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giovedì 24 dicembre 2015

DEPRESSIONE DI NATALE



La mamma isterica che scalpita da giorni in cucina tra tacchino arrosto e lasagne. L'odiata cena natalizia coi colleghi che incombe minacciosa. E quell'interminabile lista di regali che, già sapete, finirete a comprare la mattina della vigilia. Voi il 25 dicembre lo cancellereste dal calendario.
Stizzosi misantropi, come vi tacciano di essere in famiglia? No, vittime di quella che gli specialisti chiamano depressione di Natale. Un disturbo dell'umore che fa capolino a dicembre, quando si comincia a venire assorbiti dai preparativi per le feste, e che diventa insidioso tra Natale e Capodanno.

Succede a tanti, senza preferenze di sesso e di età, anche a chi di natura ha un carattere allegro e poco incline a farsi prendere da malumori. «Per il cosiddetto Christmas effect gli psicoterapeuti assistono a un aumento di circa il 20% delle richieste di aiuto», spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di psichiatria dell'Azienda ospedaliera Fatebenefratelli-Oftalmico di Milano. Dai sintomi non si scappa: mal di testa, mancanza di appetito, sensi di colpa (perché non vi ritenete all'altezza di preparare un pranzo regale o di fare il regalo giusto), diminuzione della capacità di divertirsi, difficoltà di godere dell'affetto di chi si ha vicino, stanchezza perenne ma difficoltà a riposare.

Spesso è colpa del carico di obblighi, doveri e impegni cui si è tenuti: essere sempre presenti e sorridenti comporta un notevole stress.
Anche il cambiamento della routine, tra corse nei negozi in pausa pranzo e cene senza fine, può essere determinante, così come il pensiero che si sta spendendo troppo rispetto ai calcoli fatti a inizio del mese. E in questi tempi di crisi...

Altro problema è quando ci si rende conto che il calendario sta per segnare la fine dell'anno: si affacciano rimorsi e rimpianti per le aspettative non realizzate, in campo affettivo come in quello lavorativo.

E poi c' è la bestia nera: il parentame. «È normale avvertire una certa insofferenza quando si è costretti a passare ore a tavola con un nugolo di persone che per il resto dell'anno magari dimenticate di conoscere, è poco piacevole se questo stato d'animo vi rende insopportabili agli occhi di tutti e rischiate di passare per il bambino capriccioso bisognoso di attenzioni», spiega Mencacci.

Se si facesse una piccola statistica degli argomenti che i pazienti portano in psicoterapia le settimane che precedono le feste di natale risalterebbe in modo significativo la prevalenza di una miscellanea di emozioni che spaziano dalla depressione all’ansia. Sentimenti di malinconia, sensazione di abbandono e di solitudine, ansia, panico, disagio sociale, senso di inadeguatezza sono i principali vissuti che talune persone possono provare in previsione di e durante questo periodo. Chi vive stati d’animo depressivi e ansiosi non sempre ne riconosce il motivo e, spesso, non se ne capacita poiché, come vuole la logica, ci si aspetterebbe un adeguamento automatico all’atmosfera spensierata circostante. Non riconoscendone la motivazione, si fatica anche ad ammettere a sé stessi che possa esserci una correlazione tra il proprio disagio e la festività.

E’ così strano provare sentimenti negativi di fronte ad un evento gioioso, perché succede?

Nella cultura occidentale, il natale assume il significato della festa della famiglia poiché, secondo tradizione, ci si riunisce insieme ai propri congiunti ritrovando e fortificando il senso di unione ed affetto. Per le persone che si trovano ad affrontare una situazione particolarmente difficile come coloro che hanno subito una perdita dei legami familiari, per gli emarginati, per chi vive una separazione matrimoniale e chi una lontananza fisica o affettiva, oppure ancora per coloro che si trovano nella situazione di famiglia allargata in cui, talvolta, viene a mancare il senso di intimità e di raccoglimento, il vissuto di solitudine può rendere maggiormente evidente una condizione di disagio psichico.



Se di base è già presente una lieve depressione dovuta ad una particolare situazione che si sta vivendo, questa potrebbe diventare più acuta proprio nel momento in cui ci si trova a contatto con il natale, ricorrenza che ci viene trasmessa come la festa in cui devono obbligatoriamente trionfare la famiglia, gli affetti e l’unione.

Ciò ci fa rendere conto di quanto noi tendiamo a subire i significati proposti dalla cultura in cui siamo inseriti senza poterci permettere una nostra personale elaborazione.
Non è obbligatorio esibire o manifestare felicità e "spirito natalizio" se non ci sentiamo psicologicamente in linea con il contesto: evitare di dover fingere risulta un elemento stressante in meno e ci consente di prenderci più momenti in cui mettere noi stessi al centro, non le aspettative di felicità degli altri. In questi momenti è possibile dedicarci a quel che più ci fa rilassare o che maggiormente ci dà piacere, anche se non si tratta di "attività natalizie".

Se ci si sente tristi, depressi, preoccupati, è bene parlarne con qualcuno. Non ci stiamo riferendo specificatamente ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta: parlare con una persona cara o più amici, permette di sentirci innanzitutto meno soli e poi è più facile che dal confronto con altri emergano nuove prospettive e/o soluzioni.

Evitare l'inattività e "il vuoto": come spesso accade nelle vacanze estive, il problema delle feste natalizie è che più facilmente si rimane scoperti, senza qualcosa da fare o, per chi è in una situazione di solitudine, senza nessuno con cui passare il tempo. Diventa importante cercare di impegnarsi il tempo pensando già a che cosa poter fare durante i giorni in cui si sarà più da soli.

Evitare di sconvolgere troppo ritmi e abitudini: i cambi di orari e di alimentazione, molto comuni nelle feste, possono non aiutare la stabilità dell'umore e/o appesantire con mal di testa la fatica emotiva.

Rendere la crisi un'opportunità: vivere dei giorni molto tristi fa andare in crisi, ma la crisi può rappresentare anche l'occasione di una svolta, può essere un'opportunità. Forse si può riflettere su quali siano le cause del proprio dolore, come fare per affrontarlo e, se proprio se ne sente la necessità, è possibile ricorrere all'aiuto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta per affrontarne le cause e poter vivere meglio non solo il prossimo Natale, ma la vita da qui in avanti.






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giovedì 24 novembre 2011

Lassativo nella cena di Berlusconi




Lassativo

nella cena di

Berlusconi

la vendetta

di Jamie Oliver

 

Lo chef Jamie Oliver ha raccontato un divertente aneddoto legato all’incontro con l’ex Premier italiano Silvio Berlusconi al quale, per vendicarsi dall’avergli negato qualche minuto con la modella Naomi Campbell, somministrò un potente lassativo in occasione della cena del G20 del 2009.







A raccontare un divertente aneddoto legato proprio a questo aspetto del carattere di Silvio è lo chef Jamie Oliver, cuoco di fama mondiale al quale, nel 2009, fu affidato il compito di cucinare una cena per i maggiori esponenti della politica mondiale in occasione del G20.

Berlusconi mi spinse di lato per presentarsi a

Naomi Campbell: parla Jamie Oliver

Alla cena in questione partecipò anche la bellissima modella Naomi Campbell, simbolo della bellezza femminile nel mondo. Fiutando un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, Oliver si avvicinò alla Venere nera della moda al fine di scambiare con lei qualche parola e realizzare il desiderio di conoscere il suo idolo.

Nello stesso momento, però, anche Berlusconi si accingeva a mettere in pratica il medesimo progetto e, avendola scorta da lontano in compagnia del cuoco, le si avvicinò per presentarsi. Jamie, infastidito da quell’intrusione, ha scelto di raccontare in un’intervista alla Bbc in che modo andò a finire quell’incontro:
Quella sera c’era anche Naomi Campbell e mi avvicinai, visto che sono un suo fan. Dopo tre secondi netti, si avvicinò Berlusconi e mi spinse letteralmente di lato. Mi mise da parte in modo sgarbato e si fece avanti a Naomi. Si presentò, scrisse il suo numero di telefono su un bigliettino e glielo consegnò. Io mi risentii per quel comportamento. Dopo, però, mi sono vendicato: sai, quella sera cucinavo io. E con me avevo un po’ di lassativi…
Divertito, quindi, Oliver racconta di essersi vendicato per l’affronto subito preparando per Silvio una serata indimenticabile. E non certo per le chiacchiere scambiate con la supertop.



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lunedì 2 agosto 2010

Un uomo è a cena con amici ...

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Un uomo è a cena con amici in un ristorante noto per il suo buon servizio e per i prezzi ragionevoli.
Chiede a un cameriere le ragioni di un servizio così buono ad un prezzo così basso.
- Signore, abbiamo dei consulenti molto bravi in materia di efficacia. Essi studiano ogni evento nel ristorante e ci danno delle direttive per migliorare il servizio.
Soddisfatto della risposta, il tizio continua a mangiare, quando il cucchiaio gli cade per terra. Chiama il cameriere che subito estrae la stessa posata dalla tasca del grembiule. Stupefatto, gli chiede come faccia a sapere che gli sarebbe caduto un cucchiaio.
- Signore, ciò è opera dei nostri consulenti. Hanno trovato che il 60% dei clienti che fanno cadere una posata, di solito questa è un cucchiaio e, quindi, ne teniamo uno sempre in tasca!
Dopo un po' nota che tutto il personale maschio ha una cordicella che pende dalla patta dei pantaloni. Incuriosito chiede spiegazioni:
- Signore, questo è ancora opera dei consulenti che hanno trovato che un cameriere che lavora 40 ore settimanali perde due ore al mese a lavarsi le mani dopo aver fatto la pipì. Allora, noi attacchiamo questa cordicella alla punta del pene, così possiamo tirarlo fuori senza toccarci. Quindi non dobbiamo lavarci le mani dopo...
- Va bene, ma come fate a rimetterlo dentro senza toccarlo?
- Non so gli altri, ma io uso il cucchiaio!

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mercoledì 30 settembre 2009

L`ultima cena

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L`ultima cena

Poco prima dell`ultima cena Gesu` decide di chiamare i suoi discepoli più fedeli.`Discepoli ` inizia Gesu` `domani faremo l`ultima cena assieme. Per movimentarla un po` chiedero` ad ognuno di voi di portare un piatto particolare senza che gli altri ne siano a conoscenza. In questo modo avremo una cena a sorpresa!`

A questo punto chiama a se` i suoi discepoli piu` fedeli ed ognuno di loro si rivolge dicendo `Tu porterai....` in modo che gli altri non sentano. Finalmente giunge la grande serata.All`ora di cena arriva Matteo con un piatto di bagna cauda.`Bravo Matteo` dice Gesu` ` hai portato quanto ti avevo chiesto`.

Al giungere di Paolo Gesu` esordisce `Paolo! Bravissimo hai portato gli spaghetti alla carbonara come ti avevo comandato`. Al che` scorge anche Marco e lo ringrazia `Marco complimenti! hai portato il bollito come ti avevo consigliato!`.A questo punto Gesu` conta i suoi discepoli `...otto, nove, dieci ... undici, accidenti manca Pietro!

`Dall`esterno si sente un`autoradio che trasmette ad un volume spropositato musica da discoteca. Gesu` con i suoi discepoli esce a vedere che cosa succede. Con una frenata rumorosa ha appena parcheggiato una Fiat 128 rally giallo limone dotata di C.B., adesivo con i coniglietti, vetri anneriti, teschio al posto del pomello del cambio, corno rosso attaccato allo specchietto retrovisore...Pietro scende dal lato Passeggero.

Dal lato guidatore si scorge un tipo con la camicia bianca aperta fino all`ombelico, pelazzi del petto in bell`evidenza, catenazza d`oro, anellazzo d`oro al mignolo, capelli gellati, sigaretta sopra l`orecchio e stuzzicadenti in bocca. Gesu` scatta gridando `Pietro, il torrone!! Ti avevo chiesto, ... il torrone!`
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