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venerdì 12 febbraio 2016

LA MATEMATICA



La matematica è la disciplina che studia le quantità (i numeri), lo spazio, le strutture e i calcoli.

Per l'origine del termine occorre andare al vocabolo egizio maat, nella cui composizione appare il simbolo del cubito, strumento di misura lineare, un primo accostamento al concetto matematico. Simbolo geometrico di questo ordine è un rettangolo, da cui sorge la testa piumata della dea egizia Maat, personificazione dei concetti di ordine, verità e giustizia. Figlia di Ra, unico Uno, creatore di ogni cosa, ma neppure il padre può vivere senza la figlia, la sua potenza demiurgica è limitata e ordinata da leggi naturali e morali.

All'inizio del papiro Rhind si trova questa affermazione: "Il calcolo accurato è la porta d'accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri". Il termine maat riappare in copto, in babilonese e in greco. In greco la radice ma, math, met entra nella composizione di vocaboli contenenti le idee di ragione, disciplina, scienza, istruzione, giusta misura, e in latino il termine materia indica ciò che può essere misurato.

La matematica fa largo uso degli strumenti della logica e sviluppa le proprie conoscenze nel quadro di sistemi ipotetico-deduttivi che, a partire da definizioni rigorose e da assiomi riguardanti proprietà degli oggetti definiti (risultati da un procedimento di astrazione, come triangoli, funzioni, vettori ecc.), raggiunge nuove certezze, per mezzo delle dimostrazioni, attorno a proprietà meno intuitive degli oggetti stessi (espresse dai teoremi).

La potenza e la generalità dei risultati della matematica le ha reso l'appellativo di regina delle scienze: ogni disciplina scientifica o tecnica, dalla fisica all'ingegneria, dall'economia all'informatica, fa largo uso degli strumenti di analisi, di calcolo e di modellizzazione offerti dalla matematica.

La matematica ha una lunga tradizione presso tutti i popoli della storia antica e moderna; è stata la prima disciplina a dotarsi di metodi di elevato rigore e portata. Ha progressivamente ampliato gli argomenti della sua indagine e progressivamente ha esteso i settori ai quali può fornire aiuti computazionali e di modellizzazione. È significativo che, in talune lingue e in talune situazioni, al termine singolare si preferisca il plurale matematiche.

Nel corso della sua lunga storia e nei diversi ambienti culturali si sono avuti periodi di grandi progressi e periodi di stagnazione degli studi. Questo in parte è dovuto a singoli personaggi, capaci di dare apporti profondamente innovativi e illuminanti e di stimolare all'indagine matematica grazie alle loro doti didattiche. Si sono avuti anche periodi di arretramento delle conoscenze e dei metodi, specie in relazione a eventi distruttivi o a periodi di decadenza complessiva della vita intellettuale e civile. Negli ultimi 500 anni, per il miglioramento dei mezzi di comunicazione, è prevalsa la crescita del patrimonio di risultati e di metodi, dovuta alla natura stessa delle attività matematiche, tese alla esposizione precisa di problemi e soluzioni; ciò impone di comunicare col fine ultimo di chiarire ogni dettaglio delle costruzioni logiche e dei risultati (alcuni chiarimenti richiedono un impegno non trascurabile, talora molti decenni). Questo ha corrisposto alla definizione di un linguaggio, strumento esemplare per la trasmissione e la sistemazione delle conoscenze.

Del linguaggio matematico moderno, fatto di simboli riconosciuti in tutto il mondo, la maggior parte è stata introdotta dopo il XVI secolo. Prima di allora la matematica era scritta usando parole, un processo faticoso che rallentava le scoperte matematiche. Eulero (1707-1783) è stato il responsabile di molte delle notazioni oggi in uso. La notazione matematica moderna rende molto più facile il lavoro del matematico, ma i principianti lo trovano scoraggiante. È estremamente compressa: pochi simboli contengono una grande quantità di informazioni; come le note musicali, la notazione matematica moderna ha una sintassi rigorosa (che in misura limitata varia da autore ad autore, e da disciplina a disciplina) e codifica informazioni difficili da scrivere in qualsiasi altro modo.

Il linguaggio matematico può essere difficile per i principianti. Parole come o e solo hanno precisi significati, più che nella lingua corrente. Inoltre, parole come aperto e campo hanno specifici significati matematici. Il gergo matematico comprende moltissimi termini tecnici, come omeomorfismo e integrabile, perché la matematica richiede assai più precisione del linguaggio quotidiano.

Nelle dimostrazioni matematiche è fondamentale il rigore. Per rigore si intende un utilizzo preciso e logico di teoremi già dimostrati, in modo che, analizzando la dimostrazione in profondità attraverso un processo a ritroso, si arrivi ad assiomi e definizioni universalmente accettati. Il livello di rigore richiesto in matematica è variato col tempo: i Greci richiedevano argomentazioni dettagliate, ma nel periodo di Isaac Newton il rigore utilizzato nelle dimostrazioni si era alleggerito. I problemi nati dalle definizioni usate da Newton hanno portato alla rinascita di una attenta analisi delle dimostrazioni nel corso del Diciannovesimo secolo. Il significato di rigore matematico non è sempre chiaro. Ad esempio i matematici continuano a discutere sull'opportunità di considerare valide le dimostrazioni effettuate attraverso computer: dato che lunghi calcoli sono difficili da verificare, tali dimostrazioni potrebbero essere considerate non sufficientemente rigorose.

Gli assiomi, nel pensiero tradizionale, erano considerati le "verità auto-evidenti", ma questa concezione comporta alcuni problemi. A livello formale, un assioma è solo una successione di simboli, che ha un significato intrinseco solo nel contesto di tutte le formule derivabili di un sistema assiomatico. L'obiettivo del programma di Hilbert è stato proprio quello di fornire l'intera matematica di una solida base assiomatica, ma secondo il teorema di incompletezza di Gödel una completa assiomatizzazione della matematica è impossibile. Nonostante ciò, la matematica è spesso immaginata consistere (per lo meno nel suo contenuto formale) nella teoria degli insiemi in una qualche assiomatizzazione, nel senso che ogni enunciato matematico, o dimostrazione, può essere scritto con formule esprimibili all'interno di tale teoria.

Le attività matematiche sono naturalmente interessate alle possibili generalizzazioni e astrazioni, in relazione alle economie di pensiero e ai miglioramenti degli strumenti (in particolare degli strumenti di calcolo) che esse sono portate a realizzare. Le generalizzazioni e le astrazioni quindi spesso conducono a visioni più approfondite dei problemi e stabiliscono rilevanti sinergie tra progetti di indagine inizialmente rivolti ad obiettivi non collegati.



Nel corso dello sviluppo della matematica si possono rilevare periodi ed ambienti nei quali prevalgono alternativamente atteggiamenti generali e valori riconducibili a due differenti generi di motivazioni e di approcci: le motivazioni applicative, con la loro spinta a individuare procedimenti efficaci, e le esigenze di sistemazione concettuale con la loro sollecitazione verso generalizzazioni, astrazioni e panoramiche strutturali.

Si tratta di due generi di atteggiamenti tra i quali si costituisce una certa polarizzazione; questa talora può diventare contrapposizione, anche astiosa, ma in molte circostanze i due atteggiamenti stabiliscono rapporti di reciproco arricchimento e sviluppano sinergie. Nel lungo sviluppo della matematica si sono avuti periodi di prevalenza di uno o dell'altro dei due atteggiamenti e dei rispettivi sistemi di valori.

Del resto la stessa nascita della matematica può ragionevolmente ricondursi a due ordini di interessi: da un lato le esigenze applicative che fanno ricercare valutazioni praticabili; dall'altro la ricerca di verità tutt'altro che evidenti, forse tenute nascoste, che risponde ad esigenze immateriali, la cui natura può essere filosofica, religiosa o estetica.

Negli ultimi 30 o 40 anni tra i due atteggiamenti si riscontra un certo equilibrio non privo di tensioni riemergenti, ma con molteplici episodi di mutuo supporto. A questo stato di cose contribuisce non poco la crescita del mondo del computer, rispetto al quale il mondo della matematica presenta sia canali di collegamento (che è ormai assurdo cercare di interrompere) che differenze, ad esempio differenze dovute a diverse velocità di mutazione e a diversi stili comunicativi, che proiettano le due discipline agli antipodi.

I primi problemi che inducono ad accostarsi alla matematica sono quelli che si possono affrontare con l'aritmetica elementare: i calcoli eseguibili con le quattro operazioni possono riguardare contabilità finanziarie, valutazioni di grandezze geometriche o meccaniche, calcoli relativi agli oggetti ed alle tecniche che si incontrano nella vita quotidiana.

Nel tardo Novecento, iniziò a crescere una letteratura della matematica e dei suoi fondamenti nel campo delle scienze cognitive: Amos Tversky, Daniel Kahneman ed altri misero alla prova la rigida prospettiva dualista/occidentale delle relazioni soggetto-oggetto che aveva dominato la matematica dai tempi di Cartesio, con un consenso crescente che la cognizione umana condividesse molti condizionamenti.

In parallelo, George Lakoff e Mark Johnson svilupparono una critica delle metafore, ed un modello soggetto/relazione/oggetto più generalizzato basato sulla metafora concettuale.

Nel frattempo, i postmodernisti, soprattutto Michel Foucault, svilupparono una critica profonda all'etica, alla teologia ed alla filosofia occidentale, centrata sull'assenza di qualsiasi modello del corpo umano vivente ed agente. Come se il "cogito ergo sum" di Cartesio fosse una prospettiva letterale e divina del cosiddetto "mondo reale", e la matematica stessa fosse oggettiva ed immutabile: sempre scoperta, mai inventata. Ciò era contrario ad un insieme crescente di riprove nella fisica quantistica, che dimostrarono che gli osservatori in realtà alterano ciò che osservano, e che il processo stesso della cognizione umana cambia la "realtà".

La matematica insegna a ragionare, apre la mente e contribuisce a sviluppare la capacità di comunicare e discutere, di argomentare in modo corretto, di comprendere i punti di vista e le argomentazioni degli altri.

Purtroppo nelle scuole elementari e medie inferiori accade troppo spesso che la matematica venga insegnata sotto forma di calcoli fini a se stessi. E che quindi venga da subito considerata una materia difficile e poco coinvolgente, nonché fonte di ansia e frustrazione per molti bambini e ragazzi.

Eppure il concetto che dovrebbe passare per primo è quello dell’essenzialità della matematica: non possiamo farne a meno perché la nostra vita ne è immersa. Usiamo i numeri per contare, per scandire il tempo, e abbiamo la tendenza a fare semplici operazioni a mente senza accorgercene, come quando controlliamo il resto dopo aver fatto un acquisto. Da quando apriamo gli occhi al mattino fino a quando non ci riaddormentiamo la sera gli scenari in cui sono richieste competenze su numeri, forme geometriche, deduzioni logiche, relazioni, previsioni e altro ancora sono moltissimi. Cosa faremmo se nessuno ci avesse insegnato i fondamenti di una disciplina così imprescindibile?

La matematica inoltre è la scienza che più di tutte permette a ogni individuo, fin dalla tenera età, di affinare le arti del problem solving. Un requisito importante sia che si abbiano dieci anni e si debba risolvere una disputa al parchetto, sia nel caso in cui a età più avanzata ci occorra applicare queste competenze nel mondo del lavoro.
Tra i tecnici, c'è un consenso che la matematica sia un punto di vista neutrale, in effetti che se la logica di per sé è un valido mezzo investigativo, la matematica debba egualmente esserlo. La matematica è in qualche senso "utile", e nella misura in cui è egualmente utile a due esseri umani, è "neutrale". Tuttavia, nei primi decenni del Novecento, l'ontologia fondamentale dell'algebra era in dubbio: Alfred North Whitehead, Bertrand Russell, e Kurt Gödel avevano stabilito che la logica e la teoria degli insiemi erano in qualche senso radicate in qualcos'altro, qualcosa di geometrico e di molto "reale".




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mercoledì 28 ottobre 2015

LA GRAFOLOGIA



Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei. È questo lo spirito che ha ispirato gli studi grafologici, studi che ormai sono almeno bicentenari. E nel tempo le scuole grafologiche si sono moltiplicate (quelle pricipali sono tre), così come sono sempre di più le aziende che per assumere il proprio personale preferiscono avere anche una valutazione della scrittura.
Perché se è vero che non si è ancora giunti a una valutazione univoca e «scientifica» della scrittura, sono molti a credere che i grafologi bravi ci azzecchino. Le basi delle tecniche grafologiche con particolare attenzione all'impostazione della «scuola italiana», quella fondata da Padre Girolamo Moretti, e fornisce al lettore le cognizioni di base per analizzare l'utilizzo dei margini, i calibri della scrittura e l'inclinazione. Insegna poi alcuni trucchetti utili a identificare i principali segni grafici che involontariamente finiamo per infilare nei nostri scarabocchi o nei nostri appunti.

La grafologia, dal greco graphos (scrittura) e logos (trattato), è l’arte di dedurre le caratteristiche della personalità di un individuo dal suo modo di scrivere. Oggi la grafologia si è evoluta nella “psicologia della scrittura“, che va considerata una disciplina scientifica poichè si fonda su leggi, enunciate su basi sperimentali, e utilizza un raffinato e complesso sistema grafometrico e statistico. La grafia, infatti, è oggi intesa fra le espressioni più indicative della personalità, al pari della voce, del portamento, del modo di atteggiare il viso, di gestire o di vestirsi.

La scrittura è un insieme di simboli in cui l’uomo proietta i suoi aspetti interiori più autentici. In sostanza, con il termine “proiezione” si indica l’operazione con cui un fatto neurologico o psicologico è spostato e localizzato all’esterno passando dal sistema nervoso centrale al periferico (dal cervello alla mano) e dal soggetto all’oggetto (in questo caso dall’uomo alla sua scrittura).

Chi scrive ascendente al rigo è un progressista, ama le innovazioni, è creativo e sa presentare persuasivamente le sue idee. È ottimista, idealista, ambizioso, intraprendente.

Chi scrive aderente al rigo ha una visione realistica delle cose, le accetta così come stanno, non tenta di migliorarle o di cambiarle. Sul lavoro è un valido collaboratore.

La scrittura discendente al rigo indica la tendenza a sottovalutarsi e a deprimersi, a far prevalere le idee degli altri sulle proprie, a lavorare in posizione dipendente.

Chi ha una scrittura grande tiene se stesso nella massima considerazione. È suscettibile, esige soddisfazioni per le offese reali o immaginarie. Tende ad imporre agli altri il proprio stile di vita e il proprio modo di pensare.

La scrittura piccola, invece, denota modestia, disciplina, serietà, sostanzialità negli affetti, attenzione intensa, capacità di osservare e memorizzare i particolari. Se è troppo piccola esprime un complesso di inferiorità.

Nella scrittura gli spazi tra le parole possono essere ampi o stretti.
La scrittura con larghi spazi tra le parole esprime un’ampia visione mentale. Appartiene a chi possiede senso critico, è obiettivo nelle valutazioni, lungimirante, non è impulsivo, non si entusiasma facilmente, ha un'inclinazione per le attività intellettuali e per le scienze.
La scrittura con spazi stretti tra le parole, invece, riflette leggerezza, imprudenza, impulsività, facili entusiasmi, cambiamenti d’umore repentini, scarsa attitudine al comando per insufficiente capacità di calcolare le conseguenze, inclinazione per l’arte.

La scrittura è detta “chiara” quando le singole lettere si leggono chiaramente, altrimenti è detta “oscura”.

La scrittura chiara è di chi pensa e agisce con chiarezza. È corretto nel rapporto con gli altri e apprende con facilità.

La scrittura oscura, invece, è di chi pensa e agisce in modo nebuloso, senza una precisa coscienza dei limiti, di chi si accontenta dell’approssimativo.

La scrittura calma indica pazienza, animo quieto, capacità educative, azione pacifica e serena.

La scrittura rapida, invece, indica vigore e velocità mentale, irrequietezza, talvolta indisciplina, impetuosità, vivacità, necessità di variare ambienti e incombenze.




La scrittura eretta esprime un atteggiamento piuttosto freddo di chi tiene sotto controllo i propri sentimenti e le proprie sensazioni.

La scrittura pendente indica calore affettivo, cordialità, talvolta poco coraggio; e inoltre, ricercatezza, eleganza, cura dell’aspetto personale.

La scrittura rovesciata è di chi è inibito nelle manifestazioni espansive e tende a isolarsi dall’ambiente; dà buone garanzie di stabilità affettiva e autodisciplina, ma ha difficoltà ad agire e a scegliere gli svaghi.


I tagli delle “t” alti indicano il bisogno di elevarsi al di sopra degli altri.

I tagli bassi esprimono democraticità, disponibilità a tenere conto delle esigenze altrui.

I tagli ascendenti esprimono aggressività.

I tagli declinati denotano pessimismo e tendenza ad avvilirsi.

I tagli grossi indicano sopravvalutazione delle proprie forze e attitudine al comando.

I tagli sottili sono di quelle persone che si esprimono in modo delicato e riguardoso.

I tagli lunghi esprimono focosità nel pensare e nell’agire, impazienza, insofferenza per gli ostacoli, eccesso di reattività.

I tagli corti sono di quelle persone che in situazioni di crisi tendono a paralizzarsi psicologicamente; si ha quindi blocco della memoria, incapacità di prendere decisioni ecc.

I tagli incorporati indicano temperamento pratico e sbrigativo.

I punti sulle “i” sono un segno particolarmente immediato e spontaneo, per questo rivelano con precisione alcuni tratti del carattere.

I punti perfettamente centrati sono segno di conformismo, meticolosità, scrupolo, forte autocontrollo.

I punti spostati in avanti indicano dinamicità, prontezza nelle decisioni.

I punti omessi rivelano trascuratezza, scarsa attenzione ai particolari, scarsa precisione.

I punti a forma di accento indicano capacità di attenzione pronta e intensa, senso di responsabilità, precisione nell’azione.

I punti a forma di cerchio sono di chi in generale aspira alla chiarezza. Le sue azioni e decisioni possono venire danneggiate dall’eccessiva cura dei particolari, che può rasentare la pignoleria.

- Chi preme sul foglio scrivendo, ha una grande energia e sicurezza di sé, e una forte voglia di emergere.
- Chi invece non preme scrivendo rivela insicurezza di sé, paura e quindi debolezza.

La dimensione delle lettere
- Chi scrive con lettere molto rotonde è una persona buona e leale.
- Chi scrive con lettere grandi è una persona abile nella vita di società.
- Chi scrive con lettere piccole è una persona che si esamina spesso dentro e ha problemi a farsi accettare dagli altri..

La direzione di scrittura
- Se la scrittura tende verso sinistra, la persona in questione è legata al passato e saldamente attaccata a bei ricordi.
- Chi scrive verso l'alto è una persona positiva, crede in quello che fa.
- Chi scrive verso il basso è un pessimista, ha paura di sbagliare.

I margini del foglio
- Chi scrive entro i margini è una persona ordinata e non ama i cambiamenti della vita.
- Chi non lascia margine a destra è una persona aperta a nuove esperienze che ama godersi la vita.
- Chi non lascia margine a sinistra, invece, è una persona legata al passato più che al futuro e alle nuove esperienze.

La firma va esaminata in rapporto al testo.
- Se firma e testo hanno lo stesso stile, la realtà intima e sociale saranno coerenti, la persona si propone agli altri così com'è
- Se firma e testo sono molto diversi, lo scrivente ha un bisogno di mascherarsi all'esterno e si stima poco.

Chi colloca la firma sulla destra del foglio è proiettato verso gli altri,
Chi firma a sinistra è sintomo di freno e riserve verso le relazioni.
La posizione centrale può indicare insicurezza, indecisione e desiderio di attenzione.






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