in vista della custodia del gregge, e l'indicazione dei turni di guardia (veglie) potrebbe far pensare a un riposo alternato in un ambiente protetto. Anche in questo caso dunque non ne è stata ricavata un'indicazione univoca e condivisa. Il fatto che l'angelo si manifesti ai pastori durante "veglie di notte", apparentemente subito dopo il parto, indica una nascita notturna.

Il terzo passo riguarda la classe sacerdotale di Zaccaria. Secondo Lc 2,5;1,8, l'annuncio del concepimento di Giovanni Battista a Zaccaria avvenne mentre stava officiando nel Tempio di Gerusalemme durante il turno della classe sacerdotale di Abia, alla quale apparteneva. Secondo Lc 1,26, sei mesi dopo («e questo mese è il sesto per lei») avvenne l'annunciazione a Maria e il concepimento verginale di Gesù. Assumendo la storicità degli eventi (cosa che non tutti gli esegeti contemporanei sono disposti a fare, p.es. Brown, Meier) e conoscendo il calendario dei turni di servizio delle classi sacerdotali, se ne potrebbe ricavare un'approssimativa indicazione del periodo dell'anno in cui nacque Gesù. Secondo 1Cr 24,10, quella di Abia era l'ottava del ciclo di 24 classi sacerdotali che si avvicendavano, in un ciclo settimanale (da sabato a sabato) nella gestione del culto. I testi biblici non ci informano circa il momento dell'anno in cui il ciclo aveva inizio, né come venivano gestite le settimane dell'anno non coperte dalle 48 settimane del duplice ciclo delle classi: era un ciclo ininterrotto, per cui il turno di ogni classe variava ogni anno, oppure interrotto, per cui ad ogni classe spettava un preciso momento del calendario ebraico. Assumendo un ciclo interrotto, sulla base di Esd 2,2-6, che descrive la ripresa del culto nel secondo tempio, ricostruito attorno al 538 a.C., è ipotizzabile (ma non sicuro) che il ciclo delle classi iniziasse ogni anno al settimo mese, cioè Tishri, attorno a settembre-ottobre. Si aprono pertanto diverse possibilità:

Ciclo interrotto, inizio a Tishri. In tal caso il turno di Zaccaria cadrebbe nella successiva ottava settimana, attorno a metà novembre, e volendo collocare la nascita di Gesù quindici mesi dopo, si otterrebbe indicativamente metà febbraio.
Ciclo ininterrotto. Se dalla fondazione del secondo tempio l'avvicendamento ciclico delle classi è stato continuo, con un continuo slittamento di anno in anno, per conoscere il periodo dell'anno occupato dalla classe di Abia occorre optare per un preciso anno relativo alla nascita di Gesù e dunque di Giovanni Battista. Browne (1844) parte dall'informazione che al momento della distruzione del tempio (9 Av, ossia 4 agosto, del 70) era di turno la classe di Ioarib, la prima del ciclo, e opta per l'annunciazione a Zaccaria nella settimana tra il 27 settembre e il 5 ottobre del 6 a.C., che considera compatibile con l'informazione di Crisostomo, il quale la colloca al 10 Tishri (Giorno del Kippur, quando il sommo sacerdote – ma Zaccaria non lo era – entra da solo nel Santo dei Santi), e ne ricava la nascita di Gesù attorno all'8 dicembre del 5 a.C. Lewin (1865) invece, sulla base degli stessi dati, opta per l'annunciazione a Zaccaria a fine maggio del 7 a.C. e per la nascita di Gesù a inizio agosto del 6 a.C.
Ciclo semi-interrotto. Dai testi di Qumran è emerso un calendario liturgico delle 24 classi che si alternavano in un ciclo di 6 anni, dove l'anno era composto da 364 giorni (cfr. calendario delle settimane). Nel primo di questi 6 cicli, che iniziava nel mese di Tishri, la classe di Abia era impegnata nella metà del terzo mese e alla fine dell'ottavo mese (attorno all'ultima decade di settembre). Se il tempio di Gerusalemme seguiva il calendario ritrovato a Qumran e se nell'anno in questione si era al primo dei 6 cicli, il concepimento del Battista può essere dunque collocato a fine settembre, l'annunciazione a Maria nel marzo dell'anno successivo e la nascita di Gesù a fine dicembre. A conferma di questa opzione viene comunemente citata la data del 23 settembre come commemorazione dell'annuncio a Zaccaria, celebrata dalle chiese orientali. In questo modo risulterebbe quindi giustificata anche la data tradizionale di nascita del Battista (24 giugno), avvenuta nove mesi dopo l'annuncio di Gabriele a Zaccaria. Questo fatto implicherebbe, secondo l'indagine di Nicola Bux, che «è storica anche la data del 25 dicembre, nove mesi dopo» per determinare la nascita di Gesù. Perciò sarebbe corretta anche quella stabilita da alcuni padri della Chiesa (come Ippolito di Roma nel 204), e a questo punto appare rispettata anche dalle prime comunità cristiane.



L'origine della festa pagana del Sol Invictus viene solitamente correlata al regno di Aureliano (270-275), che riannesse all'impero il regno secessionista di Palmira e ne importò a Roma il culto del sole, costruendovi (probabilmente nel 274) un tempio ad esso dedicato e organizzando un clero apposito. In realtà non si trattò propriamente di un culto fondato ex novo: il sole era venerato, sotto varie forme, in diversi culti pagani dell'impero, e in particolare a Roma sembra essere stato un culto antico, verosimilmente precedente all'epoca cristiana, compiuto in appositi santuari e con particolari giochi circensi. In epoca imperiale, prima di Aureliano, Eliogabalo (218-222) dedicò al sole (con l'epiteto di origine siriaca Elagabalus, "Dio della montagna", proprio della città di Emesa) un tempio nell'urbe (Elagabalium), probabilmente nel 219.

Quanto all'epiteto "invitto" applicato al sole (era un titolo onorifico attribuito anche ad altre divinità), sembra ancora più antico, testimoniato da una lapide datata al 158 d.C. e da altri reperti archeologici del II secolo.

La prima attestazione risale alla Cronografia (o Cronografo) del 354, detta anche Calendario filocaliano dal nome del redattore, un composito testo cristiano databile al 354 e redatto a Roma, che nella sesta parte riporta, in corrispondenza del 25 dicembre (8º giorno alle calende di gennaio) "N·INVICTI·CM·XXX", cioè "Natalis Invicti Circenses missus 30", che indicava che quel giorno veniva festeggiato con 30 corse di bighe nel circo. La data, che seguiva di pochi giorni il solstizio d'inverno, era estremamente simbolica: in questa ricorrenza astronomica il sole raggiunge a mezzogiorno l'altezza minima nel cielo, per poi tornare a crescere nei giorni seguenti, dimostrandosi "non vinto". Sebbene dunque nessuna fonte, prima del Calendario filocaliano, parli di un culto al sole il 25 dicembre, per il suo valore simbolico è verosimile che l'indicazione del Calendario fosse valida anche per i decenni precedenti.

Lo stesso documento, nella dodicesima parte (Depositio martyrum, un elenco delle memorie liturgiche dei martiri) che viene comunemente considerata una rielaborazione di una lista databile al 336, riporta nello stesso giorno "natus Christus in Betleem Iudeae". Sono sostanzialmente quattro i motivi che hanno fatto sì che il giorno di nascita di Gesù, sconosciuto allora come oggi, fosse celebrato il 25 dicembre:

un motivo culturale-pastorale: derivato dal desiderio di voler sostituire la festa del Sol Invictus (e gli immediatamente precedenti Saturnali, dal 17 al 23 dicembre) con una festa cristiana. Questa sostituzione viene talvolta indicata come una sorta di usurpazione impropria e illegittima da parte della Chiesa cristiana, finalizzata a "ingannare" il popolo. In realtà, in qualunque incontro tra culture diverse fenomeni di assimilazione e sostituzione sono comuni. Nella fattispecie, il cristianesimo primitivo ha assunto e "battezzato" diversi elementi della cultura greco romana, come p.es. i termini "tempio", "sacerdote", "pontefice", l'aureola, i concetti di sostanza, logos, anima (separata dal corpo), o i numerosi templi pagani dell'impero non distrutti ma convertiti al culto cristiano. In epoca più recente, si pensi p.es. alla socialista festa dei lavoratori del 1º maggio, alla quale è stata sovrapposta nel 1955 la festa di San Giuseppe Artigiano. L'inculturazione della fede è un fenomeno normale, comune e legittimo della vita della Chiesa.
un motivo allegorico-simbolico indiretto: l'associazione tra Gesù e il sole passando per la festività della domenica. Il "giorno del sole" (Dies Solis) del calendario romano (sopravvissuto p.es. nell'inglese sunday, tedesco sonntag) venne dichiarato giorno di riposo e festività da Costantino (7 marzo 321). Nell'editto non viene presentato l'accostamento tra la domenica e il primo giorno dopo il sabato nel quale risorse Gesù, festeggiato dai cristiani (per l'esplicita connessione occorre attendere Teodosio nel 386). Tuttavia questa implicita e tacita associazione, forse voluta dal Costantino filo-cristiano per fare accettare la festività domenicale anche dai pagani, può aver rafforzato l'associazione Gesù-sole.
un motivo allegorico-simbolico diretto: l'associazione tra Gesù e il sole nascente (del solstizio d'inverno), sulla base di Mal 3,20 e Gv 8,12. Per esempio Agostino (m. 430) accetta la data del 25 dicembre con questa motivazione allegorica, commentando Gv 3,30: "Cristo nacque quando i giorni cominciano a crescere, Giovanni nacque quando i giorni cominciano a decrescere"; "questo giorno, a cominciare dal quale la luce del giorno aumenta sempre più, è figura pure dell'opera di Cristo. L'eterno Creatore, nato nel tempo, non poteva non scegliere come suo giorno natalizio quello che veniva riferito al sole, creatura non eterna". La sostituzione della festa pagana sembra comunque essere avvenuta con lentezza, dato che Papa Leone (m. 461) rimprovera con forza coloro che "nella nostra solennità di questo giorno non vedono la natività di Cristo ma il sorgere del nuovo sole".
una coincidenza con l'ipotesi dell'incarnazione (e passione) di Gesù al 25 marzo (equinozio di primavera), che rimanda a un'origine cristiana della data del natale.

L'ipotesi del Natale al 25 dicembre per sostituzione di elementi allegorici pagani appartiene ormai alla vulgata del sapere accademico e dell'uomo comune. Tuttavia, tra gli studiosi cristiani, è largamente diffusa l'ipotesi, relativamente recente (Duchesne, 1889), di un'origine (sempre simbolica) di tale data a partire da elementi cristiani, sovrapponibili a quelli pagani.

L'ipotesi è che si sia arrivati alla data di nascita di Cristo partendo da quella che si credeva essere la data di morte. A tal proposito, tra le molteplici (come per il natale) tradizioni circa il giorno della morte attestate negli scrittori antichi (21 o 23 marzo, 6 o 9 o 13 o 19 aprile), la data del 25 marzo (8º giorno alle calende d'Aprile) dell'anno 29 è citata da Tertulliano, attorno al 207, dunque più di un secolo prima della prima indicazione del Natale al 25 dicembre del Calendario filocaliano. L'informazione di Tertulliano è sicuramente non storica: a parte il fatto che l'opinione degli studiosi per la data della morte di Gesù converge a venerdì 7 aprile del 30, tra il 29 e il 35 non ci sono giorni di venerdì 25 marzo compatibili con la Pasqua ebraica. Il calcolo soggiacente all'indicazione della morte di Gesù riportata da Tertulliano deve essere stato simbolico, facendola coincidere con l'equinozio di primavera del calendario romano e con la ipotetica data della creazione del mondo. Assumendo l'ipotesi che la vita di Gesù sia stata di un numero intero di anni, dato che le frazioni possono essere considerate imperfette, ne potrebbe essere derivata l'incarnazione al 25 marzo, e la nascita al 25 dicembre.

Rispetto all'ipotesi dell'origine pagana, la teoria di Duchesne ha il pregio di basarsi sull'effettiva priorità dell'attestazione nelle fonti storiche della data del 25 marzo (morte e incarnazione) rispetto al 25 dicembre (nascita). Di contro, la testimonianza di Tertulliano, per quanto antica, appare isolata, e il ragionamento effettuato dallo studioso (dalla morte all'incarnazione supponendo un numero intero e dunque più "perfetto" di anni di Gesù), per quanto plausibile, non è esplicitato né dallo scrittore africano né da altri Padri.

Le due teorie tuttavia non sono del tutto incompatibili: è possibile che in alcune zone della cristianità (Africa) sia stata ricordata la passione di Gesù al 25 marzo (equinozio di primavera), che ha portato a ipotizzare una natività al 25 dicembre (solstizio d'inverno), data che (tra le molte ipotizzate nell'antichità) ha avuto particolare fortuna per il suo intrinseco significato simbolico di vittoria sulle tenebre e per la necessità pastorale di sostituire la festa pagana del Sole Invitto. Oggi diversi altri studiosi hanno tentato una ricostruzione plausibile della data di nascita di Gesù, arrivando a ritenere verosimile il 25 dicembre.

Il 25º giorno del mese di Kislev, corrispondente al nostro dicembre, viene celebrata la festa ebraica della Luce, la Hanukkah. Alcuni ritengono che la data del 25 dicembre per la ricorrenza della nascita di Gesù sia collegata a questa festa ebraica: il cristianesimo avrebbe così ripetuto per il Natale ciò che era stato fatto per Pasqua e Pentecoste, che coincidono con festività ebraiche. Tuttavia tra le due feste vi sono delle differenze di significato e di durata (la Hanukkah dura otto giorni), che fanno dubitare che la festa ebraica abbia inciso in modo significativo sulla scelta cristiana del 25 dicembre.

Secondo alcuni studiosi la data del 25 dicembre potrebbe comunque almeno avvicinarsi a quella vera calcolata grazie al Calendario di Qumran e al ritrovamento del Libro dei Giubilei (II secolo a.C.) a Qumran.

Sono stati fatti diversi tentativi di identificare la "stella" vista dai Re Magi (Mt 2,1-12) con un evento astronomico noto: questo consentirebbe di determinare con maggiore precisione la data della nascita di Gesù.

Il fondamento storico del racconto è tuttavia discusso. Storici non cristiani e alcuni biblisti cristiani lo vedono come un particolare simbolico più che reale. Altri biblisti cristiani ne ammettono la veridicità, e in particolare sarebbe da identificare con una Congiunzione di Giove, Saturno e Marte verificatasi per tre volte in pochi mesi nella costellazione dei Pesci nel 7 a.C. Secondo le teorie astrologiche dell'epoca, infatti, i Pesci rappresentavano il regno di Giuda e Giove poteva segnalare una nascita regale.

Altre ipotesi hanno identificato l'"astro" con la cometa di Halley; essa tuttavia passò nel 12 a.C., il che sembra essere troppo presto. Secondo altri potrebbe essere stata una nova: gli annali astronomici cinesi e coreani riportano un evento simile nel 5 a.C.






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